Una delle convinzioni più radicate in me è che Dio sia donna, anche perché spesso ci toccano le stesse mansioni, una delle quali è "cercare di mettere ordine là dove regna il caos".
Così, mentre cercavo di risistemare chili di cartacce dal cassetto di mio marito, mi sono imbattuta nelle sue vecchie foto, quelle stesse che già, sempre io, gli avevo riordinato in ordine cronologico e raccomandato di raccogliere in un album. (Ma quanto fiato ho sprecato io nella mia vita?)
D'un tratto "boom", eccola qua che salta fuori dal mucchio la foto di "Lui", e il cuore dà un balzo accelerando i battiti.
Ma come, dopo tutti questi anni ancora mi emoziona? Sembra assurdo, ma è come se quella foto mi si fosse attaccata alle dita....ed io torno indietro.....a tanto tempo fa.....quando ero una ragazza e.....
.....Facevo atletica allo Stadio dei Pini, ma i giocatori del Viareggio già li conoscevo perché avevano soggiornato qui, all'angolo della mia strada, al "Pioniere".
Lui però, tra tutti, è stato il primo che ho invitato a casa mia, il primo a far parte della mia vita.
Si chiamava Remo e veniva da Bologna.
Tra tanti calciatori di quel periodo era, indubbiamente, uno dei più bravi e più seri, il vero perno della squadra.
Viaggiava su un GT sportivo color polenta e aveva il fascino un po' schivo della persona piuttosto chiusa, da buon Capricorno. Un Hanphry Bogart emiliano che, con la sigaretta tra le dita, un mezzo sorriso e quella esse strascinata tipica delle sue parti, aveva di certo un suo perché.
Io lo trovavo affascinante, e la prima volta che lo incontrai da solo, sul moletto in darsena, non ci pensai due volte a chiedergli di venire a cena da noi. E lui accettò.
Da li in poi è stato un crescendo in amicizia. I miei gli volevano bene come a un figlio, e lui ne voleva a loro.
Sì, sulla sua scia altri hanno preso a frequentare casa, compresi Sergio (che ho sposato), Nello (che ancora è amico caro), e Alberto (ancora nei nostri cuori). Ma lui è stato il primo, come il gianduiotto Ferrero.
Mio fratello lo adorava, e quando ha avuto dei problemi di salute, lui non ha esitato un attimo a portarselo a casa sua il Duvilio, come lo chiamava, in quel di San Lazzaro di Savena, per fargli cambiare aria e consentirgli una lesta convalescenza.
Era un ragazzo dal cuore d'oro Remo, buono e generoso come la sua terra. Semplice, onesto, e ..fidanzato.
Lei era una brunetta tutta pepe, alta come un soldo di cacio, ma frizzante come un bicchiere di gazzosa ( sì, perché lo champagne poco si addiceva al suo essere estremamente di sinistra.)
Mora, sempre sorridente, simpaticamente spregiudicata, fortemente politicizzata.
Me la fece conoscere e diventammo subito amiche, sul serio.
Io la ammiravo per il suo essere decisa e fortemente emancipata, e quando la squadra giocava in casa, lei arrivava al sabato mattina, dormiva da me, e ripartiva con lui dopo la partita. Ci raccontavamo tante cose, io del mio ragazzo (ché anche io ne avevo uno, cosa vi credete?) e lei di lui, di quanto fortemente l'avesse voluto appena conosciuto, e di quanto fosse importante nella sua vita di ragazza figlia di genitori separati.. E tutto questo durò per mesi e mesi.
Non so quando le cose cambiassero tra me e Remo, ma successe.
La mia storia svaniva piano piano, e la sua presenza era sempre più assidua, sempre più coinvolgente. Veniva qui spesso, parlavamo tanto. Lui si preoccupava per me, per il mio altercare sempre più acceso con mio padre, per il mio piangere spesso, per la mia scontentezza, le mie insofferenze da adolescente. Il bisogno di lui mi stava crescendo dentro piano piano. E più lui si faceva per me importante, più lei si allontanava. Ma io non me ne rendevo conto.
In cerca di un amore grande che non mi facesse soffrire, non mi accorsi che l'amore vero, il più importante e maturo, io l'avevo accanto. Non lo seppi riconoscere.
E una sera che i miei erano accorsi al capezzale della nonna, ed io ero sola a casa con i miei fratelli, lui si offrì di tenerci compagnia...e l'amore sbocciò!
Non ricordo neanche come successe che ci ritrovammo abbracciati su quel divano del salotto, davanti al televisore acceso.
So solo che mi ero rannicchiata tra le sue braccia forti, sperduta, completamente persa in quella sensazione di benessere e sicurezza che lui mi donava, in quel torpore caldo e umido che mi fecero completamente partire di testa.
Saremmo certamente andati oltre se, seduto in poltrona davanti a noi, non ci fosse stato mio fratello che, di andarsene a letto, proprio non voleva saperne. Doveva "per forza" finire di vedere il programma che staqva seguendo. E una volta saliti di sopra, ormai ero tornata in me.
Lui ci provò ancora, venendo in camera dei miei, dove dormivo accanto al lettino di mia sorella, ancora molto piccola. Ma io, temendo che lei si svegliasse, lo respinsi.
Una vita intera condizionata dai miei fratelli! Ma non solo.
Quella ragazza troppo stupida che ero, si faceva troppi scrupoli: la fiducia tradita dei miei, la mancanza di rispetto per la ragazza di lui, il mio "essere promessa" ad un altro. Che cretina! Altro che donna matura ed emancipata. Volevo essere per forza la donnina perfetta che mio padre avrebbe potuto ammirare.
Immatura e superficiale, nei miei vent'anni dedicati al non voler deludere gli altri, non avevo capito ne riconosciuto l'opportunità grande che avevo per le mani.Ne ho stupidamente trascurato i segnali così ho buttato via una cosa bella sprecando forse la più bella occasione della mia vita.
Tenevo una gemma tra le dita.
Me ne andai a dormire.
Il giorno era tiepido,
i venti erano banali,
dissi "Si serberà"
Mi svegliai
e sgridai le mie dita innocenti.
La gemma era scomparsa.
E ora, una memoria di Ametista
è quanto mi è rimasto.
E.D.
Lui piano piano si è allontanato, forse pensando di non essere voluto. Dopo qualche tempo lei, che era senz'altro molto più furba e matura di me, rimase in cinta, e così si sposarono.
Io, dal canto mio,feci la mia scelta, quella che ritenevo più giusta, e mi sposai un po' di tempo dopo.
Loro non vennero al mio matrimonio. Senz'altro a lei che aveva capito, stavo un po' sulle scatole. Ma so che lui, quando quella mattina in albergo incontrò la Paola e il Nello che venivano da me, disse che quello sarebbe stato "il giorno più brutto della sua vita".
Così ci siamo persi di vista.
E' tornato qui una sola volta, alla morte di mio padre. Ma, lui chiuso nel suo imbarazzo, ed io nel mio dolore, non siamo stati capaci di "ritrovarci".
Mio padre diceva sempre:-Meglio avere rimorsi che rimpianti!-
Ecco, lui è senz'altro, il più grosso rimpianto della mia vita.
Non posso sapere cosa sarebbe stato di noi se avessi seguito il mio cuore anziché la mia testa. Se quella volta mi fossi lasciata andare, se gli avessi detto almeno una volta quanto avevo bisogno di lui, se avessi anteposto i miei desideri al rispetto per gli altri e avessi pensato un po' più a me stessa.
Purtroppo tutto questo non conta più, indietro non si torna.
Ma io l'ho sempre tenuto nel cuore, celato in quell'angolino segreto cui solo una volta ogni tanto si può avere accesso, per quell'istinto remoto risvegliato da ujn profumo, una musica, o una vecchia fotografia.
Annullare il presente
e riscoprire i tuoi passi
padrona del tuo passato,
per scoprire infine
dov'è che ti nascondi.
Come fossi l'aria
e non ti fai respirare.
Come acqua tra le dite
te ne scivoli via,
e ancora è sete di te.
Perla
Dedico questo salto nel passato alla mia amica di sempre Paola, che un bel tuffo dal trampolino sta per farlo davvero e so che è un po' spaventata.
Allora viglio dirle: ti ricordi i primi tempi che venivi al mare e , non sapendo nuotare, avevi paura dell'acqua?
Bene, col tempo hai imparato e hai cominciato a lasciarti andare. Ecco, fai la stessa cosa, lasciati andare all'onda che viene. E' grande e può far paura, ma se te ne lasci sollevare senza far resistenza e irrigidirti, come niente ti ritroverai dall'altra parte.
E se anche un po' dovesse sciamblottarti, non temere, sempre a riva ti porterà, e lì, seduta su un patino, bella come la Sirenetta di Andersen, ci sarà la tua amica salmastrosa. Ad aspettarti come sempre!
Un bacione e ...a presto.
Alfry.
venerdì 6 dicembre 2013
martedì 3 dicembre 2013
Bella e Bestia
No, non è mia intenzione raccontare una fiaba, anche perché questa non si annovera tra le mie preferite. (In effetti il mio trascorso è stato costellato di incontri con Principi che si sono poi trasformati in orchi.)
E' che ogni tanto la mia testa vaga e, dopo un periodo non proprio brillante, mi sono soffermata a pensare alla "doppiezza", se cosi si può dire, della nostra personalità. A quante volte la nostra parte "bella" si trova a dover lottare contro quel lato di "bestia" che è innegabilmente in ognuno di noi.
In genere chi mi conosce mi definisce "una bella persona", e questo sinceramente mi gratifica. A chi non farebbe piacere sentirselo dire? Ma mica sono sempre stata così!
Effettivamente il più delle volte resto piacevolmente sorpresa dal mio "saperci fare" con le persone, dal mio riuscire a trovare sempre una parola giusta per chi ne ha bisogno. Riconosco con piacevole sorpresa il mio grado di tolleranza e la mia alta soglia di sopportazione, che potrebbe anche sembrare un atteggiamento forzoso o da buonista. Ma vi assicuro che non è così.
Il mio è stato un percorso fatto di letture, conoscenza e scelte a volte anche difficili, sofferte e impopolari.
Eppure, ancora oggi, ci sono momenti che, a dispetto di ogni mio "credo". la Bestia che è in me riesce a saltare fuori. E allora arrivo a dire e pensare cose che, sinceramente, non mi piacciono per niente.
Mi succede quando mi sento violata nella mia libertà, quando invadono i miei spazi, quando mi vedo costretta a fare ciò che non ho scelto di fare.
Ma più che altro, quando mi ritrovo inerme o impotente, quando penso di non poter più fare niente o sento di avere sprecato del tempo. Quando mi invade la disperazione perché ho la sensazione che il vivere onestamente sia inutile, non basti.
Allora la mia Bestia vorrebbe reagire, urlare tutta la sua rabbia, il suo disappunto. Perché in questo brutto mondo ci si alza la mattina e si è già incazzati.E io non sono una santa, sono un essere umano!
Poi c'è l'altra parte, quella Bella, che mi porta a cercare di capire, a mettermi magari nei panni degli altri, per provare a vedere le cose da un altro punto di vista. Perché so che non esiste una verità assoluta. La verità ha mille sfaccettature.
Eppure non sempre ci riesco.
Le migliori intenzioni sono spesso cariche di delusioni, e se è vero che i caratteri più forti si temprano nella sofferenza, è anche vero che gli animi più forti sono segnati di cicatrici.
I graffi dell'anima non si cancellano! Mi ferisce l'incuria del genere umano, il qualunquismo , la mancanza di rispetto, l'ingratitudine e l'indifferenza alle sofferenze. Mi fanno veramente male.
Questo, comunque, non mi impedisce poi di cercare il bello e il buono in ogni cosa. O almeno ci provo. Lo faccio così, istintivamente, proprio perché è un'esigenza mia. Perché so che lasciarsi riempire di rabbia e di rancori ci avvelena il sangue, ci fa male all'anima e al cuore. La negatività e la cattiveria inquinano il nostro corpo e la nostra mente.
Per questo cerco sempre di scegliere il bello e il positivo. L'amore insomma.
Anche se non è sempre facile. Anche se tante volte ci costa fatica.
E in questo continuo conflitto tra la "bella" e la "bestia si va avanti, ogni giorno , da persone semplici e umili cercando sempre di ricordare di "non fare ad altri ciò che non vorremmo fosse fatto a noi stessi".
Racconto Cherokee: I DUE LUPI
Un vecchio indiano Cherokee è seduto di fronte al tramonto con suo nipote, quando d'improvviso il bambino rompe l'incanto di questa contemplazione e rivolge al nonno una domanda molto seria per la sua età.
"Nonno, perché gli uomini combattono?"
Il vecchio, con gli occhi rivolti al sole calante, al giorno che stava perdendo la sua battaglia con la notte, parlò con voce calma: "Per ogni uomo c'è sempre una battaglia che aspetta di essere combattuta, da vincere o da perdere. Perché lo scontro più feroce è quello che avviene fra i due lupi."
"Quali lupi nonno?" "Quelli che ogni uomo porta dentro di sé".
Il bambino non riusciva a capire, ma attese che il nonno rompesse l'attimo di silenzio che aveva lasciato cadere fra loro, forse per accendere la sua curiosità. Infine il vecchio, che aveva dentro sé la saggezza del tempo, riprese con tono calmo.
"Ci sono due lupi in ognuno di noi. Uno è cattivo, vive di odio, gelosia, invidia, risentimento, falso orgoglio, bugie, egoismo".
Il vecchio fece di nuovo una pausa, questa volta per dargli modo di capire quello che aveva appena detto.
"E l'altro?".
"L'altro è il lupo buono. Vive di pace, amore, speranza, generosità, compassione, umiltà e fede".
Il bambino rimase a pensare un istante a quello che il nonno gli aveva appena raccontato. Poi diede voce alla sua curiosità e al suo pensiero.
"E quale lupo vince ?"
Il vecchio cherokee si girò a guardarlo s rispose con i suoi occhi puliti.
"Quello che nutri di più".
martedì 29 ottobre 2013
Una vita in punta di piedi
In una plumbea giornata autunnale che cosa rimane da fare a due tardone solitarie sulla via della depressione se non cercare conforto nella convivialità e nel buon cibo?
Si sa che il calore della compagnia scalda i cuori e il buon vino la pancia. E' così che con mia cugina Emiliana domenica scorsa ci siamo sfacciatamente "imbucate" alla festa di compleanno di un caro amico, un ragazzo alla mano, sempre gentile e disponibile, che ha festeggiato il suo......novantatreesimo compleanno.
Si, parlo di Dino, il padre di mia cognata Daniela. Clandestine non proprio, perché la, in quel di Massarosa, siamo logicamente di casa.
Aver conosciuto Dino e la sua famiglia è stato indubbiamente un colpo di fortuna.
Lui è la persona che non ti stancheresti mai di stare a sentire, anche se ti parla dei momenti brutti come la guerra e la prigionia che lo hanno tenuto lontano dagli affetti per tanto tempo.Lui e la sua esperienza di vita.
E' uno di quei vecchi che potrebbero far parte di un brano qualsiasi della nostra letteratura classica.
Vecchio per modo di dire, perché a dimostrazione che l'età è una condizione mentale e non una questione anagrafica, lui conserva una mente lucida e uno spirito brillante da ragazzo maturo.
Non molto alto, magro, con il volto perennemente abbronzato di chi vive a contatto con la natura, ha una foltissima capigliatura di un bianco candido e due occhietti da sparviero sempre attenti e sorridenti.
Cordiale, educato, mai imbronciato, mai una parola storta. Non l'ho mai visto irato o rancoroso verso qualcosa o qualcuno.
Lui ha fatto del lavoro e dell'amore per la sua famiglia il suo scopo di vita, e si è dedicato al suo progetto con pazienza e devozione.
Penso che non sia mai dovuto ricorrere alle imposizioni o alla coercizione per allevare i suoi figli, consapevole come solo i migliori lo sono, che il modo più giusto per educare è l'esempio.E so di non sbagliare nel pensare a lui e alla sua consorte come a due persone dalle quali dover imparare molto.
Ida, la compagna di tutta una vita che l'ha lasciato ormai da qualche anno.
Ida, per amore della quale ha rinunciato al bar con gli amici e al fumo. In virtù di quei compromessi d'amore che rendono migliore il vivere insieme.
Ida, che accompagnava in Chiesa per tutte le feste comandate.
Ida, che ora spicca in una bellissima foto campestre appesa al muro, con lui in primo piano e lei con quei brillanti occhi verdi dietro le spesse lenti, che alle sue spalle lo guarda attenta come a dire: "Io sono qui e ti seguo ancora!"
Ma se qualcuno avesse potuto pensare a un crollo di lui beh, si sbagliava di grosso.
Il nonno Dino ha tenuto duro, ed ogni mattina, imperturbabile, risponde all'appello del destino con un "Presente!" ancora carico di cose da fare e di lavori da realizzare.
"Sapevamo bene" mi ha detto una volta serenamente, "che uno dei due prima o poi avrebbe dovuto andarsene. Sarebbe stato bello poterlo fare assieme, ma capita solo ai più fortunati. E ora non c'è che aspettare il momento in cui sarò chiamato a raggiungerla."
E all'Emiliana che non riesce a riprendersi dal trauma del suo recente lutto, ha detto quasi sottovoce per non dar fastidio ai commensali: "Non credere che col tempo il dolore passi. Non c'è giorno che io non pensi con nostalgia alla mia Ida. Ma bisogna andare avanti, anche per rispetto di chi abbiamo vicino e si prende cura di noi!"
Grande Dino! Sempre così moderato nell'esporre le sue idee. Sempre così attento ai problemi degli altri e così rispettoso delle altrui scelte. Così ponderato eppure così acuto, con quel suo simpatico, ricorrente intercalare, quel.."diciamo".. che usa così spesso per prendere tempo ed entrare nella vita degli altri senza irruenza, senza scalciare. In punta di piedi, ecco.
Ho saputo da non molto quanto è stato importante per mio padre e quanto lo abbia aiutato anche materialmente quando lui ne ha avuto bisogno. E per questo gli sarò riconoscente sempre.
Adoro e ammiro come lui si muove in mezzo ai suoi familiari non come un patriarca arrogante e spocchioso, ma con serena compostezza come un attento compagno di vita. Umiltà e rispetto. Le doti che fanno grandi le persone.
E che dire di quanto si emoziona vedendo la nipote Sara in collegamento dalla Spagna che vuol fargli gli auguri?
Ha gli occhi lucidi ma sdrammatizza scherzando e offrendole, in un gioco da adolescente dispettoso, una fetta di torta attraverso il monitor.
Sì caro Dino, sei un uomo che offre ancora una miriade di emozioni, ed io...diciamo... ti voglio un gran bene.
Grazie a te e ai bei momenti che ci regali (ma anche all'ottimo vino che ci fai bere) , ho scoperto che per vivere bene " non abbiamo bisogno di giorni migliori, ma di persone che ci migliorino i giorni."
A presto.
Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole,
ed è subito sera.
Salvatore Quasimodo
Si sa che il calore della compagnia scalda i cuori e il buon vino la pancia. E' così che con mia cugina Emiliana domenica scorsa ci siamo sfacciatamente "imbucate" alla festa di compleanno di un caro amico, un ragazzo alla mano, sempre gentile e disponibile, che ha festeggiato il suo......novantatreesimo compleanno.
Si, parlo di Dino, il padre di mia cognata Daniela. Clandestine non proprio, perché la, in quel di Massarosa, siamo logicamente di casa.
Aver conosciuto Dino e la sua famiglia è stato indubbiamente un colpo di fortuna.
Lui è la persona che non ti stancheresti mai di stare a sentire, anche se ti parla dei momenti brutti come la guerra e la prigionia che lo hanno tenuto lontano dagli affetti per tanto tempo.Lui e la sua esperienza di vita.
E' uno di quei vecchi che potrebbero far parte di un brano qualsiasi della nostra letteratura classica.
Vecchio per modo di dire, perché a dimostrazione che l'età è una condizione mentale e non una questione anagrafica, lui conserva una mente lucida e uno spirito brillante da ragazzo maturo.
Non molto alto, magro, con il volto perennemente abbronzato di chi vive a contatto con la natura, ha una foltissima capigliatura di un bianco candido e due occhietti da sparviero sempre attenti e sorridenti.
Cordiale, educato, mai imbronciato, mai una parola storta. Non l'ho mai visto irato o rancoroso verso qualcosa o qualcuno.
Lui ha fatto del lavoro e dell'amore per la sua famiglia il suo scopo di vita, e si è dedicato al suo progetto con pazienza e devozione.
Penso che non sia mai dovuto ricorrere alle imposizioni o alla coercizione per allevare i suoi figli, consapevole come solo i migliori lo sono, che il modo più giusto per educare è l'esempio.E so di non sbagliare nel pensare a lui e alla sua consorte come a due persone dalle quali dover imparare molto.
Ida, la compagna di tutta una vita che l'ha lasciato ormai da qualche anno.
Ida, per amore della quale ha rinunciato al bar con gli amici e al fumo. In virtù di quei compromessi d'amore che rendono migliore il vivere insieme.
Ida, che accompagnava in Chiesa per tutte le feste comandate.
Ida, che ora spicca in una bellissima foto campestre appesa al muro, con lui in primo piano e lei con quei brillanti occhi verdi dietro le spesse lenti, che alle sue spalle lo guarda attenta come a dire: "Io sono qui e ti seguo ancora!"
Ma se qualcuno avesse potuto pensare a un crollo di lui beh, si sbagliava di grosso.
Il nonno Dino ha tenuto duro, ed ogni mattina, imperturbabile, risponde all'appello del destino con un "Presente!" ancora carico di cose da fare e di lavori da realizzare.
"Sapevamo bene" mi ha detto una volta serenamente, "che uno dei due prima o poi avrebbe dovuto andarsene. Sarebbe stato bello poterlo fare assieme, ma capita solo ai più fortunati. E ora non c'è che aspettare il momento in cui sarò chiamato a raggiungerla."
E all'Emiliana che non riesce a riprendersi dal trauma del suo recente lutto, ha detto quasi sottovoce per non dar fastidio ai commensali: "Non credere che col tempo il dolore passi. Non c'è giorno che io non pensi con nostalgia alla mia Ida. Ma bisogna andare avanti, anche per rispetto di chi abbiamo vicino e si prende cura di noi!"
Grande Dino! Sempre così moderato nell'esporre le sue idee. Sempre così attento ai problemi degli altri e così rispettoso delle altrui scelte. Così ponderato eppure così acuto, con quel suo simpatico, ricorrente intercalare, quel.."diciamo".. che usa così spesso per prendere tempo ed entrare nella vita degli altri senza irruenza, senza scalciare. In punta di piedi, ecco.
Ho saputo da non molto quanto è stato importante per mio padre e quanto lo abbia aiutato anche materialmente quando lui ne ha avuto bisogno. E per questo gli sarò riconoscente sempre.
Adoro e ammiro come lui si muove in mezzo ai suoi familiari non come un patriarca arrogante e spocchioso, ma con serena compostezza come un attento compagno di vita. Umiltà e rispetto. Le doti che fanno grandi le persone.
E che dire di quanto si emoziona vedendo la nipote Sara in collegamento dalla Spagna che vuol fargli gli auguri?
Ha gli occhi lucidi ma sdrammatizza scherzando e offrendole, in un gioco da adolescente dispettoso, una fetta di torta attraverso il monitor.
Sì caro Dino, sei un uomo che offre ancora una miriade di emozioni, ed io...diciamo... ti voglio un gran bene.
Grazie a te e ai bei momenti che ci regali (ma anche all'ottimo vino che ci fai bere) , ho scoperto che per vivere bene " non abbiamo bisogno di giorni migliori, ma di persone che ci migliorino i giorni."
A presto.
Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole,
ed è subito sera.
Salvatore Quasimodo
martedì 8 ottobre 2013
Cronache d'Estate
Devo prenderne atto, non è stata un'estate delle migliori, anche se non si è mai sentito quel caldo torrido che io proprio non riesco a tollerare, e le notti, piuttosto fresche, ci ha costretti raramente ad azionare il ventilatore.
Ma qualcosa non è andata per il verso giusto, Troppe cose storte, troppa ansia, troppi eventi spiacevoli, e la tensione l'ha fatta un po' da padrona. Eppure, se pur con un mese di ritardo ché che giugno è piovuto quasi sempre, la stagione non era cominciata poi così male......
12/ 6/ 2013
E così , finalmente, Giulia ce l'ha fatta, è riuscita in qualche modo a portarsi a casa il suo diploma di Maestra d'Arte, entrando così ufficialmente nel mondo dei disoccupati diplomati. Ma questo non è importante. L'importante per lei era riuscire a dimostrare di essere in grado di farcela, di riuscire ad arrivare come gli altri, come tutti quelli che hanno un minimo di orgoglio, di cervello e di discernimento, di non essere "diversa ". Ma quanta fatica!
Che lei non sia portata per lo studio è palese: non ama leggere, non ama approfondire. Riesce bene solo nelle materie più affini al suo modo di sentire, l'italiano, la storia dell'arte, la sociologia, e il lavoro manuale, che avrebbe dovuto essere prioritario nella sua scuola e invece negli ultimi due anni è stato completamente trascurato.
Se a questo aggiungi tutto il resto, il suo disagio, il suo non sapersi rapportare, il non sentirsi capita, appoggiata, apprezzata, e la sua assoluta mancanza di senso del sacrificio e del dovere, allora ti meravigli di come possa esserne venuta fuori.
In effetti è iniziato tutto con un patatrack. Quella che doveva essere una ritemprante vacanza pasquale, si è trasformata in un trasloco forzoso. Così si è stabilita qui, a casa della zia. Il paradiso fiscal-sentimentale di tutti i reietti e derelitti. Ed è stata dura per tutti!
Lei che vive in un mondo "tutto suo" dove non esistono regole, ha dovuto per prima cosa accettare l'idea che forse star fuori di casa poteva essere la soluzione migliore, prenderne atto e affrancarsene emotivamente.
Ha dovuto sottoporsi, lei che è un bradipo senza concezione del tempo, a ritmi regolari e frenetici per non perdere più neanche un giorno di scuola e dimostrare, anche ai prof la sua volontà di recuperare.
Ma più che altro ha dovuto mettersi sotto con lo studio, organizzando i suoi momenti per farci incastrare tutto, con la consapevolezza che nessuno ti regala niente, che anche la benevolenza e la stima vanno conquistate con i fatti.
Non è stato facile. Specialmente lottare contro i momenti "no", la sua voglia di mollare, di sbattersene di tutto e tutti. La sua voglia di richiudersi rifugiandosi nell'apatia e nel menefreghismo.
Ci sono stati momenti tremendi, colpi di mare a traverso che lei poi, immancabilmente, trasformava in disagi fisici e crisi psichiche.
Il momento peggiore è venuto a un mese dalla fine dell'anno scolastico quando, dopo un brutto scivolone proprio nella sua materia preferita, la storia dell'arte, aveva pensato di arrendersi. Ogni mattina alla sveglia la solita storia e il suo brutto inveire contro tutto. Ma la cosa peggiore era vederla piegata in due per i dolori di stomaco, prepararsi con le lacrime agli occhi. Giuro che sono stata tentata di dirle di mollare. Ma gli errori del passato insegnano (o così dovrebbero) e sono riuscita a tener duro. Non mi sono fatta intenerire.
Sì, perchè questo è stato un po' il diploma di tutti noi : della Daniela che ne ha ignorato gli irrispettosi scatti d'ira, la sua arroganza. Che ha saputo contenersi nel non mandarla a quel paese ogni volta che le capitava di dare i numeri per ogni minima contrarietà.
E' stato il diploma dei parenti che le sono stati vicini, delle mie amiche che l'hanno ascoltata con pazienza e consigliata. Dei suoi amici più cari che non hanno esitato ad "attaccarla al muro" rimbrottandola perché non si lasciasse di nuovo andare. Ed è stato il diploma di Serena, la cugina erudita, che è riuscita a donarle un po' del suo prezioso tempo per aiutarla nella stesura della sua tesina sull' Oigine dei tatuaggi, che si è poi rivelata essere il punto forte del suo esame perché ha colpito tutti per la sua originalità.
E' arrivato solo un 60, è vero. Ma per tutto quello che rappresenta, per tutta la fatica che le è costato, vi assicuro che vale più di un 100 e lode.
Sì, la Giulia deve dire grazie a tutte queste persone, perché ognuna di loro le ha donato qualcosa.
Ma deve dire grazie, come ho cercato di farle capire, anche a quelle che le sono andate contro, quelle che l'hanno fatta incazzare, che l'hanno fatta piangere a volte umiliandola. Perché sono proprio loro che l'hanno fortificata costringendola a guardarsi dentro ed affrontare, vincendoli, i propri fantasmi.
Così, archiviata anche questa pratica, è cominciata la stagione. Ma quest'anno non è stata serena per niente.
Mancando i gemelli Luca e Roberto (per mare entrambi) , anche lo spirito goliardico di Livio ne ha risentito, ed è stato tutta l'estate, come un indomito Peter Pan, alla ricerca disperata di una spensieratezza tanto necessaria quanto oramai esaurita. Non fa più parte del nostro patrimonio genetico, ma lui non si arrende. E meno male, almeno noi ragazze siamo riuscite ogni tanto a farci una salutare risata.
Ma le brutte notizie incalzano e si susseguono ad un ritmo troppo incalzante.
Dopo il povero Gaetano, se ne va anche il mio amico Beppe, forse il più grande cheff della Versilia,, non che caro compagno di cene goliardiche. Una delle persone più speciali che io abbia mai conosciuto, e lascia un vuoto più grande di quello che avrei potuto immaginare, perché con lui si chiude veramente un epoca. E' la fine di un ciclo, ma non è finita.
Così, all'improvviso, "senz'avvisa'nessuno", come avrebbe detto il mio amico Casani, mio cugino Enzo se n'è andato in un soffio spirando, in una calda notte d'estate, tra le braccia di sua moglie, mia cugina Emiliana, lasciandola nello sconforto più assoluto.
Ed io, all'ennesima botta, non ho saputo far di meglio che rinchiudermi in me stessa. Mi sono rintanata nel bozzolo del mio dolore senza riuscire a dipanare la matassa dei pensieri tristi che mi si sono aggrovigliati in testa.
Nemmeno l'arrivo per le vacanze dei miei amici Nello e Paola mi ha tirata su di morale, anzi. arrivati con un paio di giorni di ritardo si sono tirati dietro il pensiero per il nipotino Gabriele tornato dalle vacanze con i genitori e ricoverato in ospedale per una forte diarrea.
E le cose poi sono andate anche peggio...ma andiamo con ordine....
Il Guerriero !
Quando Daniela, da Milano, mi ha telefonato all'inizio dell'estate, per poco non mi prende un colpo tanto era concitata.
"Cosa sarà successo?" ho pensato subito. E poi:"Vuoi vedere che è di nuovo incinta ?"
E qui sono andata un po' in confusione non sapendo come prenderla né cosa dire. non potevo far altro che ascoltare fiduciosa.
Beh, non era una gravidanza ma ci sono andata vicina, perché è stato comunque l'annuncio di una nascita, anzi, di una rinascita: quella di Gabriele.
"Sai Alfreda, volevo tu lo sapessi subito.. i medici hanno detto che il Gabri ce l'ha fatta, è uscito dall'autismo. Siamo così felici e volevamo condividere con te la nostra gioia."
Ho provato un tuffo al cuore, quasi un senso di mancamento. Ma che cavolo, non si può svenire per una bella notizia. Così, cercando di frenare il tremito della voce, provo a dirle le parole che forse lei si aspetta da me. Ma di fronte alla forza di questa splendida madre, mi sento totalmente inadeguata.
Che cosa si può dire quando si vivono cose come questa, così grandi che ti portano per forza a pensare che Qualcosa di veramente grande esiste, che ti portano a Credere.
Gabriele è caduto nell'autismo da piccolissimo, sembra a causa di un vaccino. Ed è stato un colpo durissimo per tutti, l'ennesimo per questa giovane coppia di ragazzi. Ma il loro Dio ha voluto che si accorgessero subito che qualcosa nel loro piccolo non andava, ed hanno reagito subito, senza indugiare, senza nascondersi dietro l'ipocrisia di parole pronunciate a metà o il non voler accettare la realtà.
Ci sono coppie che, al presentarsi delle prime difficoltà, barcollano, si perdono. Loro no!
Loro hanno subito preso coscienza della cosa ed hanno cominciato a lottare insieme, a lavorare con amore ancor più forte su quel progetto di famiglia che volevano costruire insieme. E il figlio maggiore, Matteo, non è certo stato da meno, perchè ha supportato i genitori in ogni modo e con ogni mezzo. Con amore.
Ecco, io penso proprio che sia l'Amore la chiave di questa storia.
L'amore che ti porta a credere, che ti spinge a dare senza aspettarti contropartite. L'amore che non giudica, che non addita che non inveisce mai, perché fatto di fiducia e fede.
Sì, sono sicura che la fede e l'amore hanno fatto di questa ragazza minuta e sensibile una fiera amazzone. E della sua forza la famiglia intera si è nutrita
Così dopo anni di triboli e sfiancanti alti e bassi, la loro temperanza ha dato i suoi frutti: Gabriele sta bene e a settembre potrà tranquillamente cominciare la scuola.
E' gioia grande e partono per le vacanze in Puglia, terra di Daniela, che dai suoi olivi ha ereditato la forza e la bellezza. Bellezza tipicamente mediterranea che nemmeno in questi anni tribolati si è affievolita e prorompe dalle foto vacanziere da loro postate su facebook per gli amici.
Ma non è finita. Ancora il fato è in agguato e il piccolo si ammala. Non una semplice diarrea, no.
La sua malattia, la SEU, è gravissima e rara. La cerco in Internet e mi terrorizzo.
Il bimbo, ormai ricoverato in ospedale, perde la media di un chilo al giorno, e non voglio ora elencare i rischi che corre con le piastrine ormai impazzite e i reni che potrebbero cedere da un momento all'altro.
Siamo tutti in apprensione e mentre i nonni non possono far altro che tornarsene a casa spaventatissimi, io sento crescere in me una rabbia assurda.
"Che senso ha "mi chiedo "fare questo miracolo del sanarlo da una malattia, se poi si deve cadere di nuovo nella disperazione, temere di perderlo e stavolta sul serio. Che senso ha accanirsi ancora contro questa creatura, questo scricciolo di bambino. E quanto ancora possono sopportare i suoi genitori?"
Tutte domande senza risposte.
Una sera Andrea, il padre, mi ha confessato per telefono di essere veramente spaventato e mi ha chiesto di pregare per il bambino. "Una di quelle preghiere che sai fare te!" mi ha detto.
E io mi sono sentita una merda. Perché in effetti io la preghiera già l'avevo fatta, proprio a modo mio, come voleva lui. Ma è stato meglio che non ne avesse mai conosciuto il contenuto.
Eppure, da parte loro, mai un segno di scoramento, di abbandono.
Poi, di colpo, il Guerriero ha reagito e ha di nuovo preso in mano le redini della sua vita. Ne è venuto fuori alla grande lasciando anche i medici di stucco.
Secondo me Gabriele è un prode, un lottatore nato. Non sottovaluterò mai più la sua forza, la sua "energia interiore", che non so da dove gli venga,m dove la trovi. Ma c'è. Non c'è dubbio.
E non so quante volte ancora la vita lo metterà alla prova, ma sono certa di una cosa: lui non mollerà mai. Perché ha un qualcosa dentro che va oltre ogni possibile umano pensare. E i poverini come me, quelli che credono di poter comprare la fede a etti nei supermercati, non possono che farsi da parte e inchinarsi al cospetto di questa forza da guerriero di luce.
Ecco, di lui ho voluto scrivere. Perché è una storia a lieto fine. Una storia d'amore, appunto.
E se non è amore questo........
Poi sono arrivate le piogge.
Via gli ombrelloni. Via quest' estate tediosa e faticosa. Ben venga l'Autunno, con un ritmo di vita più lento meno frenetico. Con meno gente ciarliera intorno ma un po più di tempo per se stessi e per riposare la mente. Per ricaricare lo spirito.
La vendemmia di Dino giunge a puntino. Un attimo di convivialità sereno, una pennellata di ottimismo che aiuta ad andare avanti.
Dino, che con i suoi 92 anni fa progetti per la semina della prossima Primavera. I ragazzi parlano di viaggi fatti e da fare, e l'Emiliana, seduta accanto a me, si sforza di sorridere cercando di non pensare a quello che è stato, con la consapevolezza che altro non si può fare se non cercare di tirare avanti. Provando ad ignorare che a volte, magari inaspettatamente....
"....la vita, ad un tratto....si mette a sede' ".
Il mio amore
. .Sì, è vero, il nostro è stato un amore a prima vista. Non appena i miei occhi e i suoi si sono incrociati, ho capito che era l'uomo della mia vita, quello a cui ti puoi appoggiare, su cui poter fare affidamento. E che fosse anche bello era solo un fatto secondario, io lo avrei visto bello comunque perché aveva una luce dentro che lo rendeva speciale.
Simpatico, brillante, intelligente. Ma anche sarcastico, pungente e a volte irriverente, era comunque sempre l'anima, il cuore pulsante di ogni gruppo che frequentasse. Un vero mattatore.
Condividevo gran parte delle sue passioni: le letture, le poesie che gustavamo spesso insieme, i films, la musica, lo sport e il mare, il fil-rouge della nostra vita assieme. E io mi nutrivo del piacere di essere spesso la sua compagna di giochi, la sua "complice".
Praticamente vivevo della sua luce riflessa, eppure avevo sempre una specie di timore reverenziale che mi impediva di manifestare in modo più esuberante il mio amore per lui.
Lo ammiravo; anche se, ogni tanto, tra me e lui scattavano scintille che innescavano liti furibonde.
Ma non ha mai smesso di essere il mio punto di riferimento, la mia guida, e, se possibile, l'ho amato ancora di più quando ho scoperto la sua fragilità, la sua debolezza.
Allora sì che avrei voluto stringerlo a me e coccolarlo, sbaciucchiarlo,infondergli forza e dargli fiducia in un futuro migliore e più sereno. Ma non ci sono riuscita, e così mi ha lasciata. Vuota, distrutta, smarrita. Sola.
Eppure tutto quello che di bello ha saputo donarmi, ancora mi sorregge e mi supporta . Ed oggi che è il tuo compleanno, anzi sarebbe stato, voglio comunque mandarti un pensiero caro: tanti auguri pappà.
E grazie di avermi aiutata a ricominciare a scrivere.
Annullare il presente
e ricopiare i tuoi passi
padrona del tuo passato,
per scoprire infine
dov'è che ti nascondi.
Come fossi l'aria
e non ti fai respirare.
Come acqua tra le dita
te ne scivoli via
e ancora è sete di te.
Perla
Simpatico, brillante, intelligente. Ma anche sarcastico, pungente e a volte irriverente, era comunque sempre l'anima, il cuore pulsante di ogni gruppo che frequentasse. Un vero mattatore.
Condividevo gran parte delle sue passioni: le letture, le poesie che gustavamo spesso insieme, i films, la musica, lo sport e il mare, il fil-rouge della nostra vita assieme. E io mi nutrivo del piacere di essere spesso la sua compagna di giochi, la sua "complice".
Praticamente vivevo della sua luce riflessa, eppure avevo sempre una specie di timore reverenziale che mi impediva di manifestare in modo più esuberante il mio amore per lui.
Lo ammiravo; anche se, ogni tanto, tra me e lui scattavano scintille che innescavano liti furibonde.
Ma non ha mai smesso di essere il mio punto di riferimento, la mia guida, e, se possibile, l'ho amato ancora di più quando ho scoperto la sua fragilità, la sua debolezza.
Allora sì che avrei voluto stringerlo a me e coccolarlo, sbaciucchiarlo,infondergli forza e dargli fiducia in un futuro migliore e più sereno. Ma non ci sono riuscita, e così mi ha lasciata. Vuota, distrutta, smarrita. Sola.
Eppure tutto quello che di bello ha saputo donarmi, ancora mi sorregge e mi supporta . Ed oggi che è il tuo compleanno, anzi sarebbe stato, voglio comunque mandarti un pensiero caro: tanti auguri pappà.
E grazie di avermi aiutata a ricominciare a scrivere.
Annullare il presente
e ricopiare i tuoi passi
padrona del tuo passato,
per scoprire infine
dov'è che ti nascondi.
Come fossi l'aria
e non ti fai respirare.
Come acqua tra le dita
te ne scivoli via
e ancora è sete di te.
Perla
sabato 20 aprile 2013
La " Mia Persona"
Avrei avuto voglia di scrivere parecchie cose sulla Pasqua, per rinverdire ricordi, per conservare memorie : mia nonna che torna dalla campagna con sulla testa una lunga tavola appoggiata sul "cercine" dove, in un fantastico gioco di equilibrio, porta torte di riso e cioccolato cotte nel forno a legna; le "Palme benedette" alla Domenica degli olivi, fatte con cornicette di carta colorata, tutta infiocchettata, attorno al santino di Gesù, e infilata su una lunga cannetta che noi bambini alzavamo al momento della benedizione ; la processione di Gesù Morto che impressionava per la sua suggestività, e la visita delle "sette chiese" al venerdì santo, stupende nella loro scenografia ricca di fiori e lumini.
Sì, avevo voglia di parlare di tutto questo, ma poi gli eventi, le cose accadute, mi hanno destabilizzato tanto da impedire alla mia mente di concentrarsi su questi temi, per farmene affiorare altri che ho preferito evitare. Quindi è subentrato in me il pudore delle parole e ho scelto il silenzio come risposta.
Ma questa cosa non posso fare a meno di annotarla, perché a loro lo devo.
Se dicessi che la telefonata di Perla mi ha colto di sorpresa direi una bugia, perché l' aspettavo ormai da tempo. Gaetano, il suo compagno di tutta una vita, ha scelto una sabato pomeriggio per andarsene dopo lunghe sofferenze. Ha aspettato che intorno a lui si riunissero anche i tre figli, e dopo averli salutati ha chiuso gli occhi su una vita di lavoro e sacrificio.
Perla me ne ha dato l'annuncio subito, e così eccoci qua, il giorno dopo, a casa sua, attorno al tavolo. Noi tre amiche, come in tante altre occasioni, unite nel bene e nel male a parlare di Lui, con affetto e serenità: Perla, Nivea ed io, le amiche di sempre.
Nivea è passata prima di lei da questa esperienza ed è visibilmente la più scossa, forse perché il ricordo di quei brutti momenti le è tornato di colpo alla mente.Io come al solito non so cosa dire e mi sento inadeguata. Ma , come sempre, è lei che ci rasserena, noi e i figli.
Niente ospedale oggi. Si è presa un giorno per sé, per riassestarsi un attimo dopo le ultime notti insonni. Lei il suo Gaetano se l'è accudito prima, da vivo, fino all'ultimo respiro. Non lo ha abbandonato un attimo e ora lascia che siano i suoi parenti a salutarlo.
Gaetano è stato un gran lavoratore, non conosceva soste ne feste comandate. Aveva una concezione della vita tutta particolare, forse non sempre condivisibile ma che certo ruotava attorno alla sua famiglia e certo non prescindeva da lei, "la mamma", come chiamava sua moglie. Era un Perla dipendente e quando lei, dopo che ci siamo conosciute oltre trent'anni fa, ha cominciato ad uscire con me alla sera per esplorare mondi ed esperienze che più si confacevano alla nostra natura artistica, credo mi abbia odiato.
Forse si è spaventato, ha avuto paura di perderla. Ma lei è stata capace di rassicurarlo facendo in modo che si accostasse al nostro mondo, così, conoscendomi meglio, ha imparato a volermi bene, tanto che mi chiamava Alfredina.
Gaetano era irriverente, a volte smargiasso, ma anche generoso. Era un signore, e quando esplodeva la sua "partenopeità" era anche divertente.
So quanto potrà mancarle, per questo la guardo preoccupata. Ma di nuovo non si smentisce, e ancora una volta si manifesta in tutto il suo essere "grande".
Amo la persona che trasforma ogni giorno disperato in un canto di gioia!
Perla è una persona speciale.
Ci siamo viste per la prima volta quando i nostri figli, coetanei, sono arrivati alle scuole medie. Ci siamo "riconosciute" subito e non ci siamo più perse di vista.
Lei, con quegli occhi color del cielo quando il cielo è limpido. Lei, con quelle mani piccole e tozze, da extra-terrestre, con le quali è capace di fare tutto, dalla maglia al ricamo, dal dipingere al bricolage, dal giardinaggio ai lavori più forti, anche da uomo. Non si è mai tirata indietro da niente. Ma il suo "io" migliore esce fuori quando scrive, e la sua lirica, la sua poesia, è quella che ci ha accompagnate in tutti questi anni.
Compagna in ogni momento topico della mia vita, ci siamo divertite come delle matte irresponsabili, impegnandoci nell'arte, nella cultura, nel sociale e nel teatro.Sempre condividendo ogni attimo, ogni moto dell'anima.
Ma lei è anche quella che mi è stata più vicina nei momenti più bui. Era lei che mi seguiva quando dovevo correre per mia sorella. Era lei che si alzava la notte e mi accompagnava per non lasciarmi andare da sola in quel mondo " al margine della società " nel quale ero costretta, gioco-forza, ad infiltrarmi.
Lei è l'amica vera, quella che non ti asseconda per compiacenza quando stai per fare una cazzata, ma ti impedisce di farla. Anche a costo di darti contro, di farti star male.
E' stata spietatamente sincera, ha condiviso le mia lacrime aspettando, pazientemente, che uscissi dalla disperazione. Ha avuto la forza di farmi a pezzetti e poi mi ha aiutata, con pazienza, a rimettere insieme i miei i miei cocci.
Lei è " la mia persona " e se oggi sono come sono in gran parte glielo devo.
Abbiamo solo un'anima gemella nella vita e noi per fortuna ci siamo incontrate. Ed ora eccola li, davanti a me che la scruto attentamente pronta a cogliere un attimo di sconforto, di cedimento. Macché! Lei, con la sua concezione divina dell'amore, con il suo pensiero trascendentale della morte e dell'aldilà, non si smentisce.
Tra poco andrà a farsi sistemare i capelli dalla parrucchiera, perché il suo Gaetano vorrebbe vederla " a posto ", e andrà ad accompagnarlo per l'ultima volta con un vestito rosso che lui le ha regalato, fregandosene della gente, delle convenzioni, dell' ipocrisia e di tutto quel mondo finto nel quale, suo malgrado, ha imparato a rimanere a galla.
Lei, che una volta ad un convegno con le psicologhe con le quali collaboravamo come centro culturale, alla domanda : " Di chi avreste voluto essere amiche tra quanti conoscete? " rispose con candore :" Di Gesù!", lasciando tutte spiazzate, comprese le due luminari.
Lei che, per fortuna, in questa vita ha invece scelto me come amica. E quando, una volta finita l'adrenalina del dover reagire, potrà avere un attimo di crollo e di sconforto, mi troverà lì, accanto a lei, a tenerle la mano, in silenzio rispettoso, aspettando che "torni da me", una volta elaborato il suo dolore e averlo riposto in uno dei cassetti della sua anima.
Così , come insieme abbiamo imparato a fare!
Questa lei la dedicò al suo Gaetano, ed io voglio salutarlo così:
"Vorrei"
Vorrei di nuovo
orme sulla battigia:
sciacquio e silenzio,
quell'ombra chiara
delle estati lasciate.
Gli aghi di pino
nell'odore del muschio:
fruscii nascosti,
rami scheggiati
da quel sole sfacciato.
Vorrei di nuovo
ritrovare i riflessi:
magici specchi,
quando Venezia era solo nostra;
poi quel lampione:
solo noi sapevamo.
Le tue lacrime
in quei giardini,
per non amarlo adesso.
Perla
Sì, avevo voglia di parlare di tutto questo, ma poi gli eventi, le cose accadute, mi hanno destabilizzato tanto da impedire alla mia mente di concentrarsi su questi temi, per farmene affiorare altri che ho preferito evitare. Quindi è subentrato in me il pudore delle parole e ho scelto il silenzio come risposta.
Ma questa cosa non posso fare a meno di annotarla, perché a loro lo devo.
Se dicessi che la telefonata di Perla mi ha colto di sorpresa direi una bugia, perché l' aspettavo ormai da tempo. Gaetano, il suo compagno di tutta una vita, ha scelto una sabato pomeriggio per andarsene dopo lunghe sofferenze. Ha aspettato che intorno a lui si riunissero anche i tre figli, e dopo averli salutati ha chiuso gli occhi su una vita di lavoro e sacrificio.
Perla me ne ha dato l'annuncio subito, e così eccoci qua, il giorno dopo, a casa sua, attorno al tavolo. Noi tre amiche, come in tante altre occasioni, unite nel bene e nel male a parlare di Lui, con affetto e serenità: Perla, Nivea ed io, le amiche di sempre.
Nivea è passata prima di lei da questa esperienza ed è visibilmente la più scossa, forse perché il ricordo di quei brutti momenti le è tornato di colpo alla mente.Io come al solito non so cosa dire e mi sento inadeguata. Ma , come sempre, è lei che ci rasserena, noi e i figli.
Niente ospedale oggi. Si è presa un giorno per sé, per riassestarsi un attimo dopo le ultime notti insonni. Lei il suo Gaetano se l'è accudito prima, da vivo, fino all'ultimo respiro. Non lo ha abbandonato un attimo e ora lascia che siano i suoi parenti a salutarlo.
Gaetano è stato un gran lavoratore, non conosceva soste ne feste comandate. Aveva una concezione della vita tutta particolare, forse non sempre condivisibile ma che certo ruotava attorno alla sua famiglia e certo non prescindeva da lei, "la mamma", come chiamava sua moglie. Era un Perla dipendente e quando lei, dopo che ci siamo conosciute oltre trent'anni fa, ha cominciato ad uscire con me alla sera per esplorare mondi ed esperienze che più si confacevano alla nostra natura artistica, credo mi abbia odiato.
Forse si è spaventato, ha avuto paura di perderla. Ma lei è stata capace di rassicurarlo facendo in modo che si accostasse al nostro mondo, così, conoscendomi meglio, ha imparato a volermi bene, tanto che mi chiamava Alfredina.
Gaetano era irriverente, a volte smargiasso, ma anche generoso. Era un signore, e quando esplodeva la sua "partenopeità" era anche divertente.
So quanto potrà mancarle, per questo la guardo preoccupata. Ma di nuovo non si smentisce, e ancora una volta si manifesta in tutto il suo essere "grande".
Amo la persona che trasforma ogni giorno disperato in un canto di gioia!
Perla è una persona speciale.
Ci siamo viste per la prima volta quando i nostri figli, coetanei, sono arrivati alle scuole medie. Ci siamo "riconosciute" subito e non ci siamo più perse di vista.
Lei, con quegli occhi color del cielo quando il cielo è limpido. Lei, con quelle mani piccole e tozze, da extra-terrestre, con le quali è capace di fare tutto, dalla maglia al ricamo, dal dipingere al bricolage, dal giardinaggio ai lavori più forti, anche da uomo. Non si è mai tirata indietro da niente. Ma il suo "io" migliore esce fuori quando scrive, e la sua lirica, la sua poesia, è quella che ci ha accompagnate in tutti questi anni.
Compagna in ogni momento topico della mia vita, ci siamo divertite come delle matte irresponsabili, impegnandoci nell'arte, nella cultura, nel sociale e nel teatro.Sempre condividendo ogni attimo, ogni moto dell'anima.
Ma lei è anche quella che mi è stata più vicina nei momenti più bui. Era lei che mi seguiva quando dovevo correre per mia sorella. Era lei che si alzava la notte e mi accompagnava per non lasciarmi andare da sola in quel mondo " al margine della società " nel quale ero costretta, gioco-forza, ad infiltrarmi.
Lei è l'amica vera, quella che non ti asseconda per compiacenza quando stai per fare una cazzata, ma ti impedisce di farla. Anche a costo di darti contro, di farti star male.
E' stata spietatamente sincera, ha condiviso le mia lacrime aspettando, pazientemente, che uscissi dalla disperazione. Ha avuto la forza di farmi a pezzetti e poi mi ha aiutata, con pazienza, a rimettere insieme i miei i miei cocci.
Lei è " la mia persona " e se oggi sono come sono in gran parte glielo devo.
Abbiamo solo un'anima gemella nella vita e noi per fortuna ci siamo incontrate. Ed ora eccola li, davanti a me che la scruto attentamente pronta a cogliere un attimo di sconforto, di cedimento. Macché! Lei, con la sua concezione divina dell'amore, con il suo pensiero trascendentale della morte e dell'aldilà, non si smentisce.
Tra poco andrà a farsi sistemare i capelli dalla parrucchiera, perché il suo Gaetano vorrebbe vederla " a posto ", e andrà ad accompagnarlo per l'ultima volta con un vestito rosso che lui le ha regalato, fregandosene della gente, delle convenzioni, dell' ipocrisia e di tutto quel mondo finto nel quale, suo malgrado, ha imparato a rimanere a galla.
Lei, che una volta ad un convegno con le psicologhe con le quali collaboravamo come centro culturale, alla domanda : " Di chi avreste voluto essere amiche tra quanti conoscete? " rispose con candore :" Di Gesù!", lasciando tutte spiazzate, comprese le due luminari.
Lei che, per fortuna, in questa vita ha invece scelto me come amica. E quando, una volta finita l'adrenalina del dover reagire, potrà avere un attimo di crollo e di sconforto, mi troverà lì, accanto a lei, a tenerle la mano, in silenzio rispettoso, aspettando che "torni da me", una volta elaborato il suo dolore e averlo riposto in uno dei cassetti della sua anima.
Così , come insieme abbiamo imparato a fare!
Questa lei la dedicò al suo Gaetano, ed io voglio salutarlo così:
"Vorrei"
Vorrei di nuovo
orme sulla battigia:
sciacquio e silenzio,
quell'ombra chiara
delle estati lasciate.
Gli aghi di pino
nell'odore del muschio:
fruscii nascosti,
rami scheggiati
da quel sole sfacciato.
Vorrei di nuovo
ritrovare i riflessi:
magici specchi,
quando Venezia era solo nostra;
poi quel lampione:
solo noi sapevamo.
Le tue lacrime
in quei giardini,
per non amarlo adesso.
Perla
giovedì 7 marzo 2013
Basta con le mimose!
" Se l'amore della donna è degno di un rispetto che l'altro amore non merita, è, forse unicamente, perché esso contiene l'avvenire"
---------------------------------------------
"Le radici del mio albero sono sane. Così alla mia età spuntano foglie verdi e fiori ancora profumati.
E' una primavera continua."
(Alda Merini)
Assoluta, come, se fossi credente, parlerei con Dio.
(Alba de Cespedes)
"Un giorno avrà vent'anni. Partirà, allora, alla ventura, a cercare sua madre?........O io forse non sarò più..Non potrò più raccontargli la mia vita, la storia della mia anima.....e dirgli che l'ho atteso per tanto tempo! Ed è per questo che scrissi. Le mie parole lo raggiungeranno.
(Sibilla Aleramo )
Fremito lungo i nervi, spasimi di fibra in fibra
occhi molto aperti sopra un vuoto immenso.
(Marguerite Jourcenar)
Quando sei partito, l'amore è venuto./ Pensavo che sarebbe stato così. / La cena del cuore è quando l'ospite se n'è andato
( Emily Dikinson ))
Niente rivela l'Uomo quanto la guerra. Niente ne esaspera con uguale forza la bellezza e la bruttezza, l'intelligenza e la stoltezza, la bestialità e l'umanità, il coraggio e la vigliaccheria, l'enigma.
( Oriana Fallaci )
Sei giunto finalmente / che impazzivo per te./ Un po' di refrigerio / hai portato nel mio cuore / che arde di desiderio./ Amico caro, a chi assomigli?/ Certo ad un ramo snello tu somigli.
(Saffo)
Quale forma imitare per essere detta tua? / Il ginocchio? La testa? Il piede nella scarpa / di gomma?/ O la mano sfusa che un poco trema se con te/ parlo?/ Quale parte del tuo corpo essere per essere infine / parte di te?
(E. Bishop)
Io amo te come persona, ma non "Io ti amo" come se ti possedessi. Chi sei tu che non sei né sarai mai "me" ne "mio"? Ti ascolto come rivelazione di una verità non riconducibile a me. Tu mi hai salutata, riconosciuta. Tu interroghi i tuoi limiti. Io ti do un silenzio dove il futuro di te, e forse di te con me, può emergere e fondersi.
(Luce Irigaray)
...per fare grandi cose ciò che manca soprattutto alla donna è l'oblio di se stessa (...)Nuova venuta nel mondo degli uomini, la donna è ancora troppo occupata nella ricerca di sé!
(Simone de Beauvoir)
Se il mio cervello distratto da un'ansia o da un'altra causa, deve distogliersi dalla carta bianca, è come un bimbo sperduto che gira per casa e siede a piangere sull'ultimo gradino.
(Virginia Woolf)
Poiché la pietra / è stata gettata / nello scosceso fiume / dell'eterno / posso al fine scordare / Giungo al centro, alla chiave, / all'algebra, / allo specchio./ Presto somiglierò al mio nome.
( Julia Lang)
La speranza appartiene ai figli. Noi adulti abbiamo già sperato, e quasi sempre abbiamo perso.
( M: Mazantini )
Per i grandi cuori che muoiono nel corpo ma che continuano a battere nel cuore della notte, non ci sono canoni o bellezze regolari, armonie esteriori, ma tuoni e temporali devastanti che portano ad illuminare un fiore, nascosto, di struggente bellezza.
(Frida Kalho)
E vengono i giorni delle grandi libellule / quando le nuvole coprono il sole / e il vento trascina i pensieri sulle ali bianche delle farfalle./
( Luisa )
Ti amo quando non mi fai paura / quando svisceri i tuoi sorrisi / e guardi il tuo sesso con aria sorpresa./ Ti amo quando combatti e non mi calpesti / quando pretendi i miei fianchi / dall'alto del tuo desiderio./ Ti amo quando mi guardi dormire / e rubi i miei sogni / fingendoti onesto / Ti amo quando riempi di lacrime dolci / il mio debito antico.
( Cristina)
Guardarti, sentirti / le tue certezze ed un gelato. / Scoprire una stella che / tenta la notte / capire i tuoi mille perché / troppo semplici per essere visti / troppo veri per essere creduti. / Ci vorrebbe / una stella / ed una bolla a due piazze.
( Antonella)
Il tuo viso / è, a tratti confuso,/ ma di nuovo ha una voce. / Intorno piccole statue brune, / che di alberi ossuti hanno sembianze, / ci nascondono il mondo./ Solo un tronco muschiato / fa da sponda all'amplesso. / La tua mano , esitante / mi contiene la coppa di un seno./ Ora, noi due, / corpi sottili,/ ci stringiamo a serrare l'un l' altro / questo istante bagnato.Soli,/fantasmi del nulla,/nel nostro giardino d'inverno.
(Alessandra)
Sarò donna, / l'altra faccia / della luna / e non potrà / l'astronauta / esplorarmi. / Da sola, ormai, / mi scoprirò ./ Camminerò / i miei prati./ Navigherò / i miei fiumi. / Affronterò / vette e abissi. / Mi perderò, / mi graffierò / tra i coralli/, ma seguirò / a cercarmi / anche per te. / Da sola, ormai,/ mi scoprirò. / Quando saprò / che non dovrò / combatterti, / ti lascerò / conoscermi.
(Perla)
Così, semplicemente, e senza commenti, senza aggiungere parole. Non servono più, Ma nessun sopruso, nessuna violenza, riuscirà mai a tacitare la Voce delle donne.
Dedicato alle mie nipoti:
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"Le radici del mio albero sono sane. Così alla mia età spuntano foglie verdi e fiori ancora profumati.
E' una primavera continua."
(Alda Merini)
Assoluta, come, se fossi credente, parlerei con Dio.
(Alba de Cespedes)
"Un giorno avrà vent'anni. Partirà, allora, alla ventura, a cercare sua madre?........O io forse non sarò più..Non potrò più raccontargli la mia vita, la storia della mia anima.....e dirgli che l'ho atteso per tanto tempo! Ed è per questo che scrissi. Le mie parole lo raggiungeranno.
(Sibilla Aleramo )
Fremito lungo i nervi, spasimi di fibra in fibra
occhi molto aperti sopra un vuoto immenso.
(Marguerite Jourcenar)
Quando sei partito, l'amore è venuto./ Pensavo che sarebbe stato così. / La cena del cuore è quando l'ospite se n'è andato
( Emily Dikinson ))
Niente rivela l'Uomo quanto la guerra. Niente ne esaspera con uguale forza la bellezza e la bruttezza, l'intelligenza e la stoltezza, la bestialità e l'umanità, il coraggio e la vigliaccheria, l'enigma.
( Oriana Fallaci )
Sei giunto finalmente / che impazzivo per te./ Un po' di refrigerio / hai portato nel mio cuore / che arde di desiderio./ Amico caro, a chi assomigli?/ Certo ad un ramo snello tu somigli.
(Saffo)
Quale forma imitare per essere detta tua? / Il ginocchio? La testa? Il piede nella scarpa / di gomma?/ O la mano sfusa che un poco trema se con te/ parlo?/ Quale parte del tuo corpo essere per essere infine / parte di te?
(E. Bishop)
Io amo te come persona, ma non "Io ti amo" come se ti possedessi. Chi sei tu che non sei né sarai mai "me" ne "mio"? Ti ascolto come rivelazione di una verità non riconducibile a me. Tu mi hai salutata, riconosciuta. Tu interroghi i tuoi limiti. Io ti do un silenzio dove il futuro di te, e forse di te con me, può emergere e fondersi.
(Luce Irigaray)
...per fare grandi cose ciò che manca soprattutto alla donna è l'oblio di se stessa (...)Nuova venuta nel mondo degli uomini, la donna è ancora troppo occupata nella ricerca di sé!
(Simone de Beauvoir)
Se il mio cervello distratto da un'ansia o da un'altra causa, deve distogliersi dalla carta bianca, è come un bimbo sperduto che gira per casa e siede a piangere sull'ultimo gradino.
(Virginia Woolf)
Poiché la pietra / è stata gettata / nello scosceso fiume / dell'eterno / posso al fine scordare / Giungo al centro, alla chiave, / all'algebra, / allo specchio./ Presto somiglierò al mio nome.
( Julia Lang)
La speranza appartiene ai figli. Noi adulti abbiamo già sperato, e quasi sempre abbiamo perso.
( M: Mazantini )
Per i grandi cuori che muoiono nel corpo ma che continuano a battere nel cuore della notte, non ci sono canoni o bellezze regolari, armonie esteriori, ma tuoni e temporali devastanti che portano ad illuminare un fiore, nascosto, di struggente bellezza.
(Frida Kalho)
E vengono i giorni delle grandi libellule / quando le nuvole coprono il sole / e il vento trascina i pensieri sulle ali bianche delle farfalle./
( Luisa )
Ti amo quando non mi fai paura / quando svisceri i tuoi sorrisi / e guardi il tuo sesso con aria sorpresa./ Ti amo quando combatti e non mi calpesti / quando pretendi i miei fianchi / dall'alto del tuo desiderio./ Ti amo quando mi guardi dormire / e rubi i miei sogni / fingendoti onesto / Ti amo quando riempi di lacrime dolci / il mio debito antico.
( Cristina)
Guardarti, sentirti / le tue certezze ed un gelato. / Scoprire una stella che / tenta la notte / capire i tuoi mille perché / troppo semplici per essere visti / troppo veri per essere creduti. / Ci vorrebbe / una stella / ed una bolla a due piazze.
( Antonella)
Il tuo viso / è, a tratti confuso,/ ma di nuovo ha una voce. / Intorno piccole statue brune, / che di alberi ossuti hanno sembianze, / ci nascondono il mondo./ Solo un tronco muschiato / fa da sponda all'amplesso. / La tua mano , esitante / mi contiene la coppa di un seno./ Ora, noi due, / corpi sottili,/ ci stringiamo a serrare l'un l' altro / questo istante bagnato.Soli,/fantasmi del nulla,/nel nostro giardino d'inverno.
(Alessandra)
Sarò donna, / l'altra faccia / della luna / e non potrà / l'astronauta / esplorarmi. / Da sola, ormai, / mi scoprirò ./ Camminerò / i miei prati./ Navigherò / i miei fiumi. / Affronterò / vette e abissi. / Mi perderò, / mi graffierò / tra i coralli/, ma seguirò / a cercarmi / anche per te. / Da sola, ormai,/ mi scoprirò. / Quando saprò / che non dovrò / combatterti, / ti lascerò / conoscermi.
(Perla)
Così, semplicemente, e senza commenti, senza aggiungere parole. Non servono più, Ma nessun sopruso, nessuna violenza, riuscirà mai a tacitare la Voce delle donne.
Dedicato alle mie nipoti:
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