La cena di qualche sera fa a casa di Perla non solo è stata piacevole e divertente, ma è stata anche un grosso stimolo per riflettere e ragionare, così, tanto per non perdere il vizio.
Alle volte vorrei davvero riuscire a fermare il turbine dei pensieri, domarli, chiudere la porta al mondo e mettermi in ascolto! Magari.....
Non è proprio un bel periodo questo, mi sento nervosa, intollerante. Non sopporto la massa becera, volgare, superficiale. E questo mi rende irrequieta, mi fa sentire "diversa"
Hanno sempre detto di me che sono una donna forte, volitiva. Ho seguito consigli, dottrine, letture. Ho meditato su me e sui miei limiti. Ho imparato ad "osservare la mente" come fosse un fiume che scorre lasciando arrivare pensieri, immagini, sensazioni, senza pretendere che fosse altro da quello che è.
Ho cercato di correggere i miei difetti ed ho imparato ad accettare la mia solitudine affettiva. Perché è vero che imparando a star da soli si acquista forza, ma poi quello che diventiamo, quello che siamo, dobbiamo donarlo, condividerlo.Se non ci relazioniamo a che serve tutta la nostra crescita, e nel mettermi in gioco ho capito che non si sta male quando si dubita dell'altro, ma quando si dubita di noi stessi, del nostro valore.
Ho acquisito conoscenza, consapevolezza e forza, eppure alle volte mi sento un'aliene, proprio un essere avulso dalla massa. E questo, nonostante tutto, ancora mi fa star male.
Poi capita che ti trovi di fronte persone che davvero hanno lottato e sputato sangue per affermare la loro "diversità", e ti senti una merda.
"Ci sono anime sulle quali viene voglia di affacciarsi come ad una finestra piena di sole!"
Ed eccoli qui i miei nuovi amici che si raccontano, si mettono a nudo senza remore ne falsi pudori. Senza ipocrisia. E ascoltano te, che sei portata a fare altrettanto.
L'apice della serata si raggiunge quando, per provare una maglia che la mia amica vuol regalarmi, tolgo disinvoltamente quella che indosso e rimango in reggiseno davanti a vassoiate di triglie, totani e gamberi fritti che mi osservano perplessi, accompagnata dal gridolino di sgomento di Davide che finge di chiudersi gli occhi, e la "OH" di stupore di Stefano , che neanche la Madonna quando si trovò davanti alla palma traboccante polposi datteri.
Ridiamo. E' tutto facile, naturale, tutto scorre via in allegria, leggerezza, spensieratezza.
Allora pensi: il "diverso" è colui che comunque dovrà lottare nella vita per affermare se stesso.
Ma ha importanza poi avere l'approvazione, l'accettazione della massa?
Assolutamente no!
Quindi ti rassegni al fatto che non puoi piacere a tutti, te ne fai una ragione e smetti di sentirtene in colpa.
Pensi che in fondo se gli altri non ti apprezzano, forse non sempre dipende solo da te. Forse magari, semplicemente, sono gli altri a non essere alla tua altezza! Con rispetto, naturalmente.
"Ho il cuore grande ma con poche stanze e pochi ospiti, preferisco così.
Chi ci entra non si sente soffocare, si sente comodo. Si sente a casa."
giovedì 26 marzo 2015
martedì 3 marzo 2015
L' aura di Laura.
Bellissima, stamani è davvero una splendida giornata: l'aria tiepida, i colori vividi e brillanti, in aria tutto un rincorrersi di cinguettii, sugli alberi i primi germogli e nell'aiuola sono spuntate le violette.
Mi sento bene, ho la primavera addosso e mi metto di lena a far le cose........forse troppo di lena.
A un tratto sento un dolore forte al centro del petto. Lì per lì non mi preoccupo. Penso alla posizione a spalle piegate, o ad una boccata d'aria. Io non mi spavento facilmente. Però non passa, anzi.....Mi gira anche un po' la testa e...insomma, è meglio se mi siedo. In fondo sono sola in casa e se ne sentono talmente tante....
Avverto il ticchettio dell'orologio e cerco di impormi una respirazione controllata, socchiudendo gli occhi. Lo chiamano training autogeno...e funziona, funziona sempre.
Solo che stavolta non visualizzo boschi o prati ma il visino di Lei, con quegli occhi dall'espressione così intelligente e buona...lei, la mia nipotina Laura.
E' normale che il mio pensiero la cerchi e la raggiunga. E' ancora così piccola, tutta da plasmare, con quell'aura così luminosa e pura come solo i bambini possono avere, e nella quale mi immergo quando stiamo insieme.
Laura è il mio amore grande, la mia grande scommessa per il futuro. Lei mi adora! Le piace quello che faccio, quello che dico, mi ama per come sono. Forse mi trova strana, certo non convenzionale, particolare, speciale insomma.
Ha appena otto anni ma sa benissimo cosa vuole. Ha già chiari i suoi interessi e tra questi, ringraziando Dio, ci sono anch'io, anche se ci vediamo poco, troppo poco.Lei così piena di ammirazione per me, piena di riguardi e gesti carini, sempre così affettuosa e premurosa. A noi il tempo per stare insieme non basta mai. Abbiamo sempre un sacco di cose da dirci, da raccontarci. E ogni sabato che, non avendo scuola, vuol passare qui con noi, è sempre un'avventura nuova.
A volte la guardo di sottecchi e penso al poco tempo che ho a disposizione per trasmetterle le cose che vorrei conoscesse.
E se il tempo poi si interrompesse all'improvviso? Ma no, non ci voglio neanche pensare.
Le devo parlare di valori importanti come la lealtà, la tolleranza, il rispetto, la fiducia in se stessa, l'importanza della valorizzazione, dello studio , della disciplina, delle regole..........Poi mi chiedo: "Ma perché? Sono stata così liberale con i miei figli ed ora vorrei inquadrare proprio lei? Questo splendido fiore di campo che ama gli animali, le piante, la vita all'aria aperta. Questa gemma preziosa che pende dalle mie labbra e ama frugare tra i miei libri, immergersi nei miei scritti. Che ci pensino i suoi genitori ad educarla, non è un compito mio. Io voglio godermela fin che posso raggiungendola nel suo mondo, non trascinandola nel nostro. Voglio nutrirla di sogni e di magie.
"Caccia fuori le parole nonna!" è il suo grido di battaglia.
Ed io parto in quarta con i miei ricordi più belli, con la narrazione delle nostre tradizioni, con le mie fantasie romanzate che ci trascinano in mondi incantati popolati da gnomi e fate. La nutro di parole che deve imparare a far sue e ad usarle senza timore elaborandole e plasmandole a suo piacimento.
Le piace da morire sedersi con me sul letto in camera mia, dove le pareti di un bel verde muschio danno l'impressione di trovarsi in un bosco incantato e la sponda del letto sembra un candido cancello pronto ad aprirsi su un mondo immaginario dove non c'è violenza, cattiveria, paura. Un mondo dove gli angeli e le farfalle sparse qua e là o appese alla parete, la fanno da padroni. E' in quel mondo che mi piace portarla e che voglio condividere con lei. Perché se cresce con la speranza e l'amore nel cuore, se riesce a capire che la fantasia e la leggerezza aiutano nei momenti bui, se riesco a non farle aver timore degli "orchi " e delle "streghe"che ci circondano o a saper affrontare il brutto con consapevolezza della forza che abbiamo dentro, allora forse posso riuscire a darle una marcia in più. Tutto il resto poi sarà la vita stessa ad insegnarglielo.
Non potrò certo preservarla dai mali del mondo, ma posso darle gli strumenti per aiutarla a capire che dentro noi ci sono tutte le forze che ci occorrono. Le voglio insegnare che le uniche cose davvero nostre sono i sogni e la nostra libertà di pensiero che nessuno dovrà mai ingabbiare. Voglio che impari ad inseguire le sue passioni, perché sono le passioni che ci trascinano avanti,
Ma mi serve tempo accidenti. ho bisogno di più tempo.......e all'improvviso mi rendo conto che quel fastidioso dolore è passato.
Apro gli occhi e guardo l'orologio alla parete.....saranno trascorsi al massimo due minuti, due brevi minuti in cui sono riuscita a pensare intensamente a un sacco di cose.....da fare, da programmare. Sorrido. Fortunatamente, come direbbe un mio amico : un ho ancora i vasi insevati ! (Tradotto in italiano : ancora non son pronta per il varo!)
Posso ancora far progetti ed escogitare giochi nuovi da dividere con Laura, il mio amore grande, la mia Guerriera di Luce.Tutte le mie verità, le mie memorie, tutti i miei sogni. Ma voglio farlo con leggerezza, con lievita, con il sorriso. Sì, perché noi insieme ridiamo tanto, ridiamo sempre. Voglio che mi ricordi scherzosa, giocosa, un po' matta, come in effetti sono. Così che, quando poi da adulta parlerà di me, mi ricorderà come una nonna allegra e spensierata. E a chi le chiederà come mai lei risponderà con sicurezza:. "Semplice, a lei faceva schifo la tristezza!"
TI AMERO'
Farò della mia anima uno scrigno per la tua anima,
del tuo cuore una dimora per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro per le tue pene.
Ti amerò come le praterie amano la primavera
e vivrò in te la vita di un fiore sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle canta l'eco delle campane,
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta la storia delle onde.
Kalhil Gibran
Mi sento bene, ho la primavera addosso e mi metto di lena a far le cose........forse troppo di lena.
A un tratto sento un dolore forte al centro del petto. Lì per lì non mi preoccupo. Penso alla posizione a spalle piegate, o ad una boccata d'aria. Io non mi spavento facilmente. Però non passa, anzi.....Mi gira anche un po' la testa e...insomma, è meglio se mi siedo. In fondo sono sola in casa e se ne sentono talmente tante....
Avverto il ticchettio dell'orologio e cerco di impormi una respirazione controllata, socchiudendo gli occhi. Lo chiamano training autogeno...e funziona, funziona sempre.
Solo che stavolta non visualizzo boschi o prati ma il visino di Lei, con quegli occhi dall'espressione così intelligente e buona...lei, la mia nipotina Laura.
E' normale che il mio pensiero la cerchi e la raggiunga. E' ancora così piccola, tutta da plasmare, con quell'aura così luminosa e pura come solo i bambini possono avere, e nella quale mi immergo quando stiamo insieme.
Laura è il mio amore grande, la mia grande scommessa per il futuro. Lei mi adora! Le piace quello che faccio, quello che dico, mi ama per come sono. Forse mi trova strana, certo non convenzionale, particolare, speciale insomma.
Ha appena otto anni ma sa benissimo cosa vuole. Ha già chiari i suoi interessi e tra questi, ringraziando Dio, ci sono anch'io, anche se ci vediamo poco, troppo poco.Lei così piena di ammirazione per me, piena di riguardi e gesti carini, sempre così affettuosa e premurosa. A noi il tempo per stare insieme non basta mai. Abbiamo sempre un sacco di cose da dirci, da raccontarci. E ogni sabato che, non avendo scuola, vuol passare qui con noi, è sempre un'avventura nuova.
A volte la guardo di sottecchi e penso al poco tempo che ho a disposizione per trasmetterle le cose che vorrei conoscesse.
E se il tempo poi si interrompesse all'improvviso? Ma no, non ci voglio neanche pensare.
Le devo parlare di valori importanti come la lealtà, la tolleranza, il rispetto, la fiducia in se stessa, l'importanza della valorizzazione, dello studio , della disciplina, delle regole..........Poi mi chiedo: "Ma perché? Sono stata così liberale con i miei figli ed ora vorrei inquadrare proprio lei? Questo splendido fiore di campo che ama gli animali, le piante, la vita all'aria aperta. Questa gemma preziosa che pende dalle mie labbra e ama frugare tra i miei libri, immergersi nei miei scritti. Che ci pensino i suoi genitori ad educarla, non è un compito mio. Io voglio godermela fin che posso raggiungendola nel suo mondo, non trascinandola nel nostro. Voglio nutrirla di sogni e di magie.
"Caccia fuori le parole nonna!" è il suo grido di battaglia.
Ed io parto in quarta con i miei ricordi più belli, con la narrazione delle nostre tradizioni, con le mie fantasie romanzate che ci trascinano in mondi incantati popolati da gnomi e fate. La nutro di parole che deve imparare a far sue e ad usarle senza timore elaborandole e plasmandole a suo piacimento.
Le piace da morire sedersi con me sul letto in camera mia, dove le pareti di un bel verde muschio danno l'impressione di trovarsi in un bosco incantato e la sponda del letto sembra un candido cancello pronto ad aprirsi su un mondo immaginario dove non c'è violenza, cattiveria, paura. Un mondo dove gli angeli e le farfalle sparse qua e là o appese alla parete, la fanno da padroni. E' in quel mondo che mi piace portarla e che voglio condividere con lei. Perché se cresce con la speranza e l'amore nel cuore, se riesce a capire che la fantasia e la leggerezza aiutano nei momenti bui, se riesco a non farle aver timore degli "orchi " e delle "streghe"che ci circondano o a saper affrontare il brutto con consapevolezza della forza che abbiamo dentro, allora forse posso riuscire a darle una marcia in più. Tutto il resto poi sarà la vita stessa ad insegnarglielo.
Non potrò certo preservarla dai mali del mondo, ma posso darle gli strumenti per aiutarla a capire che dentro noi ci sono tutte le forze che ci occorrono. Le voglio insegnare che le uniche cose davvero nostre sono i sogni e la nostra libertà di pensiero che nessuno dovrà mai ingabbiare. Voglio che impari ad inseguire le sue passioni, perché sono le passioni che ci trascinano avanti,
Ma mi serve tempo accidenti. ho bisogno di più tempo.......e all'improvviso mi rendo conto che quel fastidioso dolore è passato.
Apro gli occhi e guardo l'orologio alla parete.....saranno trascorsi al massimo due minuti, due brevi minuti in cui sono riuscita a pensare intensamente a un sacco di cose.....da fare, da programmare. Sorrido. Fortunatamente, come direbbe un mio amico : un ho ancora i vasi insevati ! (Tradotto in italiano : ancora non son pronta per il varo!)
Posso ancora far progetti ed escogitare giochi nuovi da dividere con Laura, il mio amore grande, la mia Guerriera di Luce.Tutte le mie verità, le mie memorie, tutti i miei sogni. Ma voglio farlo con leggerezza, con lievita, con il sorriso. Sì, perché noi insieme ridiamo tanto, ridiamo sempre. Voglio che mi ricordi scherzosa, giocosa, un po' matta, come in effetti sono. Così che, quando poi da adulta parlerà di me, mi ricorderà come una nonna allegra e spensierata. E a chi le chiederà come mai lei risponderà con sicurezza:. "Semplice, a lei faceva schifo la tristezza!"
TI AMERO'
Farò della mia anima uno scrigno per la tua anima,
del tuo cuore una dimora per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro per le tue pene.
Ti amerò come le praterie amano la primavera
e vivrò in te la vita di un fiore sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle canta l'eco delle campane,
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta la storia delle onde.
Kalhil Gibran
venerdì 13 febbraio 2015
Pandora
"Sarai felice, mi disse la vita, ma prima ti renderò forte!"
E così fui soprannominata "Pandora". Mi chiamavano così, amici e parenti.Forse per il mio aspetto paciocco, forse per i miei colori, non lo so. Fatto sta che , oltre al mio nome particolare e desueto (Alfreda: consigliera degli elfi o elfo consigliere), anche il mio appellativo è stato "premonitore".
Pandora, figurazione della terra che tutto dona, cui Zeus consegnò un orcio contenente tutti i mali che, ovviamente, vinta dalla curiosità di aprirlo, sparse poi per tutto il mondo.
Ecco, è cominciato da lì il grande senso di responsabilità che mi ha accompagnata sin qui, alla soglia del mio .....esimo compleanno.
"Te sei nata vecchia!" mi diceva mio padre. Riferendosi certo alla mia maturità precoce piuttosto che al mio spirito.
Già, ma che genere di persona sono stata? E come sono diventata in questi anni? Io, chi sono?
Lungi da me l'idea di far bilanci ché ancora è presto, Voglio provare a tracciare un profilo di me stessa prima che qualcun altro ci provi " in ricordo di.." Tieh! Mi descrivo da sola, grazie.
Sono stata una bambina buona, rispettosa, senza pretese, cresciuta sana, all'aria aperta e molto silenziosa. Proprio presa e buttata lì come un coriandolo. Ascoltavo e pensavo, pensavo piano per non dare fastidio a nessuno.
Poi da adolescente son diventata irrequieta, come vento instabile che scompiglia il mare. Ho inseguito utopie, speranze da ragazza semplice, sognatrice. Sempre in fermento. Ed ero carina, non lo nego. Non vistosa, non appariscente, ma con qualcosa che accalappiava, attirava l'attenzione, anche se poco consapevole e, purtroppo, difficilmente addomesticabile.
Alle volte penso che dovrei chiedere scusa a me stessa per aver creduto di non essere mai abbastanza.
Poi ho aperto il vaso....e mi è capitato di tutto e di più.
Sono passata attraverso tante dure prove e ne sono uscita, ammaccata ma intera. Per carità, mica penso di essere migliore di altri o più sfortunata. Lo dico solo perché ritengo, presuntuosamente, di avere tante cose da dire e l'ambizione di essere in grado di saper raccontare una storia, quella che mi ha portata ad essere come sono.
Dell'infanzia mi trascino dietro la paura del buio (ancora dormo con un piccolo lume acceso) e quella che comunemente si definisce "gelosia" o "possessività", ma che io chiamo, più esplicativamente :"sindrome dell'abbandono". Perché succede sempre, ogni volta che mi affeziono a qualcuno. Mi assale la paura di perderli, amicizie, amori.La paura che si preferisca qualcun altro a me. Allo stesso modo come, da piccola, soffrivo ogni volta che temevo di perdere l'amore o l'attenzione esclusiva di mio padre.
Cosa ci posso fare, ora ci ragiono, o almeno ci provo, ma una morsa allo stomaco quando "credo" di essere messa da parte ancora mi assale.
D'altronde la mia fervida immaginazione ha ricamato parecchia della mia vita, e, seppure ho capito, imparato che non si possono vivere le fantasie, è anche vero che la fantasia aiuta a vivere. E quando ci sono dentro, lascio fuori la vita senza poesia.
Forse per questo sono felice con poco. Vivo di emozioni e nessuno può mettere un cancello alla mia libertà mentale.
Oddio, detta così sembro una folle priva di senno, ma in effetti nella realtà del mondo ho rischiato di annegare , e più di una volta.
Il fatto è che quelle come me si rimproverano sempre di non fare mai abbastanza e stringono i pugni per non farsi vedere a piangere.
Quelle come me hanno bisogno di abbandonarsi agli abbracci, di fidarsi, e arrossiscono quando ricevono un gesto gentile o un complimento.
Quelle come me raccolgono con pazienza i cocci di un vaso rotto, e con pazienza lo rimettono insieme pur rischiando di ferirsi.
Quelle come me non amano le sfilacciature ma preferiscono i tagli netti, le porte sbattute sulla parola fine. Eppure sono capaci di tornare indietro a riprendersi un amico rimettendo in gioco tutto, pur di ritrovare un sorriso.
Quelle come me ti guardano dritto negli occhi e ti scrutano fino ad arrivarti al centro dell'anima dove i cuori si toccano. E non ne escono più.
Amo l'istinto più della logica perché ho capito che nulla è più reale di una sconfinata sensazione. Amo i gesti spontanei ed ho imparato a selezionare.. So chi voglio accanto e la solitudine non mi spaventa più, perché l'esperienza mi ha fatto capire che essa non dipende dalla presenza o assenza di qualcuno ma anzi, le persone a volte occupano i tuoi spazi e te li rubano, senza offrirti in cambio una vera compagnia. Allora preferisco ballare sola al centro del mio mondo, piuttosto che nell'angolo della vita di qualcuno.
Ho imparato che non si può esigere l'amore e che non si possono evitare dolori, ansie, tristezze, delusioni e notti insonni costruendo dighe intorno a noi. Dobbiamo semplicemente lasciare che la vita ci corra incontro, scorra verso di noi e ci avvolga, ne più ne meno di come vivono i fiori, le piante, senza costringerla, mortificarla, spegnerla o cercare di imbrigliarla. Dobbiamo smettere di recitare una parte.
Si rischia, certo.ma si vive. Di errori ne ho fatti parecchi, ma mai cattive azioni, non ne sono capace, anche se non dimentico i torti subiti. Ma non aspiro alla vendetta né porto rancori . E questo mi da forza. La forza di andare avanti ancora e, spero, ancora. E sapete che vi dico? Mi piacciono le persone come me e sono sicura che un domani, alla fine del viaggio, Lui senz'altro perdonerà i miei errori e mi darà l'assoluzione. Se non altro, per insufficienza di prove.
E così fui soprannominata "Pandora". Mi chiamavano così, amici e parenti.Forse per il mio aspetto paciocco, forse per i miei colori, non lo so. Fatto sta che , oltre al mio nome particolare e desueto (Alfreda: consigliera degli elfi o elfo consigliere), anche il mio appellativo è stato "premonitore".
Pandora, figurazione della terra che tutto dona, cui Zeus consegnò un orcio contenente tutti i mali che, ovviamente, vinta dalla curiosità di aprirlo, sparse poi per tutto il mondo.
Ecco, è cominciato da lì il grande senso di responsabilità che mi ha accompagnata sin qui, alla soglia del mio .....esimo compleanno.
"Te sei nata vecchia!" mi diceva mio padre. Riferendosi certo alla mia maturità precoce piuttosto che al mio spirito.
Già, ma che genere di persona sono stata? E come sono diventata in questi anni? Io, chi sono?
Lungi da me l'idea di far bilanci ché ancora è presto, Voglio provare a tracciare un profilo di me stessa prima che qualcun altro ci provi " in ricordo di.." Tieh! Mi descrivo da sola, grazie.
Sono stata una bambina buona, rispettosa, senza pretese, cresciuta sana, all'aria aperta e molto silenziosa. Proprio presa e buttata lì come un coriandolo. Ascoltavo e pensavo, pensavo piano per non dare fastidio a nessuno.
Poi da adolescente son diventata irrequieta, come vento instabile che scompiglia il mare. Ho inseguito utopie, speranze da ragazza semplice, sognatrice. Sempre in fermento. Ed ero carina, non lo nego. Non vistosa, non appariscente, ma con qualcosa che accalappiava, attirava l'attenzione, anche se poco consapevole e, purtroppo, difficilmente addomesticabile.
Alle volte penso che dovrei chiedere scusa a me stessa per aver creduto di non essere mai abbastanza.
Poi ho aperto il vaso....e mi è capitato di tutto e di più.
Sono passata attraverso tante dure prove e ne sono uscita, ammaccata ma intera. Per carità, mica penso di essere migliore di altri o più sfortunata. Lo dico solo perché ritengo, presuntuosamente, di avere tante cose da dire e l'ambizione di essere in grado di saper raccontare una storia, quella che mi ha portata ad essere come sono.
Dell'infanzia mi trascino dietro la paura del buio (ancora dormo con un piccolo lume acceso) e quella che comunemente si definisce "gelosia" o "possessività", ma che io chiamo, più esplicativamente :"sindrome dell'abbandono". Perché succede sempre, ogni volta che mi affeziono a qualcuno. Mi assale la paura di perderli, amicizie, amori.La paura che si preferisca qualcun altro a me. Allo stesso modo come, da piccola, soffrivo ogni volta che temevo di perdere l'amore o l'attenzione esclusiva di mio padre.
Cosa ci posso fare, ora ci ragiono, o almeno ci provo, ma una morsa allo stomaco quando "credo" di essere messa da parte ancora mi assale.
D'altronde la mia fervida immaginazione ha ricamato parecchia della mia vita, e, seppure ho capito, imparato che non si possono vivere le fantasie, è anche vero che la fantasia aiuta a vivere. E quando ci sono dentro, lascio fuori la vita senza poesia.
Forse per questo sono felice con poco. Vivo di emozioni e nessuno può mettere un cancello alla mia libertà mentale.
Oddio, detta così sembro una folle priva di senno, ma in effetti nella realtà del mondo ho rischiato di annegare , e più di una volta.
Il fatto è che quelle come me si rimproverano sempre di non fare mai abbastanza e stringono i pugni per non farsi vedere a piangere.
Quelle come me hanno bisogno di abbandonarsi agli abbracci, di fidarsi, e arrossiscono quando ricevono un gesto gentile o un complimento.
Quelle come me raccolgono con pazienza i cocci di un vaso rotto, e con pazienza lo rimettono insieme pur rischiando di ferirsi.
Quelle come me non amano le sfilacciature ma preferiscono i tagli netti, le porte sbattute sulla parola fine. Eppure sono capaci di tornare indietro a riprendersi un amico rimettendo in gioco tutto, pur di ritrovare un sorriso.
Quelle come me ti guardano dritto negli occhi e ti scrutano fino ad arrivarti al centro dell'anima dove i cuori si toccano. E non ne escono più.
Amo l'istinto più della logica perché ho capito che nulla è più reale di una sconfinata sensazione. Amo i gesti spontanei ed ho imparato a selezionare.. So chi voglio accanto e la solitudine non mi spaventa più, perché l'esperienza mi ha fatto capire che essa non dipende dalla presenza o assenza di qualcuno ma anzi, le persone a volte occupano i tuoi spazi e te li rubano, senza offrirti in cambio una vera compagnia. Allora preferisco ballare sola al centro del mio mondo, piuttosto che nell'angolo della vita di qualcuno.
Ho imparato che non si può esigere l'amore e che non si possono evitare dolori, ansie, tristezze, delusioni e notti insonni costruendo dighe intorno a noi. Dobbiamo semplicemente lasciare che la vita ci corra incontro, scorra verso di noi e ci avvolga, ne più ne meno di come vivono i fiori, le piante, senza costringerla, mortificarla, spegnerla o cercare di imbrigliarla. Dobbiamo smettere di recitare una parte.
Si rischia, certo.ma si vive. Di errori ne ho fatti parecchi, ma mai cattive azioni, non ne sono capace, anche se non dimentico i torti subiti. Ma non aspiro alla vendetta né porto rancori . E questo mi da forza. La forza di andare avanti ancora e, spero, ancora. E sapete che vi dico? Mi piacciono le persone come me e sono sicura che un domani, alla fine del viaggio, Lui senz'altro perdonerà i miei errori e mi darà l'assoluzione. Se non altro, per insufficienza di prove.
martedì 30 dicembre 2014
L'anno che verrà
Ci siamo, anche quest'anno volge al termine, ed è subito un rincorrersi di auguri e baci nella speranza che , da domani, qualcosa cambi , che tutto possa essere migliore.
Niente di male, per carità, "usa così". Ma per quel che mi riguarda, tutta questa stucchevole retorica mi ha stufata.
Lo so che il tempo è suddiviso in giorni, mesi, anni e così via, ma la vita è un'altra cosa. La vita si scandisce in periodi, momenti...
Come posso classificare con un aggettivo l'anno appena trascorso, se almeno per metà è stato così brutto da non aver neanche voglia di viverlo. Così stressante da farti gettare nell'oblio alcuni momenti, da farteli celare così nel profondo di te da non ritrovarli quasi più. E avresti voglia di fermarti, lasciarti andare in balia delle cose ma sai, dentro lo sai, che non puoi permettertelo, che devi tener duro. Perché il cammino è sempre, sempre da ricominciare.
Allora ti ritrovi a un bivio e devi scegliere : o lasciarsi portare dalla corrente o reagire, dare un colpo di reni.
Per quel che riguarda me, per natura scelgo le sfide.
La vita facile mi annoia, è esaustiva. Il cercare sempre una meta, invece, ti da una spinta propulsiva straordinaria. Ed è allora che avviene la svolta.
Si, accade, e di colpo capisci che nella vita hai un unico vero grande nemico: te stesso.
Bisogna imparare ad aver più cura del nostro io, a stimarci di più.
Rinchiudersi non serve a niente. Se chiudi la porta pensando di proteggerti, la tristezza non può uscire e l'allegria non può entrare. Se non credi in te stesso nessuno ti crederà, e se temi che ci siano persone che possono nuocerti, evita di attribuir loro istintivamente la colpa di quel che accade, ma chiediti piuttosto da quanto tempo eri alla ricerca di simili individui, perché niente è per caso. Questa è la sfida, questa è la vita!
Il segreto non è prendersi cura delle farfalle, ma prendersi cura del giardino affinché le farfalle vengano da te.
Alla fine troverai non ciò che ti mancava, ciò che stavi cercando, ma chi stava cercando te. E arrivi al giro di boa.La vita ti sorprende regalandoti cose che neanche ricordavi più di aver desiderato.
La seconda metà di quest'anno mi ha portato doni che mi hanno scrollato dalle spalle chili di fardelli, anni di solitudine.
Ho ricominciato a ridere, a scherzare, a far progetti. A vivere insomma.
Mica son spariti i problemi, ci mancherebbe. Non sono Mary fottutissima Poppins, che diamine.
Ma se ti senti meglio, più forte, più serena, se non ti senti sola, riesci ad affrontarli in modo diverso,
a ridimensionarli in qualche maniera.
E automaticamente torni ad essere per tutti quel punto di forza, quell'esempio che il tuo ruolo ti ha sempre imposto di essere.
Sì, credetemi, le persone che decidiamo di avere vicine sono importanti. Bisogna scegliere di avvicinarci a chi è propositivo, a chi sa sorridere tendendo una mano, a chi ha storie da raccontare e lo fa con il sorriso negli occhi, perché la gioia è contagiosa e trova sempre una soluzione.
A tal proposito voglio ringraziare tutti gli amici, vecchi e nuovi che mi sono vicini e mi accarezzano l'anima donandomi sogni nei giorni in cui la realtà mi maltratta.
Quegli amici che hanno scelto me, i miei sorrisi, le mie incazzature, le mie follie. I miei pensieri a volte troppo veloci, le mie mille idee, che accolgono le mie paranoie, le mie insicurezze. Che sanno alleggerirmi la giornata con un " buongiorno ", o scaldarmi il cuore con una " buonanotte".
E non devo neanche aspettare che inizi un nuovo anno per sperare. A me va già bene così, che questo periodo continui.
Non ho più l'età per rincorrere l'utopia di una vera o presunta felicità. Preferisco sedere e godermi questa serenità o continuare ad andare a spasso con i miei sogni e la mia fantasia.
Godermi la quotidianità dei gesti comuni, dei "riti". Quei piccoli momenti semplici e importanti che ti rendono prezioso ogni momento e ti regalano "il colore del grano"!
Questo è l'augurio che di cuore rivolgo a tutti quelli che hanno la bontà di leggermi.E chiudo dedicando questi pensieri alla mia paziente e preziosa amica Perla e a tutte le persone che rendono preziosa la mia vita facendomi sentire importante. Un bacio.
Un estratto de "Il piccolo principe"
"Chi sei?" chiese il piccolo principe "sei molto carino"
"Sono una volpe" disse la volpe
"Vieni a giocare con me, sono così triste" le propose il piccolo principe.....
"Non posso......non sono addomesticata" rispose la volpe.
"Cosa vuol dire addomesticare.........creare dei legami?" chiese il piccolo principe.
"Certo" disse la volpe "Tu , fino ad ora, per me non sei che un estraneo, un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unico al mondo....Riconoscerò un rumore di passi....e poi guarda! Vedi i campi di grano? Non mi ricordano nulla......è triste. Ma tu hai i capelli color dell'oro, allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticata. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te......e amerò il rumore del vento nel grano.....E se tu vieni, per esempio, tutti i giorni alle quattro, alle tre io comincerò ad essere felice.....Ci vogliono i riti!"
"E che cos'è un rito" disse il piccolo principe
"E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni....."
Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah, piangerò" disse la volpe.
"La colpa è tua, io non volevo farti male, ma tu hai voluto che io ti addomesticassi...."
"E' vero!" disse la volpe
"Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
"E' certo!"
"Ma allora che ci guadagni?"
"Ci guadagnerò" disse la volpe, " il colore del grano!"
Antoine De Saint-Exupéry.
Niente di male, per carità, "usa così". Ma per quel che mi riguarda, tutta questa stucchevole retorica mi ha stufata.
Lo so che il tempo è suddiviso in giorni, mesi, anni e così via, ma la vita è un'altra cosa. La vita si scandisce in periodi, momenti...
Come posso classificare con un aggettivo l'anno appena trascorso, se almeno per metà è stato così brutto da non aver neanche voglia di viverlo. Così stressante da farti gettare nell'oblio alcuni momenti, da farteli celare così nel profondo di te da non ritrovarli quasi più. E avresti voglia di fermarti, lasciarti andare in balia delle cose ma sai, dentro lo sai, che non puoi permettertelo, che devi tener duro. Perché il cammino è sempre, sempre da ricominciare.
Allora ti ritrovi a un bivio e devi scegliere : o lasciarsi portare dalla corrente o reagire, dare un colpo di reni.
Per quel che riguarda me, per natura scelgo le sfide.
La vita facile mi annoia, è esaustiva. Il cercare sempre una meta, invece, ti da una spinta propulsiva straordinaria. Ed è allora che avviene la svolta.
Si, accade, e di colpo capisci che nella vita hai un unico vero grande nemico: te stesso.
Bisogna imparare ad aver più cura del nostro io, a stimarci di più.
Rinchiudersi non serve a niente. Se chiudi la porta pensando di proteggerti, la tristezza non può uscire e l'allegria non può entrare. Se non credi in te stesso nessuno ti crederà, e se temi che ci siano persone che possono nuocerti, evita di attribuir loro istintivamente la colpa di quel che accade, ma chiediti piuttosto da quanto tempo eri alla ricerca di simili individui, perché niente è per caso. Questa è la sfida, questa è la vita!
Il segreto non è prendersi cura delle farfalle, ma prendersi cura del giardino affinché le farfalle vengano da te.
Alla fine troverai non ciò che ti mancava, ciò che stavi cercando, ma chi stava cercando te. E arrivi al giro di boa.La vita ti sorprende regalandoti cose che neanche ricordavi più di aver desiderato.
La seconda metà di quest'anno mi ha portato doni che mi hanno scrollato dalle spalle chili di fardelli, anni di solitudine.
Ho ricominciato a ridere, a scherzare, a far progetti. A vivere insomma.
Mica son spariti i problemi, ci mancherebbe. Non sono Mary fottutissima Poppins, che diamine.
Ma se ti senti meglio, più forte, più serena, se non ti senti sola, riesci ad affrontarli in modo diverso,
a ridimensionarli in qualche maniera.
E automaticamente torni ad essere per tutti quel punto di forza, quell'esempio che il tuo ruolo ti ha sempre imposto di essere.
Sì, credetemi, le persone che decidiamo di avere vicine sono importanti. Bisogna scegliere di avvicinarci a chi è propositivo, a chi sa sorridere tendendo una mano, a chi ha storie da raccontare e lo fa con il sorriso negli occhi, perché la gioia è contagiosa e trova sempre una soluzione.
A tal proposito voglio ringraziare tutti gli amici, vecchi e nuovi che mi sono vicini e mi accarezzano l'anima donandomi sogni nei giorni in cui la realtà mi maltratta.
Quegli amici che hanno scelto me, i miei sorrisi, le mie incazzature, le mie follie. I miei pensieri a volte troppo veloci, le mie mille idee, che accolgono le mie paranoie, le mie insicurezze. Che sanno alleggerirmi la giornata con un " buongiorno ", o scaldarmi il cuore con una " buonanotte".
E non devo neanche aspettare che inizi un nuovo anno per sperare. A me va già bene così, che questo periodo continui.
Non ho più l'età per rincorrere l'utopia di una vera o presunta felicità. Preferisco sedere e godermi questa serenità o continuare ad andare a spasso con i miei sogni e la mia fantasia.
Godermi la quotidianità dei gesti comuni, dei "riti". Quei piccoli momenti semplici e importanti che ti rendono prezioso ogni momento e ti regalano "il colore del grano"!
Questo è l'augurio che di cuore rivolgo a tutti quelli che hanno la bontà di leggermi.E chiudo dedicando questi pensieri alla mia paziente e preziosa amica Perla e a tutte le persone che rendono preziosa la mia vita facendomi sentire importante. Un bacio.
Un estratto de "Il piccolo principe"
"Chi sei?" chiese il piccolo principe "sei molto carino"
"Sono una volpe" disse la volpe
"Vieni a giocare con me, sono così triste" le propose il piccolo principe.....
"Non posso......non sono addomesticata" rispose la volpe.
"Cosa vuol dire addomesticare.........creare dei legami?" chiese il piccolo principe.
"Certo" disse la volpe "Tu , fino ad ora, per me non sei che un estraneo, un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unico al mondo....Riconoscerò un rumore di passi....e poi guarda! Vedi i campi di grano? Non mi ricordano nulla......è triste. Ma tu hai i capelli color dell'oro, allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticata. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te......e amerò il rumore del vento nel grano.....E se tu vieni, per esempio, tutti i giorni alle quattro, alle tre io comincerò ad essere felice.....Ci vogliono i riti!"
"E che cos'è un rito" disse il piccolo principe
"E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni....."
Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah, piangerò" disse la volpe.
"La colpa è tua, io non volevo farti male, ma tu hai voluto che io ti addomesticassi...."
"E' vero!" disse la volpe
"Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
"E' certo!"
"Ma allora che ci guadagni?"
"Ci guadagnerò" disse la volpe, " il colore del grano!"
Antoine De Saint-Exupéry.
venerdì 5 dicembre 2014
Nel segno dell'Infinito
"...e poi Dio creò l'uomo e lo fece a Sua immagine e somiglianza!"
O almeno così ci hanno sempre detto. Ma chi sa cosa si cela dietro queste parole, perché alcuni proprio bene non son venuti.
Che strane creature sono gli uomini! Questi esseri così complessi nella loro semplicità....questi che dovrebbero essere i nostri sostegni nella vita, i nostri compagni di viaggio, coloro da ritrovare a fine percorso e con cui poter giungere fino in fondo.
Invece eccoli lì : evanescenti, sfuggenti, eternamente indecisi tra quello che sentono di essere e quello che vogliono apparire.
Mi chiedo cosa avrebbe fatto Adamo della mela se non ci fosse stata Eva....certamente avrebbe ceduto alla tentazione di usarla per palleggiare, imparando a passarsela da un piede all'altro.
E' stato necessario creare una donna per risolvere la situazione.
Ne è nato un po' di casino, è vero. Ma almeno è cominciata la vita!
Anche il fatto che Lui ci abbia fatte nascere da una cosa così piccola ma così vicina al cuore dell'uomo ha probabilmente un senso, ma nessuno si sofferma a cercarlo.
Per il maschio, quello comune intendo, pensare è troppo faticoso. Farsi domande, chiedersi il perché, essere un po' introspettivi insomma, per carità. Loro sono nati per fare,fare e basta.
E si identificano talmente tanto in quello che fanno, da dimenticarsi spesso di "essere".Poi una volta usciti dal loro ruolo sociale, si smarriscono, non si trovano più.
Non più guerrieri, non più condottieri, non più eroi. Solo uomini con del tempo libero da riorganizzare e finalmente da ........"condividere"? " Macché, non se ne parla nemmeno. Piuttosto mi prendo un cane, o vado a pesca, o in palestra."
Sarei stata curiosa di sapere cosa ha fatto Ulisse dopo che, stufo di saltare da un'avventura all'altra, se ne è tornato a casa. .Senz'altro una volta sfogata la sua ira ( giù le mani dalle mie cose) , si sarà annoiato.
Loro sono così, gli uomini intendo. Neanche per un attimo si soffermano a pensare alla fatica che a noi è occorsa per tirare avanti durante le loro assenze. Eppure lo sanno qual'è la nostra forza.
Da noi attingono, attingono sempre. Alla nostra resistenza, alla nostra inventiva, alla nostra praticità, al nostro saperci adeguare e barcamenare sempre.
Senza considerare poi come si nutrono della nostra energia, la nostra positività, creatività, poesia........
Che ne sarebbe stato di Giacomo senza Silvia, di Dante senza Beatrice, del Petrarca senza Laura e via dicendo. Ma di che avrebbero parlato?
Intendiamoci, va bene così, è giusto così, anzi, deve essere così.Se solo poi ce lo riconoscessero. Ma ammettere il loro bisogno di noi sarebbe come riconoscere una loro debolezza.
Certo anche noi donne ci mettiamo del nostro, mica siamo immuni da errori.Loro vivono di impulsi e noi di istinti.
Saccenti, petulanti, puntigliose e polemiche. Eterne insicure.
Alle volte siamo così spaventate all'idea di poterli perdere che accettiamo di tutto: di esser messe da parte, messe in panchina. Chiniamo la testa e ci adeguiamo senza renderci conto che, annullando noi stesse, non abbiamo più niente da offrire.
No, così non funziona, non può andare. O almeno, non più.
Ci vuole coscienza e consapevolezza, per loro e di noi.In fondo, pur frivoli, insicuri, piacioni, a volte scontrosi , permalosi, impulsivi, con il passare dell'età acuiscono le loro debolezze. è vero,ma non sono mica stupidi!
Lo sanno benissimo, loro, cosa vogliono. Ma soprattutto non vogliono rotture di scatole. Non vogliono porsi tante domande ne tanto meno rispondere a tanti perché. Quelle son cose che lasciano volentieri a noi, che siamo esperte nell'aggrovigliare cervelli riuscendo a complicare anche le cose semplici.
Perché a loro piacciono le donne, sì, ma preferiscono quelle poco impegnative. Le donne più...donne, quella che ogni tanto ti costringono a guardarti dentro, quelle sono "pericolose" e scomode.
Eppure basterebbe tanto poco. Non devono provare a capirci, a decifrarci, sarebbe un' impresa inutile, una battaglia persa in partenza.
Devono solo amarci, amarci e basta. Prendersi cura di noi, coccolarci, farci sentire importanti. Insomma, "intere" per una volta. Ci basta un pensiero, un garbo. Non chiediamo tanto, solo di essere rispettate.
Del resto noi non siamo solo noi, ma anche chi ci portiamo dentro. E se vi lasciamo questi posti privilegiati al nostro centro, è perché ogni tanto vorremmo che ci permetteste di entrare in voi, nel vostro intimo.Per vivere di scambi, di sensazioni. I nostri dovrebbero essere due mondi che si intersecano, uniti ma distinti. Come nel segno dell'infinito.
Bisognerebbe lasciare sempre un mare in moto tra le sponde delle nostre rive, per crescere vicini ma indipendenti, come le colonne di un tempio.
Può sembrare un processo complesso, lo so. Eppure è la cosa più semplice del mondo: il rispetto reciproco.
Naturalmente questa è la mia visione, il mio pensiero. Non pretendo che passi come un dogma.
Prendetelo come un consiglio, specie i più giovani, perché alla mia età si è imparato a dare il giusto valore alle cose. E credetemi, niente appaga di più dell'essere in armonia con noi stessi e con gli altri
Per questo, seguendo un istinto profondo, mi sento di consigliare alle donne un uomo che non vi tema,che ami la vostra forza, che apprezzi la vostra estrosità e ami la vostra follia.Che punti su di voi e sul vostro coraggio senza volervi vinte né convinte.
Parlo per esperienza credetemi, e a chi mi chiede quanti amori ho avuto, io rispondo di guardare nei boschi per vedere in quante tagliole ho lasciato il mio pelo.
NON mi temere, ed io sarò sicura.
Non mi fermare, ed io sarò più vera.
Non mi negare
e insieme a te sarò un solo cielo.
Perla
Le parole finali in corsivo sono di Alda Merini.
O almeno così ci hanno sempre detto. Ma chi sa cosa si cela dietro queste parole, perché alcuni proprio bene non son venuti.
Che strane creature sono gli uomini! Questi esseri così complessi nella loro semplicità....questi che dovrebbero essere i nostri sostegni nella vita, i nostri compagni di viaggio, coloro da ritrovare a fine percorso e con cui poter giungere fino in fondo.
Invece eccoli lì : evanescenti, sfuggenti, eternamente indecisi tra quello che sentono di essere e quello che vogliono apparire.
Mi chiedo cosa avrebbe fatto Adamo della mela se non ci fosse stata Eva....certamente avrebbe ceduto alla tentazione di usarla per palleggiare, imparando a passarsela da un piede all'altro.
E' stato necessario creare una donna per risolvere la situazione.
Ne è nato un po' di casino, è vero. Ma almeno è cominciata la vita!
Anche il fatto che Lui ci abbia fatte nascere da una cosa così piccola ma così vicina al cuore dell'uomo ha probabilmente un senso, ma nessuno si sofferma a cercarlo.
Per il maschio, quello comune intendo, pensare è troppo faticoso. Farsi domande, chiedersi il perché, essere un po' introspettivi insomma, per carità. Loro sono nati per fare,fare e basta.
E si identificano talmente tanto in quello che fanno, da dimenticarsi spesso di "essere".Poi una volta usciti dal loro ruolo sociale, si smarriscono, non si trovano più.
Non più guerrieri, non più condottieri, non più eroi. Solo uomini con del tempo libero da riorganizzare e finalmente da ........"condividere"? " Macché, non se ne parla nemmeno. Piuttosto mi prendo un cane, o vado a pesca, o in palestra."
Sarei stata curiosa di sapere cosa ha fatto Ulisse dopo che, stufo di saltare da un'avventura all'altra, se ne è tornato a casa. .Senz'altro una volta sfogata la sua ira ( giù le mani dalle mie cose) , si sarà annoiato.
Loro sono così, gli uomini intendo. Neanche per un attimo si soffermano a pensare alla fatica che a noi è occorsa per tirare avanti durante le loro assenze. Eppure lo sanno qual'è la nostra forza.
Da noi attingono, attingono sempre. Alla nostra resistenza, alla nostra inventiva, alla nostra praticità, al nostro saperci adeguare e barcamenare sempre.
Senza considerare poi come si nutrono della nostra energia, la nostra positività, creatività, poesia........
Che ne sarebbe stato di Giacomo senza Silvia, di Dante senza Beatrice, del Petrarca senza Laura e via dicendo. Ma di che avrebbero parlato?
Intendiamoci, va bene così, è giusto così, anzi, deve essere così.Se solo poi ce lo riconoscessero. Ma ammettere il loro bisogno di noi sarebbe come riconoscere una loro debolezza.
Certo anche noi donne ci mettiamo del nostro, mica siamo immuni da errori.Loro vivono di impulsi e noi di istinti.
Saccenti, petulanti, puntigliose e polemiche. Eterne insicure.
Alle volte siamo così spaventate all'idea di poterli perdere che accettiamo di tutto: di esser messe da parte, messe in panchina. Chiniamo la testa e ci adeguiamo senza renderci conto che, annullando noi stesse, non abbiamo più niente da offrire.
No, così non funziona, non può andare. O almeno, non più.
Ci vuole coscienza e consapevolezza, per loro e di noi.In fondo, pur frivoli, insicuri, piacioni, a volte scontrosi , permalosi, impulsivi, con il passare dell'età acuiscono le loro debolezze. è vero,ma non sono mica stupidi!
Lo sanno benissimo, loro, cosa vogliono. Ma soprattutto non vogliono rotture di scatole. Non vogliono porsi tante domande ne tanto meno rispondere a tanti perché. Quelle son cose che lasciano volentieri a noi, che siamo esperte nell'aggrovigliare cervelli riuscendo a complicare anche le cose semplici.
Perché a loro piacciono le donne, sì, ma preferiscono quelle poco impegnative. Le donne più...donne, quella che ogni tanto ti costringono a guardarti dentro, quelle sono "pericolose" e scomode.
Eppure basterebbe tanto poco. Non devono provare a capirci, a decifrarci, sarebbe un' impresa inutile, una battaglia persa in partenza.
Devono solo amarci, amarci e basta. Prendersi cura di noi, coccolarci, farci sentire importanti. Insomma, "intere" per una volta. Ci basta un pensiero, un garbo. Non chiediamo tanto, solo di essere rispettate.
Del resto noi non siamo solo noi, ma anche chi ci portiamo dentro. E se vi lasciamo questi posti privilegiati al nostro centro, è perché ogni tanto vorremmo che ci permetteste di entrare in voi, nel vostro intimo.Per vivere di scambi, di sensazioni. I nostri dovrebbero essere due mondi che si intersecano, uniti ma distinti. Come nel segno dell'infinito.
Bisognerebbe lasciare sempre un mare in moto tra le sponde delle nostre rive, per crescere vicini ma indipendenti, come le colonne di un tempio.
Può sembrare un processo complesso, lo so. Eppure è la cosa più semplice del mondo: il rispetto reciproco.
Naturalmente questa è la mia visione, il mio pensiero. Non pretendo che passi come un dogma.
Prendetelo come un consiglio, specie i più giovani, perché alla mia età si è imparato a dare il giusto valore alle cose. E credetemi, niente appaga di più dell'essere in armonia con noi stessi e con gli altri
Per questo, seguendo un istinto profondo, mi sento di consigliare alle donne un uomo che non vi tema,che ami la vostra forza, che apprezzi la vostra estrosità e ami la vostra follia.Che punti su di voi e sul vostro coraggio senza volervi vinte né convinte.
Parlo per esperienza credetemi, e a chi mi chiede quanti amori ho avuto, io rispondo di guardare nei boschi per vedere in quante tagliole ho lasciato il mio pelo.
NON mi temere, ed io sarò sicura.
Non mi fermare, ed io sarò più vera.
Non mi negare
e insieme a te sarò un solo cielo.
Perla
Le parole finali in corsivo sono di Alda Merini.
domenica 2 novembre 2014
Cercarsi..........per ritrovarmi.
"Poeta, tu comprendi?"
"Metto da parte il mio lavoro" risposi,
"perché devo aver tempo per capire" Tagore
Chissà perché ho sempre cercato di immaginare il dolore che può provare un serpente quando cambia pelle.
Pensieri strani per una giovane che si affacciava alla vita, ma ancora di più per una che buona parte della vita l'ha vissuta. Eppure ogni tanto mi si ripresentano alla mente insistenti, tediosi e vani, ché tanto, logicamente, resterà un enigma irrisolto.
Ma io ci penso, e ci penso, perché quel cambiamento e quell'inevitabile dolore ogni tanto lo avverto, lo sento mio.
L'ineluttabilità delle cose.! Deve succedere, è normale. Ed è in quel preciso momento, quando senti di non avere il pieno controllo di te, che tutto ti fa male, tutto ti ferisce. Come se sulla tua pelle "sbucciata" buttassero sale.
E' una brutta sensazione, ma accade ogni volta che cerco di fare di me un essere razionale, ogni volta che cerco di darmi un freno per timore o rispetto altrui.Quando le mie parole perdono il loro aggancio ai sentimenti concreti.
Strano, cerchi di richiudere i tuoi canali affettivi, ed è proprio allora che, paradossalmente, ti ritrovi più vulnerabile, ed il brutto che accade intorno, ti circonda e ti imprigiona. Ti senti in balia delle cose, degli eventi,e ti lasci graffiare anche da un alito di vento. Passi, i giorni, le ore, smarrita, in balia del niente, del buio totale, e ti perdi. Perché è difficilissimo "abitare un posto" contrario alla propria natura. Allora non ti resta che un rifugio: il centro di te.
Cominci a cercare, a scandagliare l'anima. Finché una sera, ascoltando il suono dolce e caldo di un oboe, mentre piangi in solitudine sul tuo divano, giri lo sguardo verso la finestra , e la vedi....in mezzo alle foglie della magnolia, là, alta nel cielo, una stella luminosa, solitaria , bianca e lontana, e pensi : "E' lì, sola come me, distante eppure vicinissima, così forte che mi sembra di poterla toccare se solo allungo la mano."
Già, allungare una mano, protendersi verso gli altri o verso altro di noi verso, quella parte di noi stessi che sempre un po' ci sfugge.
Mandare la mente oltre lo spazio e il tempo per capire che siamo di più di quello che ci dicono, di quello che crediamo.
Non siamo solo un passato chiuso, definito, né un futuro ignoto.
Non siamo i figli cresciuti, le occasioni svanite, gli amori persi o quelli possibili.
Non un lavoro terminato o un periodo concluso. C'è altro, deve esserci altro.
Matriosca di me stessa, mi sento in continuo divenire, e non voglio fermarmi
Dobbiamo "essere". Ma non non essere qualcuno né avere ambizioni fuorvianti. Essere, e basta.
Lasciarsi andare, senza calcoli, senza mete, e non importa quante volte cadi, tanto poi ti rialzi. E se anche il tempo arriva e mi schiaffeggia, io rispondo con energia.
E' il mio modo di vivere. E' il mio mondo. E mi ci trovo bene. Non posso rinnegarlo né escludermene.
Voglio prendere la materia dei sogni e plasmarla a modo mio, per far sì che mi assomigli.
Riempirla di parole cariche di significati, di pensieri dolci, di belle presenze, momenti cari, stelle luminose e colori sgargianti.
Perché , come diceva uno che se ne intende, c'è qualcosa di peggio dei sogni svaniti, ed è perdere la voglia di sognare ancora.
E ringrazio di riuscire ancora ad emozionarmi, ad arrabbiarmi e piangere, anche se fa male. Perché ogni volta che esco dalla vecchia pelle, mi riscopro migliore.
Non me ne importa niente se il mio sembra un vaneggiamento senza senso.
Nessuna spiegazione è necessaria a chi mi conosce e sente come me.
Nessuna spiegazione sarebbe valida per chi non mi capisce o non sa chi sono.
Io non ho bisogno di denaro,
ho bisogno di sentimenti
di parole,
di parole scelte sapientemente
di fiori detti pensieri
di rose dette presenze
di sogni che abitino gli alberi
di canzoni che facciano danzare le statue
di stelle che mormorino
all'orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia
questa magia che brucia
la pesantezza delle parole
che risveglia le emozioni
e dà colori nuovi.
Alda Merini
"Metto da parte il mio lavoro" risposi,
"perché devo aver tempo per capire" Tagore
Chissà perché ho sempre cercato di immaginare il dolore che può provare un serpente quando cambia pelle.
Pensieri strani per una giovane che si affacciava alla vita, ma ancora di più per una che buona parte della vita l'ha vissuta. Eppure ogni tanto mi si ripresentano alla mente insistenti, tediosi e vani, ché tanto, logicamente, resterà un enigma irrisolto.
Ma io ci penso, e ci penso, perché quel cambiamento e quell'inevitabile dolore ogni tanto lo avverto, lo sento mio.
L'ineluttabilità delle cose.! Deve succedere, è normale. Ed è in quel preciso momento, quando senti di non avere il pieno controllo di te, che tutto ti fa male, tutto ti ferisce. Come se sulla tua pelle "sbucciata" buttassero sale.
E' una brutta sensazione, ma accade ogni volta che cerco di fare di me un essere razionale, ogni volta che cerco di darmi un freno per timore o rispetto altrui.Quando le mie parole perdono il loro aggancio ai sentimenti concreti.
Strano, cerchi di richiudere i tuoi canali affettivi, ed è proprio allora che, paradossalmente, ti ritrovi più vulnerabile, ed il brutto che accade intorno, ti circonda e ti imprigiona. Ti senti in balia delle cose, degli eventi,e ti lasci graffiare anche da un alito di vento. Passi, i giorni, le ore, smarrita, in balia del niente, del buio totale, e ti perdi. Perché è difficilissimo "abitare un posto" contrario alla propria natura. Allora non ti resta che un rifugio: il centro di te.
Cominci a cercare, a scandagliare l'anima. Finché una sera, ascoltando il suono dolce e caldo di un oboe, mentre piangi in solitudine sul tuo divano, giri lo sguardo verso la finestra , e la vedi....in mezzo alle foglie della magnolia, là, alta nel cielo, una stella luminosa, solitaria , bianca e lontana, e pensi : "E' lì, sola come me, distante eppure vicinissima, così forte che mi sembra di poterla toccare se solo allungo la mano."
Già, allungare una mano, protendersi verso gli altri o verso altro di noi verso, quella parte di noi stessi che sempre un po' ci sfugge.
Mandare la mente oltre lo spazio e il tempo per capire che siamo di più di quello che ci dicono, di quello che crediamo.
Non siamo solo un passato chiuso, definito, né un futuro ignoto.
Non siamo i figli cresciuti, le occasioni svanite, gli amori persi o quelli possibili.
Non un lavoro terminato o un periodo concluso. C'è altro, deve esserci altro.
Matriosca di me stessa, mi sento in continuo divenire, e non voglio fermarmi
Dobbiamo "essere". Ma non non essere qualcuno né avere ambizioni fuorvianti. Essere, e basta.
Lasciarsi andare, senza calcoli, senza mete, e non importa quante volte cadi, tanto poi ti rialzi. E se anche il tempo arriva e mi schiaffeggia, io rispondo con energia.
E' il mio modo di vivere. E' il mio mondo. E mi ci trovo bene. Non posso rinnegarlo né escludermene.
Voglio prendere la materia dei sogni e plasmarla a modo mio, per far sì che mi assomigli.
Riempirla di parole cariche di significati, di pensieri dolci, di belle presenze, momenti cari, stelle luminose e colori sgargianti.
Perché , come diceva uno che se ne intende, c'è qualcosa di peggio dei sogni svaniti, ed è perdere la voglia di sognare ancora.
E ringrazio di riuscire ancora ad emozionarmi, ad arrabbiarmi e piangere, anche se fa male. Perché ogni volta che esco dalla vecchia pelle, mi riscopro migliore.
Non me ne importa niente se il mio sembra un vaneggiamento senza senso.
Nessuna spiegazione è necessaria a chi mi conosce e sente come me.
Nessuna spiegazione sarebbe valida per chi non mi capisce o non sa chi sono.
Io non ho bisogno di denaro,
ho bisogno di sentimenti
di parole,
di parole scelte sapientemente
di fiori detti pensieri
di rose dette presenze
di sogni che abitino gli alberi
di canzoni che facciano danzare le statue
di stelle che mormorino
all'orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia
questa magia che brucia
la pesantezza delle parole
che risveglia le emozioni
e dà colori nuovi.
Alda Merini
mercoledì 15 ottobre 2014
Come Thelma & Louise
Non provate a dirmi che non è vero, tutti abbiamo bisogno di qualcuno che si occupi di noi in esclusiva, che ci faccia sentire, magari ogni tanto, unici e preziosi.
Ma gli errori della vita ci causano, a volte, un vuoto affettivo che ci soffoca, ci fa mancare l'aria, per
cui ci aggrappiamo a qualunque cosa, pur di non sentirci "disabitate"
Poi capita che una mattina viene a svegliarti un'amica e ti dice: " Vestiti che andiamo a giro".
"Ma sei matta? Dove?"
"Così, dove ci va di andare."
L' aria è calda, la luce invitante. Ma sì, perché no, per una volta si può fare! Mollo tutto e salgo con lei in macchina.
Sapere esattamente dove siamo diretti, può essere il modo migliore per perdere la strada.
A volte è meglio andare in giro senza meta.
La guardo di sottecchi mentre guida e mi sembra la solita di una trentina d'anni fa, di quando ci siamo conosciute. A parte l'argento dei capelli, stesso taglio corto, piglio sicuro e fisico asciutto, da ragazza. Il contrario esatto di me che sono quasi il doppio di allora. Ma chi se ne frega! Sono i nostri cuori e le nostre teste che contano, e qui, mi permetto immodestamente di dire, che siamo addirittura migliorate. Sì, il nostro percorso parallelo è stato notevole. Ed io mi affido a lei ora, come allora, e come farò domani, finché ci sarà data la fortuna di camminare a fianco.
Non ho dubbi, lei è proprio la mia persona!
Quando sto con Perla mi sento a casa. Ci capiamo, ci ascoltiamo, condividiamo quasi tutto, ma non ci risparmiamo critiche reciproche o discussioni.Anzi, è proprio attraverso queste che la nostra amicizia si è consolidata giorno dopo giorno. Insomma, ci vogliamo bene!
Così, novelle Thelma e Louise, facciamo la prima sosta sul mare a Torre del Lago.
Stranamente, per essere sabato, non c'è molta gente. Sarà perché c'è un vento noioso, anche se caldo,
e il cielo non promette niente di buono.
C'è molta polvere e lei prende a tossire un po' troppo. "E' allergia.." dice. Però, nata d'un cane, ha sempre la sigaretta in mano. Va beh!
"Spostiamoci sul lago" le dico. Così andiamo.
Mi vergogno un po' a confessarlo, ma sono almeno due o tre anni che non vengo a passeggiare da queste parti. Se ci penso mi rendo conto di quanto troppo mi sono fatta prendere dai problemi di tutti, in famiglia, e di quanto poco abbia pensato a me stessa in questi ultimi tempi. E mi viene il magone.
Ma assolutamente non voglio che i brutti pensieri mi avvelenino la giornata. Così mi concentro su quel quadro stupendo che è il Massaciuccoli. Di una bellezza mozzafiato!
Il grigio plumbeo del cielo assume contorni frastagliati accarezzando le Apuane. Mentre sotto, il lago increspato dal vento, è di un verde cangiante, intervallato, in lontananza, dal baluginio dorato di qualche timido e sporadico riflesso del sole. Mi viene subito pensato alla poesia che Perla scrisse per me tanti e tanti anni fa...."Briciole incandescenti nei tuoi occhi, rubati al fondo d'altro mare....." e mi immergo in una sensazione d'altri tempi, d'altri momenti..
Passiamo dal dietro, dall'ingresso che porta al teatro, lo stesso che dà accesso alla darsena. E mi tornano in mente le domeniche con mio padre, quando lui faceva le regate con la barca a vela, e con mamma lo raggiungevamo una volta finita la gara.
Correva in coppia con Andrea il Bandoni, un personaggio particolarissimo delle Focette, alto quasi due metri, ciuffo biondo ribelle alla Bobby Solo, occhialetti a specchio e l'immancabile sigaro in bocca. Poi tutti gli altri, Carlo, Sergio, il professor Pucci, tutti passati a regattare in altri luoghi, in altri laghi. Cazzo, sembro Valerio Scanu.
No, oggi niente malinconie. Si sta troppo bene.
C'è una pace, un silenzio, che entrambe rispettiamo, ben consce che i nostri pensieri stanno vagando per sentieri vicini ma divergenti. Ci sta!
Si ode solo, a parte lo sciabordio dell'acqua, lo strano sfrigolio delle foglie dei pioppi mossi dal vento.
Ci avete mai fatto caso? Sembrano tante mani che volteggiano in aria. Mi ricordano una cerimonia con gli indiani Apaches cui ho assistito anni fa, vicino a Pisa. Loro stavano mettendo a dimora le giovani piante, e ci raccontarono che quel frullare di fronde, era proprio come una preghiera di ringraziamento al loro Dio. Suggestiva!
Attraversiamo tutto il piazzale erboso e ci avviciniamo al lago. Fa così caldo che mi viene voglia di mettere i piedi nell'acqua, e raggiungo lentamente il punto dove questa, spinta dal vento, s'inoltra ad attraversare il pontiletto di legno.
"Sola m'en vò ...." cantava Musetta nella Boheme, e come sempre, quando approdo su quelle sponde, le melodie del Maestro mi sommergono il cuore. E' una magia, e mi prende in automatico ogni volta che tocco quei lidi.
Non mi staccherei mai da lì, ma si è fatta una certa, e cominciamo ad avvertire un qualche languorino.
Tra me e me penso a quel ristorantino sul laghetto dietro alla Bufalina. Lo rivedrei volentieri, ma non so cosa lei abbia in mente e continuo a farmi portare. Tanto, insieme , mi andrebbe bene anche un panino su una panchina. Invece no, è proprio lì che andiamo, ma non me ne stupisco più di tanto.
L'ho detto, lei è la mia persona.
Ci sediamo vista lago, ordiniamo e partiamo con lo scorrere infinito delle nostre variegate conversazioni, miscelandole con ricordi e deja-vu spaziando per un infinità di temi.
Perla è unica nel suo approcciare la vita, le cose, l'amore.
Lei e la sua concezione liberalistica dei rapporti.
Lei che si accorge subito quando qualcosa mi turba e ascolta i miei sfoghi.
Lei che sa capirmi e condividere i miei sogni, le mie speranze.
Lei che cerca sempre di convincermi a non mollare, ad andare avanti, ché tanto ne vale sempre la pena.
Lei che non si stanca mai di dirmi che sono speciale, e finisce poi per farmelo credere davvero.
Lo so, qualche sciocchino può anche ipotizzare che il nostro rapporto vada oltre la semplice amicizia travisando e immaginando chi sa cosa. Bene, si sbaglia.
E non lo preciso perché possa importarmene qualcosa, che se anche fosse sarebbero comunque fatti nostri. Ma confesso che ne lei ne io siamo attratte da relazioni saffiche purtroppo, che così avremmo risolto i nostri problemi colmando reciprocamente le nostre solitudini.
Invece è proprio la nostra amicizia a trecento sessanta gradi che è unica e speciale. E mi rincresce per chi non è stato fortunato come noi.
La giornata volge al termine e ce ne torniamo a casa. In fondo, dobbiamo riconoscere e ammettere con noi stesse di non avere più vent'anni.
Ma abbiamo ancora tempo e un bel margine di crescita davanti a noi. O almeno lo spero, perché vogliamo ancora conoscere e sperimentare. In fondo, non troviamo il significato della vita da soli, ma solo insieme a qualcun altro.
Che ci volete fare, non ve l'ho detto? Lei è la mia persona!
Lievi come betulle
sfidiamo il tempo.
Qualche foglia ingiallisce
e vola via,
ma restiamo maestose nel vento
e l'imbrunire esalta i nostri riflessi d'argento.
Perla
Ma gli errori della vita ci causano, a volte, un vuoto affettivo che ci soffoca, ci fa mancare l'aria, per
cui ci aggrappiamo a qualunque cosa, pur di non sentirci "disabitate"
Poi capita che una mattina viene a svegliarti un'amica e ti dice: " Vestiti che andiamo a giro".
"Ma sei matta? Dove?"
"Così, dove ci va di andare."
L' aria è calda, la luce invitante. Ma sì, perché no, per una volta si può fare! Mollo tutto e salgo con lei in macchina.
Sapere esattamente dove siamo diretti, può essere il modo migliore per perdere la strada.
A volte è meglio andare in giro senza meta.
La guardo di sottecchi mentre guida e mi sembra la solita di una trentina d'anni fa, di quando ci siamo conosciute. A parte l'argento dei capelli, stesso taglio corto, piglio sicuro e fisico asciutto, da ragazza. Il contrario esatto di me che sono quasi il doppio di allora. Ma chi se ne frega! Sono i nostri cuori e le nostre teste che contano, e qui, mi permetto immodestamente di dire, che siamo addirittura migliorate. Sì, il nostro percorso parallelo è stato notevole. Ed io mi affido a lei ora, come allora, e come farò domani, finché ci sarà data la fortuna di camminare a fianco.
Non ho dubbi, lei è proprio la mia persona!
Quando sto con Perla mi sento a casa. Ci capiamo, ci ascoltiamo, condividiamo quasi tutto, ma non ci risparmiamo critiche reciproche o discussioni.Anzi, è proprio attraverso queste che la nostra amicizia si è consolidata giorno dopo giorno. Insomma, ci vogliamo bene!
Così, novelle Thelma e Louise, facciamo la prima sosta sul mare a Torre del Lago.
Stranamente, per essere sabato, non c'è molta gente. Sarà perché c'è un vento noioso, anche se caldo,
e il cielo non promette niente di buono.
C'è molta polvere e lei prende a tossire un po' troppo. "E' allergia.." dice. Però, nata d'un cane, ha sempre la sigaretta in mano. Va beh!
"Spostiamoci sul lago" le dico. Così andiamo.
Mi vergogno un po' a confessarlo, ma sono almeno due o tre anni che non vengo a passeggiare da queste parti. Se ci penso mi rendo conto di quanto troppo mi sono fatta prendere dai problemi di tutti, in famiglia, e di quanto poco abbia pensato a me stessa in questi ultimi tempi. E mi viene il magone.
Ma assolutamente non voglio che i brutti pensieri mi avvelenino la giornata. Così mi concentro su quel quadro stupendo che è il Massaciuccoli. Di una bellezza mozzafiato!
Il grigio plumbeo del cielo assume contorni frastagliati accarezzando le Apuane. Mentre sotto, il lago increspato dal vento, è di un verde cangiante, intervallato, in lontananza, dal baluginio dorato di qualche timido e sporadico riflesso del sole. Mi viene subito pensato alla poesia che Perla scrisse per me tanti e tanti anni fa...."Briciole incandescenti nei tuoi occhi, rubati al fondo d'altro mare....." e mi immergo in una sensazione d'altri tempi, d'altri momenti..
Passiamo dal dietro, dall'ingresso che porta al teatro, lo stesso che dà accesso alla darsena. E mi tornano in mente le domeniche con mio padre, quando lui faceva le regate con la barca a vela, e con mamma lo raggiungevamo una volta finita la gara.
Correva in coppia con Andrea il Bandoni, un personaggio particolarissimo delle Focette, alto quasi due metri, ciuffo biondo ribelle alla Bobby Solo, occhialetti a specchio e l'immancabile sigaro in bocca. Poi tutti gli altri, Carlo, Sergio, il professor Pucci, tutti passati a regattare in altri luoghi, in altri laghi. Cazzo, sembro Valerio Scanu.
No, oggi niente malinconie. Si sta troppo bene.
C'è una pace, un silenzio, che entrambe rispettiamo, ben consce che i nostri pensieri stanno vagando per sentieri vicini ma divergenti. Ci sta!
Si ode solo, a parte lo sciabordio dell'acqua, lo strano sfrigolio delle foglie dei pioppi mossi dal vento.
Ci avete mai fatto caso? Sembrano tante mani che volteggiano in aria. Mi ricordano una cerimonia con gli indiani Apaches cui ho assistito anni fa, vicino a Pisa. Loro stavano mettendo a dimora le giovani piante, e ci raccontarono che quel frullare di fronde, era proprio come una preghiera di ringraziamento al loro Dio. Suggestiva!
Attraversiamo tutto il piazzale erboso e ci avviciniamo al lago. Fa così caldo che mi viene voglia di mettere i piedi nell'acqua, e raggiungo lentamente il punto dove questa, spinta dal vento, s'inoltra ad attraversare il pontiletto di legno.
"Sola m'en vò ...." cantava Musetta nella Boheme, e come sempre, quando approdo su quelle sponde, le melodie del Maestro mi sommergono il cuore. E' una magia, e mi prende in automatico ogni volta che tocco quei lidi.
Non mi staccherei mai da lì, ma si è fatta una certa, e cominciamo ad avvertire un qualche languorino.
Tra me e me penso a quel ristorantino sul laghetto dietro alla Bufalina. Lo rivedrei volentieri, ma non so cosa lei abbia in mente e continuo a farmi portare. Tanto, insieme , mi andrebbe bene anche un panino su una panchina. Invece no, è proprio lì che andiamo, ma non me ne stupisco più di tanto.
L'ho detto, lei è la mia persona.
Ci sediamo vista lago, ordiniamo e partiamo con lo scorrere infinito delle nostre variegate conversazioni, miscelandole con ricordi e deja-vu spaziando per un infinità di temi.
Perla è unica nel suo approcciare la vita, le cose, l'amore.
Lei e la sua concezione liberalistica dei rapporti.
Lei che si accorge subito quando qualcosa mi turba e ascolta i miei sfoghi.
Lei che sa capirmi e condividere i miei sogni, le mie speranze.
Lei che cerca sempre di convincermi a non mollare, ad andare avanti, ché tanto ne vale sempre la pena.
Lei che non si stanca mai di dirmi che sono speciale, e finisce poi per farmelo credere davvero.
Lo so, qualche sciocchino può anche ipotizzare che il nostro rapporto vada oltre la semplice amicizia travisando e immaginando chi sa cosa. Bene, si sbaglia.
E non lo preciso perché possa importarmene qualcosa, che se anche fosse sarebbero comunque fatti nostri. Ma confesso che ne lei ne io siamo attratte da relazioni saffiche purtroppo, che così avremmo risolto i nostri problemi colmando reciprocamente le nostre solitudini.
Invece è proprio la nostra amicizia a trecento sessanta gradi che è unica e speciale. E mi rincresce per chi non è stato fortunato come noi.
La giornata volge al termine e ce ne torniamo a casa. In fondo, dobbiamo riconoscere e ammettere con noi stesse di non avere più vent'anni.
Ma abbiamo ancora tempo e un bel margine di crescita davanti a noi. O almeno lo spero, perché vogliamo ancora conoscere e sperimentare. In fondo, non troviamo il significato della vita da soli, ma solo insieme a qualcun altro.
Che ci volete fare, non ve l'ho detto? Lei è la mia persona!
Lievi come betulle
sfidiamo il tempo.
Qualche foglia ingiallisce
e vola via,
ma restiamo maestose nel vento
e l'imbrunire esalta i nostri riflessi d'argento.
Perla
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