Allora, parliamoci chiaro...finché sarò viva e in forma come adesso ( non lamentiamoci), il S.Stefano per me è sacro, e la famiglia, tutta quella che vorrà essere presente , sarà la benvenuta al mio tavolo.
In effetti quest'anno eravamo un po' di meno...abbiamo perso qualcuno per strada, ma il numero era pur sempre considerevole , diciassette persone a bocca aperta in attesa del tradizionale menù. Pierina docet, e un si sgarra!
Oramai mi spetta, anche per questioni di volumetria, il posto che fu di mio padre, a capo tavola..e mio fratello di fronte, dall'altra parte della tavolata. Ma è solo quando mi siedo e mi guardo intorno che realizzo....cazzo, sono la più vecchia ! ( potrei dire anziana ma non cambierebbe niente ).
"Ma come, quando è successo ? " penso tra me e me...e intanto la mente vaga.
Qualcuno ricorda quel post " sulle dita della mano " in cui parlavo delle mie nipoti? Beh, le ho ancora tutte attorno..ma che metamorfosi.
Intanto Laura, il "mignolino" , ha ormai quasi raggiunto il metro e settanta con un quarantadue e mezzo di piede. fa la prima media e ha già deciso per l'artistico, gioca a palla a volo, naturalmente in prima squadra nonostante non abbia ancora dodici anni . e tira di quelle silecche che se prende qualcuno ...son dolori. Per fortuna mantiene ancora intatta la sua passione per la nonna, con la quale condivide un sacco di cose.
Valeria, il "pollice ", è una gran bella ragazzina, campionessa di ginnastica artistica e, oramai in terza media, l'anno prossimo approderà al liceo linguistico, perché anche lei vorrà girare il mondo. Come la cugina Serena, la più grande..travel-blogger e scrittrice, un dito "indice " oramai donna e mamma, che ha sempre puntato dritto alla meta.
Sara , il " medio ", è una ragazza equilibrata, psicologa, come il suo compagno con il quale convive a Firenze, e loro di studiare non smettono mai, pur esercitando entrambi la professione.
E poi c'è Giulia, l'anulare...per lei occorrerebbe un capitolo a parte. mingherlina, iper agitata, petulante, a volte buffa come un manga, sembra un cartone animato. Lei ha rivoluzionato la sua vita, di nuovo, e stamani è partita su una nave da crociera come animatrice per i bambini, che lei adora. E per forza, sembra lei una bambina, e ha già venticinque anni. Eppure 'sta ragazza ha tanta di quella forza dentro...da vera leonessa. E quando se lo ricorda beh ! Attenti al ruggito.
Sono grandi, porca miseria, in tutti i sensi....e io ho ancora tanta voglia di seguire i loro progressi.
Sono vecchia, ma mica rincoglionita!
E poi ci sono le new -entry , un meraviglioso regalo di Natale di Serena che già ci aveva donato Anita, due anni di energia pura. Anita ( un destino nel nome?) ha una determinazione e una testa da lasciare tutti a bocca aperta...questi bambini indaco sono uno spettacolo della natura, da lei mi aspetto,tra poco tempo di venire contattata su FB. Ma anche no...meglio si godano la loro infanzia. Adoro vederla con i suoi stivaletti di gomma a giro con sua nonna per la campagna a Massarosa, o ciampettare nelle pozzanghere. Così devono essere i bambini, stupendamente bambini.
E intanto facciamo crescere Petra, l'ultima arrivata, che per ora ciuccia, dorme e fa la cacca, ma una di quelle belle cacche pure, che ci regalano i neonati, di quel tenue giallino e un leggero retro aroma di latte materno, che ci fa dimenticare tutta la merda che ci circonda nel mondo.
Già, il mondo fuori da qui, da queste quattro mura che hanno visto passare tante persone, e che spero tante ancora ne vedranno.
Tanto la vita è una giostra, chi sale , chi scende. Ma so già, che quando toccherà a me, qualcuno porterà avanti questa tradizione...io ho un amazzone in casa col viso d'angelo e il forcone in mano...a lei lascerò la consegna, e so di lasciarla in buone mani.
Per ora intanto sono qui....e la giostra continua il suo giro.
sabato 29 dicembre 2018
martedì 14 agosto 2018
Cari amici miei
E' inutile, quando il Nello decide di andare va..non c'è ne "se " ne "ma". Il precipitare del meteo ha convinto i miei amici ad anticipare la partenza per il rientro in quel di Milano, "Tanto oggi o domani.." dice lui.
E no, tra oggi e domani c'è un giorno di differenza, e alla nostra età anche solo 24 ore sono importanti.E e ancora quel botto nello stomaco che caratterizza ogni nostro salutarci. Inutile, la mia sindrome dell'abbandono non mi abbandona mai.
Però resta il ricordo di questi 15 giorni di vacanza, che va ad aggiungersi ai nostri 50 e passa anni di amicizia..Ci volevate voi per farmi tornare ai bagni della passeggiata; non li frequentavo da quando avevo sedici anni e il mio ragazzo di allora mi portava al bagno"Oceano".
La soluzione della mini casina al bagno Amedeo con ombrellone a due passi dal mare è stata ottima. Niente terrificante percorso su una passerella chilometrica come di qua a levante, una spiaggia molto più corta e compatta su cui l'equilibrio è più semplice, nessun maxi scalino sabbioso per accedere all'acqua e un posto fresco a portata di mano per il riposino pomeridiano. E alla sera, un giro nella passeggiata che avete sempre amato tanto. Voi forestieri , io un po' meno...non amo la ressa la confusione, amo la mia passeggiata in inverno quando Viareggio è solo nostra; gli ombrelloni troppo
vicini mi fanno soffocare e il mare quest'anno, è stata fino a due giorni fa un ammasso di lavarone, roba che quando ne uscivo e mi toglievo il costume, con quella pattaruglia che mi toglievo di dosso potevo sfamare per due giorni le mie tartarughe. Ma per gli amici si accetta tutto.
Mi sentivo una bagnante a Rimini. Ho persino rimorchiato in acqua un signore molto gentile che mi ha tampinato per due giorni raccontandomi la bellezza di Viareggio, del suo mare delle Apuane...e il molo . Si è persino immerso per raccogliere una microscopica arsella dicendomi : Stanno crescendo, tra un po' di giorni saranno da raccogliere!
Pover'omo, un ha capito che anch'io sono di Viereggio e lo amo forse più di lui...e le arselle si rastrellino e un si raccolgono. Ho finto di essere interessata ai suoi racconti. Per educazione...che devo dirvi: mi ha vista leggiadra ( in acqua naturalmente dove sono a mio agio come una foca birichina), bionda, con gli occhi verdi e due tette abbondanti che in mare galleggiano come due meduse....insomma, ho lasciato che la sua illusione lusingasse il mio ego un po' afflosciato...
E le nostre serate a capirigne e spritz....le nostre abbuffate di pesce come se non avessimo avuto un domani. E il vostro umore che cambiava in meglio giorno dopo giorno aumentando in risate come mutava il colore della vostra pelle. Insomma, ve ne siete andati con dieci anni di meno...e tanti momenti in più da raccontare ai vostri ragazzi e nipoti.
Ci siamo promessi di rivederci presto; lo faremo senz'altro, lo so. Qualche battaglia contro il destino e l'età l'abbiamo vinta, e forse altre ne vinceremo. Abbiamo ancora tempo...e, nel frattempo, mi lascio andare un attimo alla nostalgia, questa bastarda che mi coglie sempre quando le cose finiscono e che mi fa star così male. Sono proprio recidiva, non imparerò mai....ma sono fatta così, e voi mi conoscete bene.
OK, basta chiacchiere...alla prossima. Voi tornate al vostro lavoro e io torno ad immergermi in questo mare...di affollata solitudine. A presto. Vi voglio bene.
E no, tra oggi e domani c'è un giorno di differenza, e alla nostra età anche solo 24 ore sono importanti.E e ancora quel botto nello stomaco che caratterizza ogni nostro salutarci. Inutile, la mia sindrome dell'abbandono non mi abbandona mai.
Però resta il ricordo di questi 15 giorni di vacanza, che va ad aggiungersi ai nostri 50 e passa anni di amicizia..Ci volevate voi per farmi tornare ai bagni della passeggiata; non li frequentavo da quando avevo sedici anni e il mio ragazzo di allora mi portava al bagno"Oceano".
La soluzione della mini casina al bagno Amedeo con ombrellone a due passi dal mare è stata ottima. Niente terrificante percorso su una passerella chilometrica come di qua a levante, una spiaggia molto più corta e compatta su cui l'equilibrio è più semplice, nessun maxi scalino sabbioso per accedere all'acqua e un posto fresco a portata di mano per il riposino pomeridiano. E alla sera, un giro nella passeggiata che avete sempre amato tanto. Voi forestieri , io un po' meno...non amo la ressa la confusione, amo la mia passeggiata in inverno quando Viareggio è solo nostra; gli ombrelloni troppo
vicini mi fanno soffocare e il mare quest'anno, è stata fino a due giorni fa un ammasso di lavarone, roba che quando ne uscivo e mi toglievo il costume, con quella pattaruglia che mi toglievo di dosso potevo sfamare per due giorni le mie tartarughe. Ma per gli amici si accetta tutto.
Mi sentivo una bagnante a Rimini. Ho persino rimorchiato in acqua un signore molto gentile che mi ha tampinato per due giorni raccontandomi la bellezza di Viareggio, del suo mare delle Apuane...e il molo . Si è persino immerso per raccogliere una microscopica arsella dicendomi : Stanno crescendo, tra un po' di giorni saranno da raccogliere!
Pover'omo, un ha capito che anch'io sono di Viereggio e lo amo forse più di lui...e le arselle si rastrellino e un si raccolgono. Ho finto di essere interessata ai suoi racconti. Per educazione...che devo dirvi: mi ha vista leggiadra ( in acqua naturalmente dove sono a mio agio come una foca birichina), bionda, con gli occhi verdi e due tette abbondanti che in mare galleggiano come due meduse....insomma, ho lasciato che la sua illusione lusingasse il mio ego un po' afflosciato...
E le nostre serate a capirigne e spritz....le nostre abbuffate di pesce come se non avessimo avuto un domani. E il vostro umore che cambiava in meglio giorno dopo giorno aumentando in risate come mutava il colore della vostra pelle. Insomma, ve ne siete andati con dieci anni di meno...e tanti momenti in più da raccontare ai vostri ragazzi e nipoti.
Ci siamo promessi di rivederci presto; lo faremo senz'altro, lo so. Qualche battaglia contro il destino e l'età l'abbiamo vinta, e forse altre ne vinceremo. Abbiamo ancora tempo...e, nel frattempo, mi lascio andare un attimo alla nostalgia, questa bastarda che mi coglie sempre quando le cose finiscono e che mi fa star così male. Sono proprio recidiva, non imparerò mai....ma sono fatta così, e voi mi conoscete bene.
OK, basta chiacchiere...alla prossima. Voi tornate al vostro lavoro e io torno ad immergermi in questo mare...di affollata solitudine. A presto. Vi voglio bene.
domenica 17 giugno 2018
sabato 25 marzo 2017
Mi manchi " Naomo"
Un anno fa, in una giornata più o meno come questa, la telefonata di tuo fratello : " Livio non c'è più "
Ed io mi sono sentita male!
Sconcertata, affranta, inebetita, sgomenta, piegata in due dal dolore....Non capivo più niente!
Tu, il guascone folle, smargiasso, irriverente ; con quella palese fame di divertimento, di trasgressione, te n'eri andato così, in un battito d'ali, a poco più di cinquant'anni. L'ultimo tuo atto d'anarchia.
Ritrovarci a distanza di anni, dopo percorsi diversi che ci avevano divisi, era stato un regalo del cielo.
Ti ho visto nascere, crescere...poi sparire per un po' preso in un gorgo di vita troppo "diversa" dalla nostra. Una vita che certo noi non potevamo condividere ma neanche capire. Poi la morte dello zio Silvano (mio padre) ci ha riavvicinati e, finalmente , fatti ritrovare.
Che ridere sul mare sotto i nostri vicini ombrelloni che collegavamo l'un l'altro con un grande telo per avere più ombra. Giornate di chiacchiere, confidenze, e " ti ricordi" condividendo tutte quelle memorie che, come un virtuale archivio, tu custodivi nella testa. Un po' spaccone, un po' bugiardo, non si capiva mai dove finiva il racconto e iniziava l'immaginazione, la fantasia.....ma ci trovavamo d'accordo, specialmente quando facevamo la "radiografia" un po' a tutti in famiglia.
Ma che non eri felice lo sapevo, era evidente che un tarlo ti rodesse. E il tuo mal-essere alle volte era palese. Lo dicevo ogni tanto a tua mamma (che amo come una sorella) quando eravamo da sole e lei si spassionava : "Attenta Liviana, perché Livio sembra una roccia ma tra i tuoi figli è il più fragile!"
Basta, come non detto, ho un groppo in gola e non voglio parlarne più. Non ho niente da dire, niente da recriminare. Non ho neanche capito bene come e perché sia successo. Ma è successo, e non ci sei più, solo questo so. Se volevi fare un dispetto a qualcuno ci sei riuscito....lasci dietro di te uno tsunami di se e di ma....una valanga di sensi di colpa.
Ho provato dopo un po' a tornar sul mare, ma ci stavo troppo male.
Mi giravo verso la passerella dalla quale ti vedevo arrivare, verso l'ora di pranzo, ma inutilmente...tu, con quell'andatura caracollante che sembrava quasi una danza; tu , con quegli abbinamenti improbabili nei colori di magliette e pantaloncini perché per te, daltonico, il mondo aveva solo sfumature di grigio;
tu che in spiaggia usavi sempre strampalati pareo per cui ti avevo soprannominato "Naomo" e per cui tu, spesso mi mandavi a quel paese. Ma lo facevi anche quando ti dicevo : Naomo, guarda che colori ha oggi il mare! Oppure quando ti raccontavo della mia strana predisposizione a "comunicare" con i nostri cari defunti. No, quello proprio ti faceva fuggire con la pelle d'oca.
Ecco, tutto questo mi è rimasto di te, insieme al tuo sorriso di bambino che rideva come un matto quando, per farlo giocare, gli facevo le imitazioni dei personaggi televisivi.
C'è una storia dietro ogni persona. C'è una ragione per essere quello che si è. Ma la tua storia mi rimane spezzata nel fondo dell'anima come una chiave in una vecchia serratura.
Proverò a tornare sul mare quest'estate, a quella spiaggia che noi amavamo tanto; e osserverò l'ondeggiare dell'acqua, carpendone ogni sfumatura, ogni piccolo sussurro, ogni lieve o violenta murmure, pensando che tu ci sei, che ne fai parte.
Ci incontreremo ancora tu ed io, e saluterò l'aria, il mare e la terra, ogni giorno, al tramonto, in ricordo di te.
Ed io mi sono sentita male!
Sconcertata, affranta, inebetita, sgomenta, piegata in due dal dolore....Non capivo più niente!
Tu, il guascone folle, smargiasso, irriverente ; con quella palese fame di divertimento, di trasgressione, te n'eri andato così, in un battito d'ali, a poco più di cinquant'anni. L'ultimo tuo atto d'anarchia.
Ritrovarci a distanza di anni, dopo percorsi diversi che ci avevano divisi, era stato un regalo del cielo.
Ti ho visto nascere, crescere...poi sparire per un po' preso in un gorgo di vita troppo "diversa" dalla nostra. Una vita che certo noi non potevamo condividere ma neanche capire. Poi la morte dello zio Silvano (mio padre) ci ha riavvicinati e, finalmente , fatti ritrovare.
Che ridere sul mare sotto i nostri vicini ombrelloni che collegavamo l'un l'altro con un grande telo per avere più ombra. Giornate di chiacchiere, confidenze, e " ti ricordi" condividendo tutte quelle memorie che, come un virtuale archivio, tu custodivi nella testa. Un po' spaccone, un po' bugiardo, non si capiva mai dove finiva il racconto e iniziava l'immaginazione, la fantasia.....ma ci trovavamo d'accordo, specialmente quando facevamo la "radiografia" un po' a tutti in famiglia.
Ma che non eri felice lo sapevo, era evidente che un tarlo ti rodesse. E il tuo mal-essere alle volte era palese. Lo dicevo ogni tanto a tua mamma (che amo come una sorella) quando eravamo da sole e lei si spassionava : "Attenta Liviana, perché Livio sembra una roccia ma tra i tuoi figli è il più fragile!"
Basta, come non detto, ho un groppo in gola e non voglio parlarne più. Non ho niente da dire, niente da recriminare. Non ho neanche capito bene come e perché sia successo. Ma è successo, e non ci sei più, solo questo so. Se volevi fare un dispetto a qualcuno ci sei riuscito....lasci dietro di te uno tsunami di se e di ma....una valanga di sensi di colpa.
Ho provato dopo un po' a tornar sul mare, ma ci stavo troppo male.
Mi giravo verso la passerella dalla quale ti vedevo arrivare, verso l'ora di pranzo, ma inutilmente...tu, con quell'andatura caracollante che sembrava quasi una danza; tu , con quegli abbinamenti improbabili nei colori di magliette e pantaloncini perché per te, daltonico, il mondo aveva solo sfumature di grigio;
tu che in spiaggia usavi sempre strampalati pareo per cui ti avevo soprannominato "Naomo" e per cui tu, spesso mi mandavi a quel paese. Ma lo facevi anche quando ti dicevo : Naomo, guarda che colori ha oggi il mare! Oppure quando ti raccontavo della mia strana predisposizione a "comunicare" con i nostri cari defunti. No, quello proprio ti faceva fuggire con la pelle d'oca.
Ecco, tutto questo mi è rimasto di te, insieme al tuo sorriso di bambino che rideva come un matto quando, per farlo giocare, gli facevo le imitazioni dei personaggi televisivi.
C'è una storia dietro ogni persona. C'è una ragione per essere quello che si è. Ma la tua storia mi rimane spezzata nel fondo dell'anima come una chiave in una vecchia serratura.
Proverò a tornare sul mare quest'estate, a quella spiaggia che noi amavamo tanto; e osserverò l'ondeggiare dell'acqua, carpendone ogni sfumatura, ogni piccolo sussurro, ogni lieve o violenta murmure, pensando che tu ci sei, che ne fai parte.
Ci incontreremo ancora tu ed io, e saluterò l'aria, il mare e la terra, ogni giorno, al tramonto, in ricordo di te.
venerdì 12 agosto 2016
Ricominciamo da qui...
Eccolo qua quel botto doloroso al centro del petto, quel senso di vuoto che sembra bucarti lo stomaco.
Lo conosco bene ormai, mi succede sempre alla fine di qualcosa di bello o quando gli amici, dopo un po' , se ne tornano a casa. La mia "sindrome dell'abbandono " non mi abbandona mai.
Se ne sono appena andati i miei amici di sempre Paola e Nello, e già sono in crisi nostalgica. D'altronde è normale (penso). L'ultima volta che ci siamo visti le cose non andavano affatto bene. Problemi loro, problemi io.
"Dai, vediamo di sistemarci, ci rivedremo presto....", e sono passati tre anni.
Tre lunghi anni in cui comunque non abbiamo mai smesso di sentirci, per raccontarci di ostacoli da superare, di attimi colmi di lunghe attese, di sproni e incoraggiamenti a tener duro, a non mollare mai per riprendere poi il cammino.
Ma adesso sono qui, sono tornati. Perché questa è un' amicizia vera, costruita nel tempo, plasmata con le condivisioni e anche i confronti. Non una di quelle fiammate illusorio che ti lusingano nell'euforia del momento, e poi svaniscono come stelle cadenti nelle stanche notti di agosto.
Paventavo il momento del rivederci, un po' mi sentivo inquieta sinceramente: temevo che il tempo avesse infierito....e invece no! Sono ancora quelli di prima, sono come ieri..sì, siamo ancora noi, cazzo!
Ci guardiamo, commossi, e ancora riesco, oggi come ieri, ad immergermi nel verde di quegli occhi: a specchiarmi, senza timore e senza remore, in quei visi dove ogni piccola ruga è un frammento di tempo condiviso, in qualche modo, e dove il grigio dei capelli è come una cornice d'argento ai nostri ieri.
Ripercorriamo vecchie strade, ritroviamo nei posti tanto amati, il ricordo delle nostre passioni.
Ci strafoghiamo di mangiate di pesce. Lui succhia gamberetti come se non ci fosse un domani, e mi fa ridere. Lei barcolla ma non molla ed io ho l'andatura di un pinguino del Madagascar.
Ogni tanto pensiamo a quei "qualcuno" che abbiamo perso nel labirinto della vita ed è normale commuoversi un po' nel ricordo, senza finti pudori.
Ma noi sentiamo di avere ancora pedine sulla scacchiera. Ricominciamo con calma, senza fretta.
Siamo onesti e non temiamo niente , ma non ci raccontiamo balle. Non più : Se non torni presto m'incazzo!- Ma un timido : Speriamo di rivederci il prima possibile!-
Ma sì. Il tempo è un fanciullo che gioca a dadi.
Non pretendiamo di correre verso il futuro, ma ci incamminiamo piano piano, giorno dopo giorno, per andare incontro , lentamente, al nostro domani.
Ricominciamo da qui. Sorridiamo...ci abbracciamo...
."Dunque, dove eravamo rimasti?"
Lo conosco bene ormai, mi succede sempre alla fine di qualcosa di bello o quando gli amici, dopo un po' , se ne tornano a casa. La mia "sindrome dell'abbandono " non mi abbandona mai.
Se ne sono appena andati i miei amici di sempre Paola e Nello, e già sono in crisi nostalgica. D'altronde è normale (penso). L'ultima volta che ci siamo visti le cose non andavano affatto bene. Problemi loro, problemi io.
"Dai, vediamo di sistemarci, ci rivedremo presto....", e sono passati tre anni.
Tre lunghi anni in cui comunque non abbiamo mai smesso di sentirci, per raccontarci di ostacoli da superare, di attimi colmi di lunghe attese, di sproni e incoraggiamenti a tener duro, a non mollare mai per riprendere poi il cammino.
Ma adesso sono qui, sono tornati. Perché questa è un' amicizia vera, costruita nel tempo, plasmata con le condivisioni e anche i confronti. Non una di quelle fiammate illusorio che ti lusingano nell'euforia del momento, e poi svaniscono come stelle cadenti nelle stanche notti di agosto.
Paventavo il momento del rivederci, un po' mi sentivo inquieta sinceramente: temevo che il tempo avesse infierito....e invece no! Sono ancora quelli di prima, sono come ieri..sì, siamo ancora noi, cazzo!
Ci guardiamo, commossi, e ancora riesco, oggi come ieri, ad immergermi nel verde di quegli occhi: a specchiarmi, senza timore e senza remore, in quei visi dove ogni piccola ruga è un frammento di tempo condiviso, in qualche modo, e dove il grigio dei capelli è come una cornice d'argento ai nostri ieri.
Ripercorriamo vecchie strade, ritroviamo nei posti tanto amati, il ricordo delle nostre passioni.
Ci strafoghiamo di mangiate di pesce. Lui succhia gamberetti come se non ci fosse un domani, e mi fa ridere. Lei barcolla ma non molla ed io ho l'andatura di un pinguino del Madagascar.
Ogni tanto pensiamo a quei "qualcuno" che abbiamo perso nel labirinto della vita ed è normale commuoversi un po' nel ricordo, senza finti pudori.
Ma noi sentiamo di avere ancora pedine sulla scacchiera. Ricominciamo con calma, senza fretta.
Siamo onesti e non temiamo niente , ma non ci raccontiamo balle. Non più : Se non torni presto m'incazzo!- Ma un timido : Speriamo di rivederci il prima possibile!-
Ma sì. Il tempo è un fanciullo che gioca a dadi.
Non pretendiamo di correre verso il futuro, ma ci incamminiamo piano piano, giorno dopo giorno, per andare incontro , lentamente, al nostro domani.
Ricominciamo da qui. Sorridiamo...ci abbracciamo...
."Dunque, dove eravamo rimasti?"
venerdì 4 marzo 2016
Le ragazze del '52
Mi riordo il pensiero che vola,vola verso la favola blu
mi riordo quel banco di scuola, dove ieri sedevi anche tu.....
Ed eccole qua, le mie compagne delle elementari!
Chi lo avrebbe mai detto....ci siamo perse per anni, ognuna ha seguito il proprio percorso, qualche altra si è anche allontanata da Viareggio, eppure stasera eccoci intorno a un tavolo, a cavalcare lo tsunami dei ricordi.
Potenza di Face Book o destino? Chi può dirlo. Forse era destino che tutte ci affacciassimo a F,B...
Le riconosco tutte all'improvviso...cari volti miei...Certo Marika già l'avevo rivista, e Perla fa parte della mia vita. Me la sono portata dietro, anche se non era a scuola con noi, perché ormai si sa, lei è la mia persona, e con le altre, comunque, condivide memorie di una Viareggio che fu, quella Viareggio dove ci si conosceva un po' tutti.
Riccarda (dobbiamo a lei questa serata), sembra la più matura, ci guarda tutte con occhi materni e, nonostante non stia bene, si vede che è soddisfatta e felice.
Danila è come la ricordavo, anzi, peggio: una scarica di adrenalina pura, ciarliera, vivace, mai ferma. Neanche col pensiero. Una fucina di idee e proposte.
Io non credo nell'età, credo nell'energia. Non può essere uno stato anagrafico a decidere le cose che possiamo o non possiamo fare. E certo lei ne è la dimostrazione, un fiume in piena.
Se ne accorge Marika che, al contrario, in questo periodo (che sia la primavera?), si sente un po' giù di morale e comincia a mettere in discussione alcune delle sue scelte di vita. Ma in fondo, chi non lo fa, e lei è troppo intelligente per lasciarsi sopraffare da rimorsi o rimpianti. In fondo è una psicologa, quindi perfettamente in grado di aiutare se stessa.
Poi entra lei, Gabriella. Alta, slanciata, elegante, non ha un capello fuori posto.
Sinceramente di lei non mi ricordavo, ma appena la vedo, con quel tipico sorriso che regala alla sua bocca una "smorfia" particolare, tac..è un lampo. E l'ho davanti come fosse ieri.
Il mare dei ricordi è un abisso che rischia di ingoiarci.
Ci raccontiamo senza riserve, senza pudori, e ci "riconosciamo" nel nostro percorso di donne forti, anche coraggiose in certi casi, che hanno saputo gestire il proprio destino, a volte così simile, con coraggio e maestria.
Siamo così noi ragazze del 1952, e ancora facciamo progetti. Ancora scorgo nei nostri sguardi sogni e speranze che qualche ruga riesce a malapena a velare. Abbiamo la consapevolezza del nostro vissuto, non ci sentiamo ne illuse ne disilluse, e certo nessuna di noi si considera una perdente.Siamo fortemente consce di noi stesse.
Forse, come dice Gabriella, noi "diversamente giovani" abbiamo imparato a volerci bene, almeno quel tanto che basta per aver avuto la determinazione di volerci ritrovare.
E lo faremo ancora, cercando, frugando nella memoria e nel cassetto delle foto, di ritrovare anche tutte le altre. Abbiamo scelto di rivederci in agosto, e certo lo faremo. Perché al cinema si dice "Buona la prima", ma noi sappiamo che "la seconda" sarà migliore.
....e la piazza davanti alla chiesa, e la mia con la tua gioventù...
e la debole lampada accesa, e la porta socchiusa sul tempo che fu.
Egisto Malfatti.
mi riordo quel banco di scuola, dove ieri sedevi anche tu.....
Ed eccole qua, le mie compagne delle elementari!
Chi lo avrebbe mai detto....ci siamo perse per anni, ognuna ha seguito il proprio percorso, qualche altra si è anche allontanata da Viareggio, eppure stasera eccoci intorno a un tavolo, a cavalcare lo tsunami dei ricordi.
Potenza di Face Book o destino? Chi può dirlo. Forse era destino che tutte ci affacciassimo a F,B...
Le riconosco tutte all'improvviso...cari volti miei...Certo Marika già l'avevo rivista, e Perla fa parte della mia vita. Me la sono portata dietro, anche se non era a scuola con noi, perché ormai si sa, lei è la mia persona, e con le altre, comunque, condivide memorie di una Viareggio che fu, quella Viareggio dove ci si conosceva un po' tutti.
Riccarda (dobbiamo a lei questa serata), sembra la più matura, ci guarda tutte con occhi materni e, nonostante non stia bene, si vede che è soddisfatta e felice.
Danila è come la ricordavo, anzi, peggio: una scarica di adrenalina pura, ciarliera, vivace, mai ferma. Neanche col pensiero. Una fucina di idee e proposte.
Io non credo nell'età, credo nell'energia. Non può essere uno stato anagrafico a decidere le cose che possiamo o non possiamo fare. E certo lei ne è la dimostrazione, un fiume in piena.
Se ne accorge Marika che, al contrario, in questo periodo (che sia la primavera?), si sente un po' giù di morale e comincia a mettere in discussione alcune delle sue scelte di vita. Ma in fondo, chi non lo fa, e lei è troppo intelligente per lasciarsi sopraffare da rimorsi o rimpianti. In fondo è una psicologa, quindi perfettamente in grado di aiutare se stessa.
Poi entra lei, Gabriella. Alta, slanciata, elegante, non ha un capello fuori posto.
Sinceramente di lei non mi ricordavo, ma appena la vedo, con quel tipico sorriso che regala alla sua bocca una "smorfia" particolare, tac..è un lampo. E l'ho davanti come fosse ieri.
Il mare dei ricordi è un abisso che rischia di ingoiarci.
Ci raccontiamo senza riserve, senza pudori, e ci "riconosciamo" nel nostro percorso di donne forti, anche coraggiose in certi casi, che hanno saputo gestire il proprio destino, a volte così simile, con coraggio e maestria.
Siamo così noi ragazze del 1952, e ancora facciamo progetti. Ancora scorgo nei nostri sguardi sogni e speranze che qualche ruga riesce a malapena a velare. Abbiamo la consapevolezza del nostro vissuto, non ci sentiamo ne illuse ne disilluse, e certo nessuna di noi si considera una perdente.Siamo fortemente consce di noi stesse.
Forse, come dice Gabriella, noi "diversamente giovani" abbiamo imparato a volerci bene, almeno quel tanto che basta per aver avuto la determinazione di volerci ritrovare.
E lo faremo ancora, cercando, frugando nella memoria e nel cassetto delle foto, di ritrovare anche tutte le altre. Abbiamo scelto di rivederci in agosto, e certo lo faremo. Perché al cinema si dice "Buona la prima", ma noi sappiamo che "la seconda" sarà migliore.
....e la piazza davanti alla chiesa, e la mia con la tua gioventù...
e la debole lampada accesa, e la porta socchiusa sul tempo che fu.
Egisto Malfatti.
mercoledì 17 febbraio 2016
Je ne regrette rien
Sera di S. Valentino Si fa per dire, è solo per dovere di cronaca, ché per me è una sera come tante altre, se non per il fatto che mio fratello mi offre una cena a cui partecipano amici che volevo conoscere da tempo.
Il locale è di lusso e appena entro mi accoglie, gentilissima, la titolare: "Buonasera signora, lei è sola?"
Cazzo sì! Nella sera dedicata agli innamorati , sono sola.
"Sì, ma aspetto amici!" mi affretto a rispondere....e, nell'attesa degli altri, mi siedo al bar.
Quando tutti arrivano, finite le doverose presentazioni, passiamo in sala.....impeccabile, e romantica.
Tovaglie candide, su ogni tavolo un fascio di rose e petali rossi sparsi ovunque....logico, è la sera degli innamorati...ma io sono sola!
In poco tempo la sala si riempe...naturalmente sono tutte coppie. L'unica single di tutto l'entourage sono io, ma la serata scorre piacevole e si mangia molto bene.
Tra una chiacchiera e l'altra ogni tanto lo sguardo coglie piccole premure tra le tre coppie che dividono il tavolo con me. Piccoli gesti pieni di riguardo e ..d'amore. "Caro assaggia questo!" "non esagerare" "senti com'è buono" e s'imboccano l'un l'altro. E' bello vederli. ..E io, tra di loro, sono sola.
Intendiamoci, non lo dico per menarla o fare la vittima, assolutamente! Sono quella che ho voluto essere, è una condizione con la quale convivo da anni e che ho scelto. Però ci penso!
Certo ho gli amici, i figli, la famiglia tutta (che è anche tanta). Ma quando arriva la notte e ti chiudi alle spalle la porta di camera...o quando capitano cene come queste....ti rendi conto che la tua è davvero un' affollata solitudine.
Alle volte, dalla donna che sono, mi vien fatto di guardare intorno a me le altre donne, perfette signore,sempre impeccabili, perfette padrone di casa, perfette mogli, e penso a quella che avrei potuto essere. Invece me ne sbatto della forma, dell'etichetta e non sopporto regole che interferiscono con il mio spirito libero. Vivo e lascio vivere, ma qualcosa ho indubbiamente sbagliato se questo strano percorso, pur sempre comunque proiettato verso gli altri, mi ha portata, passo dopo passo a questo mare di solitudine sentimentale.
Eppure non rinnego niente.
Ho fatto delle scelte. Sono andata dritta per la strada che il destino e il mio libero arbitrio hanno scelto per me. Mi sono concessa poco in gioventù, sempre al pezzo, sempre concentrata su un senso del dovere in perenne contrasto con la mia smania di libertà.
Lo so, le donne come me sono scomode, pesanti, ingestibili. Sarà per questo che non ho un compagno accanto, ma quanto spreco d'amore!
Eppure, come diceva la grande Edith, non rimpiango niente. So bastare a me stessa. E sono anche stanca di provare ad analizzare il perché e il percome.
Tutta questa smania di capire tutto, poi ti accorgi che i momenti più belli sono quelli in cui non capisci un cazzo e ti lasci andare all'istinto. E io sono così, me la vivo a modo mio.
Poi però ci sono momenti, quando chiudi fuori dalla finestra il resto del mondo e ti isoli, in cui c'è sempre un silenzio, un maledetto silenzio che ci frega, perché è lì che sentiamo tutte le parole che ci spaventano.
Allora ti senti come risucchiare in un gorgo pericoloso che cerca di trascinarti pericolosamente in quella spirale di malinconia e rimpianti che sai di non poterti permettere.
Ma è un attimo, solo un attimo. Tiri un respiro profondo e sei di nuovo te stessa. Torni ad impersonare la donna affidabile, serena, forte , decisa. Quella che tutti conoscono e vogliono.
Quella che fingo d'essere e non sono.
Il locale è di lusso e appena entro mi accoglie, gentilissima, la titolare: "Buonasera signora, lei è sola?"
Cazzo sì! Nella sera dedicata agli innamorati , sono sola.
"Sì, ma aspetto amici!" mi affretto a rispondere....e, nell'attesa degli altri, mi siedo al bar.
Quando tutti arrivano, finite le doverose presentazioni, passiamo in sala.....impeccabile, e romantica.
Tovaglie candide, su ogni tavolo un fascio di rose e petali rossi sparsi ovunque....logico, è la sera degli innamorati...ma io sono sola!
In poco tempo la sala si riempe...naturalmente sono tutte coppie. L'unica single di tutto l'entourage sono io, ma la serata scorre piacevole e si mangia molto bene.
Tra una chiacchiera e l'altra ogni tanto lo sguardo coglie piccole premure tra le tre coppie che dividono il tavolo con me. Piccoli gesti pieni di riguardo e ..d'amore. "Caro assaggia questo!" "non esagerare" "senti com'è buono" e s'imboccano l'un l'altro. E' bello vederli. ..E io, tra di loro, sono sola.
Intendiamoci, non lo dico per menarla o fare la vittima, assolutamente! Sono quella che ho voluto essere, è una condizione con la quale convivo da anni e che ho scelto. Però ci penso!
Certo ho gli amici, i figli, la famiglia tutta (che è anche tanta). Ma quando arriva la notte e ti chiudi alle spalle la porta di camera...o quando capitano cene come queste....ti rendi conto che la tua è davvero un' affollata solitudine.
Alle volte, dalla donna che sono, mi vien fatto di guardare intorno a me le altre donne, perfette signore,sempre impeccabili, perfette padrone di casa, perfette mogli, e penso a quella che avrei potuto essere. Invece me ne sbatto della forma, dell'etichetta e non sopporto regole che interferiscono con il mio spirito libero. Vivo e lascio vivere, ma qualcosa ho indubbiamente sbagliato se questo strano percorso, pur sempre comunque proiettato verso gli altri, mi ha portata, passo dopo passo a questo mare di solitudine sentimentale.
Eppure non rinnego niente.
Ho fatto delle scelte. Sono andata dritta per la strada che il destino e il mio libero arbitrio hanno scelto per me. Mi sono concessa poco in gioventù, sempre al pezzo, sempre concentrata su un senso del dovere in perenne contrasto con la mia smania di libertà.
Lo so, le donne come me sono scomode, pesanti, ingestibili. Sarà per questo che non ho un compagno accanto, ma quanto spreco d'amore!
Eppure, come diceva la grande Edith, non rimpiango niente. So bastare a me stessa. E sono anche stanca di provare ad analizzare il perché e il percome.
Tutta questa smania di capire tutto, poi ti accorgi che i momenti più belli sono quelli in cui non capisci un cazzo e ti lasci andare all'istinto. E io sono così, me la vivo a modo mio.
Poi però ci sono momenti, quando chiudi fuori dalla finestra il resto del mondo e ti isoli, in cui c'è sempre un silenzio, un maledetto silenzio che ci frega, perché è lì che sentiamo tutte le parole che ci spaventano.
Allora ti senti come risucchiare in un gorgo pericoloso che cerca di trascinarti pericolosamente in quella spirale di malinconia e rimpianti che sai di non poterti permettere.
Ma è un attimo, solo un attimo. Tiri un respiro profondo e sei di nuovo te stessa. Torni ad impersonare la donna affidabile, serena, forte , decisa. Quella che tutti conoscono e vogliono.
Quella che fingo d'essere e non sono.
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