Ci siamo, anche quest'anno volge al termine, ed è subito un rincorrersi di auguri e baci nella speranza che , da domani, qualcosa cambi , che tutto possa essere migliore.
Niente di male, per carità, "usa così". Ma per quel che mi riguarda, tutta questa stucchevole retorica mi ha stufata.
Lo so che il tempo è suddiviso in giorni, mesi, anni e così via, ma la vita è un'altra cosa. La vita si scandisce in periodi, momenti...
Come posso classificare con un aggettivo l'anno appena trascorso, se almeno per metà è stato così brutto da non aver neanche voglia di viverlo. Così stressante da farti gettare nell'oblio alcuni momenti, da farteli celare così nel profondo di te da non ritrovarli quasi più. E avresti voglia di fermarti, lasciarti andare in balia delle cose ma sai, dentro lo sai, che non puoi permettertelo, che devi tener duro. Perché il cammino è sempre, sempre da ricominciare.
Allora ti ritrovi a un bivio e devi scegliere : o lasciarsi portare dalla corrente o reagire, dare un colpo di reni.
Per quel che riguarda me, per natura scelgo le sfide.
La vita facile mi annoia, è esaustiva. Il cercare sempre una meta, invece, ti da una spinta propulsiva straordinaria. Ed è allora che avviene la svolta.
Si, accade, e di colpo capisci che nella vita hai un unico vero grande nemico: te stesso.
Bisogna imparare ad aver più cura del nostro io, a stimarci di più.
Rinchiudersi non serve a niente. Se chiudi la porta pensando di proteggerti, la tristezza non può uscire e l'allegria non può entrare. Se non credi in te stesso nessuno ti crederà, e se temi che ci siano persone che possono nuocerti, evita di attribuir loro istintivamente la colpa di quel che accade, ma chiediti piuttosto da quanto tempo eri alla ricerca di simili individui, perché niente è per caso. Questa è la sfida, questa è la vita!
Il segreto non è prendersi cura delle farfalle, ma prendersi cura del giardino affinché le farfalle vengano da te.
Alla fine troverai non ciò che ti mancava, ciò che stavi cercando, ma chi stava cercando te. E arrivi al giro di boa.La vita ti sorprende regalandoti cose che neanche ricordavi più di aver desiderato.
La seconda metà di quest'anno mi ha portato doni che mi hanno scrollato dalle spalle chili di fardelli, anni di solitudine.
Ho ricominciato a ridere, a scherzare, a far progetti. A vivere insomma.
Mica son spariti i problemi, ci mancherebbe. Non sono Mary fottutissima Poppins, che diamine.
Ma se ti senti meglio, più forte, più serena, se non ti senti sola, riesci ad affrontarli in modo diverso,
a ridimensionarli in qualche maniera.
E automaticamente torni ad essere per tutti quel punto di forza, quell'esempio che il tuo ruolo ti ha sempre imposto di essere.
Sì, credetemi, le persone che decidiamo di avere vicine sono importanti. Bisogna scegliere di avvicinarci a chi è propositivo, a chi sa sorridere tendendo una mano, a chi ha storie da raccontare e lo fa con il sorriso negli occhi, perché la gioia è contagiosa e trova sempre una soluzione.
A tal proposito voglio ringraziare tutti gli amici, vecchi e nuovi che mi sono vicini e mi accarezzano l'anima donandomi sogni nei giorni in cui la realtà mi maltratta.
Quegli amici che hanno scelto me, i miei sorrisi, le mie incazzature, le mie follie. I miei pensieri a volte troppo veloci, le mie mille idee, che accolgono le mie paranoie, le mie insicurezze. Che sanno alleggerirmi la giornata con un " buongiorno ", o scaldarmi il cuore con una " buonanotte".
E non devo neanche aspettare che inizi un nuovo anno per sperare. A me va già bene così, che questo periodo continui.
Non ho più l'età per rincorrere l'utopia di una vera o presunta felicità. Preferisco sedere e godermi questa serenità o continuare ad andare a spasso con i miei sogni e la mia fantasia.
Godermi la quotidianità dei gesti comuni, dei "riti". Quei piccoli momenti semplici e importanti che ti rendono prezioso ogni momento e ti regalano "il colore del grano"!
Questo è l'augurio che di cuore rivolgo a tutti quelli che hanno la bontà di leggermi.E chiudo dedicando questi pensieri alla mia paziente e preziosa amica Perla e a tutte le persone che rendono preziosa la mia vita facendomi sentire importante. Un bacio.
Un estratto de "Il piccolo principe"
"Chi sei?" chiese il piccolo principe "sei molto carino"
"Sono una volpe" disse la volpe
"Vieni a giocare con me, sono così triste" le propose il piccolo principe.....
"Non posso......non sono addomesticata" rispose la volpe.
"Cosa vuol dire addomesticare.........creare dei legami?" chiese il piccolo principe.
"Certo" disse la volpe "Tu , fino ad ora, per me non sei che un estraneo, un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unico al mondo....Riconoscerò un rumore di passi....e poi guarda! Vedi i campi di grano? Non mi ricordano nulla......è triste. Ma tu hai i capelli color dell'oro, allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticata. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te......e amerò il rumore del vento nel grano.....E se tu vieni, per esempio, tutti i giorni alle quattro, alle tre io comincerò ad essere felice.....Ci vogliono i riti!"
"E che cos'è un rito" disse il piccolo principe
"E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni....."
Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah, piangerò" disse la volpe.
"La colpa è tua, io non volevo farti male, ma tu hai voluto che io ti addomesticassi...."
"E' vero!" disse la volpe
"Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
"E' certo!"
"Ma allora che ci guadagni?"
"Ci guadagnerò" disse la volpe, " il colore del grano!"
Antoine De Saint-Exupéry.
martedì 30 dicembre 2014
venerdì 5 dicembre 2014
Nel segno dell'Infinito
"...e poi Dio creò l'uomo e lo fece a Sua immagine e somiglianza!"
O almeno così ci hanno sempre detto. Ma chi sa cosa si cela dietro queste parole, perché alcuni proprio bene non son venuti.
Che strane creature sono gli uomini! Questi esseri così complessi nella loro semplicità....questi che dovrebbero essere i nostri sostegni nella vita, i nostri compagni di viaggio, coloro da ritrovare a fine percorso e con cui poter giungere fino in fondo.
Invece eccoli lì : evanescenti, sfuggenti, eternamente indecisi tra quello che sentono di essere e quello che vogliono apparire.
Mi chiedo cosa avrebbe fatto Adamo della mela se non ci fosse stata Eva....certamente avrebbe ceduto alla tentazione di usarla per palleggiare, imparando a passarsela da un piede all'altro.
E' stato necessario creare una donna per risolvere la situazione.
Ne è nato un po' di casino, è vero. Ma almeno è cominciata la vita!
Anche il fatto che Lui ci abbia fatte nascere da una cosa così piccola ma così vicina al cuore dell'uomo ha probabilmente un senso, ma nessuno si sofferma a cercarlo.
Per il maschio, quello comune intendo, pensare è troppo faticoso. Farsi domande, chiedersi il perché, essere un po' introspettivi insomma, per carità. Loro sono nati per fare,fare e basta.
E si identificano talmente tanto in quello che fanno, da dimenticarsi spesso di "essere".Poi una volta usciti dal loro ruolo sociale, si smarriscono, non si trovano più.
Non più guerrieri, non più condottieri, non più eroi. Solo uomini con del tempo libero da riorganizzare e finalmente da ........"condividere"? " Macché, non se ne parla nemmeno. Piuttosto mi prendo un cane, o vado a pesca, o in palestra."
Sarei stata curiosa di sapere cosa ha fatto Ulisse dopo che, stufo di saltare da un'avventura all'altra, se ne è tornato a casa. .Senz'altro una volta sfogata la sua ira ( giù le mani dalle mie cose) , si sarà annoiato.
Loro sono così, gli uomini intendo. Neanche per un attimo si soffermano a pensare alla fatica che a noi è occorsa per tirare avanti durante le loro assenze. Eppure lo sanno qual'è la nostra forza.
Da noi attingono, attingono sempre. Alla nostra resistenza, alla nostra inventiva, alla nostra praticità, al nostro saperci adeguare e barcamenare sempre.
Senza considerare poi come si nutrono della nostra energia, la nostra positività, creatività, poesia........
Che ne sarebbe stato di Giacomo senza Silvia, di Dante senza Beatrice, del Petrarca senza Laura e via dicendo. Ma di che avrebbero parlato?
Intendiamoci, va bene così, è giusto così, anzi, deve essere così.Se solo poi ce lo riconoscessero. Ma ammettere il loro bisogno di noi sarebbe come riconoscere una loro debolezza.
Certo anche noi donne ci mettiamo del nostro, mica siamo immuni da errori.Loro vivono di impulsi e noi di istinti.
Saccenti, petulanti, puntigliose e polemiche. Eterne insicure.
Alle volte siamo così spaventate all'idea di poterli perdere che accettiamo di tutto: di esser messe da parte, messe in panchina. Chiniamo la testa e ci adeguiamo senza renderci conto che, annullando noi stesse, non abbiamo più niente da offrire.
No, così non funziona, non può andare. O almeno, non più.
Ci vuole coscienza e consapevolezza, per loro e di noi.In fondo, pur frivoli, insicuri, piacioni, a volte scontrosi , permalosi, impulsivi, con il passare dell'età acuiscono le loro debolezze. è vero,ma non sono mica stupidi!
Lo sanno benissimo, loro, cosa vogliono. Ma soprattutto non vogliono rotture di scatole. Non vogliono porsi tante domande ne tanto meno rispondere a tanti perché. Quelle son cose che lasciano volentieri a noi, che siamo esperte nell'aggrovigliare cervelli riuscendo a complicare anche le cose semplici.
Perché a loro piacciono le donne, sì, ma preferiscono quelle poco impegnative. Le donne più...donne, quella che ogni tanto ti costringono a guardarti dentro, quelle sono "pericolose" e scomode.
Eppure basterebbe tanto poco. Non devono provare a capirci, a decifrarci, sarebbe un' impresa inutile, una battaglia persa in partenza.
Devono solo amarci, amarci e basta. Prendersi cura di noi, coccolarci, farci sentire importanti. Insomma, "intere" per una volta. Ci basta un pensiero, un garbo. Non chiediamo tanto, solo di essere rispettate.
Del resto noi non siamo solo noi, ma anche chi ci portiamo dentro. E se vi lasciamo questi posti privilegiati al nostro centro, è perché ogni tanto vorremmo che ci permetteste di entrare in voi, nel vostro intimo.Per vivere di scambi, di sensazioni. I nostri dovrebbero essere due mondi che si intersecano, uniti ma distinti. Come nel segno dell'infinito.
Bisognerebbe lasciare sempre un mare in moto tra le sponde delle nostre rive, per crescere vicini ma indipendenti, come le colonne di un tempio.
Può sembrare un processo complesso, lo so. Eppure è la cosa più semplice del mondo: il rispetto reciproco.
Naturalmente questa è la mia visione, il mio pensiero. Non pretendo che passi come un dogma.
Prendetelo come un consiglio, specie i più giovani, perché alla mia età si è imparato a dare il giusto valore alle cose. E credetemi, niente appaga di più dell'essere in armonia con noi stessi e con gli altri
Per questo, seguendo un istinto profondo, mi sento di consigliare alle donne un uomo che non vi tema,che ami la vostra forza, che apprezzi la vostra estrosità e ami la vostra follia.Che punti su di voi e sul vostro coraggio senza volervi vinte né convinte.
Parlo per esperienza credetemi, e a chi mi chiede quanti amori ho avuto, io rispondo di guardare nei boschi per vedere in quante tagliole ho lasciato il mio pelo.
NON mi temere, ed io sarò sicura.
Non mi fermare, ed io sarò più vera.
Non mi negare
e insieme a te sarò un solo cielo.
Perla
Le parole finali in corsivo sono di Alda Merini.
O almeno così ci hanno sempre detto. Ma chi sa cosa si cela dietro queste parole, perché alcuni proprio bene non son venuti.
Che strane creature sono gli uomini! Questi esseri così complessi nella loro semplicità....questi che dovrebbero essere i nostri sostegni nella vita, i nostri compagni di viaggio, coloro da ritrovare a fine percorso e con cui poter giungere fino in fondo.
Invece eccoli lì : evanescenti, sfuggenti, eternamente indecisi tra quello che sentono di essere e quello che vogliono apparire.
Mi chiedo cosa avrebbe fatto Adamo della mela se non ci fosse stata Eva....certamente avrebbe ceduto alla tentazione di usarla per palleggiare, imparando a passarsela da un piede all'altro.
E' stato necessario creare una donna per risolvere la situazione.
Ne è nato un po' di casino, è vero. Ma almeno è cominciata la vita!
Anche il fatto che Lui ci abbia fatte nascere da una cosa così piccola ma così vicina al cuore dell'uomo ha probabilmente un senso, ma nessuno si sofferma a cercarlo.
Per il maschio, quello comune intendo, pensare è troppo faticoso. Farsi domande, chiedersi il perché, essere un po' introspettivi insomma, per carità. Loro sono nati per fare,fare e basta.
E si identificano talmente tanto in quello che fanno, da dimenticarsi spesso di "essere".Poi una volta usciti dal loro ruolo sociale, si smarriscono, non si trovano più.
Non più guerrieri, non più condottieri, non più eroi. Solo uomini con del tempo libero da riorganizzare e finalmente da ........"condividere"? " Macché, non se ne parla nemmeno. Piuttosto mi prendo un cane, o vado a pesca, o in palestra."
Sarei stata curiosa di sapere cosa ha fatto Ulisse dopo che, stufo di saltare da un'avventura all'altra, se ne è tornato a casa. .Senz'altro una volta sfogata la sua ira ( giù le mani dalle mie cose) , si sarà annoiato.
Loro sono così, gli uomini intendo. Neanche per un attimo si soffermano a pensare alla fatica che a noi è occorsa per tirare avanti durante le loro assenze. Eppure lo sanno qual'è la nostra forza.
Da noi attingono, attingono sempre. Alla nostra resistenza, alla nostra inventiva, alla nostra praticità, al nostro saperci adeguare e barcamenare sempre.
Senza considerare poi come si nutrono della nostra energia, la nostra positività, creatività, poesia........
Che ne sarebbe stato di Giacomo senza Silvia, di Dante senza Beatrice, del Petrarca senza Laura e via dicendo. Ma di che avrebbero parlato?
Intendiamoci, va bene così, è giusto così, anzi, deve essere così.Se solo poi ce lo riconoscessero. Ma ammettere il loro bisogno di noi sarebbe come riconoscere una loro debolezza.
Certo anche noi donne ci mettiamo del nostro, mica siamo immuni da errori.Loro vivono di impulsi e noi di istinti.
Saccenti, petulanti, puntigliose e polemiche. Eterne insicure.
Alle volte siamo così spaventate all'idea di poterli perdere che accettiamo di tutto: di esser messe da parte, messe in panchina. Chiniamo la testa e ci adeguiamo senza renderci conto che, annullando noi stesse, non abbiamo più niente da offrire.
No, così non funziona, non può andare. O almeno, non più.
Ci vuole coscienza e consapevolezza, per loro e di noi.In fondo, pur frivoli, insicuri, piacioni, a volte scontrosi , permalosi, impulsivi, con il passare dell'età acuiscono le loro debolezze. è vero,ma non sono mica stupidi!
Lo sanno benissimo, loro, cosa vogliono. Ma soprattutto non vogliono rotture di scatole. Non vogliono porsi tante domande ne tanto meno rispondere a tanti perché. Quelle son cose che lasciano volentieri a noi, che siamo esperte nell'aggrovigliare cervelli riuscendo a complicare anche le cose semplici.
Perché a loro piacciono le donne, sì, ma preferiscono quelle poco impegnative. Le donne più...donne, quella che ogni tanto ti costringono a guardarti dentro, quelle sono "pericolose" e scomode.
Eppure basterebbe tanto poco. Non devono provare a capirci, a decifrarci, sarebbe un' impresa inutile, una battaglia persa in partenza.
Devono solo amarci, amarci e basta. Prendersi cura di noi, coccolarci, farci sentire importanti. Insomma, "intere" per una volta. Ci basta un pensiero, un garbo. Non chiediamo tanto, solo di essere rispettate.
Del resto noi non siamo solo noi, ma anche chi ci portiamo dentro. E se vi lasciamo questi posti privilegiati al nostro centro, è perché ogni tanto vorremmo che ci permetteste di entrare in voi, nel vostro intimo.Per vivere di scambi, di sensazioni. I nostri dovrebbero essere due mondi che si intersecano, uniti ma distinti. Come nel segno dell'infinito.
Bisognerebbe lasciare sempre un mare in moto tra le sponde delle nostre rive, per crescere vicini ma indipendenti, come le colonne di un tempio.
Può sembrare un processo complesso, lo so. Eppure è la cosa più semplice del mondo: il rispetto reciproco.
Naturalmente questa è la mia visione, il mio pensiero. Non pretendo che passi come un dogma.
Prendetelo come un consiglio, specie i più giovani, perché alla mia età si è imparato a dare il giusto valore alle cose. E credetemi, niente appaga di più dell'essere in armonia con noi stessi e con gli altri
Per questo, seguendo un istinto profondo, mi sento di consigliare alle donne un uomo che non vi tema,che ami la vostra forza, che apprezzi la vostra estrosità e ami la vostra follia.Che punti su di voi e sul vostro coraggio senza volervi vinte né convinte.
Parlo per esperienza credetemi, e a chi mi chiede quanti amori ho avuto, io rispondo di guardare nei boschi per vedere in quante tagliole ho lasciato il mio pelo.
NON mi temere, ed io sarò sicura.
Non mi fermare, ed io sarò più vera.
Non mi negare
e insieme a te sarò un solo cielo.
Perla
Le parole finali in corsivo sono di Alda Merini.
domenica 2 novembre 2014
Cercarsi..........per ritrovarmi.
"Poeta, tu comprendi?"
"Metto da parte il mio lavoro" risposi,
"perché devo aver tempo per capire" Tagore
Chissà perché ho sempre cercato di immaginare il dolore che può provare un serpente quando cambia pelle.
Pensieri strani per una giovane che si affacciava alla vita, ma ancora di più per una che buona parte della vita l'ha vissuta. Eppure ogni tanto mi si ripresentano alla mente insistenti, tediosi e vani, ché tanto, logicamente, resterà un enigma irrisolto.
Ma io ci penso, e ci penso, perché quel cambiamento e quell'inevitabile dolore ogni tanto lo avverto, lo sento mio.
L'ineluttabilità delle cose.! Deve succedere, è normale. Ed è in quel preciso momento, quando senti di non avere il pieno controllo di te, che tutto ti fa male, tutto ti ferisce. Come se sulla tua pelle "sbucciata" buttassero sale.
E' una brutta sensazione, ma accade ogni volta che cerco di fare di me un essere razionale, ogni volta che cerco di darmi un freno per timore o rispetto altrui.Quando le mie parole perdono il loro aggancio ai sentimenti concreti.
Strano, cerchi di richiudere i tuoi canali affettivi, ed è proprio allora che, paradossalmente, ti ritrovi più vulnerabile, ed il brutto che accade intorno, ti circonda e ti imprigiona. Ti senti in balia delle cose, degli eventi,e ti lasci graffiare anche da un alito di vento. Passi, i giorni, le ore, smarrita, in balia del niente, del buio totale, e ti perdi. Perché è difficilissimo "abitare un posto" contrario alla propria natura. Allora non ti resta che un rifugio: il centro di te.
Cominci a cercare, a scandagliare l'anima. Finché una sera, ascoltando il suono dolce e caldo di un oboe, mentre piangi in solitudine sul tuo divano, giri lo sguardo verso la finestra , e la vedi....in mezzo alle foglie della magnolia, là, alta nel cielo, una stella luminosa, solitaria , bianca e lontana, e pensi : "E' lì, sola come me, distante eppure vicinissima, così forte che mi sembra di poterla toccare se solo allungo la mano."
Già, allungare una mano, protendersi verso gli altri o verso altro di noi verso, quella parte di noi stessi che sempre un po' ci sfugge.
Mandare la mente oltre lo spazio e il tempo per capire che siamo di più di quello che ci dicono, di quello che crediamo.
Non siamo solo un passato chiuso, definito, né un futuro ignoto.
Non siamo i figli cresciuti, le occasioni svanite, gli amori persi o quelli possibili.
Non un lavoro terminato o un periodo concluso. C'è altro, deve esserci altro.
Matriosca di me stessa, mi sento in continuo divenire, e non voglio fermarmi
Dobbiamo "essere". Ma non non essere qualcuno né avere ambizioni fuorvianti. Essere, e basta.
Lasciarsi andare, senza calcoli, senza mete, e non importa quante volte cadi, tanto poi ti rialzi. E se anche il tempo arriva e mi schiaffeggia, io rispondo con energia.
E' il mio modo di vivere. E' il mio mondo. E mi ci trovo bene. Non posso rinnegarlo né escludermene.
Voglio prendere la materia dei sogni e plasmarla a modo mio, per far sì che mi assomigli.
Riempirla di parole cariche di significati, di pensieri dolci, di belle presenze, momenti cari, stelle luminose e colori sgargianti.
Perché , come diceva uno che se ne intende, c'è qualcosa di peggio dei sogni svaniti, ed è perdere la voglia di sognare ancora.
E ringrazio di riuscire ancora ad emozionarmi, ad arrabbiarmi e piangere, anche se fa male. Perché ogni volta che esco dalla vecchia pelle, mi riscopro migliore.
Non me ne importa niente se il mio sembra un vaneggiamento senza senso.
Nessuna spiegazione è necessaria a chi mi conosce e sente come me.
Nessuna spiegazione sarebbe valida per chi non mi capisce o non sa chi sono.
Io non ho bisogno di denaro,
ho bisogno di sentimenti
di parole,
di parole scelte sapientemente
di fiori detti pensieri
di rose dette presenze
di sogni che abitino gli alberi
di canzoni che facciano danzare le statue
di stelle che mormorino
all'orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia
questa magia che brucia
la pesantezza delle parole
che risveglia le emozioni
e dà colori nuovi.
Alda Merini
"Metto da parte il mio lavoro" risposi,
"perché devo aver tempo per capire" Tagore
Chissà perché ho sempre cercato di immaginare il dolore che può provare un serpente quando cambia pelle.
Pensieri strani per una giovane che si affacciava alla vita, ma ancora di più per una che buona parte della vita l'ha vissuta. Eppure ogni tanto mi si ripresentano alla mente insistenti, tediosi e vani, ché tanto, logicamente, resterà un enigma irrisolto.
Ma io ci penso, e ci penso, perché quel cambiamento e quell'inevitabile dolore ogni tanto lo avverto, lo sento mio.
L'ineluttabilità delle cose.! Deve succedere, è normale. Ed è in quel preciso momento, quando senti di non avere il pieno controllo di te, che tutto ti fa male, tutto ti ferisce. Come se sulla tua pelle "sbucciata" buttassero sale.
E' una brutta sensazione, ma accade ogni volta che cerco di fare di me un essere razionale, ogni volta che cerco di darmi un freno per timore o rispetto altrui.Quando le mie parole perdono il loro aggancio ai sentimenti concreti.
Strano, cerchi di richiudere i tuoi canali affettivi, ed è proprio allora che, paradossalmente, ti ritrovi più vulnerabile, ed il brutto che accade intorno, ti circonda e ti imprigiona. Ti senti in balia delle cose, degli eventi,e ti lasci graffiare anche da un alito di vento. Passi, i giorni, le ore, smarrita, in balia del niente, del buio totale, e ti perdi. Perché è difficilissimo "abitare un posto" contrario alla propria natura. Allora non ti resta che un rifugio: il centro di te.
Cominci a cercare, a scandagliare l'anima. Finché una sera, ascoltando il suono dolce e caldo di un oboe, mentre piangi in solitudine sul tuo divano, giri lo sguardo verso la finestra , e la vedi....in mezzo alle foglie della magnolia, là, alta nel cielo, una stella luminosa, solitaria , bianca e lontana, e pensi : "E' lì, sola come me, distante eppure vicinissima, così forte che mi sembra di poterla toccare se solo allungo la mano."
Già, allungare una mano, protendersi verso gli altri o verso altro di noi verso, quella parte di noi stessi che sempre un po' ci sfugge.
Mandare la mente oltre lo spazio e il tempo per capire che siamo di più di quello che ci dicono, di quello che crediamo.
Non siamo solo un passato chiuso, definito, né un futuro ignoto.
Non siamo i figli cresciuti, le occasioni svanite, gli amori persi o quelli possibili.
Non un lavoro terminato o un periodo concluso. C'è altro, deve esserci altro.
Matriosca di me stessa, mi sento in continuo divenire, e non voglio fermarmi
Dobbiamo "essere". Ma non non essere qualcuno né avere ambizioni fuorvianti. Essere, e basta.
Lasciarsi andare, senza calcoli, senza mete, e non importa quante volte cadi, tanto poi ti rialzi. E se anche il tempo arriva e mi schiaffeggia, io rispondo con energia.
E' il mio modo di vivere. E' il mio mondo. E mi ci trovo bene. Non posso rinnegarlo né escludermene.
Voglio prendere la materia dei sogni e plasmarla a modo mio, per far sì che mi assomigli.
Riempirla di parole cariche di significati, di pensieri dolci, di belle presenze, momenti cari, stelle luminose e colori sgargianti.
Perché , come diceva uno che se ne intende, c'è qualcosa di peggio dei sogni svaniti, ed è perdere la voglia di sognare ancora.
E ringrazio di riuscire ancora ad emozionarmi, ad arrabbiarmi e piangere, anche se fa male. Perché ogni volta che esco dalla vecchia pelle, mi riscopro migliore.
Non me ne importa niente se il mio sembra un vaneggiamento senza senso.
Nessuna spiegazione è necessaria a chi mi conosce e sente come me.
Nessuna spiegazione sarebbe valida per chi non mi capisce o non sa chi sono.
Io non ho bisogno di denaro,
ho bisogno di sentimenti
di parole,
di parole scelte sapientemente
di fiori detti pensieri
di rose dette presenze
di sogni che abitino gli alberi
di canzoni che facciano danzare le statue
di stelle che mormorino
all'orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia
questa magia che brucia
la pesantezza delle parole
che risveglia le emozioni
e dà colori nuovi.
Alda Merini
mercoledì 15 ottobre 2014
Come Thelma & Louise
Non provate a dirmi che non è vero, tutti abbiamo bisogno di qualcuno che si occupi di noi in esclusiva, che ci faccia sentire, magari ogni tanto, unici e preziosi.
Ma gli errori della vita ci causano, a volte, un vuoto affettivo che ci soffoca, ci fa mancare l'aria, per
cui ci aggrappiamo a qualunque cosa, pur di non sentirci "disabitate"
Poi capita che una mattina viene a svegliarti un'amica e ti dice: " Vestiti che andiamo a giro".
"Ma sei matta? Dove?"
"Così, dove ci va di andare."
L' aria è calda, la luce invitante. Ma sì, perché no, per una volta si può fare! Mollo tutto e salgo con lei in macchina.
Sapere esattamente dove siamo diretti, può essere il modo migliore per perdere la strada.
A volte è meglio andare in giro senza meta.
La guardo di sottecchi mentre guida e mi sembra la solita di una trentina d'anni fa, di quando ci siamo conosciute. A parte l'argento dei capelli, stesso taglio corto, piglio sicuro e fisico asciutto, da ragazza. Il contrario esatto di me che sono quasi il doppio di allora. Ma chi se ne frega! Sono i nostri cuori e le nostre teste che contano, e qui, mi permetto immodestamente di dire, che siamo addirittura migliorate. Sì, il nostro percorso parallelo è stato notevole. Ed io mi affido a lei ora, come allora, e come farò domani, finché ci sarà data la fortuna di camminare a fianco.
Non ho dubbi, lei è proprio la mia persona!
Quando sto con Perla mi sento a casa. Ci capiamo, ci ascoltiamo, condividiamo quasi tutto, ma non ci risparmiamo critiche reciproche o discussioni.Anzi, è proprio attraverso queste che la nostra amicizia si è consolidata giorno dopo giorno. Insomma, ci vogliamo bene!
Così, novelle Thelma e Louise, facciamo la prima sosta sul mare a Torre del Lago.
Stranamente, per essere sabato, non c'è molta gente. Sarà perché c'è un vento noioso, anche se caldo,
e il cielo non promette niente di buono.
C'è molta polvere e lei prende a tossire un po' troppo. "E' allergia.." dice. Però, nata d'un cane, ha sempre la sigaretta in mano. Va beh!
"Spostiamoci sul lago" le dico. Così andiamo.
Mi vergogno un po' a confessarlo, ma sono almeno due o tre anni che non vengo a passeggiare da queste parti. Se ci penso mi rendo conto di quanto troppo mi sono fatta prendere dai problemi di tutti, in famiglia, e di quanto poco abbia pensato a me stessa in questi ultimi tempi. E mi viene il magone.
Ma assolutamente non voglio che i brutti pensieri mi avvelenino la giornata. Così mi concentro su quel quadro stupendo che è il Massaciuccoli. Di una bellezza mozzafiato!
Il grigio plumbeo del cielo assume contorni frastagliati accarezzando le Apuane. Mentre sotto, il lago increspato dal vento, è di un verde cangiante, intervallato, in lontananza, dal baluginio dorato di qualche timido e sporadico riflesso del sole. Mi viene subito pensato alla poesia che Perla scrisse per me tanti e tanti anni fa...."Briciole incandescenti nei tuoi occhi, rubati al fondo d'altro mare....." e mi immergo in una sensazione d'altri tempi, d'altri momenti..
Passiamo dal dietro, dall'ingresso che porta al teatro, lo stesso che dà accesso alla darsena. E mi tornano in mente le domeniche con mio padre, quando lui faceva le regate con la barca a vela, e con mamma lo raggiungevamo una volta finita la gara.
Correva in coppia con Andrea il Bandoni, un personaggio particolarissimo delle Focette, alto quasi due metri, ciuffo biondo ribelle alla Bobby Solo, occhialetti a specchio e l'immancabile sigaro in bocca. Poi tutti gli altri, Carlo, Sergio, il professor Pucci, tutti passati a regattare in altri luoghi, in altri laghi. Cazzo, sembro Valerio Scanu.
No, oggi niente malinconie. Si sta troppo bene.
C'è una pace, un silenzio, che entrambe rispettiamo, ben consce che i nostri pensieri stanno vagando per sentieri vicini ma divergenti. Ci sta!
Si ode solo, a parte lo sciabordio dell'acqua, lo strano sfrigolio delle foglie dei pioppi mossi dal vento.
Ci avete mai fatto caso? Sembrano tante mani che volteggiano in aria. Mi ricordano una cerimonia con gli indiani Apaches cui ho assistito anni fa, vicino a Pisa. Loro stavano mettendo a dimora le giovani piante, e ci raccontarono che quel frullare di fronde, era proprio come una preghiera di ringraziamento al loro Dio. Suggestiva!
Attraversiamo tutto il piazzale erboso e ci avviciniamo al lago. Fa così caldo che mi viene voglia di mettere i piedi nell'acqua, e raggiungo lentamente il punto dove questa, spinta dal vento, s'inoltra ad attraversare il pontiletto di legno.
"Sola m'en vò ...." cantava Musetta nella Boheme, e come sempre, quando approdo su quelle sponde, le melodie del Maestro mi sommergono il cuore. E' una magia, e mi prende in automatico ogni volta che tocco quei lidi.
Non mi staccherei mai da lì, ma si è fatta una certa, e cominciamo ad avvertire un qualche languorino.
Tra me e me penso a quel ristorantino sul laghetto dietro alla Bufalina. Lo rivedrei volentieri, ma non so cosa lei abbia in mente e continuo a farmi portare. Tanto, insieme , mi andrebbe bene anche un panino su una panchina. Invece no, è proprio lì che andiamo, ma non me ne stupisco più di tanto.
L'ho detto, lei è la mia persona.
Ci sediamo vista lago, ordiniamo e partiamo con lo scorrere infinito delle nostre variegate conversazioni, miscelandole con ricordi e deja-vu spaziando per un infinità di temi.
Perla è unica nel suo approcciare la vita, le cose, l'amore.
Lei e la sua concezione liberalistica dei rapporti.
Lei che si accorge subito quando qualcosa mi turba e ascolta i miei sfoghi.
Lei che sa capirmi e condividere i miei sogni, le mie speranze.
Lei che cerca sempre di convincermi a non mollare, ad andare avanti, ché tanto ne vale sempre la pena.
Lei che non si stanca mai di dirmi che sono speciale, e finisce poi per farmelo credere davvero.
Lo so, qualche sciocchino può anche ipotizzare che il nostro rapporto vada oltre la semplice amicizia travisando e immaginando chi sa cosa. Bene, si sbaglia.
E non lo preciso perché possa importarmene qualcosa, che se anche fosse sarebbero comunque fatti nostri. Ma confesso che ne lei ne io siamo attratte da relazioni saffiche purtroppo, che così avremmo risolto i nostri problemi colmando reciprocamente le nostre solitudini.
Invece è proprio la nostra amicizia a trecento sessanta gradi che è unica e speciale. E mi rincresce per chi non è stato fortunato come noi.
La giornata volge al termine e ce ne torniamo a casa. In fondo, dobbiamo riconoscere e ammettere con noi stesse di non avere più vent'anni.
Ma abbiamo ancora tempo e un bel margine di crescita davanti a noi. O almeno lo spero, perché vogliamo ancora conoscere e sperimentare. In fondo, non troviamo il significato della vita da soli, ma solo insieme a qualcun altro.
Che ci volete fare, non ve l'ho detto? Lei è la mia persona!
Lievi come betulle
sfidiamo il tempo.
Qualche foglia ingiallisce
e vola via,
ma restiamo maestose nel vento
e l'imbrunire esalta i nostri riflessi d'argento.
Perla
Ma gli errori della vita ci causano, a volte, un vuoto affettivo che ci soffoca, ci fa mancare l'aria, per
cui ci aggrappiamo a qualunque cosa, pur di non sentirci "disabitate"
Poi capita che una mattina viene a svegliarti un'amica e ti dice: " Vestiti che andiamo a giro".
"Ma sei matta? Dove?"
"Così, dove ci va di andare."
L' aria è calda, la luce invitante. Ma sì, perché no, per una volta si può fare! Mollo tutto e salgo con lei in macchina.
Sapere esattamente dove siamo diretti, può essere il modo migliore per perdere la strada.
A volte è meglio andare in giro senza meta.
La guardo di sottecchi mentre guida e mi sembra la solita di una trentina d'anni fa, di quando ci siamo conosciute. A parte l'argento dei capelli, stesso taglio corto, piglio sicuro e fisico asciutto, da ragazza. Il contrario esatto di me che sono quasi il doppio di allora. Ma chi se ne frega! Sono i nostri cuori e le nostre teste che contano, e qui, mi permetto immodestamente di dire, che siamo addirittura migliorate. Sì, il nostro percorso parallelo è stato notevole. Ed io mi affido a lei ora, come allora, e come farò domani, finché ci sarà data la fortuna di camminare a fianco.
Non ho dubbi, lei è proprio la mia persona!
Quando sto con Perla mi sento a casa. Ci capiamo, ci ascoltiamo, condividiamo quasi tutto, ma non ci risparmiamo critiche reciproche o discussioni.Anzi, è proprio attraverso queste che la nostra amicizia si è consolidata giorno dopo giorno. Insomma, ci vogliamo bene!
Così, novelle Thelma e Louise, facciamo la prima sosta sul mare a Torre del Lago.
Stranamente, per essere sabato, non c'è molta gente. Sarà perché c'è un vento noioso, anche se caldo,
e il cielo non promette niente di buono.
C'è molta polvere e lei prende a tossire un po' troppo. "E' allergia.." dice. Però, nata d'un cane, ha sempre la sigaretta in mano. Va beh!
"Spostiamoci sul lago" le dico. Così andiamo.
Mi vergogno un po' a confessarlo, ma sono almeno due o tre anni che non vengo a passeggiare da queste parti. Se ci penso mi rendo conto di quanto troppo mi sono fatta prendere dai problemi di tutti, in famiglia, e di quanto poco abbia pensato a me stessa in questi ultimi tempi. E mi viene il magone.
Ma assolutamente non voglio che i brutti pensieri mi avvelenino la giornata. Così mi concentro su quel quadro stupendo che è il Massaciuccoli. Di una bellezza mozzafiato!
Il grigio plumbeo del cielo assume contorni frastagliati accarezzando le Apuane. Mentre sotto, il lago increspato dal vento, è di un verde cangiante, intervallato, in lontananza, dal baluginio dorato di qualche timido e sporadico riflesso del sole. Mi viene subito pensato alla poesia che Perla scrisse per me tanti e tanti anni fa...."Briciole incandescenti nei tuoi occhi, rubati al fondo d'altro mare....." e mi immergo in una sensazione d'altri tempi, d'altri momenti..
Passiamo dal dietro, dall'ingresso che porta al teatro, lo stesso che dà accesso alla darsena. E mi tornano in mente le domeniche con mio padre, quando lui faceva le regate con la barca a vela, e con mamma lo raggiungevamo una volta finita la gara.
Correva in coppia con Andrea il Bandoni, un personaggio particolarissimo delle Focette, alto quasi due metri, ciuffo biondo ribelle alla Bobby Solo, occhialetti a specchio e l'immancabile sigaro in bocca. Poi tutti gli altri, Carlo, Sergio, il professor Pucci, tutti passati a regattare in altri luoghi, in altri laghi. Cazzo, sembro Valerio Scanu.
No, oggi niente malinconie. Si sta troppo bene.
C'è una pace, un silenzio, che entrambe rispettiamo, ben consce che i nostri pensieri stanno vagando per sentieri vicini ma divergenti. Ci sta!
Si ode solo, a parte lo sciabordio dell'acqua, lo strano sfrigolio delle foglie dei pioppi mossi dal vento.
Ci avete mai fatto caso? Sembrano tante mani che volteggiano in aria. Mi ricordano una cerimonia con gli indiani Apaches cui ho assistito anni fa, vicino a Pisa. Loro stavano mettendo a dimora le giovani piante, e ci raccontarono che quel frullare di fronde, era proprio come una preghiera di ringraziamento al loro Dio. Suggestiva!
Attraversiamo tutto il piazzale erboso e ci avviciniamo al lago. Fa così caldo che mi viene voglia di mettere i piedi nell'acqua, e raggiungo lentamente il punto dove questa, spinta dal vento, s'inoltra ad attraversare il pontiletto di legno.
"Sola m'en vò ...." cantava Musetta nella Boheme, e come sempre, quando approdo su quelle sponde, le melodie del Maestro mi sommergono il cuore. E' una magia, e mi prende in automatico ogni volta che tocco quei lidi.
Non mi staccherei mai da lì, ma si è fatta una certa, e cominciamo ad avvertire un qualche languorino.
Tra me e me penso a quel ristorantino sul laghetto dietro alla Bufalina. Lo rivedrei volentieri, ma non so cosa lei abbia in mente e continuo a farmi portare. Tanto, insieme , mi andrebbe bene anche un panino su una panchina. Invece no, è proprio lì che andiamo, ma non me ne stupisco più di tanto.
L'ho detto, lei è la mia persona.
Ci sediamo vista lago, ordiniamo e partiamo con lo scorrere infinito delle nostre variegate conversazioni, miscelandole con ricordi e deja-vu spaziando per un infinità di temi.
Perla è unica nel suo approcciare la vita, le cose, l'amore.
Lei e la sua concezione liberalistica dei rapporti.
Lei che si accorge subito quando qualcosa mi turba e ascolta i miei sfoghi.
Lei che sa capirmi e condividere i miei sogni, le mie speranze.
Lei che cerca sempre di convincermi a non mollare, ad andare avanti, ché tanto ne vale sempre la pena.
Lei che non si stanca mai di dirmi che sono speciale, e finisce poi per farmelo credere davvero.
Lo so, qualche sciocchino può anche ipotizzare che il nostro rapporto vada oltre la semplice amicizia travisando e immaginando chi sa cosa. Bene, si sbaglia.
E non lo preciso perché possa importarmene qualcosa, che se anche fosse sarebbero comunque fatti nostri. Ma confesso che ne lei ne io siamo attratte da relazioni saffiche purtroppo, che così avremmo risolto i nostri problemi colmando reciprocamente le nostre solitudini.
Invece è proprio la nostra amicizia a trecento sessanta gradi che è unica e speciale. E mi rincresce per chi non è stato fortunato come noi.
La giornata volge al termine e ce ne torniamo a casa. In fondo, dobbiamo riconoscere e ammettere con noi stesse di non avere più vent'anni.
Ma abbiamo ancora tempo e un bel margine di crescita davanti a noi. O almeno lo spero, perché vogliamo ancora conoscere e sperimentare. In fondo, non troviamo il significato della vita da soli, ma solo insieme a qualcun altro.
Che ci volete fare, non ve l'ho detto? Lei è la mia persona!
Lievi come betulle
sfidiamo il tempo.
Qualche foglia ingiallisce
e vola via,
ma restiamo maestose nel vento
e l'imbrunire esalta i nostri riflessi d'argento.
Perla
giovedì 9 ottobre 2014
Signori.............Su il sipario!
Quando senti qualcosa che ti fa vibrare il cuore, non domandarti mai cosa sia,
ma vivilo sino in fondo, perché quel brivido, quella sensazione, si chiama vita.
Alda Merini
E quell'epoca, quel periodo, fu tutta una vibrazione di cuore per me. Uno dei momenti più belli e intensi della mia vita...........
Fin da bambina ho sempre avuto una passione sfegatata per il teatro, passione evidentemente anche questa ereditata da mio padre che amava recitare.
Quando la TV era ancora in bianco e nero e cominciavano appena a fare le prove per il secondo canale, ricordo che al venerdì sera trasmettevano sempre una commedia : Il giardino dei ciliegi, Arsenico e vecchi merletti, Anna dei miracoli, Le medaglie della vecchia signora, e tutto il meraviglioso repertorio di Eduardo de Filippo. Come non appassionarsi!
Per questo quando Enrico Casani chiese a me e alle mie amiche Perla ed Enrica di far parte della giuria nella rassegna Teatro Estate di Via Zara, accettai con entusiasmo. Era intorno al '94 se non sbaglio, e fu lì che conobbi Alfia Meliani.
Piccola, minuta, con una lunga massa di riccioli castani e occhi verdi, profondi e intensi.
La sua competenza teatrale mi colpì subito e ci fu molto utile nel giudicare le opere presentate e nell'assegnazione dei premi. Che fosse una donna di teatro già da tempo l'ho saputo in seguito.
Aveva frequentato il Teatro Laboratorio di Vittorio Gassman e diretto la compagnia "Teatroupe" dal '76 all''86. Poi la famiglia, il crescere la figlia, l'avevano allontanata da quel mondo che era il suo Habitat naturale. Ed ora era qui, con noi, a giudicare gli altri.
Fu un caso poi, o forse no, che il direttore della rassegna, Adolfo , le presentasse un suo progetto per farne la regia. Era tratto dalla vita di Mozart, e sembrava scritto su misura per il suo socio, Walter, un eclettico, poliedrico, camaleontico attore che di Mozart aveva le fisic-du- ruole.
Cominciarono le prove con grande entusiasmo di tutti, poi, per incompatibilità caratteriali, le cose precipitarono e Adolfo e Walter si tirarono indietro. Tutto il lavoro sarebbe finito a puttane se non ci fosse venuta l'idea di creare una compagnia ex-novo, associandola al nostro Centro Culturale che già possedeva uno statuto tale da consentirci di poter usufruire di ogni qual cosa un' associazione avesse bisogno, dai finanziamenti agli spazi comunali. Fu così che nacque la Compagnia Teatrale la Soffitta.
E fu l'inizio di un sogno.
Ci suddividemmo gli incarichi: Perla, che ne era presidente, si dava sempre un gran da fare per quanto riguardava l'organizzazione scenica. Mentre io, un po' più addentro nei meandri della burocrazia, mi occupavo dei contatti con gli enti preposti, la ricerca degli spazi per prove e allestimenti, finanziamenti, permessi e ricerca di siti dove rappresentare i lavori. Insomma, tutta la parte amministrativa e burocratica. Praticamente Perla ed io ci facevamo il "culo" a mattinate da un ufficio all'altro. Ma non ce ne lamentavamo.
L'anima della compagnia però era lei, Alfia. Lei aveva idee geniali e brillanti, e a me si spalancò un mondo. Mai avrei immaginato che dietro ad una performance teatrale ci fosse così tanto lavoro e studio.
Partire da un testo, elaborarlo pur mantenendone integro il contenuto, e porgerlo al pubblico filtrato attraverso il taglio e la sensibilità della regia.
Quell' "Amadeus- atto d'amore" fu un piccolo capolavoro
La chiave di lettura della regia partì da un parallelismo tra il 1700 e il 1900; tra l'Illuminismo razionale e il materialismo sfrenato, tra il barocco e il dark, mentre il tutto si muoveva in una scenografia, specchio del sociale, gerarchica e scomoda.
Poi Lui, il personaggio chiave, il diverso, l'anticonformista, l'anarchico, il Candido, alieno da tutto ciò che lo circonda e dal tempo in cui vive. Che si muove non in orizzontale ma in profondità, per arrivare attraverso l'amore fino all'anima e farla vibrare.La magia dell'Arte.
Io ero ammaliata da tutta questa poesia.
Con il mio copione in mano per seguire e suggerire, osservavo la scelta dei costumi e imparavo l'importanza delle scelte cromatiche, il loro significato. Poi restavo incantata dal geometrico lavoro delle luci studiato a tavolino da Alfia e il suo compagno Luigi, un genio in quel campo. Da ultime, ma non meno importanti, la scelta delle musiche, che miscelavano sapientemente le due epoche, partendo appunto dalla Rapsodia in Blu di Gershwin e, passando attraverso le varie arie del genio mozartiano, approdavano poi, nello sfilare finale dei vari personaggi ( che neanche il saluto al pubblico era lasciato al caso ) al "Who want to leve for evere" dei Qeen.
Lo rappresentammo la prima volta al Teatro Politeama di Viareggio e fu un vero successo. Il primo di una lunga serie.
Mi sentivo fiera, orgogliosa e importante. Rappresentammo nel corso degli anni tanti lavori "scomodi"
e particolari: "alarm" di Hanay Geiogamah, "L'annivORSOrio" due atti unici di Cechov con cui a S.Miniati vincemmo cinque premi su cinque, "Macbett" di Ionesco, "La Soap-Opera da tre Soldi" liberamente tratta dal lavoro di Bertolt Brecht, "Stato d'assedio" di Albert Camus e una trilogia di lavori di Rosso di San Secondo, il Pirandello della Versilia, che rappresentammo anche a Camaiore davanti alla sua vedova. E tanti altri ancora.
Eravamo bravi. Talmente bravi che le altre compagnie cominciarono a non vederci di buon occhio. Ci temevano!
Così io avevo un bel da fare a barcamenarmi tra assessorati, associazioni, facendo lo slalom tra la loro riluttanza, l'arroganza di Luigi e la lingua che Alfia non teneva mai a freno. Pure lei ed io riuscimmo anche per alcuni anni a lavorare con i ragazzi delle scuole locali e non, proponendo il nostro Cantiere Teatrale.
Ma era sempre più difficile a causa dei dissesti economici e la poca disponibilità delle casse scolastiche.
Poi ognuno di noi, come succede nelle così dette dinamiche di gruppo, cominciò a portare all'interno della Compagnia le proprie problematiche, e col tempo non ce la feci più. Troppi problemi a casa, dentro me, non riuscivo più a barcamenarmi tra il teatro della vita e una vita fatta di teatro.
E, a dimostrazione del fatto che, se era vero che Alfia era l'anima della Compagnia, io comunque ne ero il cuore pulsante, poco tempo dopo la mia defezione, il gruppo si sciolse.
Sono stati ad ogni buon conto anni intensi e importanti per me. Mi hanno fatto crescere e insegnato tantissime cose. Ho conosciuto persone meravigliose. Gianpaolo, Walter, Roberto, Michele, Stefano, Luciana Enzo, Elena, e tanti altri ancora. Alcuni li ho persi per la strada, altri purtroppo non ci sono più. Ma quello che ognuno di loro mi ha donato , resterà con me per sempre.
Non c'è niente da fare, chi non ha provato questa esperienza non può capire. La convivialità, il condividere opinioni o il discutere anche, i momenti di stanca, l'ammazzarsi di fatica per allestire e smontare le scene senza avere orari, le prove che sembravano non bastare mai e tutto mentre giorno dopo giorno vedevi un idea prendere forma.Una magia. E col plasmarsi di questa, tu stessa venivi plasmata, te ne sentivi parte.Emozioni uniche , irripetibili.
Stranamente il mio vivere dietro la quinte mi fece sentire per la prima volta al centro del palcoscenico della mia vita. Mi ha scandagliato dentro portando a galla tutto quel sommesso che per anni mi aveva soffocata.
Loro contavano su di me, si affidavano a me e alle mie capacità. Mi facevano sentire importante ed unica.
Io, fino ad allora comparsa tra le comparse, divenni la prima donna della mia commedia.
Vivevo un mondo immaginario, ma specchio della vita. E mi ci trovavo a mio agio.
Ho fatto riserva di quei momenti, e li conservo dentro di me come un tesoro prezioso dal quale attingo, come grani di un rosario, ogni volta che mi sembra di affogare nella mediocrità del quotidiano.
E sarò grata e riconoscente a chi mi ha permesso di vivere questa preziosa esperienza rendendomene parte, consentendomi, allora come ora, di sentire forte i battiti del mio cuore.
" Il Maestro, che sedeva tra la gente con i suoi discepoli, disse : "Avete sentito e pronunciato
molte preghiere. Questa sera vorrei che ne vedeste una".
In quel momento si alzò il sipario, e il balletto ebbe inizio.
ma vivilo sino in fondo, perché quel brivido, quella sensazione, si chiama vita.
Alda Merini
E quell'epoca, quel periodo, fu tutta una vibrazione di cuore per me. Uno dei momenti più belli e intensi della mia vita...........
Fin da bambina ho sempre avuto una passione sfegatata per il teatro, passione evidentemente anche questa ereditata da mio padre che amava recitare.
Quando la TV era ancora in bianco e nero e cominciavano appena a fare le prove per il secondo canale, ricordo che al venerdì sera trasmettevano sempre una commedia : Il giardino dei ciliegi, Arsenico e vecchi merletti, Anna dei miracoli, Le medaglie della vecchia signora, e tutto il meraviglioso repertorio di Eduardo de Filippo. Come non appassionarsi!
Per questo quando Enrico Casani chiese a me e alle mie amiche Perla ed Enrica di far parte della giuria nella rassegna Teatro Estate di Via Zara, accettai con entusiasmo. Era intorno al '94 se non sbaglio, e fu lì che conobbi Alfia Meliani.
Piccola, minuta, con una lunga massa di riccioli castani e occhi verdi, profondi e intensi.
La sua competenza teatrale mi colpì subito e ci fu molto utile nel giudicare le opere presentate e nell'assegnazione dei premi. Che fosse una donna di teatro già da tempo l'ho saputo in seguito.
Aveva frequentato il Teatro Laboratorio di Vittorio Gassman e diretto la compagnia "Teatroupe" dal '76 all''86. Poi la famiglia, il crescere la figlia, l'avevano allontanata da quel mondo che era il suo Habitat naturale. Ed ora era qui, con noi, a giudicare gli altri.
Fu un caso poi, o forse no, che il direttore della rassegna, Adolfo , le presentasse un suo progetto per farne la regia. Era tratto dalla vita di Mozart, e sembrava scritto su misura per il suo socio, Walter, un eclettico, poliedrico, camaleontico attore che di Mozart aveva le fisic-du- ruole.
Cominciarono le prove con grande entusiasmo di tutti, poi, per incompatibilità caratteriali, le cose precipitarono e Adolfo e Walter si tirarono indietro. Tutto il lavoro sarebbe finito a puttane se non ci fosse venuta l'idea di creare una compagnia ex-novo, associandola al nostro Centro Culturale che già possedeva uno statuto tale da consentirci di poter usufruire di ogni qual cosa un' associazione avesse bisogno, dai finanziamenti agli spazi comunali. Fu così che nacque la Compagnia Teatrale la Soffitta.
E fu l'inizio di un sogno.
Ci suddividemmo gli incarichi: Perla, che ne era presidente, si dava sempre un gran da fare per quanto riguardava l'organizzazione scenica. Mentre io, un po' più addentro nei meandri della burocrazia, mi occupavo dei contatti con gli enti preposti, la ricerca degli spazi per prove e allestimenti, finanziamenti, permessi e ricerca di siti dove rappresentare i lavori. Insomma, tutta la parte amministrativa e burocratica. Praticamente Perla ed io ci facevamo il "culo" a mattinate da un ufficio all'altro. Ma non ce ne lamentavamo.
L'anima della compagnia però era lei, Alfia. Lei aveva idee geniali e brillanti, e a me si spalancò un mondo. Mai avrei immaginato che dietro ad una performance teatrale ci fosse così tanto lavoro e studio.
Partire da un testo, elaborarlo pur mantenendone integro il contenuto, e porgerlo al pubblico filtrato attraverso il taglio e la sensibilità della regia.
Quell' "Amadeus- atto d'amore" fu un piccolo capolavoro
La chiave di lettura della regia partì da un parallelismo tra il 1700 e il 1900; tra l'Illuminismo razionale e il materialismo sfrenato, tra il barocco e il dark, mentre il tutto si muoveva in una scenografia, specchio del sociale, gerarchica e scomoda.
Poi Lui, il personaggio chiave, il diverso, l'anticonformista, l'anarchico, il Candido, alieno da tutto ciò che lo circonda e dal tempo in cui vive. Che si muove non in orizzontale ma in profondità, per arrivare attraverso l'amore fino all'anima e farla vibrare.La magia dell'Arte.
Io ero ammaliata da tutta questa poesia.
Con il mio copione in mano per seguire e suggerire, osservavo la scelta dei costumi e imparavo l'importanza delle scelte cromatiche, il loro significato. Poi restavo incantata dal geometrico lavoro delle luci studiato a tavolino da Alfia e il suo compagno Luigi, un genio in quel campo. Da ultime, ma non meno importanti, la scelta delle musiche, che miscelavano sapientemente le due epoche, partendo appunto dalla Rapsodia in Blu di Gershwin e, passando attraverso le varie arie del genio mozartiano, approdavano poi, nello sfilare finale dei vari personaggi ( che neanche il saluto al pubblico era lasciato al caso ) al "Who want to leve for evere" dei Qeen.
Lo rappresentammo la prima volta al Teatro Politeama di Viareggio e fu un vero successo. Il primo di una lunga serie.
Mi sentivo fiera, orgogliosa e importante. Rappresentammo nel corso degli anni tanti lavori "scomodi"
e particolari: "alarm" di Hanay Geiogamah, "L'annivORSOrio" due atti unici di Cechov con cui a S.Miniati vincemmo cinque premi su cinque, "Macbett" di Ionesco, "La Soap-Opera da tre Soldi" liberamente tratta dal lavoro di Bertolt Brecht, "Stato d'assedio" di Albert Camus e una trilogia di lavori di Rosso di San Secondo, il Pirandello della Versilia, che rappresentammo anche a Camaiore davanti alla sua vedova. E tanti altri ancora.
Eravamo bravi. Talmente bravi che le altre compagnie cominciarono a non vederci di buon occhio. Ci temevano!
Così io avevo un bel da fare a barcamenarmi tra assessorati, associazioni, facendo lo slalom tra la loro riluttanza, l'arroganza di Luigi e la lingua che Alfia non teneva mai a freno. Pure lei ed io riuscimmo anche per alcuni anni a lavorare con i ragazzi delle scuole locali e non, proponendo il nostro Cantiere Teatrale.
Ma era sempre più difficile a causa dei dissesti economici e la poca disponibilità delle casse scolastiche.
Poi ognuno di noi, come succede nelle così dette dinamiche di gruppo, cominciò a portare all'interno della Compagnia le proprie problematiche, e col tempo non ce la feci più. Troppi problemi a casa, dentro me, non riuscivo più a barcamenarmi tra il teatro della vita e una vita fatta di teatro.
E, a dimostrazione del fatto che, se era vero che Alfia era l'anima della Compagnia, io comunque ne ero il cuore pulsante, poco tempo dopo la mia defezione, il gruppo si sciolse.
Sono stati ad ogni buon conto anni intensi e importanti per me. Mi hanno fatto crescere e insegnato tantissime cose. Ho conosciuto persone meravigliose. Gianpaolo, Walter, Roberto, Michele, Stefano, Luciana Enzo, Elena, e tanti altri ancora. Alcuni li ho persi per la strada, altri purtroppo non ci sono più. Ma quello che ognuno di loro mi ha donato , resterà con me per sempre.
Non c'è niente da fare, chi non ha provato questa esperienza non può capire. La convivialità, il condividere opinioni o il discutere anche, i momenti di stanca, l'ammazzarsi di fatica per allestire e smontare le scene senza avere orari, le prove che sembravano non bastare mai e tutto mentre giorno dopo giorno vedevi un idea prendere forma.Una magia. E col plasmarsi di questa, tu stessa venivi plasmata, te ne sentivi parte.Emozioni uniche , irripetibili.
Stranamente il mio vivere dietro la quinte mi fece sentire per la prima volta al centro del palcoscenico della mia vita. Mi ha scandagliato dentro portando a galla tutto quel sommesso che per anni mi aveva soffocata.
Loro contavano su di me, si affidavano a me e alle mie capacità. Mi facevano sentire importante ed unica.
Io, fino ad allora comparsa tra le comparse, divenni la prima donna della mia commedia.
Vivevo un mondo immaginario, ma specchio della vita. E mi ci trovavo a mio agio.
Ho fatto riserva di quei momenti, e li conservo dentro di me come un tesoro prezioso dal quale attingo, come grani di un rosario, ogni volta che mi sembra di affogare nella mediocrità del quotidiano.
E sarò grata e riconoscente a chi mi ha permesso di vivere questa preziosa esperienza rendendomene parte, consentendomi, allora come ora, di sentire forte i battiti del mio cuore.
" Il Maestro, che sedeva tra la gente con i suoi discepoli, disse : "Avete sentito e pronunciato
molte preghiere. Questa sera vorrei che ne vedeste una".
In quel momento si alzò il sipario, e il balletto ebbe inizio.
domenica 14 settembre 2014
Circondata da Amore
Sarà questa stagione altalenante e che pure volge al termine, sarà l'età o quel grammo in più di serenità ritrovata, ma in questo periodo mi sento in fermento.
Tutto o quasi mi fa venire voglia di scrivere,di esternare. Come se qualcosa portasse inesorabilmente
scompiglio nei percorsi preordinati del mio cuore.
E allora mi assecondo, concedendomi il lusso, una volta tanto, di ascoltare il mio istinto, le mie pulsioni. Perché sono le passioni che ci conservano giovani.
Niente di che, è solo una riflessione scaturita dalla visita di mia nipote che non avevo mai vista così. Serena, rilassata, finalmente non in balia di "sensazioni negative".
"Sto bene" mi ha detto sorridendo,"ho trovato una persona........e mi trasferisco da lui". Bene, non ho indagato (per ora) ma so quanto è importante trovare qualcuno che si prenda cura di te, che condivida il tuo sentire, che ti dia finalmente quella sensazione "di essere a casa".
Non conta il perché, il come, il quanto può durare. Basta con le paranoie, conta l'esserci nella storia, ora, subito, con tutto te stesso, Carpe diem, e niente più.
E a casa ho gli altri ragazzi, insieme ormai da diciannove anni, che ancora "giocano " tra loro come e forse meglio di quanto non facessero i primi tempi.
Casinisti, irruenti, sono già passati attraverso mille difficoltà, mille problemi. Ma sono più uniti che mai, quasi che il loro percorso tribolato sia servito solo a rinforzare il loro rapporto, a consolidarlo.
Dirai: "ma tutto questo con il tuo sentire cosa c'entra?" C'entra eccome. Perché tutte queste trame hanno un unico fil-rouge, ed è l'Amore.
"Amore", è quello che muove il mondo, il solo, l'unico motore propulsore che valga la pena seguire.
L'amore discreto, l'amore maturo, quello innocente, disconosciuto, irruento.
L'amore rassegnato, quello che nutri a briciole di pane, l'amore famelico o quello focoso che ti arde e brucia.
L'amore fatto di abitudini pigre, di complicità, di affinità elettive. Anche di sacrificio e compromessi se necessario.
C'è l'amore fatto di rispetto, quello che si alimenta con la lontananza per non correre il rischio di spegnersi nello stagno della quotidianità.
Ci sono gli amori ritrovati, quelli che fanno lunghi giri e poi ritornano. Gli amori inattesi e quelli insperati.
Quelli solitari, illusori. Ma tanto alle volte l'amore di una persona basta per due, poi, col tempo, è contagioso.
Gli amori tanto attesi e quelli disattesi, che ti lasciano un segno dentro che non riesci a togliere, come una chiave spezzata al centro dell'anima.
E perché no, anche gli amori che spaventano e che rifuggi. Quelli che hai bisogno di inventarti per poterci credere, per sentirti ancora viva.
Ma in fine è sempre quello che ci spinge, ci rende creativi, vitali, vogliosi di andare avanti.
E non per forza devi rendertene schiavo, farsi castelli in aria, progettare, dirigere. Cercare di etichettare.
No, basta farsene catturare, lasciarsi andare, assecondarne il flusso. E ti senti cullare.
Prendiamo a piene mani quando Amore ci sfiora. Spalanchiamo porte e finestre senza fermarci sulla soglia della malinconia.
Comunque sia, per quanto possa durare, vale sempre la pena di farci un viaggio assieme, dovunque questo ci porti.
Ogni incontro, ogni persona quando ci è "data" da Amore, ha con sé un dono per noi.
Allora cerchiamo di coglierlo questo dono, non lasciamocelo sfuggire, perché ricordiamoci che forse, da questa strada, non passeremo mai più.
Un grazie a Filemone e a Massimo G. che mi hanno ispirato questo blog..
.....il vuoto d'amore. Vorrei molto umilmente ricordare che è l'amore ( laico o cristiano, consolazione o speranza), il filo d'Arianna che può salvarci dal vuoto che insidia e assedia la nostra vita,
Gene Pampaloni
Tutto o quasi mi fa venire voglia di scrivere,di esternare. Come se qualcosa portasse inesorabilmente
scompiglio nei percorsi preordinati del mio cuore.
E allora mi assecondo, concedendomi il lusso, una volta tanto, di ascoltare il mio istinto, le mie pulsioni. Perché sono le passioni che ci conservano giovani.
Niente di che, è solo una riflessione scaturita dalla visita di mia nipote che non avevo mai vista così. Serena, rilassata, finalmente non in balia di "sensazioni negative".
"Sto bene" mi ha detto sorridendo,"ho trovato una persona........e mi trasferisco da lui". Bene, non ho indagato (per ora) ma so quanto è importante trovare qualcuno che si prenda cura di te, che condivida il tuo sentire, che ti dia finalmente quella sensazione "di essere a casa".
Non conta il perché, il come, il quanto può durare. Basta con le paranoie, conta l'esserci nella storia, ora, subito, con tutto te stesso, Carpe diem, e niente più.
E a casa ho gli altri ragazzi, insieme ormai da diciannove anni, che ancora "giocano " tra loro come e forse meglio di quanto non facessero i primi tempi.
Casinisti, irruenti, sono già passati attraverso mille difficoltà, mille problemi. Ma sono più uniti che mai, quasi che il loro percorso tribolato sia servito solo a rinforzare il loro rapporto, a consolidarlo.
Dirai: "ma tutto questo con il tuo sentire cosa c'entra?" C'entra eccome. Perché tutte queste trame hanno un unico fil-rouge, ed è l'Amore.
"Amore", è quello che muove il mondo, il solo, l'unico motore propulsore che valga la pena seguire.
L'amore discreto, l'amore maturo, quello innocente, disconosciuto, irruento.
L'amore rassegnato, quello che nutri a briciole di pane, l'amore famelico o quello focoso che ti arde e brucia.
L'amore fatto di abitudini pigre, di complicità, di affinità elettive. Anche di sacrificio e compromessi se necessario.
C'è l'amore fatto di rispetto, quello che si alimenta con la lontananza per non correre il rischio di spegnersi nello stagno della quotidianità.
Ci sono gli amori ritrovati, quelli che fanno lunghi giri e poi ritornano. Gli amori inattesi e quelli insperati.
Quelli solitari, illusori. Ma tanto alle volte l'amore di una persona basta per due, poi, col tempo, è contagioso.
Gli amori tanto attesi e quelli disattesi, che ti lasciano un segno dentro che non riesci a togliere, come una chiave spezzata al centro dell'anima.
E perché no, anche gli amori che spaventano e che rifuggi. Quelli che hai bisogno di inventarti per poterci credere, per sentirti ancora viva.
Ma in fine è sempre quello che ci spinge, ci rende creativi, vitali, vogliosi di andare avanti.
E non per forza devi rendertene schiavo, farsi castelli in aria, progettare, dirigere. Cercare di etichettare.
No, basta farsene catturare, lasciarsi andare, assecondarne il flusso. E ti senti cullare.
Prendiamo a piene mani quando Amore ci sfiora. Spalanchiamo porte e finestre senza fermarci sulla soglia della malinconia.
Comunque sia, per quanto possa durare, vale sempre la pena di farci un viaggio assieme, dovunque questo ci porti.
Ogni incontro, ogni persona quando ci è "data" da Amore, ha con sé un dono per noi.
Allora cerchiamo di coglierlo questo dono, non lasciamocelo sfuggire, perché ricordiamoci che forse, da questa strada, non passeremo mai più.
Un grazie a Filemone e a Massimo G. che mi hanno ispirato questo blog..
.....il vuoto d'amore. Vorrei molto umilmente ricordare che è l'amore ( laico o cristiano, consolazione o speranza), il filo d'Arianna che può salvarci dal vuoto che insidia e assedia la nostra vita,
Gene Pampaloni
domenica 7 settembre 2014
Pensieri di sale......
Questo giorno di settembre è, senza ombra di dubbio, uno dei più belli che questa estate traditrice e subdola, ci ha regalato.
Eppure vengo sul mare controvoglia, quasi violentando la mia volontà, con il solo convincimento che restare a casa non servirebbe comunque a placare le mie ansie, a rendermi una serenità che si affaccia dentro me ormai a corrente alternata.
Ma l'istinto mi dice di venire, almeno scambio due parole con gli amici, mi distraggo un po'.
Si sta bene, il sole brucia ma la brezza è fresca, il mare una lastra invitante.
Penso, tra me e me, che potrebbe essere l'occasione per uno degli ultimi bagni della stagione già così avara di opportunità, così mi incammino nel liquido calmo e trasparente.
Entro piano piano, assecondando il ritmo cadenzato di una canzone napoletana che da stamani mi
ronza nella mente. Mi allontano sempre più, lasciando che l'acqua fresca, color smeraldo, mi accarezzi gradualmente il corpo, su ,su, fino a che non mi ricopre le spalle.
Allora mi lascio andare e il mare mi accoglie, sollevandomi, in un abbraccio tenero da amante protettivo.
E' tardi, oltre l'una, non ho quasi nessuno intorno e il vocio della gente sull 'arenile è attutito dal leggero sciabordio delle onde, lente e disciplinate.
Guardo verso la parte della spiaggia così detta "libera", affollatissima, e penso che forse là ci sono le mie amiche Perla e Lori che non ho fatto in tempo ad avvertire del mio arrivo perché ho deciso all'ultimo momento.
Seguo con gli occhi l''orizzonte e vedo, oltre la linea dei variopinti ombrelloni, che le montagne , piano piano, stanno rivestendosi di un mantello grigio. Ma per ora le nubi sono ancora ben lontane, non c'è da temere.
Intanto, proseguendo con lo sguardo, mi spingo oltre, al di là del molo verso la marina di ponente e le vedo......decine di minuscole vele bianche, che si rincorrono sul filo dell'acqua.
Senz'altro è una regata, ma non ho la più pallida idea di quale manifestazione sia.
E' finito quel bel periodo , quando seguivo mio padre in questa sua passione, E' passato il tempo, e non solo per quello
Eppure le cose migliori entrano nella vita per caso.
Solo un inguaribile romantica come me può pensare di poter forgiare il passare dei giorni secondo i propri desideri, illudersi .
Mi arrabbio un po' con me stessa. Ancora non ho smesso di avere aspettative, di lasciarmi andare al flusso delle sensazioni.
Ancora mi cullo nei sogni, mi ci immergo, perché ne ho bisogno, per sentirmi leggera, fresca. Per sentirmi ancora viva . Ricerco energia vitale.
E non mi accorgo che è la mia fantasia a colmare i miei giorni, a costruirmi un mondo nel quale mi sento al centro del palcoscenico, maschera solitaria di un recital per sola voce.
Dovrei imparare a prendere quello che viene e accontentarmi. Invece sono nel culo della paranoia.
Sbaglio tutto. Sbaglio sempre. Sono pedante, sbaglio i tempi, traviso le situazioni. Una frana.
Di contro ingigantisco il poco che riesco a rubare e lo coltivo in me. Gonfio col vento della speranza le flaccide vele della tartana e la spingo come un veliero oltre i confini del possibile.
Trasformo un bicchiere d'acqua in un oceano e mi ci immergo così, come ora sono immersa in questo mare color della giada.
A ben pensarci sono sempre stata così.Non sono cambiata per niente. L'esperienza non mi è servita a niente. In me prevale sempre l'istinto animale e non riesco mai a domare il cavallo della speranza.
Alle volte provo tenerezza per me stessa, per la stupida ragazza che è dentro di me e che ancora non si rassegna a cedere il passo alla donna matura.
Ma che ci posso fare, sono fatta così, non voglio arrendermi.
Esco piano dall'acqua e torno all'ombrellone circondata dai volti di sempre e sorrido.
In fondo perché fasciarsi la testa prima del tempo! Aspettiamo.
Apro il mio libro, isola salvatrice dei miei pensieri, e mi perdo nella lettura. Sperando che il mio telefono non suoni mai.
La vita mi ha insegnato che non devo mostrare il mare che ho dentro a chi non sa nuotare.
Eppure vengo sul mare controvoglia, quasi violentando la mia volontà, con il solo convincimento che restare a casa non servirebbe comunque a placare le mie ansie, a rendermi una serenità che si affaccia dentro me ormai a corrente alternata.
Ma l'istinto mi dice di venire, almeno scambio due parole con gli amici, mi distraggo un po'.
Si sta bene, il sole brucia ma la brezza è fresca, il mare una lastra invitante.
Penso, tra me e me, che potrebbe essere l'occasione per uno degli ultimi bagni della stagione già così avara di opportunità, così mi incammino nel liquido calmo e trasparente.
Entro piano piano, assecondando il ritmo cadenzato di una canzone napoletana che da stamani mi
ronza nella mente. Mi allontano sempre più, lasciando che l'acqua fresca, color smeraldo, mi accarezzi gradualmente il corpo, su ,su, fino a che non mi ricopre le spalle.
Allora mi lascio andare e il mare mi accoglie, sollevandomi, in un abbraccio tenero da amante protettivo.
E' tardi, oltre l'una, non ho quasi nessuno intorno e il vocio della gente sull 'arenile è attutito dal leggero sciabordio delle onde, lente e disciplinate.
Guardo verso la parte della spiaggia così detta "libera", affollatissima, e penso che forse là ci sono le mie amiche Perla e Lori che non ho fatto in tempo ad avvertire del mio arrivo perché ho deciso all'ultimo momento.
Seguo con gli occhi l''orizzonte e vedo, oltre la linea dei variopinti ombrelloni, che le montagne , piano piano, stanno rivestendosi di un mantello grigio. Ma per ora le nubi sono ancora ben lontane, non c'è da temere.
Intanto, proseguendo con lo sguardo, mi spingo oltre, al di là del molo verso la marina di ponente e le vedo......decine di minuscole vele bianche, che si rincorrono sul filo dell'acqua.
Senz'altro è una regata, ma non ho la più pallida idea di quale manifestazione sia.
E' finito quel bel periodo , quando seguivo mio padre in questa sua passione, E' passato il tempo, e non solo per quello
Eppure le cose migliori entrano nella vita per caso.
Solo un inguaribile romantica come me può pensare di poter forgiare il passare dei giorni secondo i propri desideri, illudersi .
Mi arrabbio un po' con me stessa. Ancora non ho smesso di avere aspettative, di lasciarmi andare al flusso delle sensazioni.
Ancora mi cullo nei sogni, mi ci immergo, perché ne ho bisogno, per sentirmi leggera, fresca. Per sentirmi ancora viva . Ricerco energia vitale.
E non mi accorgo che è la mia fantasia a colmare i miei giorni, a costruirmi un mondo nel quale mi sento al centro del palcoscenico, maschera solitaria di un recital per sola voce.
Dovrei imparare a prendere quello che viene e accontentarmi. Invece sono nel culo della paranoia.
Sbaglio tutto. Sbaglio sempre. Sono pedante, sbaglio i tempi, traviso le situazioni. Una frana.
Di contro ingigantisco il poco che riesco a rubare e lo coltivo in me. Gonfio col vento della speranza le flaccide vele della tartana e la spingo come un veliero oltre i confini del possibile.
Trasformo un bicchiere d'acqua in un oceano e mi ci immergo così, come ora sono immersa in questo mare color della giada.
A ben pensarci sono sempre stata così.Non sono cambiata per niente. L'esperienza non mi è servita a niente. In me prevale sempre l'istinto animale e non riesco mai a domare il cavallo della speranza.
Alle volte provo tenerezza per me stessa, per la stupida ragazza che è dentro di me e che ancora non si rassegna a cedere il passo alla donna matura.
Ma che ci posso fare, sono fatta così, non voglio arrendermi.
Esco piano dall'acqua e torno all'ombrellone circondata dai volti di sempre e sorrido.
In fondo perché fasciarsi la testa prima del tempo! Aspettiamo.
Apro il mio libro, isola salvatrice dei miei pensieri, e mi perdo nella lettura. Sperando che il mio telefono non suoni mai.
La vita mi ha insegnato che non devo mostrare il mare che ho dentro a chi non sa nuotare.
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