. .Sì, è vero, il nostro è stato un amore a prima vista. Non appena i miei occhi e i suoi si sono incrociati, ho capito che era l'uomo della mia vita, quello a cui ti puoi appoggiare, su cui poter fare affidamento. E che fosse anche bello era solo un fatto secondario, io lo avrei visto bello comunque perché aveva una luce dentro che lo rendeva speciale.
Simpatico, brillante, intelligente. Ma anche sarcastico, pungente e a volte irriverente, era comunque sempre l'anima, il cuore pulsante di ogni gruppo che frequentasse. Un vero mattatore.
Condividevo gran parte delle sue passioni: le letture, le poesie che gustavamo spesso insieme, i films, la musica, lo sport e il mare, il fil-rouge della nostra vita assieme. E io mi nutrivo del piacere di essere spesso la sua compagna di giochi, la sua "complice".
Praticamente vivevo della sua luce riflessa, eppure avevo sempre una specie di timore reverenziale che mi impediva di manifestare in modo più esuberante il mio amore per lui.
Lo ammiravo; anche se, ogni tanto, tra me e lui scattavano scintille che innescavano liti furibonde.
Ma non ha mai smesso di essere il mio punto di riferimento, la mia guida, e, se possibile, l'ho amato ancora di più quando ho scoperto la sua fragilità, la sua debolezza.
Allora sì che avrei voluto stringerlo a me e coccolarlo, sbaciucchiarlo,infondergli forza e dargli fiducia in un futuro migliore e più sereno. Ma non ci sono riuscita, e così mi ha lasciata. Vuota, distrutta, smarrita. Sola.
Eppure tutto quello che di bello ha saputo donarmi, ancora mi sorregge e mi supporta . Ed oggi che è il tuo compleanno, anzi sarebbe stato, voglio comunque mandarti un pensiero caro: tanti auguri pappà.
E grazie di avermi aiutata a ricominciare a scrivere.
Annullare il presente
e ricopiare i tuoi passi
padrona del tuo passato,
per scoprire infine
dov'è che ti nascondi.
Come fossi l'aria
e non ti fai respirare.
Come acqua tra le dita
te ne scivoli via
e ancora è sete di te.
Perla
martedì 8 ottobre 2013
sabato 20 aprile 2013
La " Mia Persona"
Avrei avuto voglia di scrivere parecchie cose sulla Pasqua, per rinverdire ricordi, per conservare memorie : mia nonna che torna dalla campagna con sulla testa una lunga tavola appoggiata sul "cercine" dove, in un fantastico gioco di equilibrio, porta torte di riso e cioccolato cotte nel forno a legna; le "Palme benedette" alla Domenica degli olivi, fatte con cornicette di carta colorata, tutta infiocchettata, attorno al santino di Gesù, e infilata su una lunga cannetta che noi bambini alzavamo al momento della benedizione ; la processione di Gesù Morto che impressionava per la sua suggestività, e la visita delle "sette chiese" al venerdì santo, stupende nella loro scenografia ricca di fiori e lumini.
Sì, avevo voglia di parlare di tutto questo, ma poi gli eventi, le cose accadute, mi hanno destabilizzato tanto da impedire alla mia mente di concentrarsi su questi temi, per farmene affiorare altri che ho preferito evitare. Quindi è subentrato in me il pudore delle parole e ho scelto il silenzio come risposta.
Ma questa cosa non posso fare a meno di annotarla, perché a loro lo devo.
Se dicessi che la telefonata di Perla mi ha colto di sorpresa direi una bugia, perché l' aspettavo ormai da tempo. Gaetano, il suo compagno di tutta una vita, ha scelto una sabato pomeriggio per andarsene dopo lunghe sofferenze. Ha aspettato che intorno a lui si riunissero anche i tre figli, e dopo averli salutati ha chiuso gli occhi su una vita di lavoro e sacrificio.
Perla me ne ha dato l'annuncio subito, e così eccoci qua, il giorno dopo, a casa sua, attorno al tavolo. Noi tre amiche, come in tante altre occasioni, unite nel bene e nel male a parlare di Lui, con affetto e serenità: Perla, Nivea ed io, le amiche di sempre.
Nivea è passata prima di lei da questa esperienza ed è visibilmente la più scossa, forse perché il ricordo di quei brutti momenti le è tornato di colpo alla mente.Io come al solito non so cosa dire e mi sento inadeguata. Ma , come sempre, è lei che ci rasserena, noi e i figli.
Niente ospedale oggi. Si è presa un giorno per sé, per riassestarsi un attimo dopo le ultime notti insonni. Lei il suo Gaetano se l'è accudito prima, da vivo, fino all'ultimo respiro. Non lo ha abbandonato un attimo e ora lascia che siano i suoi parenti a salutarlo.
Gaetano è stato un gran lavoratore, non conosceva soste ne feste comandate. Aveva una concezione della vita tutta particolare, forse non sempre condivisibile ma che certo ruotava attorno alla sua famiglia e certo non prescindeva da lei, "la mamma", come chiamava sua moglie. Era un Perla dipendente e quando lei, dopo che ci siamo conosciute oltre trent'anni fa, ha cominciato ad uscire con me alla sera per esplorare mondi ed esperienze che più si confacevano alla nostra natura artistica, credo mi abbia odiato.
Forse si è spaventato, ha avuto paura di perderla. Ma lei è stata capace di rassicurarlo facendo in modo che si accostasse al nostro mondo, così, conoscendomi meglio, ha imparato a volermi bene, tanto che mi chiamava Alfredina.
Gaetano era irriverente, a volte smargiasso, ma anche generoso. Era un signore, e quando esplodeva la sua "partenopeità" era anche divertente.
So quanto potrà mancarle, per questo la guardo preoccupata. Ma di nuovo non si smentisce, e ancora una volta si manifesta in tutto il suo essere "grande".
Amo la persona che trasforma ogni giorno disperato in un canto di gioia!
Perla è una persona speciale.
Ci siamo viste per la prima volta quando i nostri figli, coetanei, sono arrivati alle scuole medie. Ci siamo "riconosciute" subito e non ci siamo più perse di vista.
Lei, con quegli occhi color del cielo quando il cielo è limpido. Lei, con quelle mani piccole e tozze, da extra-terrestre, con le quali è capace di fare tutto, dalla maglia al ricamo, dal dipingere al bricolage, dal giardinaggio ai lavori più forti, anche da uomo. Non si è mai tirata indietro da niente. Ma il suo "io" migliore esce fuori quando scrive, e la sua lirica, la sua poesia, è quella che ci ha accompagnate in tutti questi anni.
Compagna in ogni momento topico della mia vita, ci siamo divertite come delle matte irresponsabili, impegnandoci nell'arte, nella cultura, nel sociale e nel teatro.Sempre condividendo ogni attimo, ogni moto dell'anima.
Ma lei è anche quella che mi è stata più vicina nei momenti più bui. Era lei che mi seguiva quando dovevo correre per mia sorella. Era lei che si alzava la notte e mi accompagnava per non lasciarmi andare da sola in quel mondo " al margine della società " nel quale ero costretta, gioco-forza, ad infiltrarmi.
Lei è l'amica vera, quella che non ti asseconda per compiacenza quando stai per fare una cazzata, ma ti impedisce di farla. Anche a costo di darti contro, di farti star male.
E' stata spietatamente sincera, ha condiviso le mia lacrime aspettando, pazientemente, che uscissi dalla disperazione. Ha avuto la forza di farmi a pezzetti e poi mi ha aiutata, con pazienza, a rimettere insieme i miei i miei cocci.
Lei è " la mia persona " e se oggi sono come sono in gran parte glielo devo.
Abbiamo solo un'anima gemella nella vita e noi per fortuna ci siamo incontrate. Ed ora eccola li, davanti a me che la scruto attentamente pronta a cogliere un attimo di sconforto, di cedimento. Macché! Lei, con la sua concezione divina dell'amore, con il suo pensiero trascendentale della morte e dell'aldilà, non si smentisce.
Tra poco andrà a farsi sistemare i capelli dalla parrucchiera, perché il suo Gaetano vorrebbe vederla " a posto ", e andrà ad accompagnarlo per l'ultima volta con un vestito rosso che lui le ha regalato, fregandosene della gente, delle convenzioni, dell' ipocrisia e di tutto quel mondo finto nel quale, suo malgrado, ha imparato a rimanere a galla.
Lei, che una volta ad un convegno con le psicologhe con le quali collaboravamo come centro culturale, alla domanda : " Di chi avreste voluto essere amiche tra quanti conoscete? " rispose con candore :" Di Gesù!", lasciando tutte spiazzate, comprese le due luminari.
Lei che, per fortuna, in questa vita ha invece scelto me come amica. E quando, una volta finita l'adrenalina del dover reagire, potrà avere un attimo di crollo e di sconforto, mi troverà lì, accanto a lei, a tenerle la mano, in silenzio rispettoso, aspettando che "torni da me", una volta elaborato il suo dolore e averlo riposto in uno dei cassetti della sua anima.
Così , come insieme abbiamo imparato a fare!
Questa lei la dedicò al suo Gaetano, ed io voglio salutarlo così:
"Vorrei"
Vorrei di nuovo
orme sulla battigia:
sciacquio e silenzio,
quell'ombra chiara
delle estati lasciate.
Gli aghi di pino
nell'odore del muschio:
fruscii nascosti,
rami scheggiati
da quel sole sfacciato.
Vorrei di nuovo
ritrovare i riflessi:
magici specchi,
quando Venezia era solo nostra;
poi quel lampione:
solo noi sapevamo.
Le tue lacrime
in quei giardini,
per non amarlo adesso.
Perla
Sì, avevo voglia di parlare di tutto questo, ma poi gli eventi, le cose accadute, mi hanno destabilizzato tanto da impedire alla mia mente di concentrarsi su questi temi, per farmene affiorare altri che ho preferito evitare. Quindi è subentrato in me il pudore delle parole e ho scelto il silenzio come risposta.
Ma questa cosa non posso fare a meno di annotarla, perché a loro lo devo.
Se dicessi che la telefonata di Perla mi ha colto di sorpresa direi una bugia, perché l' aspettavo ormai da tempo. Gaetano, il suo compagno di tutta una vita, ha scelto una sabato pomeriggio per andarsene dopo lunghe sofferenze. Ha aspettato che intorno a lui si riunissero anche i tre figli, e dopo averli salutati ha chiuso gli occhi su una vita di lavoro e sacrificio.
Perla me ne ha dato l'annuncio subito, e così eccoci qua, il giorno dopo, a casa sua, attorno al tavolo. Noi tre amiche, come in tante altre occasioni, unite nel bene e nel male a parlare di Lui, con affetto e serenità: Perla, Nivea ed io, le amiche di sempre.
Nivea è passata prima di lei da questa esperienza ed è visibilmente la più scossa, forse perché il ricordo di quei brutti momenti le è tornato di colpo alla mente.Io come al solito non so cosa dire e mi sento inadeguata. Ma , come sempre, è lei che ci rasserena, noi e i figli.
Niente ospedale oggi. Si è presa un giorno per sé, per riassestarsi un attimo dopo le ultime notti insonni. Lei il suo Gaetano se l'è accudito prima, da vivo, fino all'ultimo respiro. Non lo ha abbandonato un attimo e ora lascia che siano i suoi parenti a salutarlo.
Gaetano è stato un gran lavoratore, non conosceva soste ne feste comandate. Aveva una concezione della vita tutta particolare, forse non sempre condivisibile ma che certo ruotava attorno alla sua famiglia e certo non prescindeva da lei, "la mamma", come chiamava sua moglie. Era un Perla dipendente e quando lei, dopo che ci siamo conosciute oltre trent'anni fa, ha cominciato ad uscire con me alla sera per esplorare mondi ed esperienze che più si confacevano alla nostra natura artistica, credo mi abbia odiato.
Forse si è spaventato, ha avuto paura di perderla. Ma lei è stata capace di rassicurarlo facendo in modo che si accostasse al nostro mondo, così, conoscendomi meglio, ha imparato a volermi bene, tanto che mi chiamava Alfredina.
Gaetano era irriverente, a volte smargiasso, ma anche generoso. Era un signore, e quando esplodeva la sua "partenopeità" era anche divertente.
So quanto potrà mancarle, per questo la guardo preoccupata. Ma di nuovo non si smentisce, e ancora una volta si manifesta in tutto il suo essere "grande".
Amo la persona che trasforma ogni giorno disperato in un canto di gioia!
Perla è una persona speciale.
Ci siamo viste per la prima volta quando i nostri figli, coetanei, sono arrivati alle scuole medie. Ci siamo "riconosciute" subito e non ci siamo più perse di vista.
Lei, con quegli occhi color del cielo quando il cielo è limpido. Lei, con quelle mani piccole e tozze, da extra-terrestre, con le quali è capace di fare tutto, dalla maglia al ricamo, dal dipingere al bricolage, dal giardinaggio ai lavori più forti, anche da uomo. Non si è mai tirata indietro da niente. Ma il suo "io" migliore esce fuori quando scrive, e la sua lirica, la sua poesia, è quella che ci ha accompagnate in tutti questi anni.
Compagna in ogni momento topico della mia vita, ci siamo divertite come delle matte irresponsabili, impegnandoci nell'arte, nella cultura, nel sociale e nel teatro.Sempre condividendo ogni attimo, ogni moto dell'anima.
Ma lei è anche quella che mi è stata più vicina nei momenti più bui. Era lei che mi seguiva quando dovevo correre per mia sorella. Era lei che si alzava la notte e mi accompagnava per non lasciarmi andare da sola in quel mondo " al margine della società " nel quale ero costretta, gioco-forza, ad infiltrarmi.
Lei è l'amica vera, quella che non ti asseconda per compiacenza quando stai per fare una cazzata, ma ti impedisce di farla. Anche a costo di darti contro, di farti star male.
E' stata spietatamente sincera, ha condiviso le mia lacrime aspettando, pazientemente, che uscissi dalla disperazione. Ha avuto la forza di farmi a pezzetti e poi mi ha aiutata, con pazienza, a rimettere insieme i miei i miei cocci.
Lei è " la mia persona " e se oggi sono come sono in gran parte glielo devo.
Abbiamo solo un'anima gemella nella vita e noi per fortuna ci siamo incontrate. Ed ora eccola li, davanti a me che la scruto attentamente pronta a cogliere un attimo di sconforto, di cedimento. Macché! Lei, con la sua concezione divina dell'amore, con il suo pensiero trascendentale della morte e dell'aldilà, non si smentisce.
Tra poco andrà a farsi sistemare i capelli dalla parrucchiera, perché il suo Gaetano vorrebbe vederla " a posto ", e andrà ad accompagnarlo per l'ultima volta con un vestito rosso che lui le ha regalato, fregandosene della gente, delle convenzioni, dell' ipocrisia e di tutto quel mondo finto nel quale, suo malgrado, ha imparato a rimanere a galla.
Lei, che una volta ad un convegno con le psicologhe con le quali collaboravamo come centro culturale, alla domanda : " Di chi avreste voluto essere amiche tra quanti conoscete? " rispose con candore :" Di Gesù!", lasciando tutte spiazzate, comprese le due luminari.
Lei che, per fortuna, in questa vita ha invece scelto me come amica. E quando, una volta finita l'adrenalina del dover reagire, potrà avere un attimo di crollo e di sconforto, mi troverà lì, accanto a lei, a tenerle la mano, in silenzio rispettoso, aspettando che "torni da me", una volta elaborato il suo dolore e averlo riposto in uno dei cassetti della sua anima.
Così , come insieme abbiamo imparato a fare!
Questa lei la dedicò al suo Gaetano, ed io voglio salutarlo così:
"Vorrei"
Vorrei di nuovo
orme sulla battigia:
sciacquio e silenzio,
quell'ombra chiara
delle estati lasciate.
Gli aghi di pino
nell'odore del muschio:
fruscii nascosti,
rami scheggiati
da quel sole sfacciato.
Vorrei di nuovo
ritrovare i riflessi:
magici specchi,
quando Venezia era solo nostra;
poi quel lampione:
solo noi sapevamo.
Le tue lacrime
in quei giardini,
per non amarlo adesso.
Perla
giovedì 7 marzo 2013
Basta con le mimose!
" Se l'amore della donna è degno di un rispetto che l'altro amore non merita, è, forse unicamente, perché esso contiene l'avvenire"
---------------------------------------------
"Le radici del mio albero sono sane. Così alla mia età spuntano foglie verdi e fiori ancora profumati.
E' una primavera continua."
(Alda Merini)
Assoluta, come, se fossi credente, parlerei con Dio.
(Alba de Cespedes)
"Un giorno avrà vent'anni. Partirà, allora, alla ventura, a cercare sua madre?........O io forse non sarò più..Non potrò più raccontargli la mia vita, la storia della mia anima.....e dirgli che l'ho atteso per tanto tempo! Ed è per questo che scrissi. Le mie parole lo raggiungeranno.
(Sibilla Aleramo )
Fremito lungo i nervi, spasimi di fibra in fibra
occhi molto aperti sopra un vuoto immenso.
(Marguerite Jourcenar)
Quando sei partito, l'amore è venuto./ Pensavo che sarebbe stato così. / La cena del cuore è quando l'ospite se n'è andato
( Emily Dikinson ))
Niente rivela l'Uomo quanto la guerra. Niente ne esaspera con uguale forza la bellezza e la bruttezza, l'intelligenza e la stoltezza, la bestialità e l'umanità, il coraggio e la vigliaccheria, l'enigma.
( Oriana Fallaci )
Sei giunto finalmente / che impazzivo per te./ Un po' di refrigerio / hai portato nel mio cuore / che arde di desiderio./ Amico caro, a chi assomigli?/ Certo ad un ramo snello tu somigli.
(Saffo)
Quale forma imitare per essere detta tua? / Il ginocchio? La testa? Il piede nella scarpa / di gomma?/ O la mano sfusa che un poco trema se con te/ parlo?/ Quale parte del tuo corpo essere per essere infine / parte di te?
(E. Bishop)
Io amo te come persona, ma non "Io ti amo" come se ti possedessi. Chi sei tu che non sei né sarai mai "me" ne "mio"? Ti ascolto come rivelazione di una verità non riconducibile a me. Tu mi hai salutata, riconosciuta. Tu interroghi i tuoi limiti. Io ti do un silenzio dove il futuro di te, e forse di te con me, può emergere e fondersi.
(Luce Irigaray)
...per fare grandi cose ciò che manca soprattutto alla donna è l'oblio di se stessa (...)Nuova venuta nel mondo degli uomini, la donna è ancora troppo occupata nella ricerca di sé!
(Simone de Beauvoir)
Se il mio cervello distratto da un'ansia o da un'altra causa, deve distogliersi dalla carta bianca, è come un bimbo sperduto che gira per casa e siede a piangere sull'ultimo gradino.
(Virginia Woolf)
Poiché la pietra / è stata gettata / nello scosceso fiume / dell'eterno / posso al fine scordare / Giungo al centro, alla chiave, / all'algebra, / allo specchio./ Presto somiglierò al mio nome.
( Julia Lang)
La speranza appartiene ai figli. Noi adulti abbiamo già sperato, e quasi sempre abbiamo perso.
( M: Mazantini )
Per i grandi cuori che muoiono nel corpo ma che continuano a battere nel cuore della notte, non ci sono canoni o bellezze regolari, armonie esteriori, ma tuoni e temporali devastanti che portano ad illuminare un fiore, nascosto, di struggente bellezza.
(Frida Kalho)
E vengono i giorni delle grandi libellule / quando le nuvole coprono il sole / e il vento trascina i pensieri sulle ali bianche delle farfalle./
( Luisa )
Ti amo quando non mi fai paura / quando svisceri i tuoi sorrisi / e guardi il tuo sesso con aria sorpresa./ Ti amo quando combatti e non mi calpesti / quando pretendi i miei fianchi / dall'alto del tuo desiderio./ Ti amo quando mi guardi dormire / e rubi i miei sogni / fingendoti onesto / Ti amo quando riempi di lacrime dolci / il mio debito antico.
( Cristina)
Guardarti, sentirti / le tue certezze ed un gelato. / Scoprire una stella che / tenta la notte / capire i tuoi mille perché / troppo semplici per essere visti / troppo veri per essere creduti. / Ci vorrebbe / una stella / ed una bolla a due piazze.
( Antonella)
Il tuo viso / è, a tratti confuso,/ ma di nuovo ha una voce. / Intorno piccole statue brune, / che di alberi ossuti hanno sembianze, / ci nascondono il mondo./ Solo un tronco muschiato / fa da sponda all'amplesso. / La tua mano , esitante / mi contiene la coppa di un seno./ Ora, noi due, / corpi sottili,/ ci stringiamo a serrare l'un l' altro / questo istante bagnato.Soli,/fantasmi del nulla,/nel nostro giardino d'inverno.
(Alessandra)
Sarò donna, / l'altra faccia / della luna / e non potrà / l'astronauta / esplorarmi. / Da sola, ormai, / mi scoprirò ./ Camminerò / i miei prati./ Navigherò / i miei fiumi. / Affronterò / vette e abissi. / Mi perderò, / mi graffierò / tra i coralli/, ma seguirò / a cercarmi / anche per te. / Da sola, ormai,/ mi scoprirò. / Quando saprò / che non dovrò / combatterti, / ti lascerò / conoscermi.
(Perla)
Così, semplicemente, e senza commenti, senza aggiungere parole. Non servono più, Ma nessun sopruso, nessuna violenza, riuscirà mai a tacitare la Voce delle donne.
Dedicato alle mie nipoti:
---------------------------------------------
"Le radici del mio albero sono sane. Così alla mia età spuntano foglie verdi e fiori ancora profumati.
E' una primavera continua."
(Alda Merini)
Assoluta, come, se fossi credente, parlerei con Dio.
(Alba de Cespedes)
"Un giorno avrà vent'anni. Partirà, allora, alla ventura, a cercare sua madre?........O io forse non sarò più..Non potrò più raccontargli la mia vita, la storia della mia anima.....e dirgli che l'ho atteso per tanto tempo! Ed è per questo che scrissi. Le mie parole lo raggiungeranno.
(Sibilla Aleramo )
Fremito lungo i nervi, spasimi di fibra in fibra
occhi molto aperti sopra un vuoto immenso.
(Marguerite Jourcenar)
Quando sei partito, l'amore è venuto./ Pensavo che sarebbe stato così. / La cena del cuore è quando l'ospite se n'è andato
( Emily Dikinson ))
Niente rivela l'Uomo quanto la guerra. Niente ne esaspera con uguale forza la bellezza e la bruttezza, l'intelligenza e la stoltezza, la bestialità e l'umanità, il coraggio e la vigliaccheria, l'enigma.
( Oriana Fallaci )
Sei giunto finalmente / che impazzivo per te./ Un po' di refrigerio / hai portato nel mio cuore / che arde di desiderio./ Amico caro, a chi assomigli?/ Certo ad un ramo snello tu somigli.
(Saffo)
Quale forma imitare per essere detta tua? / Il ginocchio? La testa? Il piede nella scarpa / di gomma?/ O la mano sfusa che un poco trema se con te/ parlo?/ Quale parte del tuo corpo essere per essere infine / parte di te?
(E. Bishop)
Io amo te come persona, ma non "Io ti amo" come se ti possedessi. Chi sei tu che non sei né sarai mai "me" ne "mio"? Ti ascolto come rivelazione di una verità non riconducibile a me. Tu mi hai salutata, riconosciuta. Tu interroghi i tuoi limiti. Io ti do un silenzio dove il futuro di te, e forse di te con me, può emergere e fondersi.
(Luce Irigaray)
...per fare grandi cose ciò che manca soprattutto alla donna è l'oblio di se stessa (...)Nuova venuta nel mondo degli uomini, la donna è ancora troppo occupata nella ricerca di sé!
(Simone de Beauvoir)
Se il mio cervello distratto da un'ansia o da un'altra causa, deve distogliersi dalla carta bianca, è come un bimbo sperduto che gira per casa e siede a piangere sull'ultimo gradino.
(Virginia Woolf)
Poiché la pietra / è stata gettata / nello scosceso fiume / dell'eterno / posso al fine scordare / Giungo al centro, alla chiave, / all'algebra, / allo specchio./ Presto somiglierò al mio nome.
( Julia Lang)
La speranza appartiene ai figli. Noi adulti abbiamo già sperato, e quasi sempre abbiamo perso.
( M: Mazantini )
Per i grandi cuori che muoiono nel corpo ma che continuano a battere nel cuore della notte, non ci sono canoni o bellezze regolari, armonie esteriori, ma tuoni e temporali devastanti che portano ad illuminare un fiore, nascosto, di struggente bellezza.
(Frida Kalho)
E vengono i giorni delle grandi libellule / quando le nuvole coprono il sole / e il vento trascina i pensieri sulle ali bianche delle farfalle./
( Luisa )
Ti amo quando non mi fai paura / quando svisceri i tuoi sorrisi / e guardi il tuo sesso con aria sorpresa./ Ti amo quando combatti e non mi calpesti / quando pretendi i miei fianchi / dall'alto del tuo desiderio./ Ti amo quando mi guardi dormire / e rubi i miei sogni / fingendoti onesto / Ti amo quando riempi di lacrime dolci / il mio debito antico.
( Cristina)
Guardarti, sentirti / le tue certezze ed un gelato. / Scoprire una stella che / tenta la notte / capire i tuoi mille perché / troppo semplici per essere visti / troppo veri per essere creduti. / Ci vorrebbe / una stella / ed una bolla a due piazze.
( Antonella)
Il tuo viso / è, a tratti confuso,/ ma di nuovo ha una voce. / Intorno piccole statue brune, / che di alberi ossuti hanno sembianze, / ci nascondono il mondo./ Solo un tronco muschiato / fa da sponda all'amplesso. / La tua mano , esitante / mi contiene la coppa di un seno./ Ora, noi due, / corpi sottili,/ ci stringiamo a serrare l'un l' altro / questo istante bagnato.Soli,/fantasmi del nulla,/nel nostro giardino d'inverno.
(Alessandra)
Sarò donna, / l'altra faccia / della luna / e non potrà / l'astronauta / esplorarmi. / Da sola, ormai, / mi scoprirò ./ Camminerò / i miei prati./ Navigherò / i miei fiumi. / Affronterò / vette e abissi. / Mi perderò, / mi graffierò / tra i coralli/, ma seguirò / a cercarmi / anche per te. / Da sola, ormai,/ mi scoprirò. / Quando saprò / che non dovrò / combatterti, / ti lascerò / conoscermi.
(Perla)
Così, semplicemente, e senza commenti, senza aggiungere parole. Non servono più, Ma nessun sopruso, nessuna violenza, riuscirà mai a tacitare la Voce delle donne.
Dedicato alle mie nipoti:
mercoledì 20 febbraio 2013
Chi ha spento la musica?
Devo essere sincera, il Carnevale non mi ha mai fatto impazzire anzi, per meglio dire, il Corso Mascherato non mi ha mai entusiasmata, "un ci moro" ecco, per dirlo alla viareggina.
Sarà che non sono mai salita su un carro, sarà che non ho mai avuto la possibilità di partecipare a grandi mascherate ( ricordo un veglioncino alle scuole elementari dove, in mezzo ai miei compagni in maschera, mi presentai con una collanina di perle finte della mamma sul mio vestitino buono dicendo di essere vestita da gran signora), o sarà che quell'accozzaglia di parentela allargata, sempre la solita, sempre al solito "ritrovo", dai e dai mi aveva stufata.
Oppure, non lo so, magari il fatto di dare per scontato, sia da piccola con i miei che da grande con i figli, che si dovesse andare al Corso tutte le domeniche beh, sinceramente un po' mi pesava.
Tutti lì, ammassati, sorrisi veri o falsi, con quel continuo cicaleccio, viene da pensare....."Siam tutti coltellacci / che ad ogni marettone / ci ritroviamo sempre / in mezzo al lavarone../"
Uffa, che noia. E lo dimostra il fatto che, una volta libera da vincoli e costrizioni, non ci sono più andata.
Oh, che volete farci, io sono così: un po' strana, un po' particolare, un po' anarchica. E le cose mi piace viverle a modo mio, con i miei tempi.
Ecco spiegato perché tante cose non me le ricordo, perché le ho subite, e quindi rimosse. Ma altre, quelle legate alle emozioni, alle sensazioni più forti, quelle sì mi tornano in mente anche solo evocate da un odore, un suono, un soffio di vento come....quando un soffio di libeccio, soffia forte dal vialone,..perché... è Viareggio che ti canta una canzone.
Ah...la musica del mio amico Enrico, quella si che ci riporta l'eco di un Carnevale in cui...Basta scende' il cavalcavia, senti' dì ' delafia, e il resto vien da sé..
E al richiamo del sangue non ci puoi fare niente. Tuo malgrado quando hai i coriandoli che ti scorrono nelle vene, un certo rimuginio ti coglie per forza.
Allora ripensi a quei risotti "pizzienti" che mangiavi al Carneval Darsena, ai bomboloni fritti in veleria da Zenzena anzi, Ettore Pasquinucci, come rimarcava stizzito a chi gli stava sul gozzo. Ma per noi era solo Zenzena.
E quella voglia di ridere e trasgredire ché tanto ormai la Primavera era alle porte anche se..: " O signora, ma un ni si ghiaccia la bernarda a lei?- " chiese irriverente mio padre ad una donna che, in una mascherata di gruppo, accennava ai passi di un azzardato Can-can, sventolando le gonne e mostrando generosamente i mutandoni merlettati. -"A quell'omo, ve lo devo dì'? A congelammisi mi s'è storta tutta come la bocca della Ricciola! "- rispose.
Credo che rise tutta la via Coppino, Ma io, allora ragazzina, mi sentii un po' in imbarazzo, lo confesso.
Ma il Luna-Park in Piazza Grande se lo ricorda nessuno, o sono davvero tanto vecchia?
Con mio padre era uno spasso,perché mi portava sui giochi da grandi, quelli pericolosi, quelli dove le mie amiche non salivano perché i loro padri non le accompagnavano. E io gongolavo.
L' Otto-volante, l' auto-scontro, le gabbie, che, a costo di vomitare il maone, avrei voluto provare, ma erano per adulti. E quando sono stata più grande non c'erano più.
Ma c'erano ancora le macchinine Zuccanti, come le chiamavamo noi, e i giostrai regalavano gettoni a me e alle mie amiche perché "richiamavamo" un sacco di ragazzi. Modestamente!
In quegli anni infatti, proprio in quel periodo, il nostro sport preferito era " la caccia al calciatore straniero", perché a Viareggio, come manifestazione carnevalesca, partiva il Torneo di Calcio per le squadre giovanili che venivano un po'da tutta Europa e riempivano, allora come ora del resto, strade e alberghi di giovani festanti, belli, sani e goliardici, con i quali intessevamo "intense" relazioni pseudo amorose che duravano meno di una partita di calcio. Anche perché di quello che dicevano non si capiva una mazza.
I più gettonati erano, chissà perché, i giocatori del Dukla di Praga, con uno dei quali la mia amica Anna Maria si "fidanzò" perché voleva scappare con lui. Durò tre giorni, ma a lei è rimasto nel cuore.
A questo torneo sono tornata poi come giovane mamma per accompagnare mio figlio che sfilava alla cerimonia d'apertura nelle file del Centro Giovani Calciatori, l'associazione organizzatrice appunto.
Beh, momenti emozionanti, senza dubbio, ma era già tutta un'altra musica.
La musica, il filo conduttore di tutti questi anni. Ma c'è ancora "quella musica"?
Ho assistito in televisione alla sfilata dei carri e ho notato che sono accompagnati da orde di persone che coreografano di tutto tranne le canzoni del Carnevale. Boh!, forse è meglio così, i tempi mutano, le cose evolvono. Ma ai nostalgici come me piace ancora ascoltare, sulle note di Stranger in the night, quelle romantiche parole del Casani: "dimmi come mai..me la prometti e poi non me la dai..
Era proprio "un concerto di mille orchestre in fondo all'anima".
Perché il Carnevale lo devi sentire dentro, è li che si nasconde..quel certo sentimento che non ti puoi scordà'. Ci si nasce da bamboretti, ce lo lascino i vecchi come un 'eredità!
Io non lo so se è quella musica che si è fermata o è la musica dentro me che non c'è più.
So solo che ho tanta nostalgia di quelle vasche con "lui" in passeggiata, al tramonto, quando le note delle canzoni del Festival di San Remo si diffondevano nell'aria, e dai microfoni di Radio Carnevale si confondevano con i battiti dei nostri cuori che ci tenevamo stretti stretti guardandoci negli occhi.
Sì, ricordo che, per qualunque cosa, a noi batteva forte il cuore!
Noi, che aspettavamo con ansia il Carnevale per imbrattare le pellicce delle signore che venivano al Corso imbacuccate come orsi marsicani.
Noi, che prendevamo per mano chiunque ci capitasse a tiro e formavamo lunghi biscioni uniti solo dalla comune voglia di correre e ridere.
Noi, che per allattare i nostri figli non avevamo alcun problema a sederci su uno scalino qualunque in mezzo a polvere di coriandoli.
Noi, che i coriandoli ce li comprava a sacchi il pappà dal Fornaciari e ci dovevano durare tutti i corsi.
Noi, che alla nostra postazione ne tiravamo talmente tanti che alla sera erano di uno spessore che ci arrivava alle caviglie.
Noi, che pensavamo maliziosi a quei lucchesi che, rincasando la sera dopo il Corso, passavano di lì e se li raccoglievano i nostri coriandoli per usarli la domenica successiva.
Noi, che l'ultima sera assistevamo alla chiusura della Manifestazione dal moletto, accanto alla Madonnina "sul missile", per vivercela in santa pace.
Noi, che nonostante tutto, al momento dell'ammaina bandiera ci sentivamo un groppo in gola immaginando l'ultimo coriandolo posarsi sulla nostra spiaggia di velluto rosa, mentre seguivamo, con il cuore in subbuglio, quel "lento naufragare di fuochi d'artificio....."
Se qualcuno può, ....deve dire alla mia fanciullezza
se per gentilezza ripassa da me!
Sarà che non sono mai salita su un carro, sarà che non ho mai avuto la possibilità di partecipare a grandi mascherate ( ricordo un veglioncino alle scuole elementari dove, in mezzo ai miei compagni in maschera, mi presentai con una collanina di perle finte della mamma sul mio vestitino buono dicendo di essere vestita da gran signora), o sarà che quell'accozzaglia di parentela allargata, sempre la solita, sempre al solito "ritrovo", dai e dai mi aveva stufata.
Oppure, non lo so, magari il fatto di dare per scontato, sia da piccola con i miei che da grande con i figli, che si dovesse andare al Corso tutte le domeniche beh, sinceramente un po' mi pesava.
Tutti lì, ammassati, sorrisi veri o falsi, con quel continuo cicaleccio, viene da pensare....."Siam tutti coltellacci / che ad ogni marettone / ci ritroviamo sempre / in mezzo al lavarone../"
Uffa, che noia. E lo dimostra il fatto che, una volta libera da vincoli e costrizioni, non ci sono più andata.
Oh, che volete farci, io sono così: un po' strana, un po' particolare, un po' anarchica. E le cose mi piace viverle a modo mio, con i miei tempi.
Ecco spiegato perché tante cose non me le ricordo, perché le ho subite, e quindi rimosse. Ma altre, quelle legate alle emozioni, alle sensazioni più forti, quelle sì mi tornano in mente anche solo evocate da un odore, un suono, un soffio di vento come....quando un soffio di libeccio, soffia forte dal vialone,..perché... è Viareggio che ti canta una canzone.
Ah...la musica del mio amico Enrico, quella si che ci riporta l'eco di un Carnevale in cui...Basta scende' il cavalcavia, senti' dì ' delafia, e il resto vien da sé..
E al richiamo del sangue non ci puoi fare niente. Tuo malgrado quando hai i coriandoli che ti scorrono nelle vene, un certo rimuginio ti coglie per forza.
Allora ripensi a quei risotti "pizzienti" che mangiavi al Carneval Darsena, ai bomboloni fritti in veleria da Zenzena anzi, Ettore Pasquinucci, come rimarcava stizzito a chi gli stava sul gozzo. Ma per noi era solo Zenzena.
E quella voglia di ridere e trasgredire ché tanto ormai la Primavera era alle porte anche se..: " O signora, ma un ni si ghiaccia la bernarda a lei?- " chiese irriverente mio padre ad una donna che, in una mascherata di gruppo, accennava ai passi di un azzardato Can-can, sventolando le gonne e mostrando generosamente i mutandoni merlettati. -"A quell'omo, ve lo devo dì'? A congelammisi mi s'è storta tutta come la bocca della Ricciola! "- rispose.
Credo che rise tutta la via Coppino, Ma io, allora ragazzina, mi sentii un po' in imbarazzo, lo confesso.
Ma il Luna-Park in Piazza Grande se lo ricorda nessuno, o sono davvero tanto vecchia?
Con mio padre era uno spasso,perché mi portava sui giochi da grandi, quelli pericolosi, quelli dove le mie amiche non salivano perché i loro padri non le accompagnavano. E io gongolavo.
L' Otto-volante, l' auto-scontro, le gabbie, che, a costo di vomitare il maone, avrei voluto provare, ma erano per adulti. E quando sono stata più grande non c'erano più.
Ma c'erano ancora le macchinine Zuccanti, come le chiamavamo noi, e i giostrai regalavano gettoni a me e alle mie amiche perché "richiamavamo" un sacco di ragazzi. Modestamente!
In quegli anni infatti, proprio in quel periodo, il nostro sport preferito era " la caccia al calciatore straniero", perché a Viareggio, come manifestazione carnevalesca, partiva il Torneo di Calcio per le squadre giovanili che venivano un po'da tutta Europa e riempivano, allora come ora del resto, strade e alberghi di giovani festanti, belli, sani e goliardici, con i quali intessevamo "intense" relazioni pseudo amorose che duravano meno di una partita di calcio. Anche perché di quello che dicevano non si capiva una mazza.
I più gettonati erano, chissà perché, i giocatori del Dukla di Praga, con uno dei quali la mia amica Anna Maria si "fidanzò" perché voleva scappare con lui. Durò tre giorni, ma a lei è rimasto nel cuore.
A questo torneo sono tornata poi come giovane mamma per accompagnare mio figlio che sfilava alla cerimonia d'apertura nelle file del Centro Giovani Calciatori, l'associazione organizzatrice appunto.
Beh, momenti emozionanti, senza dubbio, ma era già tutta un'altra musica.
La musica, il filo conduttore di tutti questi anni. Ma c'è ancora "quella musica"?
Ho assistito in televisione alla sfilata dei carri e ho notato che sono accompagnati da orde di persone che coreografano di tutto tranne le canzoni del Carnevale. Boh!, forse è meglio così, i tempi mutano, le cose evolvono. Ma ai nostalgici come me piace ancora ascoltare, sulle note di Stranger in the night, quelle romantiche parole del Casani: "dimmi come mai..me la prometti e poi non me la dai..
Era proprio "un concerto di mille orchestre in fondo all'anima".
Perché il Carnevale lo devi sentire dentro, è li che si nasconde..quel certo sentimento che non ti puoi scordà'. Ci si nasce da bamboretti, ce lo lascino i vecchi come un 'eredità!
Io non lo so se è quella musica che si è fermata o è la musica dentro me che non c'è più.
So solo che ho tanta nostalgia di quelle vasche con "lui" in passeggiata, al tramonto, quando le note delle canzoni del Festival di San Remo si diffondevano nell'aria, e dai microfoni di Radio Carnevale si confondevano con i battiti dei nostri cuori che ci tenevamo stretti stretti guardandoci negli occhi.
Sì, ricordo che, per qualunque cosa, a noi batteva forte il cuore!
Noi, che aspettavamo con ansia il Carnevale per imbrattare le pellicce delle signore che venivano al Corso imbacuccate come orsi marsicani.
Noi, che prendevamo per mano chiunque ci capitasse a tiro e formavamo lunghi biscioni uniti solo dalla comune voglia di correre e ridere.
Noi, che per allattare i nostri figli non avevamo alcun problema a sederci su uno scalino qualunque in mezzo a polvere di coriandoli.
Noi, che i coriandoli ce li comprava a sacchi il pappà dal Fornaciari e ci dovevano durare tutti i corsi.
Noi, che alla nostra postazione ne tiravamo talmente tanti che alla sera erano di uno spessore che ci arrivava alle caviglie.
Noi, che pensavamo maliziosi a quei lucchesi che, rincasando la sera dopo il Corso, passavano di lì e se li raccoglievano i nostri coriandoli per usarli la domenica successiva.
Noi, che l'ultima sera assistevamo alla chiusura della Manifestazione dal moletto, accanto alla Madonnina "sul missile", per vivercela in santa pace.
Noi, che nonostante tutto, al momento dell'ammaina bandiera ci sentivamo un groppo in gola immaginando l'ultimo coriandolo posarsi sulla nostra spiaggia di velluto rosa, mentre seguivamo, con il cuore in subbuglio, quel "lento naufragare di fuochi d'artificio....."
Se qualcuno può, ....deve dire alla mia fanciullezza
se per gentilezza ripassa da me!
martedì 12 febbraio 2013
L'acqua lava e il sangue tira
Se una ventina di anni fa mi avessero detto che mi sarei ritrovata di questi tempi a cena con i figli di mia cugina Liviana, avrei pensato ad un film di fantascienza.
I ragazzi, si sa, vanno ognuno per la loro strada, seguono i propri sogni, le proprie ambizioni. Un agiato commercialista dandy ( Livio, il più grande) e uomini di mare gli altri due ( Gianluca e Roberto, i gemelli).
E invece eccoli qua Ping Pong e Pang, i tre scapoli d'oro della Versilia, uniti da un insolito e bizzarro destino, seduti al tavolo che li vide bambini mangiare pappette e pommaroline, mentre si strafogano con uno zuppierone da truppe militari di pastasciutta tordellata.
E' da questa estate al mare, dove ci siamo appunto ritrovati dopo anni, che mi tormentano col venerato ricordo di uno dei cavalli di battaglia della zia Pierina: il sugo tordellato. E così, approfittando della disponibilità dei tre, ho mantenuto la promessa: che "tordellata" sia! Ed è stato un tuffo nel passato.
Sì, perché la cosa più bella, che neanche mi aspettavo visto quanti anni sono ormai trascorsi, è proprio questo loro attaccamento al tempo che fu, e non hanno dimenticato niente. Le immagini si susseguono, una dietro l'altra, evocate da quei " ti ricordi?" che ci riportano a fatti, persone, volti....
Così, evocato dal passato, si materializza all'improvviso sul tavolo il borsellino della Zia Assunta, con i soldi di carta tutti acciuccignati, buttati dentro alla rinfusa e che puzzavano di pesce. Sì, perché lei con una mano poggiava il pesce sulla bilancia che teneva in bilico con l'altra mano. Poi con una mano li avvolgeva nella carta gialla e con l'altra li passava alla cliente da cui poi con la mano aromatizzata ritirava i soldi mentre con l'altra apriva il borsellino e allo stesso tempo rimetteva una ciocca di capelli sotto la pezzuola da cui nel frattempo era sfuggita. Il tutto in pochi secondi. Ma quante mani aveva la zia assunta?
E lo zio Valerio che si arrabbiava perché lei, una volta a casa, quei soldi tanto sudati voleva riordinarli e li "stirava" meticolosamente con lo stesso ferro che poi il povero Buacenci ( così era chiamato lo zio ché faceva il sarto) usava per stirare giacche e pantaloni e che, immancabilmente, venivano "decorati" con scaglie di pesce.
Nella memoria ci è corsa in contro la zia Nenzy , che veniva in bicicletta dalla Via Matteotti quasi ogni giorno, con qualsiasi tempo, e che invece portava nel semivuoto borsellino pinzette per le ciglia e le sigarette, rigorosamente Nazionali.
Ma tra tutti troneggia il ricordo di Lui, lo zio Silvano.
Livio si è rifiutato di prendere il suo posto a capo tavola in segno di ossequio, mentre Gianluca non ci ha pensato due volte, ricordando che lo zio li aveva soprannominati "parabordi" per la loro rotondità. E le parolacce che imparavano, ma solo qui, perché gli altri parenti erano "più fini". Piccolissimi, eppure già sapevano distinguere la lana dalla seta .
" O bimbi, come dice lo zio Gino?"
"Dio buono.."
"E li zio Silvano?"
"Dio 'erpente!" Ecco, questo era già un bel distinguo.
E come non tirare in ballo quei bei momenti in cui mio padre, sentendosi momentaneamente posseduto da Indiana Jones, prendeva il coltello dal tavolo apparecchiato e ....zac!, lo scagliava con forza sopra le teste dei commensali per farlo conficcare nel perlinato che, allora come ora, ricopre le pareti della veranda. Ci riusciva sempre, o quasi, e ne andava fiero.In fondo non era per niente facile.
Ieri ci ha provato anche Daniela, ma il suo coltello è andato mestamente a rintanarsi tra uno dei miei libri e la brocca di rame, passando velocemente davanti al naso di Sergio che, pur non riuscendo a capire cosa stesse succedendo, ha "intuito" che qualcosa di alieno era transitato tra lui e il televisore.
Sì, è stato bello averli qui come ai vecchi tempi, con Gianluca che si genuflette ossequioso a venerare la pastasciutta tanto bramata e poi esulta con le braccia in alto al "tiramisù" della Daniela; Roberto, che sembra il più contento di questa ri-unione familiare, e Livio, il mio Livietto, che mi sovrasta di due palmi ed è tanto felice quando riesce, con una scusa qualunque, a mandarmi in culo. Che ci volete fare, è il suo modo di dirmi: Ti voglio bene.
Sono proprio tre ragazzi in gamba, c'è poco da dire,e se sono stati sfortunati in amore non devono prendersela più di tanto. Come ho detto loro, è la statistica che li frega. Perché presi singolarmente, sono come tanti altri, ma in gruppo, tre su tre, diventano un "caso".
Sto scherzando, faccio per sdrammatizzare. E a mia cugine che se ne fa una croce vorrei dire di stare tranquilla, ché loro stanno bene, stanno decantando e sono di razza buona.
Anzi, proprio oggi, 11 febbraio, è il compleanno dei gemelli, e nel farvi tanti auguri, vorrei dire a vostra madre che...sì, partorirvi sarà anche stato traumatico, ma se nascessero più persone come voi forse il mondo sarebbe un posto migliore.
E grazie per essere di nuovo approdati in questi lidi. Sarà che, nonostante tutto, come diceva il Silvano: l'acqua lava, e il sangue tira!
Buon compleanno e...alla prossima.
Per incontrarsi bisogna prima perdersi,
ma per salutarsi,
bisogna prima incontrarsi.
I ragazzi, si sa, vanno ognuno per la loro strada, seguono i propri sogni, le proprie ambizioni. Un agiato commercialista dandy ( Livio, il più grande) e uomini di mare gli altri due ( Gianluca e Roberto, i gemelli).
E invece eccoli qua Ping Pong e Pang, i tre scapoli d'oro della Versilia, uniti da un insolito e bizzarro destino, seduti al tavolo che li vide bambini mangiare pappette e pommaroline, mentre si strafogano con uno zuppierone da truppe militari di pastasciutta tordellata.
E' da questa estate al mare, dove ci siamo appunto ritrovati dopo anni, che mi tormentano col venerato ricordo di uno dei cavalli di battaglia della zia Pierina: il sugo tordellato. E così, approfittando della disponibilità dei tre, ho mantenuto la promessa: che "tordellata" sia! Ed è stato un tuffo nel passato.
Sì, perché la cosa più bella, che neanche mi aspettavo visto quanti anni sono ormai trascorsi, è proprio questo loro attaccamento al tempo che fu, e non hanno dimenticato niente. Le immagini si susseguono, una dietro l'altra, evocate da quei " ti ricordi?" che ci riportano a fatti, persone, volti....
Così, evocato dal passato, si materializza all'improvviso sul tavolo il borsellino della Zia Assunta, con i soldi di carta tutti acciuccignati, buttati dentro alla rinfusa e che puzzavano di pesce. Sì, perché lei con una mano poggiava il pesce sulla bilancia che teneva in bilico con l'altra mano. Poi con una mano li avvolgeva nella carta gialla e con l'altra li passava alla cliente da cui poi con la mano aromatizzata ritirava i soldi mentre con l'altra apriva il borsellino e allo stesso tempo rimetteva una ciocca di capelli sotto la pezzuola da cui nel frattempo era sfuggita. Il tutto in pochi secondi. Ma quante mani aveva la zia assunta?
E lo zio Valerio che si arrabbiava perché lei, una volta a casa, quei soldi tanto sudati voleva riordinarli e li "stirava" meticolosamente con lo stesso ferro che poi il povero Buacenci ( così era chiamato lo zio ché faceva il sarto) usava per stirare giacche e pantaloni e che, immancabilmente, venivano "decorati" con scaglie di pesce.
Nella memoria ci è corsa in contro la zia Nenzy , che veniva in bicicletta dalla Via Matteotti quasi ogni giorno, con qualsiasi tempo, e che invece portava nel semivuoto borsellino pinzette per le ciglia e le sigarette, rigorosamente Nazionali.
Ma tra tutti troneggia il ricordo di Lui, lo zio Silvano.
Livio si è rifiutato di prendere il suo posto a capo tavola in segno di ossequio, mentre Gianluca non ci ha pensato due volte, ricordando che lo zio li aveva soprannominati "parabordi" per la loro rotondità. E le parolacce che imparavano, ma solo qui, perché gli altri parenti erano "più fini". Piccolissimi, eppure già sapevano distinguere la lana dalla seta .
" O bimbi, come dice lo zio Gino?"
"Dio buono.."
"E li zio Silvano?"
"Dio 'erpente!" Ecco, questo era già un bel distinguo.
E come non tirare in ballo quei bei momenti in cui mio padre, sentendosi momentaneamente posseduto da Indiana Jones, prendeva il coltello dal tavolo apparecchiato e ....zac!, lo scagliava con forza sopra le teste dei commensali per farlo conficcare nel perlinato che, allora come ora, ricopre le pareti della veranda. Ci riusciva sempre, o quasi, e ne andava fiero.In fondo non era per niente facile.
Ieri ci ha provato anche Daniela, ma il suo coltello è andato mestamente a rintanarsi tra uno dei miei libri e la brocca di rame, passando velocemente davanti al naso di Sergio che, pur non riuscendo a capire cosa stesse succedendo, ha "intuito" che qualcosa di alieno era transitato tra lui e il televisore.
Sì, è stato bello averli qui come ai vecchi tempi, con Gianluca che si genuflette ossequioso a venerare la pastasciutta tanto bramata e poi esulta con le braccia in alto al "tiramisù" della Daniela; Roberto, che sembra il più contento di questa ri-unione familiare, e Livio, il mio Livietto, che mi sovrasta di due palmi ed è tanto felice quando riesce, con una scusa qualunque, a mandarmi in culo. Che ci volete fare, è il suo modo di dirmi: Ti voglio bene.
Sono proprio tre ragazzi in gamba, c'è poco da dire,e se sono stati sfortunati in amore non devono prendersela più di tanto. Come ho detto loro, è la statistica che li frega. Perché presi singolarmente, sono come tanti altri, ma in gruppo, tre su tre, diventano un "caso".
Sto scherzando, faccio per sdrammatizzare. E a mia cugine che se ne fa una croce vorrei dire di stare tranquilla, ché loro stanno bene, stanno decantando e sono di razza buona.
Anzi, proprio oggi, 11 febbraio, è il compleanno dei gemelli, e nel farvi tanti auguri, vorrei dire a vostra madre che...sì, partorirvi sarà anche stato traumatico, ma se nascessero più persone come voi forse il mondo sarebbe un posto migliore.
E grazie per essere di nuovo approdati in questi lidi. Sarà che, nonostante tutto, come diceva il Silvano: l'acqua lava, e il sangue tira!
Buon compleanno e...alla prossima.
Per incontrarsi bisogna prima perdersi,
ma per salutarsi,
bisogna prima incontrarsi.
mercoledì 30 gennaio 2013
Cogito ergo sum
Ci sono notti in cui non si riesce a prender sonno perché un groviglio di pensieri offusca la mente, e nonostante tu ci provi con tutta te stessa, non riesci a districarli, tanto meno a liberartene.
Allora tenti di rifugiarti nella preghiera, di affidarti. Ma se anche con quella non trovi conforto, è un casino, non c'è sonno ne riposo. E, quando alla mattina ti alzi più stanca di quando ti sei coricata, non te la sentiresti proprio di affrontare la giornata. Ma lo devi fare e lo fai.
Quando però il tempo indugia nel grigio gelido di questi giorni, allora è facile che un certo scoramento ti riempa il cuore.
Hai voglia ad essere ottimista, a vedere il bicchiere mezzo pieno, a fare la Pollyanna della situazione cercando sempre il lato positivo delle cose. Alle volte è davvero troppo...
Sarà che io mi logoro sempre per tutto e tutti...per mia figlia che non vedo serena, per il lavoro che non c'è e abbrutisce le persone, per chi affronta i suoi fantasmi quotidiani cercando di costruirsi un futuro, per i soldi che sono sempre pochi e invece te ne succedono una dietro l'altra ( la nuova cisterna per il gasolio, fon e tostapane bruciati, il ferro da stiro in tilt per lo stress, e la batteria della macchina che è andata a farsi fottere). E tutto questo nel giro di pochi mesi.
Ma la cosa più brutta è che la situazione ristagna, non vedi sbocchi, niente luce alla fine del tunnel, e il tunnel t'inghiotte.
Allora mi arrabbio e dico tra me e me: ma come, ho sempre cercato di vivere in onestà, ho fatto tutto il possibile per chi, vicino a me, ha avuto bisogno e mi ha chiesto aiuto. Mi sono presa cura dei miei cari con amore, ho votato la mia vita alla famiglia senza pretese e senza lamenti sperando, alla fine, di vivere una terza età in serenità, e invece non si finisce mai!
Ma allora che senso ha la parola "sacrificio" se poi non c'è ricompensa?
Si potrebbe dire: ma allora hai fatto tutto solo per una contropartita ?
No, lo giuro. neanche c'ho pensato al momento. Ho fatto tutto secondo coscienza, seguendo il mio istinto e assecondando il mio modo di essere. Ma un po' di serenità pensavo di essermela guadagnata.
E' per questo che, quando ho le giornate "no", mi soffermo davanti alla foto dei miei genitori
....e ci litigo. Con loro e con Dio. Perché la mia convinzione che dall'aldilà i nostri cari possano proteggerci e darci una mano sin'ora mi ha sempre sorretta, ma ultimamente la mia fede vacilla e il dubbio si fa strada nella mia mente: e se di là non ci fosse niente? Se una volta archiviata la pratica "vita" ci aspettasse il vuoto? Sai che fregatura. A ben pensarci è davvero spaventoso!
Già il distacco dagli affetti più cari sono riuscita ad ammortizzarlo solo con la speranza di un futuro ricongiungimento, del momento in cui potrò di nuovo affidarmi all'amore dei miei e sfogarmi confidando loro tutti i miei pensieri. Già il pensiero di una Giustizia Divina è la sola cosa che ci fa sopportare certe storture, ma se veramente tutto questo non ci fosse....no! Non voglio pensarci.
Devo smetterla di scivolare in questa spirale pericolosa, di pensare che non ci sia un Dio qualunque ad ascoltarmi. Preferisco credere che sia temporaneamente assente, momentaneamente in tutt'altre faccende affaccendato. E io sono un'ingrata piagnucolona pessimista.
In fondo mi basta guardarmi attorno e pensare, per esempio, alla positività della mia amica Nivea che da mesi ha il figlio senza lavoro e quando la vedo riesce ancora a farmi sorridere. O all'abnegazione della mia amica Perla che già da qualche anno lotta con i problemi di salute di suo marito. E alla forza dei miei cari ragazzi di Milano, che ogni mattina si alzano e non sanno che cosa la giornata riserverà loro perché ogni giorno il loro splendido bambino può essere di umore diverso. Ogni giorno può svegliarsi in questo mondo o nel suo che è particolare. Forse non peggio del nostro, ma è solo suo, e raggiungerlo è difficile. E' difficile seguirlo nei suoi umori, nei suoi pensieri, nel suo universo. Ma sono lì, con forza, coraggio e amore, a gioire di ogni suo approccio, di ogni suo sorriso, di ogni sua "risposta", senza mai lamentarsi ne piangersi addosso, senza mai inveire, senza mai "dubitare". Sempre col sorriso sulle labbra.
Ecco, è quando penso a persone come loro che mi sento misera e meschina, e mi vergogno tanto della mia debolezza.
Anzi, chiedo scusa se mi sono sfogata un po', ma mi ha fatto bene e ora sono di nuovo pronta ad affrontare il mio quotidiano così come fanno tutti e così come è giusto che sia.... con la mente al passato ma con il cuore nel futuro..!
Un saluto particolare a Matteo che è piccolo ma già tanto grande. Ti aspetto.
Ho sognato che camminavo sulla riva del mare assieme a Dio e ho
rivisto, uno dopo l'altro, tutti i giorni della mia vita.
Durante il percorso c'erano quattro orme sulla sabbia, le mie e le sue.
Ma in certi punti, proprio quando avevo più bisogno di Lui, ho rivisto
due sole orme.
Allora ho detto: " Signore, ti ho sempre amato e Tu mi avevi promesso
che non mi avresti abbandonato. Perché proprio in quei momenti difficili
mi hai lasciato solo?"
Dio mi ha risposto : " Non ti ho mai abbandonato. In quei giorni nei
quali hai visto sulla sabbia due sole orme, ti avevo preso in braccio".
Allora tenti di rifugiarti nella preghiera, di affidarti. Ma se anche con quella non trovi conforto, è un casino, non c'è sonno ne riposo. E, quando alla mattina ti alzi più stanca di quando ti sei coricata, non te la sentiresti proprio di affrontare la giornata. Ma lo devi fare e lo fai.
Quando però il tempo indugia nel grigio gelido di questi giorni, allora è facile che un certo scoramento ti riempa il cuore.
Hai voglia ad essere ottimista, a vedere il bicchiere mezzo pieno, a fare la Pollyanna della situazione cercando sempre il lato positivo delle cose. Alle volte è davvero troppo...
Sarà che io mi logoro sempre per tutto e tutti...per mia figlia che non vedo serena, per il lavoro che non c'è e abbrutisce le persone, per chi affronta i suoi fantasmi quotidiani cercando di costruirsi un futuro, per i soldi che sono sempre pochi e invece te ne succedono una dietro l'altra ( la nuova cisterna per il gasolio, fon e tostapane bruciati, il ferro da stiro in tilt per lo stress, e la batteria della macchina che è andata a farsi fottere). E tutto questo nel giro di pochi mesi.
Ma la cosa più brutta è che la situazione ristagna, non vedi sbocchi, niente luce alla fine del tunnel, e il tunnel t'inghiotte.
Allora mi arrabbio e dico tra me e me: ma come, ho sempre cercato di vivere in onestà, ho fatto tutto il possibile per chi, vicino a me, ha avuto bisogno e mi ha chiesto aiuto. Mi sono presa cura dei miei cari con amore, ho votato la mia vita alla famiglia senza pretese e senza lamenti sperando, alla fine, di vivere una terza età in serenità, e invece non si finisce mai!
Ma allora che senso ha la parola "sacrificio" se poi non c'è ricompensa?
Si potrebbe dire: ma allora hai fatto tutto solo per una contropartita ?
No, lo giuro. neanche c'ho pensato al momento. Ho fatto tutto secondo coscienza, seguendo il mio istinto e assecondando il mio modo di essere. Ma un po' di serenità pensavo di essermela guadagnata.
E' per questo che, quando ho le giornate "no", mi soffermo davanti alla foto dei miei genitori
....e ci litigo. Con loro e con Dio. Perché la mia convinzione che dall'aldilà i nostri cari possano proteggerci e darci una mano sin'ora mi ha sempre sorretta, ma ultimamente la mia fede vacilla e il dubbio si fa strada nella mia mente: e se di là non ci fosse niente? Se una volta archiviata la pratica "vita" ci aspettasse il vuoto? Sai che fregatura. A ben pensarci è davvero spaventoso!
Già il distacco dagli affetti più cari sono riuscita ad ammortizzarlo solo con la speranza di un futuro ricongiungimento, del momento in cui potrò di nuovo affidarmi all'amore dei miei e sfogarmi confidando loro tutti i miei pensieri. Già il pensiero di una Giustizia Divina è la sola cosa che ci fa sopportare certe storture, ma se veramente tutto questo non ci fosse....no! Non voglio pensarci.
Devo smetterla di scivolare in questa spirale pericolosa, di pensare che non ci sia un Dio qualunque ad ascoltarmi. Preferisco credere che sia temporaneamente assente, momentaneamente in tutt'altre faccende affaccendato. E io sono un'ingrata piagnucolona pessimista.
In fondo mi basta guardarmi attorno e pensare, per esempio, alla positività della mia amica Nivea che da mesi ha il figlio senza lavoro e quando la vedo riesce ancora a farmi sorridere. O all'abnegazione della mia amica Perla che già da qualche anno lotta con i problemi di salute di suo marito. E alla forza dei miei cari ragazzi di Milano, che ogni mattina si alzano e non sanno che cosa la giornata riserverà loro perché ogni giorno il loro splendido bambino può essere di umore diverso. Ogni giorno può svegliarsi in questo mondo o nel suo che è particolare. Forse non peggio del nostro, ma è solo suo, e raggiungerlo è difficile. E' difficile seguirlo nei suoi umori, nei suoi pensieri, nel suo universo. Ma sono lì, con forza, coraggio e amore, a gioire di ogni suo approccio, di ogni suo sorriso, di ogni sua "risposta", senza mai lamentarsi ne piangersi addosso, senza mai inveire, senza mai "dubitare". Sempre col sorriso sulle labbra.
Ecco, è quando penso a persone come loro che mi sento misera e meschina, e mi vergogno tanto della mia debolezza.
Anzi, chiedo scusa se mi sono sfogata un po', ma mi ha fatto bene e ora sono di nuovo pronta ad affrontare il mio quotidiano così come fanno tutti e così come è giusto che sia.... con la mente al passato ma con il cuore nel futuro..!
Un saluto particolare a Matteo che è piccolo ma già tanto grande. Ti aspetto.
Ho sognato che camminavo sulla riva del mare assieme a Dio e ho
rivisto, uno dopo l'altro, tutti i giorni della mia vita.
Durante il percorso c'erano quattro orme sulla sabbia, le mie e le sue.
Ma in certi punti, proprio quando avevo più bisogno di Lui, ho rivisto
due sole orme.
Allora ho detto: " Signore, ti ho sempre amato e Tu mi avevi promesso
che non mi avresti abbandonato. Perché proprio in quei momenti difficili
mi hai lasciato solo?"
Dio mi ha risposto : " Non ti ho mai abbandonato. In quei giorni nei
quali hai visto sulla sabbia due sole orme, ti avevo preso in braccio".
sabato 5 gennaio 2013
Neve, gelo e tramontana....ecco arriva la Befana.
Befana, Befana,
che siete una dama,
che siete una sposa
tiratemi giù qualche cosa,
un melino, un arancino,
un pezzetto di befanino...
E troch! Immancabilmente, dopo uno stiocco sul soffitto della stanza che faceva sobbalzare, ti arrivava addosso dall'alto un qualcosina di sorprendentemente goloso: una cioccolata martoriata, un mandarino semi spiaccicato, o una misera noce.....ma per noi erano tesori. Volevano significare che la Befana non solo era vicina, ma ci teneva d'occhio, e ci dava in anticipo un contentino perché eravamo stati bravi. Beata ingenuità!
Naturalmente nessuno di noi bambini si accorgeva dei cenni d'intesa tra il nonno e la nonna che, praticamente, ci incitavano all'operazione solo quando, guarda caso, avevano sentito sul tetto un rumore strano, segno che "qualcuno" indubbiamente c'era. E se non arrivava niente? Beh, o i befanotti ( gli aiutanti della Befana) al momento erano altrove, oppure eravamo stati un po' cattivelli.
Allora dagli con gli esami di coscienza a cercare di ricordare cosa mai, povere creature, potessimo aver fatto di tanto sbagliato da non meritarci neanche una melina. Generazioni intere condizionate da quella cara vecchietta!
Sì, perché poi la cosa si è tramandata. Dopo noi tre "porcellini" il sadismo goliardico di mio padre si è riversato sui nipoti. E noi pure, una volta adulti e genitori, non ci siamo sottratti al perverso rito finché non è arrivata la generazione dei computer, e abbiamo temuto una denuncia al Telefono Azzurro. O più semplicemente, col passare dei tempi, è finita la Festa. Ma in fondo poi questa vecchietta, chi è veramente ?
Sul vocabolario della lingua italiana leggi:
EPIFANIA- dal greco APPARIZIONE- L'azione di una divinità che, presente e invisibile, manifesta la sua presenza con un qualsiasi segno.
'Sti cazzi! Allora è una cosa seria. Io tuttalpiù la collegavo all'arrivo dei Re Magi che portarono doni al Bambinello, e tanto mi bastava. Infatti, un po' strega, un po' maga, la Befana viene dai monti a cavallo della sua scopa e porta doni ai bambini buoni da tempi immemorabili.
La festività ha conosciuto, è vero, un periodo di oblio; poi, per fortuna, è tornata a furor di popolo per regalarci un momento di magia dal sapore antico. Ma più che magico era per noi un momento di grande pathos. Si sussultava ad ogni strano rumore, specie se proveniente da fuori. Ci si lasciava condizionare dalla presenza dei "pettirosso" in giardino, spie che controllavano il nostro comportamento; e attenti a quello che si diceva perché rischiavamo l'espulsione dall'albo d'oro dei bambini buoni.
E' logico che la bella filastrocca che il pappà ci aveva insegnato diventava un incubo:
La Befana vien da' monti con un po' di vento in poppa.
Quando incontra una vecchia zoppa se la carica sul miccio.
Mentre il miccio camminava, la Befana...scureggiava!
"NO.." urlavamo noi bambini spaventati, timorosi che Lei potesse offendersi "non si può dire."
La Befana liscia liscia, tutti i giorni fa la piscia.
Se la fa nella sottana, porca sudicia Befana.
"Non sono stato io, scusi signora Befana, è stato il mi' pappà!" piagnucolava terrorizzato mio fratello. Povera creatura, pensare che poi è diventato un dirigente di banca. Ora sì che la Befana deve portarti il carbone.
Ma la genialata di mio padre, il tocco da maestro, fu nel comprare dal Fornaciari una maschera di plastica dall'aspetto di una megera. Era orrenda!
Lui di nascosto, lesto come una faina, si rifugiava in fondo all'orto e si "mascherava"....un mantellone nero di mia mamma e una pezzuolaccia in testa da cui sbucava quel viso arcigno con gli occhi rossi e un nasone bitorzoluto. Poi, piano piano, si accostava ai vetri della veranda e ..bussava.
Era un fuggi fuggi generale tra strilli e pianti. Roba da infarto o acetoni, e anche se, ormai più grandina, facevi parte di quelli che il trucco lo conoscevano, ti spaventavi lo stesso.
Io, Dudù, Livione, la Silvana, e in seguito Andrea, la Daniela, la Serena, la Sara, Livietto, i gemelli e la Giulia, non si è salvato nessuno dal martirio.
Verrebbe da pensare che mio padre fosse un sadico. Invece no, poverino, era solo uno spirito goliardico a sua volta da bambino vittima di scherzi atroci. Da parte di chi? Ma della zia Assunta naturalmente!
Mio padre era il più piccolo di cinque fratelli, era quindi logico che fosse un capro espiatorio per lo stress da miseria.
Narra la leggenda che un giorno, mentre in cucina della nonna attendeva l'arrivo della Befana, sentì dei versi strani fuori dalla porta e vide una manaccia intrufolarsi dal finestrino per cercare di aprirne il chiavaccio. Lui non fece storie: prese la prima accette che gli capitò per mano, e mollò un fendente micidiale nel tentativo di mozzare quell'artiglio orrendo.
Per fortuna la zia fu più lesta e ritirò il braccio, altrimenti anni e anni di onorato tiro del carretto col pesce da vendere si sarebbero fottuti! Logico che poi, da grande, si divertisse così. Che bei tempi!
Beh, scherzi a parte, fortunatamente questa "usanza" col tempo è andata scemando, perché spaventare i bambini non è proprio una bella cosa. Anche se , devo dire, siamo comunque cresciuti sani e normali.( ? )
E' meglio ricercare nella festa della Befana quelle atmosfere calde e serene che profumano di befanini e cialdoni, quelle cialde aromatizzate con l' anice che schiacciavi tra due piastre nerastre, unte con una patata intinta nell'olio per non farli bruciare. E come fischiavano quando le appoggiavi sul fuoco della stufa.
Ieri, in un impeto di nostalgia, sono andata a riprenderle in casetta (perché io non butto via niente) e ho pregato mia figlia di fare due cialdoni, perché è lei la depositaria delle vecchie ricette della nonna Pierina.
Per ora ha fatto solo una cestinata di "befanini" dorati e croccanti. Buonissimi.
Chissà se riesco a convincerla a cimentarsi anche con i cialdoni. Magari, se mi dice di no, la minaccio di farle portare il carbone o di chiamare l'Ascabodda, la sorella cattiva della Befana che viene per riportarti via i doni se non fai la brava.
Quella sì che è una bella invenzione, ..alla faccia del metodo Montessori! Ne vogliamo parlare?
Intanto, a me che sono tanto buona, la Befana ha già portato un dono grande: otto anni fa è nata Laura!
Sì, con un giorno di anticipo sulla festività, ma cosa importa, è stato comunque un grande regalo, il più bello che potessi desiderare...un dono da godere...plasmare...scoprire...assaporare.
Un dono in divenire! Grazie. E buona Epifania a tutti.
Acquerello
Mi tingo d'arcobaleno
Ubriaca di sogni.
Perla
che siete una dama,
che siete una sposa
tiratemi giù qualche cosa,
un melino, un arancino,
un pezzetto di befanino...
E troch! Immancabilmente, dopo uno stiocco sul soffitto della stanza che faceva sobbalzare, ti arrivava addosso dall'alto un qualcosina di sorprendentemente goloso: una cioccolata martoriata, un mandarino semi spiaccicato, o una misera noce.....ma per noi erano tesori. Volevano significare che la Befana non solo era vicina, ma ci teneva d'occhio, e ci dava in anticipo un contentino perché eravamo stati bravi. Beata ingenuità!
Naturalmente nessuno di noi bambini si accorgeva dei cenni d'intesa tra il nonno e la nonna che, praticamente, ci incitavano all'operazione solo quando, guarda caso, avevano sentito sul tetto un rumore strano, segno che "qualcuno" indubbiamente c'era. E se non arrivava niente? Beh, o i befanotti ( gli aiutanti della Befana) al momento erano altrove, oppure eravamo stati un po' cattivelli.
Allora dagli con gli esami di coscienza a cercare di ricordare cosa mai, povere creature, potessimo aver fatto di tanto sbagliato da non meritarci neanche una melina. Generazioni intere condizionate da quella cara vecchietta!
Sì, perché poi la cosa si è tramandata. Dopo noi tre "porcellini" il sadismo goliardico di mio padre si è riversato sui nipoti. E noi pure, una volta adulti e genitori, non ci siamo sottratti al perverso rito finché non è arrivata la generazione dei computer, e abbiamo temuto una denuncia al Telefono Azzurro. O più semplicemente, col passare dei tempi, è finita la Festa. Ma in fondo poi questa vecchietta, chi è veramente ?
Sul vocabolario della lingua italiana leggi:
EPIFANIA- dal greco APPARIZIONE- L'azione di una divinità che, presente e invisibile, manifesta la sua presenza con un qualsiasi segno.
'Sti cazzi! Allora è una cosa seria. Io tuttalpiù la collegavo all'arrivo dei Re Magi che portarono doni al Bambinello, e tanto mi bastava. Infatti, un po' strega, un po' maga, la Befana viene dai monti a cavallo della sua scopa e porta doni ai bambini buoni da tempi immemorabili.
La festività ha conosciuto, è vero, un periodo di oblio; poi, per fortuna, è tornata a furor di popolo per regalarci un momento di magia dal sapore antico. Ma più che magico era per noi un momento di grande pathos. Si sussultava ad ogni strano rumore, specie se proveniente da fuori. Ci si lasciava condizionare dalla presenza dei "pettirosso" in giardino, spie che controllavano il nostro comportamento; e attenti a quello che si diceva perché rischiavamo l'espulsione dall'albo d'oro dei bambini buoni.
E' logico che la bella filastrocca che il pappà ci aveva insegnato diventava un incubo:
La Befana vien da' monti con un po' di vento in poppa.
Quando incontra una vecchia zoppa se la carica sul miccio.
Mentre il miccio camminava, la Befana...scureggiava!
"NO.." urlavamo noi bambini spaventati, timorosi che Lei potesse offendersi "non si può dire."
La Befana liscia liscia, tutti i giorni fa la piscia.
Se la fa nella sottana, porca sudicia Befana.
"Non sono stato io, scusi signora Befana, è stato il mi' pappà!" piagnucolava terrorizzato mio fratello. Povera creatura, pensare che poi è diventato un dirigente di banca. Ora sì che la Befana deve portarti il carbone.
Ma la genialata di mio padre, il tocco da maestro, fu nel comprare dal Fornaciari una maschera di plastica dall'aspetto di una megera. Era orrenda!
Lui di nascosto, lesto come una faina, si rifugiava in fondo all'orto e si "mascherava"....un mantellone nero di mia mamma e una pezzuolaccia in testa da cui sbucava quel viso arcigno con gli occhi rossi e un nasone bitorzoluto. Poi, piano piano, si accostava ai vetri della veranda e ..bussava.
Era un fuggi fuggi generale tra strilli e pianti. Roba da infarto o acetoni, e anche se, ormai più grandina, facevi parte di quelli che il trucco lo conoscevano, ti spaventavi lo stesso.
Io, Dudù, Livione, la Silvana, e in seguito Andrea, la Daniela, la Serena, la Sara, Livietto, i gemelli e la Giulia, non si è salvato nessuno dal martirio.
Verrebbe da pensare che mio padre fosse un sadico. Invece no, poverino, era solo uno spirito goliardico a sua volta da bambino vittima di scherzi atroci. Da parte di chi? Ma della zia Assunta naturalmente!
Mio padre era il più piccolo di cinque fratelli, era quindi logico che fosse un capro espiatorio per lo stress da miseria.
Narra la leggenda che un giorno, mentre in cucina della nonna attendeva l'arrivo della Befana, sentì dei versi strani fuori dalla porta e vide una manaccia intrufolarsi dal finestrino per cercare di aprirne il chiavaccio. Lui non fece storie: prese la prima accette che gli capitò per mano, e mollò un fendente micidiale nel tentativo di mozzare quell'artiglio orrendo.
Per fortuna la zia fu più lesta e ritirò il braccio, altrimenti anni e anni di onorato tiro del carretto col pesce da vendere si sarebbero fottuti! Logico che poi, da grande, si divertisse così. Che bei tempi!
Beh, scherzi a parte, fortunatamente questa "usanza" col tempo è andata scemando, perché spaventare i bambini non è proprio una bella cosa. Anche se , devo dire, siamo comunque cresciuti sani e normali.( ? )
E' meglio ricercare nella festa della Befana quelle atmosfere calde e serene che profumano di befanini e cialdoni, quelle cialde aromatizzate con l' anice che schiacciavi tra due piastre nerastre, unte con una patata intinta nell'olio per non farli bruciare. E come fischiavano quando le appoggiavi sul fuoco della stufa.
Ieri, in un impeto di nostalgia, sono andata a riprenderle in casetta (perché io non butto via niente) e ho pregato mia figlia di fare due cialdoni, perché è lei la depositaria delle vecchie ricette della nonna Pierina.
Per ora ha fatto solo una cestinata di "befanini" dorati e croccanti. Buonissimi.
Chissà se riesco a convincerla a cimentarsi anche con i cialdoni. Magari, se mi dice di no, la minaccio di farle portare il carbone o di chiamare l'Ascabodda, la sorella cattiva della Befana che viene per riportarti via i doni se non fai la brava.
Quella sì che è una bella invenzione, ..alla faccia del metodo Montessori! Ne vogliamo parlare?
Intanto, a me che sono tanto buona, la Befana ha già portato un dono grande: otto anni fa è nata Laura!
Sì, con un giorno di anticipo sulla festività, ma cosa importa, è stato comunque un grande regalo, il più bello che potessi desiderare...un dono da godere...plasmare...scoprire...assaporare.
Un dono in divenire! Grazie. E buona Epifania a tutti.
Acquerello
Mi tingo d'arcobaleno
Ubriaca di sogni.
Perla
Iscriviti a:
Post (Atom)