mercoledì 20 febbraio 2013

Chi ha spento la musica?

Devo essere sincera, il Carnevale non mi ha mai fatto impazzire anzi, per meglio dire, il Corso Mascherato non mi ha mai entusiasmata, "un ci moro" ecco, per dirlo alla viareggina.
Sarà che non sono mai salita su un carro, sarà che non ho mai avuto la possibilità di partecipare a grandi mascherate ( ricordo un veglioncino alle scuole elementari dove, in mezzo ai miei compagni in maschera, mi presentai con una collanina di perle finte della mamma sul mio vestitino buono dicendo di essere vestita da gran signora), o sarà che quell'accozzaglia di parentela allargata, sempre la solita, sempre al solito "ritrovo", dai e dai mi aveva stufata.
Oppure, non lo so, magari il fatto di dare per scontato, sia da piccola con i miei che da grande con i figli, che si dovesse andare al Corso tutte le domeniche beh, sinceramente un po' mi pesava.
Tutti lì, ammassati, sorrisi veri o falsi, con quel continuo cicaleccio, viene da pensare....."Siam tutti coltellacci / che ad ogni marettone / ci ritroviamo sempre /  in mezzo al lavarone../"
Uffa, che noia. E lo dimostra il fatto che, una volta libera da vincoli e costrizioni, non ci sono più andata.
Oh, che volete farci, io sono così: un po' strana, un po' particolare, un po' anarchica. E le cose mi piace viverle a modo mio, con i miei tempi.
Ecco spiegato perché tante cose non me le ricordo, perché le ho subite, e quindi rimosse. Ma altre, quelle legate alle emozioni, alle sensazioni più forti, quelle sì mi tornano in mente anche solo evocate da un odore, un suono, un soffio di vento come....quando un soffio di libeccio, soffia forte dal vialone,..perché... è Viareggio che ti canta una canzone.
Ah...la musica del mio amico Enrico, quella si che ci riporta l'eco di un Carnevale in cui...Basta scende' il cavalcavia, senti' dì ' delafia, e il resto vien da sé..
E al richiamo del sangue non ci puoi fare niente. Tuo malgrado quando hai i coriandoli che ti scorrono nelle vene, un certo rimuginio ti coglie per forza.
Allora ripensi a quei risotti "pizzienti" che mangiavi al Carneval Darsena, ai bomboloni fritti in veleria da Zenzena anzi, Ettore Pasquinucci, come rimarcava stizzito a chi gli stava sul gozzo. Ma per noi era solo Zenzena.
E quella voglia di ridere e trasgredire ché tanto ormai la Primavera era alle porte anche se..: " O signora, ma un ni si ghiaccia la bernarda a lei?- " chiese irriverente mio padre ad una donna che, in una mascherata di gruppo, accennava ai passi di un azzardato Can-can, sventolando le gonne e mostrando generosamente i mutandoni merlettati.  -"A quell'omo, ve lo devo dì'? A congelammisi mi s'è storta tutta come la bocca della Ricciola! "- rispose.
Credo che rise tutta la via Coppino, Ma io, allora ragazzina, mi sentii un po' in imbarazzo, lo confesso.
Ma il Luna-Park in Piazza Grande se lo ricorda nessuno, o sono davvero tanto vecchia?
Con mio padre era uno spasso,perché mi portava sui giochi da grandi, quelli pericolosi, quelli dove le mie amiche non salivano perché i  loro padri non le accompagnavano. E io gongolavo.
L' Otto-volante, l' auto-scontro, le gabbie, che, a costo di vomitare il maone, avrei voluto provare, ma erano per adulti. E quando sono stata più grande non c'erano più.
Ma c'erano ancora le macchinine Zuccanti, come le chiamavamo noi, e i giostrai regalavano gettoni a me e alle mie amiche perché "richiamavamo" un sacco di ragazzi. Modestamente!
In quegli anni infatti, proprio in quel periodo, il nostro sport preferito era " la caccia al calciatore straniero", perché a Viareggio, come manifestazione carnevalesca, partiva il Torneo di Calcio per le squadre giovanili che venivano un po'da  tutta Europa e riempivano, allora come ora del resto, strade e alberghi di giovani festanti, belli, sani e goliardici, con i quali intessevamo "intense" relazioni pseudo amorose che duravano meno di una partita di calcio. Anche perché di quello che dicevano non si capiva una mazza.
I più gettonati erano, chissà perché, i giocatori del Dukla di Praga, con uno dei quali la mia amica Anna Maria si "fidanzò" perché voleva scappare con lui. Durò tre giorni, ma a lei è rimasto nel cuore.
A questo torneo sono tornata poi come giovane mamma per accompagnare mio figlio che sfilava alla cerimonia d'apertura nelle file del Centro Giovani Calciatori, l'associazione organizzatrice appunto.
Beh, momenti emozionanti, senza dubbio, ma era già tutta un'altra musica.
La musica, il filo conduttore di tutti questi anni. Ma c'è ancora "quella musica"?
Ho assistito in televisione alla sfilata dei carri e ho notato che sono accompagnati da orde di persone che coreografano di tutto tranne le canzoni del Carnevale.  Boh!, forse è meglio così, i tempi mutano, le cose evolvono. Ma ai nostalgici come me piace ancora ascoltare, sulle note di Stranger in the night, quelle romantiche parole del Casani: "dimmi come mai..me la prometti e poi non me la dai..
Era proprio "un concerto di mille orchestre in fondo all'anima".
Perché il Carnevale lo devi sentire dentro, è li che si nasconde..quel certo sentimento che non ti puoi scordà'. Ci si nasce da bamboretti, ce lo lascino i vecchi come un 'eredità!
Io non lo so se è quella musica che si è fermata o è la musica dentro me che non c'è più.
So solo che ho tanta nostalgia di quelle vasche con "lui" in passeggiata, al tramonto, quando le note delle canzoni del Festival di San Remo si diffondevano nell'aria, e dai microfoni di Radio Carnevale si confondevano con i battiti dei nostri cuori che ci tenevamo stretti stretti guardandoci negli occhi.
Sì, ricordo che, per qualunque cosa, a noi batteva forte il cuore!
Noi, che aspettavamo con ansia il Carnevale per imbrattare le pellicce delle signore che venivano al Corso imbacuccate come orsi marsicani.
Noi, che prendevamo per mano chiunque ci capitasse a tiro e formavamo lunghi biscioni uniti solo dalla comune voglia di correre e ridere.
Noi, che per allattare i nostri figli non avevamo alcun problema a sederci su uno scalino qualunque in mezzo a polvere di coriandoli.
Noi, che i coriandoli ce li comprava a sacchi il pappà dal Fornaciari e ci dovevano durare tutti i corsi.
Noi, che alla nostra postazione ne tiravamo talmente tanti che alla sera erano di uno spessore che ci arrivava alle caviglie.
Noi, che pensavamo maliziosi a  quei lucchesi che, rincasando la sera dopo il Corso, passavano di lì e se li raccoglievano i nostri coriandoli per usarli la domenica successiva.
Noi, che l'ultima sera assistevamo alla chiusura della Manifestazione dal moletto, accanto alla Madonnina "sul missile", per vivercela in santa pace.
Noi, che nonostante tutto, al momento dell'ammaina bandiera ci sentivamo un groppo in gola immaginando l'ultimo coriandolo posarsi sulla nostra spiaggia di velluto rosa, mentre seguivamo, con il cuore in subbuglio, quel "lento naufragare di fuochi d'artificio....."


Se qualcuno può, ....deve dire alla mia fanciullezza
                               se per gentilezza ripassa da me!

martedì 12 febbraio 2013

L'acqua lava e il sangue tira

Se una ventina di anni fa mi avessero detto che mi sarei ritrovata di questi tempi a cena con i figli di mia cugina Liviana, avrei pensato ad un film di fantascienza.
I ragazzi, si sa, vanno ognuno per la loro strada, seguono i propri sogni, le proprie ambizioni. Un agiato commercialista dandy ( Livio, il più grande) e uomini di mare gli altri due ( Gianluca e Roberto, i gemelli).
E invece eccoli qua Ping Pong e Pang, i tre scapoli d'oro della Versilia, uniti da un insolito e bizzarro destino, seduti al tavolo che li vide bambini mangiare pappette e pommaroline, mentre si strafogano con uno zuppierone da truppe militari di pastasciutta tordellata.
E' da questa estate al mare, dove ci siamo appunto ritrovati dopo  anni, che mi tormentano col venerato ricordo di uno dei cavalli di battaglia della zia Pierina: il sugo tordellato. E così, approfittando della disponibilità dei tre, ho mantenuto la promessa: che "tordellata" sia! Ed è stato un tuffo nel passato.
Sì, perché la cosa più bella, che neanche mi aspettavo visto quanti anni sono ormai trascorsi, è proprio questo loro attaccamento al tempo che fu, e non hanno dimenticato niente. Le immagini si susseguono, una dietro l'altra, evocate da quei " ti ricordi?" che ci riportano a fatti, persone, volti....
Così, evocato dal passato, si materializza all'improvviso sul tavolo il borsellino della Zia Assunta, con i soldi di carta tutti acciuccignati, buttati dentro alla rinfusa e che puzzavano di pesce. Sì, perché lei con una mano poggiava il pesce sulla bilancia che teneva in bilico con l'altra mano. Poi con una mano li avvolgeva nella carta gialla e con l'altra li passava alla cliente da cui poi con la mano aromatizzata ritirava i soldi mentre con l'altra apriva il borsellino e allo stesso tempo rimetteva una ciocca di capelli sotto la pezzuola da cui  nel frattempo era sfuggita. Il tutto in pochi secondi. Ma quante mani aveva la zia assunta?
E lo zio Valerio che si arrabbiava perché lei, una volta a casa, quei soldi tanto sudati voleva riordinarli e li "stirava"  meticolosamente con lo stesso ferro che poi il povero Buacenci ( così era chiamato lo zio ché faceva il sarto) usava per stirare giacche e pantaloni e che, immancabilmente, venivano "decorati" con scaglie di pesce.
Nella memoria ci è corsa in contro la zia Nenzy , che veniva in bicicletta dalla Via Matteotti quasi ogni giorno, con qualsiasi tempo, e che invece portava nel semivuoto borsellino pinzette per le ciglia e le sigarette, rigorosamente Nazionali.
Ma tra tutti troneggia il ricordo di Lui, lo zio Silvano.
Livio si è rifiutato di prendere il suo posto a capo tavola in segno di ossequio, mentre Gianluca non ci ha pensato due volte, ricordando che lo zio li aveva soprannominati "parabordi" per la loro rotondità. E le parolacce che imparavano, ma solo qui, perché gli altri parenti erano "più fini". Piccolissimi, eppure già sapevano distinguere la lana dalla seta .
" O bimbi, come dice lo zio Gino?"
"Dio buono.."
"E li zio Silvano?"
"Dio 'erpente!"  Ecco, questo era già un bel distinguo.
E come non tirare in ballo quei bei momenti in cui mio padre, sentendosi momentaneamente posseduto da Indiana Jones, prendeva il coltello dal tavolo apparecchiato e ....zac!, lo scagliava con forza sopra le teste dei commensali per farlo conficcare nel perlinato che, allora come ora, ricopre le pareti della veranda. Ci riusciva sempre, o quasi, e ne andava fiero.In fondo non era per niente facile.
Ieri ci ha provato anche Daniela, ma il suo coltello è andato mestamente a rintanarsi tra uno dei miei   libri e la brocca di rame, passando velocemente davanti al naso di Sergio che, pur non riuscendo a capire cosa stesse succedendo, ha "intuito" che qualcosa di alieno era transitato tra lui e il televisore.
Sì, è stato bello averli qui come ai vecchi tempi, con Gianluca che si genuflette ossequioso a venerare la pastasciutta tanto bramata e poi esulta con le braccia in alto al "tiramisù" della Daniela; Roberto, che sembra il più contento di questa ri-unione familiare, e Livio, il mio Livietto, che mi sovrasta di due palmi ed è tanto felice quando riesce, con una scusa qualunque, a mandarmi in culo. Che ci volete fare, è il suo modo di dirmi: Ti voglio bene.
Sono proprio tre ragazzi in gamba, c'è poco da dire,e se sono stati sfortunati in amore non devono prendersela più di tanto. Come ho detto loro, è la statistica che li frega. Perché presi singolarmente, sono come tanti altri, ma in gruppo, tre su tre, diventano un "caso".
Sto scherzando, faccio per sdrammatizzare. E a mia cugine che se ne fa una croce vorrei dire di stare tranquilla, ché loro stanno bene, stanno decantando e sono di razza buona.
Anzi, proprio oggi, 11 febbraio, è il compleanno dei gemelli, e nel farvi tanti auguri, vorrei dire a vostra madre che...sì, partorirvi sarà anche stato traumatico, ma se nascessero più persone come voi forse il mondo sarebbe un posto migliore.
E grazie per essere di nuovo approdati in questi lidi. Sarà che, nonostante tutto, come diceva il Silvano:  l'acqua lava, e il sangue tira!
Buon compleanno e...alla prossima.

                  Per incontrarsi bisogna prima perdersi,
                  ma per salutarsi, 
                  bisogna prima incontrarsi.

mercoledì 30 gennaio 2013

Cogito ergo sum

Ci sono notti in cui non si riesce a prender sonno perché un groviglio di pensieri offusca la mente, e nonostante tu ci provi con tutta te stessa, non riesci a districarli, tanto meno a liberartene.
Allora tenti di rifugiarti nella preghiera, di affidarti. Ma se anche con quella non trovi conforto, è un casino, non  c'è sonno ne riposo. E, quando alla mattina ti alzi più stanca di quando ti sei coricata, non te la sentiresti proprio di affrontare la giornata. Ma lo devi fare e lo fai.
Quando però il tempo indugia nel grigio gelido di questi giorni, allora è facile che un certo scoramento ti riempa il cuore.
Hai voglia ad essere ottimista, a vedere il bicchiere mezzo pieno, a fare la Pollyanna della situazione cercando sempre il lato positivo delle cose. Alle volte è davvero troppo...
Sarà che io mi logoro sempre per tutto e tutti...per mia figlia che non vedo serena, per il lavoro che non c'è e abbrutisce le persone, per chi affronta i suoi fantasmi quotidiani cercando di costruirsi un futuro, per i soldi che sono sempre pochi e invece te ne succedono una dietro l'altra ( la nuova cisterna per il gasolio, fon e tostapane bruciati, il ferro da stiro in tilt per lo stress, e la batteria della macchina che è andata a farsi fottere). E tutto questo nel giro di pochi mesi.
Ma la cosa più brutta è che la situazione ristagna, non vedi sbocchi, niente luce alla fine del tunnel, e il tunnel t'inghiotte.
Allora mi arrabbio e dico tra me e me: ma come, ho sempre cercato di vivere in onestà, ho fatto tutto il possibile per chi, vicino a me, ha avuto bisogno e mi ha chiesto aiuto. Mi sono presa cura dei miei cari con amore, ho votato la mia vita alla famiglia senza pretese e senza lamenti sperando, alla fine, di vivere una terza età in serenità, e invece non si finisce mai!
Ma allora che senso ha la parola "sacrificio" se poi non c'è ricompensa?
Si potrebbe dire: ma allora hai fatto tutto solo per una contropartita ?
No, lo giuro.  neanche c'ho pensato al momento. Ho fatto tutto secondo coscienza, seguendo il mio istinto e assecondando il mio modo di essere. Ma un po' di serenità pensavo di essermela guadagnata.
E' per questo che, quando ho le giornate "no", mi soffermo davanti alla foto dei miei genitori
....e ci litigo. Con loro e con Dio. Perché la mia convinzione che dall'aldilà i nostri cari possano proteggerci e darci una mano sin'ora mi ha sempre sorretta, ma ultimamente la mia fede vacilla e il dubbio si fa strada nella mia mente: e se di là non ci fosse niente? Se una volta archiviata la pratica "vita" ci aspettasse il vuoto? Sai che fregatura. A ben pensarci è davvero spaventoso!
Già il distacco dagli affetti più cari sono riuscita ad ammortizzarlo solo con la speranza di un futuro ricongiungimento, del momento in cui potrò di nuovo affidarmi all'amore dei miei e sfogarmi confidando loro tutti i miei pensieri. Già il pensiero di una Giustizia Divina è la sola cosa che ci fa sopportare certe storture, ma se veramente tutto questo non ci fosse....no! Non voglio pensarci.
Devo smetterla di scivolare in questa spirale pericolosa, di pensare che non ci sia un Dio qualunque ad ascoltarmi. Preferisco credere che sia temporaneamente assente, momentaneamente in tutt'altre faccende affaccendato.  E io sono un'ingrata piagnucolona pessimista.
In fondo mi basta guardarmi  attorno e pensare, per esempio, alla positività della mia amica Nivea che da mesi ha il figlio senza lavoro  e quando la vedo riesce ancora a farmi sorridere. O all'abnegazione della mia amica Perla che già da qualche anno lotta con i problemi di salute di suo marito. E alla forza dei miei cari ragazzi di Milano, che ogni mattina si alzano e non sanno che cosa la giornata riserverà loro perché ogni giorno il loro splendido bambino può essere di umore diverso. Ogni giorno può svegliarsi in questo mondo o nel suo che è particolare. Forse non peggio del nostro, ma è solo suo, e raggiungerlo è difficile. E' difficile seguirlo nei suoi umori, nei suoi pensieri, nel suo universo. Ma sono lì, con forza, coraggio e amore, a gioire di ogni suo approccio, di ogni suo sorriso, di ogni sua "risposta", senza mai lamentarsi ne piangersi addosso, senza mai inveire, senza mai "dubitare". Sempre col sorriso sulle labbra.
Ecco, è quando penso a persone come loro che mi sento misera e meschina, e mi vergogno tanto della mia debolezza.
Anzi, chiedo scusa se mi sono sfogata un po', ma mi ha fatto bene e ora sono di nuovo pronta ad affrontare il mio quotidiano così come fanno tutti e così come è giusto che sia.... con la mente al passato ma con il cuore nel futuro..!

Un saluto particolare a Matteo che è piccolo ma già tanto grande. Ti aspetto.

     Ho sognato che camminavo sulla riva del mare assieme a Dio e ho
     rivisto, uno dopo l'altro, tutti i giorni della mia vita.
     Durante il percorso c'erano quattro orme sulla sabbia, le mie e le sue.
     Ma in certi punti, proprio quando avevo più bisogno di Lui, ho rivisto
     due sole orme.
     Allora ho detto: "  Signore, ti ho sempre amato e Tu mi avevi promesso
     che non mi avresti abbandonato. Perché proprio in quei momenti difficili
     mi hai lasciato solo?"
     Dio mi ha risposto : " Non ti ho mai abbandonato. In quei giorni nei
     quali hai visto sulla sabbia due sole orme, ti avevo preso in braccio".

sabato 5 gennaio 2013

Neve, gelo e tramontana....ecco arriva la Befana.

Befana, Befana,
che siete una dama,
che siete una sposa
tiratemi giù qualche cosa,
un melino, un arancino,
un pezzetto di befanino...
E troch! Immancabilmente, dopo uno stiocco sul soffitto della stanza che faceva sobbalzare, ti arrivava addosso dall'alto un qualcosina di sorprendentemente goloso: una cioccolata martoriata, un mandarino semi spiaccicato, o una misera noce.....ma per noi erano tesori. Volevano significare che la Befana non solo era vicina, ma ci teneva d'occhio, e ci dava in anticipo un contentino perché eravamo stati bravi. Beata ingenuità!
Naturalmente nessuno di noi bambini si accorgeva dei cenni d'intesa tra il nonno e la nonna che, praticamente, ci incitavano all'operazione solo quando, guarda caso, avevano sentito sul tetto un rumore strano, segno che "qualcuno" indubbiamente c'era. E se non arrivava niente? Beh, o i befanotti ( gli aiutanti della Befana) al momento erano altrove, oppure eravamo stati un po' cattivelli.
Allora dagli con gli esami di coscienza a cercare di ricordare cosa mai, povere creature, potessimo aver fatto di tanto sbagliato da non meritarci neanche una melina. Generazioni intere condizionate da quella cara vecchietta!
Sì, perché poi la cosa si è tramandata. Dopo noi tre "porcellini" il sadismo goliardico di mio padre si è riversato sui nipoti. E noi pure, una volta adulti e genitori, non ci siamo sottratti al perverso rito finché non è arrivata la generazione dei computer, e abbiamo temuto una denuncia al Telefono Azzurro. O più semplicemente, col passare dei tempi, è finita la Festa.  Ma in fondo poi questa vecchietta, chi è veramente ?
Sul vocabolario della lingua italiana leggi:
EPIFANIA- dal greco APPARIZIONE-  L'azione di una divinità che, presente e invisibile, manifesta la sua presenza con un qualsiasi segno.
'Sti cazzi! Allora è una cosa seria. Io tuttalpiù la collegavo all'arrivo dei Re Magi che portarono doni al Bambinello, e tanto mi bastava. Infatti, un po' strega, un po' maga, la Befana viene dai monti a cavallo della sua scopa e porta doni ai bambini buoni da tempi immemorabili.
La festività ha conosciuto, è vero, un periodo di oblio; poi, per fortuna, è tornata a furor di popolo per regalarci un momento di magia dal sapore antico. Ma più che magico era per noi un momento di grande pathos.  Si sussultava ad ogni strano rumore, specie se proveniente da fuori. Ci si lasciava condizionare dalla presenza dei "pettirosso" in giardino, spie che controllavano il nostro comportamento; e attenti a quello che si diceva perché rischiavamo l'espulsione dall'albo d'oro dei bambini buoni.
E' logico che la bella filastrocca che il pappà ci aveva insegnato diventava un incubo:
La Befana vien da' monti con un po' di vento in poppa.
Quando incontra una vecchia zoppa se la carica sul miccio.
Mentre il miccio camminava, la Befana...scureggiava!
"NO.." urlavamo noi bambini spaventati, timorosi che Lei potesse offendersi "non si può dire."
La Befana liscia liscia, tutti i giorni fa la piscia.
Se la fa nella sottana, porca sudicia Befana.
"Non sono stato io, scusi signora Befana, è stato il mi' pappà!" piagnucolava terrorizzato mio fratello. Povera creatura, pensare che poi è diventato un dirigente di banca. Ora sì che la Befana deve portarti il carbone.
Ma la genialata di mio padre, il tocco da maestro, fu nel comprare dal Fornaciari una maschera di plastica dall'aspetto di una megera. Era orrenda!
Lui di nascosto, lesto come una faina, si rifugiava in fondo all'orto e si "mascherava"....un mantellone nero di mia mamma e una pezzuolaccia in testa da cui sbucava quel viso arcigno con gli occhi rossi e un nasone bitorzoluto. Poi, piano piano, si accostava ai vetri della veranda e ..bussava.
Era un fuggi fuggi generale tra strilli e pianti. Roba da infarto o acetoni, e anche se, ormai più grandina, facevi parte di quelli che il trucco lo conoscevano, ti spaventavi lo stesso.
Io, Dudù, Livione, la Silvana, e in seguito Andrea, la Daniela, la Serena, la Sara, Livietto, i gemelli e la Giulia, non si è salvato nessuno dal martirio.
Verrebbe da pensare che mio padre fosse un sadico. Invece no, poverino, era solo uno spirito goliardico a sua volta da bambino vittima di scherzi atroci. Da parte  di chi?  Ma della zia Assunta naturalmente!
Mio padre era il più piccolo di cinque fratelli, era quindi logico che fosse un capro espiatorio per lo stress da miseria.
Narra la leggenda che un giorno, mentre in cucina della nonna attendeva l'arrivo della Befana, sentì dei versi strani fuori dalla porta e vide una manaccia intrufolarsi dal finestrino per cercare di aprirne il chiavaccio. Lui non fece storie: prese la prima accette che gli capitò per mano, e mollò un fendente micidiale nel tentativo di mozzare quell'artiglio orrendo.
Per fortuna la zia fu più lesta e ritirò il braccio, altrimenti anni e anni di onorato tiro del carretto col pesce da vendere si sarebbero fottuti! Logico che poi, da grande, si divertisse così. Che bei tempi!
Beh, scherzi a parte, fortunatamente questa "usanza" col tempo è andata scemando, perché spaventare i bambini non è proprio una bella cosa. Anche se , devo dire, siamo comunque cresciuti sani e normali.( ? )
E' meglio ricercare nella festa della Befana quelle atmosfere calde e serene che profumano di befanini e cialdoni, quelle cialde aromatizzate con l' anice che schiacciavi tra due piastre nerastre, unte con una patata intinta nell'olio per non farli bruciare. E come fischiavano quando le appoggiavi sul fuoco della stufa.
Ieri, in un impeto di nostalgia, sono andata a riprenderle in casetta (perché io non butto via niente) e ho pregato mia figlia di fare due cialdoni, perché è lei la depositaria delle vecchie ricette della nonna Pierina.
Per ora ha fatto solo una cestinata di "befanini" dorati e croccanti. Buonissimi.
Chissà se riesco a convincerla a cimentarsi anche con i cialdoni. Magari, se mi dice di no, la minaccio di farle portare il carbone o di chiamare l'Ascabodda, la sorella cattiva della Befana che viene per riportarti via i doni se non fai la brava.
Quella sì che è una bella invenzione, ..alla faccia del metodo Montessori! Ne vogliamo parlare?
Intanto, a me che sono tanto buona, la Befana ha già portato un dono grande: otto  anni fa è nata Laura!
Sì, con un giorno di anticipo sulla festività, ma cosa importa, è stato comunque un grande regalo, il più bello che potessi desiderare...un dono da godere...plasmare...scoprire...assaporare.
Un dono in divenire!  Grazie. E buona Epifania a tutti.

                                                     Acquerello

Mi tingo d'arcobaleno
Ubriaca di sogni.

                                            Perla

lunedì 31 dicembre 2012

Il Circo

"Ecco...la musica è finita
gli amici se ne vanno.." e la casa si svuota, lasciandoti per un attimo con quello strano senso di...solitudine.
Sì, anche per quest'anno è andata, le feste sono quasi tutte passate e potrei dire che il bilancio è stato buono. I commensali al pranzo natalizio sono aumentati e nessuno si è lamentato del "servizio", così, se Dio me lo consentirà, il prossimo anno faremo il replay. Unica novità, la cena della vigilia a casa di mio figlio, ché mia nuora ci teneva tanto.
Non ho potuto mettere il ciocco nel camino, come da tradizione, per scaldare il bambinello alla nascita, ma l'emozione di Laura nello scartare i doni che le ha portato Babbo Natale è valsa la pena, e le sue risa cristalline mi hanno riempito di gioia il cuore più di un coro di Angeli.
Me lo concedo, sono stata proprio bene quest'anno. Una buona fine per un anno che di buono ci ha concesso veramente poco. Troppo caldo, troppe spese, troppi pensieri...ma, in fondo, quando mai è stato diverso?!
Con questo 2012 chiudo i sessant'anni, praticamente tre quarti della vita media di una persona. Ma non voglio fare bilanci, tanto i conti non tornano mai. E poi, sinceramente, mi sembra ancora un po' presto, anche se di acqua sotto i ponti ne è passata davvero tanta. Ho fatto di tutto e di più anche se,guardando indietro, mi rendo conto di aver vissuto con troppa sufficienza l'importanza delle cose che ho vissuto. Non per superficialità, ma perché il cercare di renderle ppiù leggere mi ha garantito la sopravvivenza, non me ne sono lasciata schiacciare.
Un po' come al Circo, dove tutto sembra semplice eppure puoi essere in pericolo ogni giorno, ma poi, con una rete o un salto all'indietro, riesci sempre a cavartela. Allora ho davvero rivisto tutta la vita scorrermi davanti come numeri dello "spettacolo più bello del mondo"
E' vero lo giuro, alle volte , leggera come una ballerina, mi sono trovata in bilico su un filo, lì in precario equilibrio, dove ogni passo deve essere calcolato se non vuoi rischiare di cadere nel nulla. Non puoi concederti nessuna distrazione.
Poi sono passata al trapezio. Appesa, volteggiando disinvolta tra sicurezza e voglia di avventura. Affidandomi ora all'una, ora all'altra e soffrendo, in maniera struggente, quel breve attimo di vuoto tra le due cose, prima di decidere a quale potermi definitivamente affidare.
Ma la prova più difficile è stata il calarsi nella gabbia delle fiere, e di bestie feroci ne ho affrontate davvero tante.
Devo dire che, tra le varie specie, ho decisamente preferito i leoni, anziché tigri o pantere. Forse perché di questi se ne distingue il sesso a colpo d'occhio, senza doverci pensare troppo, così sai subito con chi hai a che fare. E' vero, ne sono uscita con qualche graffio, ma me la sono sempre cavata, e le cicatrici, in fondo, servono a ricordare e a fare esperienza.
Decisamente più facile rapportarsi con pappagalli ciarlieri, foche ammaestrate e scimmie dispettose. Tutti carini e simpatici all'inizio, ma che palle! Troppi, decisamente troppi.
Ho provato ad avere a che fare anche con uno splendido esemplare di Orso Bruno, ma non è durata molto..., troppo grosso lui e troppo spaventata io. No, decisamente fuori dalla mia portata. Ma ne è valsa comunque la pena.
E vogliamo parlare della mia abilità nei giochi di prestigio? Inimitabile!
Arrivare a fine mese con stipendi esigui, far quadrare bilanci con le innumerevoli crisi, tenere unita la Banda, passare attraverso il fuoco senza scottarsi, e tirar fuori un coniglio dal cilindro quando tutto sembrava ormai perso. Beh, questo lo posso dire: sono stati numeri di alta magia.
Il ruolo però che in assoluto mi è costato più fatica è quello del clown.
Tante volte non avrei proprio voluto scendere in pista, ma quando la vita ti chiama e lo spettacolo te lo impone, non puoi tirarti indietro. Allora..., due dita di biacca sul viso, una una lacrima finta a mascherare quelle vere, e un sorriso che di naturale non ha niente se non la voglia, la necessità, di far credere a chi ti guarda che tutto va bene. Specialmente ai bambini.
Così, di spettacolo in spettacolo, la vita è andata avanti in un perenno Circo che ci accompagnerà finché avremo voglia di scendere in pista.
Ah, dimenticavo..: io non demordo. E siccome ho ancora voglia di avere i fari della vita puntati addosso, ancora spero in qualcuno che voglia prendermi per mano e trascinarmi in alto ( e non avrò paura se non sarò bella come dici tu..), per tutto questo ho in "cantiere" un nuovo strabiliante numero: la Donna Cannone!
Niente male, vero?
Buon anno nuovo a tutti....e una raccomandazione ai più giovani....

                                   Desiderata

Passa tranquillamente tra il rumore e la fretta, e ricorda quanta pace può esserci nel silenzio.
Finché è possibile, senza doverti abbassare, sii in buoni rapporti con tutte le persone.
Dì la verità con calma e chiarezza, e ascolta gli altri, anche i noiosi e gli ignoranti; anche loro hanno una storia da raccontare.
Evita le persone volgari ed aggressive, esse opprimono lo spirito.
Se ti paragoni agli altri, corri il rischio di far crescere in te orgoglio e acredine, perché sempre ci saranno persone più in basso o più in alto di te.
Gioisci dei tuoi risultati, così come dei tuoi progetti.
Conserva l'interesse per il tuo lavoro, per quanto umile. E' ciò che realmente possiedi per cambiare le sorti del tempo.
Sii prudente nei tuoi affari, perché il mondo è pieno di tranelli. Ma ciò non accechi le tue capacità di distinguere la virtù; molte persone lottano per grandi ideali e dovunque la vita è piena di eroismo.
Sii te stesso. Soprattutto no fingere negli affetti e neppure sii cinico riguardo all'amore, poiché, a dispetto di tutte le aridità e disillusioni, esso è perenne come l'erba.
Accetta benevolmente gli ammaestramenti che derivano dall'età, lasciando con un sorriso sereno le cose della giovinezza.
Coltiva la forza dello spirito per difenderti contro l'improvvisa sfortuna. Ma non tormentarti con l'immaginazione. Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine. Aldilà di una disciplina morale, sii tranquillo con te stesso.
Tu sei un figlio dell'Universo, non meno degli alberi e delle stelle; tu hai diritto ad essere qui. E che ti sia chiaro o no, non vi è dubbio che l'Universo ti si stia schiudendo come dovrebbe.
Perciò sii in pace con Dio, comunque tu Lo concepisca, e qualunque siano le tue lotte e le tue aspirazioni. Conserva la pace con la tua anima pur nella  rumorosa confusione della vita.
Con tutti i suoi inganni, i lavori ingrati ed i sogni infranti, è ancora un mondo stupendo.
Fai attenzione.
Cerca di essere felice.


                Trovata nell'antica Chiesa di San Paolo.
                                                           Baltimora.   datata 1692

martedì 18 dicembre 2012

Il Giullare di Dio

Mi è capitato spesso di tornare con la mente a quando ero bambina e frequentavo la scuola elementare.  Ricordo che all'inizio delle lezioni, tutti assieme, si recitava una preghiera. Ricordo tutte quelle letture sul patriottismo e le poesie, le letture sulla grandezza dell'Italia e della sua storia. I suoi martiri, i suoi soldati, i suoi eroi e patrioti, e tutto questo orgoglio sull'italianità che poi, col tempo, è andato piano piano scemando. Non lo trovo più.
Ricordo che con mio padre assistevamo ad ogni parata militare che la televisione trasmetteva e ci commuovevamo ad ogni alza-bandiera o per qualsiasi ricorrenza in cui l'Inno di Mameli facesse da colonna sonora.
Poi, con l'allargarsi degli orizzonti, il nostro orgoglio è andato scemando e abbiamo cominciato col contestare il militarismo, il patriottismo, l'italianità.E la classe dirigente degli ultimi anni ci ha addirittura portati al ridicolo nel mondo, facendoci a volte addirittura vergognare di essere italiani.
Tutto messo in discussione quindi. Tutto da rivedere e rassettare. Fino a ieri sera...
Ieri sera ho assistito, in televisione, a una cosa di una grandezza unica, di una profondità, pur nella sua semplicità, che mi ha scosso l'anima dando un senso ed una risposta a tutte le domande in sospeso, facendomi riscoprire in un baleno quanto fosse lecito e giusto quell'amor di Patria che mi ha pervaso negli anni dell'adolescenza finché, ideologie più o meno fasulle, non mi hanno confuso la mente. Ho seguito Benigni in televisione che mi ha spiegato la "Costituzione Italiana". Come dice lui: la più bella del mondo.
E' stata un'esplosione di fuochi d'artificio!
Ha sciorinato un articolo dietro l'altro facendoci toccare con mano la ricchezza, l'ampiezza, la completezza e la grandezza di una cosa che la maggior parte di noi ignoranti ha sottovalutato e snobbato considerandola con supponenza e superficialità.
Invece lui ci ha aperto un mondo.
Ci ha presi per mano e ci ha fatto notare la forza, la ricercatezza, la profondità e il peso di ogni parola scritta. Rigo per rigo ci ha introdotti nella storia e ce ne ha fatti sentire protagonisti, ce ne ha resi parte.
Ha valorizzato ogni termine, ogni aggettivo, ogni verbo, ogni credo, ogni comandamento racchiuso in quei primi dodici articoli. Ed è stata una rivelazione.
Niente è lasciato al caso: la libertà di culto, la necessità vitale dello sviluppo nella ricerca, nella cultura, nell'arte. La tolleranza, l'accoglienza, l'amore per il diverso e per l'ambiente. Il diritto alla dignità del lavoro.
Praticamente un Vangelo laico di rara bellezza e profondità. E non so se avete notato che quando ne ha citato i redattori, i "padri fondatori", non omette mai di ringraziarne pariteticamente anche le "madri", concedendo a noi donne, in un sol colpo, riconoscimento, stima e uguaglianza. Cosa che, di questi tempi è quasi rivoluzionaria. Un novello Cristo.
Certamente poi qualche detrattore prezzolato troverà qualcosa da ridire. Su certe affermazioni, certe battute pungenti che lui si è concesso, sul compenso che ha ricevuto. Ma chi se ne frega! Tacete e imparate dal Maestro.
Vola alto Benigni. il suo parlare é semplice, immediato, ma forbito e aulico. Una miscellanea 
perfetta di politica, religione, fede e poesia. Non banalizza niente. Non trascura niente. E parla con il cuore, si vede e si sente.
E' autentico, schietto, onesto con se stesso. E' un "grande"! Ed è un italiano di Toscana, proprio come me, e ne sono fiera.
Che ci provino pure gli ignoranti, i vigliacchi, i novelli farisei a lapidarlo. Tanto lui non è alla loro portata. Non si farà infangare. Lui è gia oltre, troppo grande e troppo in alto per poterne essere scalfito. Che se ne facciano una ragione tutti quanti.
Neanche il suo finale è banale. Come ultimo omaggio esalta il nostro Tricolore e ci offre, con un filo di voce, la versione italiana della colonna sonora del suo film più importante, raccontandoci che non solo la vita è bella, quando è semplice e pulita, ma anche quanto debba essere rispettata e presa seriamente.
Grazie Roberto.

                    Alla vita.

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell'aldilà.
Non avrai altro da fare che vivere.

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio,
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio
le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
Tu muoia affinché vivano gli uomini,
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla è più bello, più vero della vita.

Prendila sul serio,
ma sul serio a tal punto
che a settant'anni, ad esempio,
pianterai degli ulivi,
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte,
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.

mercoledì 12 dicembre 2012

Letterina a Babbo Natale..

Una volta non si faceva, non c'era questa gran corsa allo shopping natalizio. Si aspettava che, la notte di Natale, Gesù Bambino ci addobbasse l'albero e poi era la Befana a portare i giocattoli. O almeno così mi sembra di ricordare...Già, ma io sto parlando della seconda metà del secolo scorso (OH  Giosuè!).
Oggi le cose sono diverse: è quasi sparita la vecchietta bruttina ma generosa ma al suo posto si festeggia Halloween, e Babbo Natale già da un paio di mesi è in giro per ristoranti e negozi a prendere accordi con una renna parlante. Boh! Non ci capisco più niente.
Comunque stanotte non riuscivo a prendere sonno e l'idea di una letterina al caro vecchietto mi è balenata nella mente. Chissà però che nel mio vagheggio mentale non abbia confuso le solite preghiere con un accorato appello al vegliardo. In fondo Padre e Babbo sono sinonimi. Dunque, vediamo un po'...

Caro Babbino nostro che scorrazzi nei cieli, fa' che quando vieni, una volta all'anno, tu sia veramente una gioia e non un problema in più. Da' un senso alla tua figura. Cerca di farci fare un pasto tranquillo, se pur parco, facendoci dimenticare che abbiamo debiti e anche debitori. Lascia che, almeno una volta, le nostre tentazioni di qualunque tipo possano essere appagate. E fa che l'idea del "male" che ci circonda per un giorno almeno ci abbandoni!
                                                                                                                      Grazie.
Si, in effetti forse un po' di confusione l'ho fatta. Del resto cosa si potrebbe chiedere per non cadere
nella solita retorica melassa qualunquista? La pace nel mondo? Non ci sarà mai e lo sappiamo. L'uomo è quello che è e la bellicosità fa parte della natura umana (se così si può chiamare) .Paradossalmente per l'uomo farsi guerre e uccidersi, è "vitale". A che prò dunque farsi illusioni.
La salute? Tutti vorremmo averla, ma sappiamo bene che il nostro corpo è soggetto ad un lento, inesorabile deterioramento cui non possiamo sottrarci.
Soldi? Disinquinamento? Evitare disastri ecologici?
Andiamo, per favore, siamo onesti con noi stessi. Accettiamo le nostre ipocrite bassezze ammettendo i nostri limiti. L'umanità fa veramente schifo e non troveremo le soluzioni in una slitta volante.
Contentiamoci di vivere una giornata serena, senza assilli, in armonia, che di questi tempi sarebbe già tanto.
Cerchiamo di goderci la compagnia dei presenti senza accusare troppo la mancanza di chi non c'è più. Sì, perché fondamentalmente il Natale è proprio questo: lo struggente ricordo delle grandi assenze!
Come non rivedersi davanti agli occhi Silvano o la Pierina, sempre nei miei pensieri. O riandare col pensiero alla Ida e alla Mila, che ci hanno lasciati da poco. Due grandi donne, due grandi caratteri, due vite importanti che hanno saputo lasciare ricordi importanti.
Perciò, caro Babbo natale, quando saremo tutti riuniti nella mia bella sala addobbata, con la tavola imbandita e il caminetto acceso, lascia che per un attimo mi dimentichi dell'IMU , del mutuo e della bolletta dell'ENEL. Facci perlomeno godere dello splendore delle luci dell'albero di Natale, così che, perdendoci nel luccichio delle sue palle colorate, ci dimentichiamo, per un po', di quanto invece le nostre girino!
Buon Natale a tutti.

Immaginandomi idealmente in volo sulla slitta del caro vecchietto, saluto idealmente tutti gli amici di  Milano, grandi e piccoli;  i parenti di Cremona, quelli di Livorno, i cugini per mare. Saluto caramente anche i parenti più vicini, anche quelli che non vedo mai. Un bacio agli amici della spiaggia e alle amiche di sempre, le più care (non occorre farne i nomi). Insomma, un saluto a tutti quelli che mi vogliono bene e, perché no, anche a quelli che fanno finta o addirittura non mi sopportano. In fondo non si può piacere a tutti. Per tutti un omaggio a costo zero.
E che la vita vi sorprenda regalandovi cose che non sapevate di desiderare!

                           Il mio Presepe

A sei passi dalla battigia, una posticcia baracca di canne allestita a custodia di una botte ormai scarsa di pece, di una cima sfilacciata ai capi, di due remi scompagnati, di un gozzo capovolto.
E' qui dove il preannunciato divino monello emette il primo vagito.
Lui se ne sta lì. Gli tolgo quel po' di sabbia che gli è rimasta appiccicata alle mani prima di addormentarsi.
A dargli protezione e fiato caldo gli ho messo accanto due cani randagi.
No, niente stella. Le stelle deludono come ci ha delusi la luna. Faccio, invece, suonare la sirena di un cantiere. Dalle case di rimpetto al "cantaccio" prende a muovere i primi passi tutta la gente imparentata col mare. Padroni di fogli, marinai, carpentieri, calafati, funari, pescatori. E i figli e le spose.

                     da "Il grande gioco"  di  Egisto Malfatti