giovedì 25 giugno 2015

Tornare a casa

          "Ci sarà sempre un conflitto tra quello che so e quello che sento"

Vi è mai capitato di fare un sogno sempre uguale, sempre quello, fino a diventare un'ossessione?
A me sì, è successo. Magari può cambiare un po' lo scenario, qualche "attore", ma il contesto, la trama è sempre la solita.
Mi è successo da giovane  che sognavo sempre di dover dare un esame e non essere preparata (forse il timore di essere inadeguata di fronte ai problemi della vita?), e poi un po' più matura quando continuamente avrei dovuto prendermi cura di un bambino molto piccolo (l'amore per me stessa?).
Non pretendo di essere Freud naturalmente, ma con grande spirito di sopravvivenza ho affrontato i miei limiti e, cavillandovi sopra, con pazienza li ho superati.
E ora questo...una sera, due, tre,,,magari non di seguito ma Tac, puntualmente ricompare, e ti risvegli con un senso di soffocamento, di turbamento, di vuoto che ti riempe la giornata. Sogno di essere lontana da casa, magari a Milano dai miei amici, o fuori a teatro, e non so come tornare indietro.
Voglio con tutta me stessa tornare a casa mia, ché altrove non mi sento a mio agio. A volte ho intorno gente sconosciuta, corsi d'acqua torbidi e minacciosi, ma non posso farlo perché non ho un mezzo....non ci sono treni né pullman, addirittura non ho le scarpe, il motorino è bucato, non trovo dove ho parcheggiato la macchina e neppure ho un gettone per telefonare a mia figlia di venire a prendermi. Un incubo!
Basta, devo fermare la giostra che ho nel cervello, smetterla di dar fiato all'orchestra stonata che ho dentro in compagnia della quale mi risveglio ogni mattina.
Il primo passo è ammettere di avere un disagio, qualcosa che mi disturba, mi fa star male. Può essere doloroso ma è necessario.
Mi sento persa in questo silenzio assordante per cui il mio cuore ha smesso di guidarmi lasciandomi in balia della mia testa e dei suoi pensieri eccessivi e tortuosi. Basta pensare, basta con i sensi di colpa. Devo assolutamente trovare il modo di affrancarmi emotivamente dal mio "problema". Di qualunque natura esso sia. Da qualunque parte provenga.
"Esiste un solo modo per affrontare il dolore. Accettarlo e andare oltre."
Giusto, belle parole. Ma prima devi riconoscerlo , e per farlo occorre una buona dose di onestà verso se stessi.
Perché sappiamo bene che le risposte, tutte, sono già dentro di noi. Doppiamo solo avere il coraggio di riconoscerle, senza paura, e accogliere il "disturbo" senza ostacolarlo.
L'ansia, le fobie, la tristezza, sono tutti campanelli d'allarme che ci  giungono da un luogo sconosciuto per dirci qualcosa, e come tali vanno rispettati. Bisogna lasciarsi andare.
Ragionare, capire o cercar di spiegare cronicizza i problemi che devono invece essere affidati al buio,
al vuoto. Esser guardati come onde del mare. Perché non si può pretendere di gestire ne controllare l'ineluttabile.
Ed ecco che, piano piano, il tuo "io" riaffiora. Ritrovi la tua istintualità e di colpo ti accorgi che quel qualcosa che non va è proprio lì, di fronte a te. Devi solo prenderne atto e lasciarlo andare. Che non vuol dire "mandarlo via", ma accettare le cose per quello che sono, senza reprimerle o volerle cambiare. Non cercare di trattenere, di bloccare, o farle a tuo piacimento, ma lasciarne il naturale fluire.  E con queste tornare ad essere se stessi, perché quando cerchi di piacere per forza, di essere adeguata, quando vuoi diventare come ti vogliono gli altri, poi gli altri non ti vogliono più. E ti perdi.
Ecco ci siamo, sono arrivata al nocciolo, al fulcro, all'origine. Amen.
E di colpo ti svegli una mattina  accorgendoti che l'ansia è svanita. Ti senti leggera, serena riesci a respirare finalmente e realizzi.......Sì, anche stavolta, in un modo o nell'altro, sono tornata a casa.

                              "La  vera bellezza dei sogni è la loro atmosfera di libertà
                                infinita...la libertà dell'artista priva di volontà, libera di
                                volare."
                                                  Karen Blixen 

domenica 10 maggio 2015

Castelli di sabbia

Siamo qui, riuniti attorno al tavolo, e me li guardo bene i miei figli.
Sono proprio belli, non posso non convenirne, e non è solo orgoglio di madre. Sono belli obiettivamente, anche se completamente diversi uno dall'altro. Lui, che aveva capelli nerissimi, tutto brizzolato e occhi verdi simili a quelli di sua nonna. Lei con una gran cascata di capelli dorati e grandi occhi azzurri come il cielo in estate.
Me li guardo e me li godo, perché io sono fiera di loro, della loro maturità e di come sanno barcamenarsi in questa bolgia che è la vita. Mi piacciono così come sono, semplici, un po' rustici. E' vero, avrei preferito che avessero studiato, si fossero fatti "una posizione", ma per loro, non per me, per poterli vedere affrontare le avversità in modo più tranquillo e sereno.  Invece non li ho mai spinti, non ho mai insistito. Ho sempre lasciato che scegliessero da soli cosa fare,cosa voler essere. Li ho lasciati anche sbagliare, ma ho fatto bene? Che cavolo di madre sono stata?
E in  questa notte di primavera mi assalgono mille pensieri,,mille dubbi, mentre, dalla finestra di camera mia, osservando la notte che volge al pallore mattutino, ripercorro il mio essere madre.
Ho avuto Andrea che ero piuttosto giovane, ventidue anni, mentre per Daniela ero già un po' più matura, ma il mio approccio alla maternità, il mio rapportarmi con loro, è sempre stato lo stesso, quello di vivermeli in assoluta libertà.
Il diventare madre era una delle cose che desideravo di più al mondo..., più di un compagno, più di un matrimonio.  La mia grande famiglia come supporto e mio padre come punto di riferimento. Perché era a lui che volevo dimostrare il mio essere una grande donna, la mia capacità di degna educatrice, e tutto donando loro il massimo rispetto e la capacità del libero arbitro.
"Sono due le cose che i bambini dovrebbero ricevere dai loro genitori...radici e ali !"
Ma come potevo io , ribelle, irrequieta come un mare in tempesta, così fuori dagli schemi, a-normale sempre, zingara di mente, folle ingegnere della mia vita, insegnar loro a vivere "inquadrati"?!
Io che non accettavo di vivere in nessuno dei mondi che mi venivano offerti, io che avrei voluto crearmene uno tutto mio dove poter respirare e rigenerarmi dai colpi inferti dalla vita, come avrei potuto far loro capire che si ha bisogno di punti fermi, di porti sicuri cui approdare durante le tempeste?!
Avevo solo una strada possibile da percorrere: essere me stessa e all'occorrenza mettermi in gioco insieme a loro. E così ho fatto.
Non ho mai nascosto niente, onesta fino alla sfacciataggine. Non ho mai contrabbandato l'intolleranza per ipersensibilità, ne l'arroganza per sicurezza. Non ho mai avuto timore della parole forte o scomoda, della parola possente o pruriginosa. Non ho mai scansato o delegato i problemi ma li ho sempre affrontati, i miei e quelli degli altri. Mi hanno vista folle, allegra, guerriera, ferma e decisa, sempre pronta alla lotta, Oppure fragile e spaventata. Mi hanno vista piangere.....e poi rinascere dalle ceneri senza arrendermi mai.
Ho cercato di trasmettere loro dei valori, di fortificarli, di prepararli alle delusioni, alle lotte. Ho provato a far capire loro che le cose nella vita non capitano mai a caso e che ogni persona che incontriamo può insegnarci qualcosa. E poi.....?
Li ho lasciati scegliere quello che volevano essere, in virtù del loro diritto ai propri diritti, e li ho osservati, un po' in disparte,  come penso sia giusto fare.
Ho sbagliato ?  Può essere, non ho certo la presunzione di credere di poter essere immune da errori.
Ho voluto affrancarmi dal mondo dei miei genitori, così come i miei figli hanno voluto prendere le distanze dal mio. Ma ritengo sia un processo normale e lecito. In fondo, nella vita, è bene che ognuno impari ad essere "genitore" di se stesso.
Certo lo scopo era quello di vederli felici...ma la felicità non è di questo mondo. E' fuggevole e effimera. Un po' come costruire castelli di sabbia sulla battigia. Sappiamo bene che prima o poi arriva un onda e ce li può far crollare. Ma continuiamo imperterriti a tirarli su, ancora e ancora, senza arrenderci mai. Una sfida continua.
Il profumo penetrante delle zagare e delle rose mi riporta alla realtà, e mi rannicchio nel letto con il cuore colmo di speranze fragranti.
E' di nuovo il maggio odoroso e sono ancora qui a pormi domande, a cercare soluzioni. Perché anche se il tempo ci ha fatti andare avanti, io sono ancora lì, indomita, sulla riva di quel mare. In fondo, nonostante tutto, la vita è un'avventura meravigliosa!


          Quando, nella foresta,
           i rami litigano per il vento,
           le radici si tengono per mano,
                                                       
                                             R. Battaglia

giovedì 26 marzo 2015

Diversi...da chi?

La cena di qualche sera fa a casa di Perla non solo è stata piacevole e divertente, ma è stata anche un grosso stimolo per riflettere e ragionare, così, tanto per non perdere il vizio.
Alle volte vorrei davvero riuscire a fermare il turbine dei pensieri, domarli, chiudere la porta al mondo e mettermi in ascolto! Magari.....
Non è proprio un bel periodo questo, mi sento nervosa, intollerante. Non sopporto la massa becera, volgare, superficiale. E questo mi rende irrequieta, mi fa sentire "diversa"
Hanno sempre detto di me che sono una donna forte, volitiva. Ho seguito consigli, dottrine, letture. Ho meditato su me e sui miei limiti. Ho imparato ad "osservare la mente" come fosse un fiume che scorre lasciando arrivare pensieri, immagini, sensazioni, senza pretendere che fosse altro da quello che è.
Ho cercato di  correggere i miei difetti ed ho imparato ad accettare la mia solitudine affettiva. Perché è vero che imparando a star da soli si acquista forza, ma poi quello che diventiamo, quello che siamo, dobbiamo donarlo, condividerlo.Se non ci relazioniamo a che serve tutta la nostra crescita, e nel mettermi in gioco ho capito che non si sta male quando si dubita dell'altro, ma quando si dubita di noi stessi, del nostro valore.
Ho acquisito conoscenza, consapevolezza e forza, eppure alle volte mi sento un'aliene, proprio un essere avulso dalla massa. E questo, nonostante tutto, ancora mi fa star male.
Poi capita che ti trovi di fronte persone che davvero hanno lottato e sputato sangue per affermare la loro "diversità", e ti senti una merda.
"Ci sono anime sulle quali viene voglia di affacciarsi come ad una finestra piena di sole!"
Ed eccoli qui i miei nuovi amici che si raccontano, si mettono a nudo senza remore ne falsi pudori. Senza ipocrisia. E ascoltano te, che sei portata a fare altrettanto.
L'apice della serata si raggiunge quando, per provare una maglia che la mia amica vuol regalarmi, tolgo disinvoltamente quella che indosso e rimango in reggiseno davanti a vassoiate di triglie, totani e gamberi fritti che mi osservano perplessi, accompagnata dal gridolino di sgomento di Davide che finge di chiudersi gli occhi, e la "OH" di stupore di Stefano , che neanche la Madonna quando si trovò davanti alla palma traboccante polposi datteri.
Ridiamo. E' tutto facile, naturale, tutto scorre via in allegria, leggerezza, spensieratezza.
Allora pensi: il "diverso" è colui che comunque dovrà lottare nella vita per affermare se stesso.
Ma ha importanza poi avere l'approvazione, l'accettazione della massa?
Assolutamente no!
Quindi ti rassegni al fatto che non puoi piacere a tutti, te ne fai una ragione e smetti di sentirtene in colpa.
Pensi che in fondo se gli altri non ti apprezzano, forse non sempre dipende solo da te. Forse magari, semplicemente, sono gli altri a non essere alla tua altezza! Con rispetto, naturalmente.

"Ho il cuore grande ma con poche stanze e pochi ospiti, preferisco così.
  Chi ci entra non si sente soffocare, si sente comodo.  Si sente a casa."

martedì 3 marzo 2015

L' aura di Laura.

Bellissima, stamani è davvero una splendida giornata: l'aria tiepida, i colori vividi e brillanti, in aria tutto un rincorrersi di cinguettii, sugli alberi i primi germogli e nell'aiuola sono spuntate le violette.
Mi sento bene, ho la primavera addosso e mi metto di lena a far le cose........forse troppo di lena.
A un tratto sento un dolore forte al centro del petto. Lì per lì non mi preoccupo. Penso alla posizione a spalle piegate, o ad una boccata d'aria. Io non mi spavento facilmente. Però non passa, anzi.....Mi gira anche un po' la testa e...insomma, è meglio se mi siedo. In fondo sono sola in casa e se ne sentono talmente tante....
Avverto il ticchettio dell'orologio e cerco di impormi una respirazione controllata, socchiudendo gli occhi. Lo chiamano training autogeno...e funziona, funziona sempre.
Solo che stavolta non visualizzo boschi o prati ma il visino di Lei, con quegli   occhi dall'espressione così intelligente e buona...lei, la mia nipotina Laura.
E' normale che il mio pensiero la cerchi e la raggiunga. E' ancora così piccola, tutta da plasmare, con quell'aura così luminosa e pura come solo i bambini possono avere, e nella quale mi immergo quando stiamo insieme.
Laura è il mio amore grande, la mia grande scommessa per il futuro. Lei mi adora! Le piace quello che faccio, quello che dico, mi ama per come sono. Forse mi trova strana, certo non convenzionale, particolare, speciale insomma.
Ha appena otto anni ma sa benissimo cosa vuole. Ha già chiari i suoi interessi e tra questi, ringraziando Dio, ci sono anch'io, anche se ci vediamo poco, troppo poco.Lei così piena di ammirazione per me, piena di riguardi e gesti carini, sempre così affettuosa e premurosa. A noi il tempo per stare insieme non basta mai. Abbiamo sempre un sacco di cose da dirci, da raccontarci. E ogni sabato che, non avendo scuola, vuol passare qui con noi, è sempre un'avventura nuova.
A volte la guardo di sottecchi e penso al poco tempo che ho a disposizione per trasmetterle le cose che vorrei conoscesse.
E se il tempo poi si interrompesse all'improvviso? Ma no, non ci voglio neanche pensare.
Le devo parlare di valori importanti come la lealtà, la tolleranza, il rispetto, la fiducia in se stessa, l'importanza della valorizzazione, dello studio , della disciplina, delle regole..........Poi mi chiedo: "Ma perché? Sono stata così liberale con i miei figli ed ora vorrei inquadrare proprio lei? Questo splendido fiore di campo che ama gli animali, le piante, la vita all'aria aperta. Questa gemma preziosa che pende dalle mie labbra e ama frugare tra i miei libri, immergersi nei miei scritti. Che ci pensino i suoi genitori ad educarla, non è un compito mio. Io voglio godermela fin che posso raggiungendola nel suo mondo, non trascinandola nel nostro. Voglio nutrirla di sogni e di magie.
"Caccia fuori le parole nonna!" è il suo grido di battaglia.
Ed io parto in quarta con i miei ricordi più belli, con la narrazione delle nostre tradizioni, con le mie fantasie romanzate che ci trascinano in mondi incantati popolati da gnomi e fate. La nutro di parole che deve imparare a far sue e ad usarle senza timore elaborandole e plasmandole a suo piacimento.
Le piace da morire sedersi con me sul letto in camera mia, dove le pareti di un bel verde muschio   danno l'impressione di trovarsi in un bosco incantato e la sponda del letto sembra un candido cancello pronto ad aprirsi su un mondo immaginario dove non c'è violenza, cattiveria, paura. Un mondo dove gli angeli e le farfalle sparse qua e là o appese alla parete, la fanno da padroni. E' in quel mondo che mi piace portarla e che voglio condividere con lei. Perché se cresce con la speranza e l'amore nel cuore, se riesce a capire che la fantasia e la leggerezza aiutano nei momenti bui, se riesco a non farle aver timore degli "orchi " e delle "streghe"che ci circondano o a saper affrontare il brutto con consapevolezza della forza che abbiamo dentro, allora forse posso riuscire a darle una marcia in più. Tutto il resto poi sarà la vita stessa ad insegnarglielo.
Non potrò certo preservarla dai  mali del mondo, ma posso darle gli strumenti per aiutarla a capire che dentro noi ci sono tutte le forze che ci occorrono. Le voglio insegnare che le uniche cose davvero nostre sono i sogni e la nostra libertà di pensiero che nessuno dovrà mai ingabbiare. Voglio che impari ad inseguire le sue passioni, perché sono le passioni che ci trascinano avanti,
Ma mi serve tempo accidenti. ho bisogno di più tempo.......e all'improvviso mi rendo conto che quel fastidioso dolore è passato.
Apro gli occhi e guardo l'orologio alla parete.....saranno trascorsi al massimo due minuti, due brevi minuti in cui sono riuscita a pensare intensamente a un sacco di cose.....da fare, da programmare.        Sorrido. Fortunatamente, come direbbe un mio amico :  un ho ancora i vasi insevati ! (Tradotto in italiano : ancora non son pronta per il varo!)
Posso ancora far progetti ed escogitare giochi nuovi da dividere con Laura, il mio amore grande, la mia Guerriera di Luce.Tutte le mie verità, le mie memorie, tutti i miei sogni. Ma voglio farlo con leggerezza, con lievita, con il sorriso. Sì, perché noi insieme ridiamo tanto, ridiamo sempre.                Voglio che mi ricordi scherzosa, giocosa, un po' matta, come in effetti sono. Così che, quando poi da adulta parlerà di me, mi ricorderà come una nonna allegra e spensierata. E a chi le chiederà come mai lei risponderà con sicurezza:. "Semplice, a lei faceva schifo la tristezza!"



                             TI  AMERO'

Farò della mia anima uno scrigno per la tua anima,
del tuo cuore una dimora per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro per le tue pene.
Ti amerò come le praterie amano la primavera
e vivrò in te la vita di un fiore sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle canta l'eco delle campane,
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta la storia delle onde.

                                                        Kalhil Gibran 

venerdì 13 febbraio 2015

Pandora

"Sarai felice, mi disse la vita, ma prima ti renderò forte!"


E così fui soprannominata "Pandora". Mi chiamavano così, amici e parenti.Forse per il mio aspetto paciocco, forse per i miei colori, non lo so. Fatto sta che , oltre al mio nome particolare e desueto (Alfreda: consigliera degli elfi o elfo consigliere), anche il mio appellativo è stato "premonitore".
Pandora, figurazione della terra che tutto dona, cui Zeus consegnò un orcio contenente tutti i mali che, ovviamente, vinta dalla curiosità di aprirlo, sparse poi per tutto il mondo.
Ecco, è cominciato da lì il grande senso di responsabilità che mi ha accompagnata sin qui, alla soglia del mio .....esimo compleanno.
"Te sei nata vecchia!" mi diceva mio padre. Riferendosi certo alla mia maturità precoce piuttosto che  al mio spirito.
Già, ma che genere di persona sono stata? E come sono diventata in questi anni? Io, chi sono?
Lungi da me l'idea di far bilanci ché ancora è presto, Voglio provare a tracciare un profilo di me stessa prima che qualcun altro ci provi " in ricordo di.."  Tieh! Mi descrivo da sola, grazie.
Sono stata una bambina buona, rispettosa, senza pretese, cresciuta sana, all'aria aperta e molto silenziosa. Proprio presa e buttata lì come un coriandolo. Ascoltavo e pensavo, pensavo piano per non dare fastidio a nessuno.
Poi da adolescente son diventata irrequieta, come vento instabile che scompiglia il mare. Ho inseguito utopie, speranze da ragazza semplice, sognatrice. Sempre in fermento. Ed   ero carina, non lo nego. Non vistosa, non appariscente, ma con qualcosa che accalappiava, attirava l'attenzione, anche se poco consapevole e, purtroppo, difficilmente addomesticabile.
Alle volte penso che dovrei chiedere scusa a me stessa per aver creduto di non essere mai abbastanza.
Poi ho aperto il vaso....e mi è capitato di tutto e di più.
Sono passata attraverso tante dure prove e ne sono uscita, ammaccata ma intera. Per carità, mica penso di essere migliore di altri o più sfortunata. Lo dico solo perché ritengo, presuntuosamente, di avere tante cose da dire e l'ambizione di essere in grado di saper raccontare una storia, quella che mi ha portata ad essere come sono.
Dell'infanzia mi trascino dietro la paura del buio (ancora dormo con un piccolo lume acceso) e quella che comunemente si definisce "gelosia" o "possessività", ma che io chiamo, più esplicativamente :"sindrome dell'abbandono". Perché succede sempre, ogni volta che mi affeziono a qualcuno. Mi assale la paura di perderli, amicizie, amori.La paura che si preferisca qualcun altro a me. Allo stesso modo come, da piccola, soffrivo ogni volta che temevo di perdere l'amore o l'attenzione esclusiva di mio padre.
Cosa ci posso fare, ora ci ragiono, o almeno ci provo, ma una morsa allo stomaco quando "credo" di essere messa da parte ancora mi assale.
D'altronde la mia fervida immaginazione ha ricamato parecchia della mia vita,  e, seppure ho capito, imparato che non si possono vivere le fantasie, è anche vero che la fantasia aiuta a vivere. E quando ci sono dentro, lascio fuori la vita senza poesia.
Forse per questo sono felice con poco.  Vivo di emozioni e nessuno può mettere un cancello alla mia libertà mentale.
Oddio, detta così sembro una folle priva di senno, ma in effetti nella realtà del mondo ho rischiato di annegare , e più di una volta.
Il fatto è che quelle come me si rimproverano sempre di non fare mai abbastanza e stringono i pugni per non farsi vedere a piangere.
Quelle come me hanno bisogno di abbandonarsi agli abbracci, di fidarsi, e arrossiscono quando ricevono un gesto gentile o un complimento.
Quelle come me raccolgono con pazienza i cocci di un vaso rotto, e con pazienza lo rimettono insieme pur rischiando di ferirsi.
Quelle come me non amano le sfilacciature ma preferiscono i tagli netti, le porte sbattute sulla parola fine. Eppure sono capaci di tornare indietro a riprendersi un amico rimettendo in gioco tutto, pur di ritrovare un sorriso.
Quelle come me ti guardano dritto negli occhi e ti scrutano fino ad arrivarti al centro dell'anima dove i cuori si toccano. E non ne escono più.
Amo l'istinto più della logica perché ho capito che nulla è più reale di una sconfinata sensazione. Amo i gesti spontanei ed ho imparato a selezionare.. So chi voglio accanto e la solitudine non mi spaventa più, perché l'esperienza mi ha fatto capire che essa non dipende dalla presenza o assenza di qualcuno ma anzi, le persone a volte occupano i tuoi spazi e te li rubano, senza offrirti in cambio una vera compagnia. Allora preferisco ballare sola al centro del mio mondo, piuttosto che nell'angolo della vita di qualcuno.
Ho imparato che non si può esigere l'amore  e che non si possono evitare dolori, ansie, tristezze, delusioni e notti insonni costruendo dighe intorno a noi. Dobbiamo semplicemente lasciare che la vita ci corra incontro, scorra verso di noi e ci avvolga, ne più ne meno di come vivono i fiori, le piante, senza costringerla, mortificarla, spegnerla o cercare di imbrigliarla. Dobbiamo smettere di recitare una parte.
Si rischia, certo.ma si vive. Di errori ne ho fatti parecchi, ma mai cattive azioni, non ne sono capace, anche se non dimentico i torti subiti. Ma non aspiro alla vendetta né porto rancori . E questo mi da forza. La forza di andare avanti ancora e, spero, ancora. E sapete che vi dico? Mi piacciono le  persone come  me e sono sicura che un domani, alla fine del viaggio, Lui senz'altro perdonerà i miei errori e mi darà l'assoluzione. Se non altro, per insufficienza di prove.

martedì 30 dicembre 2014

L'anno che verrà

Ci siamo, anche quest'anno volge al termine, ed è subito un rincorrersi di auguri e baci nella speranza che , da domani, qualcosa cambi , che tutto possa essere migliore.
Niente di male, per carità, "usa così". Ma per quel che mi riguarda, tutta questa stucchevole retorica mi ha stufata.
Lo so che il tempo è suddiviso in giorni, mesi, anni e così via, ma la vita è un'altra cosa. La vita si scandisce in periodi, momenti...
Come posso classificare con un aggettivo l'anno appena trascorso, se almeno per metà è stato così brutto da non aver neanche voglia di viverlo. Così stressante da farti gettare nell'oblio alcuni momenti, da farteli celare così nel profondo di te da non ritrovarli quasi più. E avresti voglia di fermarti, lasciarti andare in balia delle cose ma sai, dentro lo sai, che non puoi permettertelo, che devi tener duro. Perché il cammino è sempre, sempre da ricominciare.
Allora ti ritrovi a un bivio e devi scegliere : o lasciarsi portare dalla corrente o reagire, dare un colpo di reni.
Per quel che riguarda me, per natura scelgo le sfide.
La vita facile mi annoia, è esaustiva. Il cercare sempre una meta, invece, ti da una spinta propulsiva straordinaria. Ed è allora che avviene la svolta.
Si, accade, e di colpo capisci che nella vita hai un unico vero grande nemico: te stesso.
Bisogna imparare ad aver più cura del nostro io, a stimarci di più.
Rinchiudersi non serve a niente. Se chiudi la porta pensando di proteggerti, la tristezza non può uscire e l'allegria non può entrare. Se non credi in te stesso nessuno ti crederà, e se temi che ci siano persone che possono nuocerti, evita di attribuir loro istintivamente la colpa di quel che accade, ma chiediti piuttosto da quanto tempo eri alla ricerca di simili individui, perché niente è per caso. Questa è la sfida, questa è la vita!
Il segreto non è prendersi cura delle farfalle, ma prendersi cura del giardino affinché le farfalle vengano da te.
Alla fine troverai non ciò che ti mancava, ciò che stavi cercando, ma chi stava cercando te. E arrivi al giro di boa.La vita ti sorprende regalandoti cose che neanche ricordavi più di aver desiderato.
La seconda metà di quest'anno mi ha portato doni che mi hanno scrollato dalle spalle chili di fardelli, anni di solitudine.
Ho ricominciato a ridere, a scherzare, a far progetti. A vivere insomma.
Mica son spariti i problemi, ci mancherebbe. Non sono Mary fottutissima Poppins, che diamine.
Ma se ti senti meglio, più forte, più serena, se non ti senti sola, riesci ad affrontarli in modo diverso,
a ridimensionarli in qualche maniera.
E automaticamente torni ad essere per tutti  quel punto di forza, quell'esempio che il tuo ruolo ti ha sempre imposto di essere.
Sì, credetemi, le persone che decidiamo di avere vicine sono importanti. Bisogna scegliere di avvicinarci a chi è propositivo, a chi sa sorridere tendendo una mano, a chi ha storie da raccontare e lo fa con il sorriso negli occhi, perché la gioia è contagiosa e trova sempre una soluzione.
A tal proposito voglio ringraziare tutti gli amici, vecchi e nuovi che mi sono vicini e mi accarezzano l'anima donandomi sogni nei giorni in cui la realtà mi maltratta.
Quegli amici che hanno scelto me, i miei sorrisi, le mie incazzature, le mie follie. I miei pensieri a volte troppo veloci, le mie mille idee, che accolgono le mie paranoie, le mie insicurezze. Che sanno alleggerirmi la giornata con un " buongiorno ", o scaldarmi il cuore con una "  buonanotte".
E non devo neanche aspettare che inizi un nuovo anno per sperare. A me va già bene così, che questo periodo continui.
Non ho più l'età per rincorrere l'utopia di una vera o presunta  felicità. Preferisco sedere e godermi questa serenità o continuare ad andare a spasso con i miei sogni e la mia fantasia.
Godermi la quotidianità dei gesti comuni, dei "riti". Quei piccoli momenti semplici e importanti che ti rendono prezioso ogni momento e ti regalano "il colore del grano"!
Questo è l'augurio che di cuore rivolgo a tutti quelli che hanno la bontà di leggermi.E chiudo dedicando questi pensieri alla mia paziente e preziosa amica Perla e a tutte le persone che rendono preziosa la mia vita facendomi sentire importante. Un bacio.


Un estratto de "Il piccolo principe"

"Chi sei?" chiese il piccolo principe "sei molto carino"
"Sono una volpe" disse la volpe
"Vieni a giocare con me, sono così triste" le propose il piccolo principe.....
"Non posso......non sono addomesticata" rispose la volpe.
"Cosa vuol dire addomesticare.........creare dei legami?" chiese il piccolo principe.
"Certo" disse la volpe "Tu , fino ad ora, per me non sei che un estraneo, un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unico al mondo....Riconoscerò un rumore di passi....e poi guarda! Vedi i campi di grano? Non mi ricordano nulla......è triste. Ma tu hai i capelli color dell'oro, allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticata. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te......e amerò il rumore del vento nel grano.....E se tu vieni, per esempio, tutti i giorni alle quattro, alle tre io comincerò ad essere felice.....Ci vogliono i riti!"
"E che cos'è un rito" disse il piccolo principe
"E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni....."
Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah, piangerò" disse la volpe.
"La colpa è tua, io non volevo farti male, ma tu hai voluto che io ti addomesticassi...."
"E' vero!" disse la volpe
"Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
"E' certo!"
"Ma allora che ci guadagni?"
"Ci guadagnerò" disse la volpe, " il colore del grano!"


                                                        Antoine De Saint-Exupéry.

venerdì 5 dicembre 2014

Nel segno dell'Infinito

"...e poi Dio creò l'uomo e lo fece a Sua immagine e somiglianza!"
O almeno così ci hanno sempre detto. Ma chi sa cosa si cela dietro queste parole, perché alcuni proprio bene non son venuti.
Che strane creature sono gli uomini! Questi esseri così complessi nella loro semplicità....questi che dovrebbero essere i nostri sostegni nella vita, i nostri compagni di viaggio, coloro da ritrovare a fine percorso e con cui poter giungere fino in fondo.
Invece eccoli lì : evanescenti, sfuggenti, eternamente indecisi tra quello che sentono di essere e quello che vogliono apparire.
Mi chiedo cosa avrebbe fatto Adamo della mela se non ci fosse stata Eva....certamente avrebbe ceduto alla tentazione di usarla per palleggiare, imparando a passarsela da un piede all'altro.
E' stato necessario creare una donna per risolvere la situazione.
Ne è nato un po' di casino, è vero. Ma almeno è cominciata la vita!
Anche il fatto che Lui ci abbia fatte nascere da una cosa così piccola ma così vicina al cuore dell'uomo ha probabilmente un senso, ma nessuno si sofferma a cercarlo.
Per il maschio, quello comune intendo, pensare è troppo faticoso. Farsi domande, chiedersi il perché, essere un po' introspettivi insomma, per carità. Loro sono nati per fare,fare e basta.
E si identificano talmente tanto in quello che fanno, da dimenticarsi spesso di "essere".Poi una volta usciti dal loro ruolo sociale, si smarriscono, non si trovano più.
Non più guerrieri, non più condottieri, non più eroi. Solo uomini con del tempo libero da riorganizzare e finalmente da ........"condividere"? "  Macché, non se ne parla nemmeno. Piuttosto mi prendo un cane, o vado a pesca, o in palestra."
Sarei stata curiosa di sapere cosa ha fatto Ulisse dopo che, stufo di saltare da un'avventura all'altra, se ne è tornato a casa. .Senz'altro una volta sfogata la sua ira ( giù le mani dalle mie cose) , si sarà annoiato.
Loro sono così, gli uomini intendo. Neanche per un attimo si soffermano a pensare alla fatica che a noi è occorsa per tirare avanti durante le loro assenze. Eppure lo sanno qual'è la nostra forza.
Da noi attingono, attingono sempre. Alla nostra resistenza, alla nostra inventiva, alla nostra praticità, al nostro saperci adeguare e barcamenare sempre.
Senza considerare poi come si nutrono della nostra energia, la nostra positività, creatività, poesia........
Che ne sarebbe stato di Giacomo senza Silvia, di Dante senza Beatrice, del Petrarca senza Laura e via dicendo. Ma di che avrebbero parlato?
Intendiamoci, va bene così, è giusto così, anzi, deve essere così.Se solo poi ce lo riconoscessero. Ma ammettere il loro bisogno di noi sarebbe come riconoscere una loro debolezza.
Certo anche noi donne ci mettiamo del nostro, mica siamo immuni da errori.Loro vivono di impulsi e noi di istinti.
Saccenti, petulanti, puntigliose e polemiche. Eterne insicure.
Alle volte siamo così spaventate all'idea di poterli perdere che accettiamo di tutto: di esser messe da parte, messe in panchina. Chiniamo la testa e ci adeguiamo senza renderci conto che, annullando noi stesse, non abbiamo più niente da offrire.
No, così non funziona, non può andare. O almeno, non più.
Ci vuole coscienza e consapevolezza, per loro e di noi.In fondo, pur frivoli, insicuri, piacioni, a volte scontrosi , permalosi, impulsivi, con il  passare dell'età acuiscono le loro debolezze. è vero,ma non sono mica stupidi!
Lo sanno benissimo, loro, cosa vogliono. Ma soprattutto non vogliono rotture di scatole. Non vogliono porsi tante domande ne tanto meno rispondere a tanti perché. Quelle son cose che lasciano volentieri a noi, che siamo esperte nell'aggrovigliare cervelli riuscendo a complicare anche le cose semplici.
Perché a loro piacciono le donne, sì, ma preferiscono quelle poco impegnative. Le donne più...donne, quella che ogni tanto ti costringono a guardarti dentro, quelle sono "pericolose" e scomode.
Eppure basterebbe tanto poco. Non devono provare a capirci, a decifrarci, sarebbe un' impresa inutile, una battaglia persa in partenza.
Devono solo amarci, amarci e basta. Prendersi cura di noi, coccolarci, farci sentire importanti. Insomma, "intere" per una volta. Ci basta un pensiero, un garbo. Non chiediamo tanto, solo di essere rispettate.
Del resto noi non siamo solo noi, ma anche chi ci portiamo dentro. E se vi lasciamo questi posti privilegiati al nostro centro, è perché ogni tanto vorremmo che  ci permetteste di entrare in voi, nel vostro intimo.Per vivere di scambi, di sensazioni. I nostri dovrebbero essere due mondi che si intersecano, uniti ma distinti. Come nel segno dell'infinito.
Bisognerebbe lasciare sempre  un mare in moto tra le sponde delle nostre rive, per crescere vicini ma indipendenti, come le colonne di un tempio.
Può sembrare un processo complesso, lo so. Eppure è la cosa più semplice del mondo: il rispetto reciproco.
Naturalmente questa è la mia visione, il mio pensiero. Non pretendo che passi come un dogma.
Prendetelo come un consiglio, specie i più giovani, perché alla mia età si è imparato a dare il giusto valore alle cose. E credetemi, niente appaga di più dell'essere in armonia con noi stessi e con gli altri
Per questo, seguendo un istinto profondo, mi sento di consigliare alle donne un uomo che non vi tema,che ami la vostra forza, che apprezzi la vostra  estrosità e ami la vostra follia.Che punti su di voi e sul vostro coraggio senza volervi vinte né convinte.
Parlo per esperienza credetemi, e a chi mi chiede quanti amori ho avuto, io rispondo di guardare nei boschi per vedere in quante tagliole ho lasciato il mio pelo.

                                             NON mi temere, ed io sarò sicura.
                                             Non mi fermare, ed io sarò più vera.
                                             Non mi negare
                                              e insieme a te sarò un solo cielo.


                                                                                Perla


Le parole finali in corsivo sono di Alda Merini.