Non provate a dirmi che non è vero, tutti abbiamo bisogno di qualcuno che si occupi di noi in esclusiva, che ci faccia sentire, magari ogni tanto, unici e preziosi.
Ma gli errori della vita ci causano, a volte, un vuoto affettivo che ci soffoca, ci fa mancare l'aria, per
cui ci aggrappiamo a qualunque cosa, pur di non sentirci "disabitate"
Poi capita che una mattina viene a svegliarti un'amica e ti dice: " Vestiti che andiamo a giro".
"Ma sei matta? Dove?"
"Così, dove ci va di andare."
L' aria è calda, la luce invitante. Ma sì, perché no, per una volta si può fare! Mollo tutto e salgo con lei in macchina.
Sapere esattamente dove siamo diretti, può essere il modo migliore per perdere la strada.
A volte è meglio andare in giro senza meta.
La guardo di sottecchi mentre guida e mi sembra la solita di una trentina d'anni fa, di quando ci siamo conosciute. A parte l'argento dei capelli, stesso taglio corto, piglio sicuro e fisico asciutto, da ragazza. Il contrario esatto di me che sono quasi il doppio di allora. Ma chi se ne frega! Sono i nostri cuori e le nostre teste che contano, e qui, mi permetto immodestamente di dire, che siamo addirittura migliorate. Sì, il nostro percorso parallelo è stato notevole. Ed io mi affido a lei ora, come allora, e come farò domani, finché ci sarà data la fortuna di camminare a fianco.
Non ho dubbi, lei è proprio la mia persona!
Quando sto con Perla mi sento a casa. Ci capiamo, ci ascoltiamo, condividiamo quasi tutto, ma non ci risparmiamo critiche reciproche o discussioni.Anzi, è proprio attraverso queste che la nostra amicizia si è consolidata giorno dopo giorno. Insomma, ci vogliamo bene!
Così, novelle Thelma e Louise, facciamo la prima sosta sul mare a Torre del Lago.
Stranamente, per essere sabato, non c'è molta gente. Sarà perché c'è un vento noioso, anche se caldo,
e il cielo non promette niente di buono.
C'è molta polvere e lei prende a tossire un po' troppo. "E' allergia.." dice. Però, nata d'un cane, ha sempre la sigaretta in mano. Va beh!
"Spostiamoci sul lago" le dico. Così andiamo.
Mi vergogno un po' a confessarlo, ma sono almeno due o tre anni che non vengo a passeggiare da queste parti. Se ci penso mi rendo conto di quanto troppo mi sono fatta prendere dai problemi di tutti, in famiglia, e di quanto poco abbia pensato a me stessa in questi ultimi tempi. E mi viene il magone.
Ma assolutamente non voglio che i brutti pensieri mi avvelenino la giornata. Così mi concentro su quel quadro stupendo che è il Massaciuccoli. Di una bellezza mozzafiato!
Il grigio plumbeo del cielo assume contorni frastagliati accarezzando le Apuane. Mentre sotto, il lago increspato dal vento, è di un verde cangiante, intervallato, in lontananza, dal baluginio dorato di qualche timido e sporadico riflesso del sole. Mi viene subito pensato alla poesia che Perla scrisse per me tanti e tanti anni fa...."Briciole incandescenti nei tuoi occhi, rubati al fondo d'altro mare....." e mi immergo in una sensazione d'altri tempi, d'altri momenti..
Passiamo dal dietro, dall'ingresso che porta al teatro, lo stesso che dà accesso alla darsena. E mi tornano in mente le domeniche con mio padre, quando lui faceva le regate con la barca a vela, e con mamma lo raggiungevamo una volta finita la gara.
Correva in coppia con Andrea il Bandoni, un personaggio particolarissimo delle Focette, alto quasi due metri, ciuffo biondo ribelle alla Bobby Solo, occhialetti a specchio e l'immancabile sigaro in bocca. Poi tutti gli altri, Carlo, Sergio, il professor Pucci, tutti passati a regattare in altri luoghi, in altri laghi. Cazzo, sembro Valerio Scanu.
No, oggi niente malinconie. Si sta troppo bene.
C'è una pace, un silenzio, che entrambe rispettiamo, ben consce che i nostri pensieri stanno vagando per sentieri vicini ma divergenti. Ci sta!
Si ode solo, a parte lo sciabordio dell'acqua, lo strano sfrigolio delle foglie dei pioppi mossi dal vento.
Ci avete mai fatto caso? Sembrano tante mani che volteggiano in aria. Mi ricordano una cerimonia con gli indiani Apaches cui ho assistito anni fa, vicino a Pisa. Loro stavano mettendo a dimora le giovani piante, e ci raccontarono che quel frullare di fronde, era proprio come una preghiera di ringraziamento al loro Dio. Suggestiva!
Attraversiamo tutto il piazzale erboso e ci avviciniamo al lago. Fa così caldo che mi viene voglia di mettere i piedi nell'acqua, e raggiungo lentamente il punto dove questa, spinta dal vento, s'inoltra ad attraversare il pontiletto di legno.
"Sola m'en vò ...." cantava Musetta nella Boheme, e come sempre, quando approdo su quelle sponde, le melodie del Maestro mi sommergono il cuore. E' una magia, e mi prende in automatico ogni volta che tocco quei lidi.
Non mi staccherei mai da lì, ma si è fatta una certa, e cominciamo ad avvertire un qualche languorino.
Tra me e me penso a quel ristorantino sul laghetto dietro alla Bufalina. Lo rivedrei volentieri, ma non so cosa lei abbia in mente e continuo a farmi portare. Tanto, insieme , mi andrebbe bene anche un panino su una panchina. Invece no, è proprio lì che andiamo, ma non me ne stupisco più di tanto.
L'ho detto, lei è la mia persona.
Ci sediamo vista lago, ordiniamo e partiamo con lo scorrere infinito delle nostre variegate conversazioni, miscelandole con ricordi e deja-vu spaziando per un infinità di temi.
Perla è unica nel suo approcciare la vita, le cose, l'amore.
Lei e la sua concezione liberalistica dei rapporti.
Lei che si accorge subito quando qualcosa mi turba e ascolta i miei sfoghi.
Lei che sa capirmi e condividere i miei sogni, le mie speranze.
Lei che cerca sempre di convincermi a non mollare, ad andare avanti, ché tanto ne vale sempre la pena.
Lei che non si stanca mai di dirmi che sono speciale, e finisce poi per farmelo credere davvero.
Lo so, qualche sciocchino può anche ipotizzare che il nostro rapporto vada oltre la semplice amicizia travisando e immaginando chi sa cosa. Bene, si sbaglia.
E non lo preciso perché possa importarmene qualcosa, che se anche fosse sarebbero comunque fatti nostri. Ma confesso che ne lei ne io siamo attratte da relazioni saffiche purtroppo, che così avremmo risolto i nostri problemi colmando reciprocamente le nostre solitudini.
Invece è proprio la nostra amicizia a trecento sessanta gradi che è unica e speciale. E mi rincresce per chi non è stato fortunato come noi.
La giornata volge al termine e ce ne torniamo a casa. In fondo, dobbiamo riconoscere e ammettere con noi stesse di non avere più vent'anni.
Ma abbiamo ancora tempo e un bel margine di crescita davanti a noi. O almeno lo spero, perché vogliamo ancora conoscere e sperimentare. In fondo, non troviamo il significato della vita da soli, ma solo insieme a qualcun altro.
Che ci volete fare, non ve l'ho detto? Lei è la mia persona!
Lievi come betulle
sfidiamo il tempo.
Qualche foglia ingiallisce
e vola via,
ma restiamo maestose nel vento
e l'imbrunire esalta i nostri riflessi d'argento.
Perla
mercoledì 15 ottobre 2014
giovedì 9 ottobre 2014
Signori.............Su il sipario!
Quando senti qualcosa che ti fa vibrare il cuore, non domandarti mai cosa sia,
ma vivilo sino in fondo, perché quel brivido, quella sensazione, si chiama vita.
Alda Merini
E quell'epoca, quel periodo, fu tutta una vibrazione di cuore per me. Uno dei momenti più belli e intensi della mia vita...........
Fin da bambina ho sempre avuto una passione sfegatata per il teatro, passione evidentemente anche questa ereditata da mio padre che amava recitare.
Quando la TV era ancora in bianco e nero e cominciavano appena a fare le prove per il secondo canale, ricordo che al venerdì sera trasmettevano sempre una commedia : Il giardino dei ciliegi, Arsenico e vecchi merletti, Anna dei miracoli, Le medaglie della vecchia signora, e tutto il meraviglioso repertorio di Eduardo de Filippo. Come non appassionarsi!
Per questo quando Enrico Casani chiese a me e alle mie amiche Perla ed Enrica di far parte della giuria nella rassegna Teatro Estate di Via Zara, accettai con entusiasmo. Era intorno al '94 se non sbaglio, e fu lì che conobbi Alfia Meliani.
Piccola, minuta, con una lunga massa di riccioli castani e occhi verdi, profondi e intensi.
La sua competenza teatrale mi colpì subito e ci fu molto utile nel giudicare le opere presentate e nell'assegnazione dei premi. Che fosse una donna di teatro già da tempo l'ho saputo in seguito.
Aveva frequentato il Teatro Laboratorio di Vittorio Gassman e diretto la compagnia "Teatroupe" dal '76 all''86. Poi la famiglia, il crescere la figlia, l'avevano allontanata da quel mondo che era il suo Habitat naturale. Ed ora era qui, con noi, a giudicare gli altri.
Fu un caso poi, o forse no, che il direttore della rassegna, Adolfo , le presentasse un suo progetto per farne la regia. Era tratto dalla vita di Mozart, e sembrava scritto su misura per il suo socio, Walter, un eclettico, poliedrico, camaleontico attore che di Mozart aveva le fisic-du- ruole.
Cominciarono le prove con grande entusiasmo di tutti, poi, per incompatibilità caratteriali, le cose precipitarono e Adolfo e Walter si tirarono indietro. Tutto il lavoro sarebbe finito a puttane se non ci fosse venuta l'idea di creare una compagnia ex-novo, associandola al nostro Centro Culturale che già possedeva uno statuto tale da consentirci di poter usufruire di ogni qual cosa un' associazione avesse bisogno, dai finanziamenti agli spazi comunali. Fu così che nacque la Compagnia Teatrale la Soffitta.
E fu l'inizio di un sogno.
Ci suddividemmo gli incarichi: Perla, che ne era presidente, si dava sempre un gran da fare per quanto riguardava l'organizzazione scenica. Mentre io, un po' più addentro nei meandri della burocrazia, mi occupavo dei contatti con gli enti preposti, la ricerca degli spazi per prove e allestimenti, finanziamenti, permessi e ricerca di siti dove rappresentare i lavori. Insomma, tutta la parte amministrativa e burocratica. Praticamente Perla ed io ci facevamo il "culo" a mattinate da un ufficio all'altro. Ma non ce ne lamentavamo.
L'anima della compagnia però era lei, Alfia. Lei aveva idee geniali e brillanti, e a me si spalancò un mondo. Mai avrei immaginato che dietro ad una performance teatrale ci fosse così tanto lavoro e studio.
Partire da un testo, elaborarlo pur mantenendone integro il contenuto, e porgerlo al pubblico filtrato attraverso il taglio e la sensibilità della regia.
Quell' "Amadeus- atto d'amore" fu un piccolo capolavoro
La chiave di lettura della regia partì da un parallelismo tra il 1700 e il 1900; tra l'Illuminismo razionale e il materialismo sfrenato, tra il barocco e il dark, mentre il tutto si muoveva in una scenografia, specchio del sociale, gerarchica e scomoda.
Poi Lui, il personaggio chiave, il diverso, l'anticonformista, l'anarchico, il Candido, alieno da tutto ciò che lo circonda e dal tempo in cui vive. Che si muove non in orizzontale ma in profondità, per arrivare attraverso l'amore fino all'anima e farla vibrare.La magia dell'Arte.
Io ero ammaliata da tutta questa poesia.
Con il mio copione in mano per seguire e suggerire, osservavo la scelta dei costumi e imparavo l'importanza delle scelte cromatiche, il loro significato. Poi restavo incantata dal geometrico lavoro delle luci studiato a tavolino da Alfia e il suo compagno Luigi, un genio in quel campo. Da ultime, ma non meno importanti, la scelta delle musiche, che miscelavano sapientemente le due epoche, partendo appunto dalla Rapsodia in Blu di Gershwin e, passando attraverso le varie arie del genio mozartiano, approdavano poi, nello sfilare finale dei vari personaggi ( che neanche il saluto al pubblico era lasciato al caso ) al "Who want to leve for evere" dei Qeen.
Lo rappresentammo la prima volta al Teatro Politeama di Viareggio e fu un vero successo. Il primo di una lunga serie.
Mi sentivo fiera, orgogliosa e importante. Rappresentammo nel corso degli anni tanti lavori "scomodi"
e particolari: "alarm" di Hanay Geiogamah, "L'annivORSOrio" due atti unici di Cechov con cui a S.Miniati vincemmo cinque premi su cinque, "Macbett" di Ionesco, "La Soap-Opera da tre Soldi" liberamente tratta dal lavoro di Bertolt Brecht, "Stato d'assedio" di Albert Camus e una trilogia di lavori di Rosso di San Secondo, il Pirandello della Versilia, che rappresentammo anche a Camaiore davanti alla sua vedova. E tanti altri ancora.
Eravamo bravi. Talmente bravi che le altre compagnie cominciarono a non vederci di buon occhio. Ci temevano!
Così io avevo un bel da fare a barcamenarmi tra assessorati, associazioni, facendo lo slalom tra la loro riluttanza, l'arroganza di Luigi e la lingua che Alfia non teneva mai a freno. Pure lei ed io riuscimmo anche per alcuni anni a lavorare con i ragazzi delle scuole locali e non, proponendo il nostro Cantiere Teatrale.
Ma era sempre più difficile a causa dei dissesti economici e la poca disponibilità delle casse scolastiche.
Poi ognuno di noi, come succede nelle così dette dinamiche di gruppo, cominciò a portare all'interno della Compagnia le proprie problematiche, e col tempo non ce la feci più. Troppi problemi a casa, dentro me, non riuscivo più a barcamenarmi tra il teatro della vita e una vita fatta di teatro.
E, a dimostrazione del fatto che, se era vero che Alfia era l'anima della Compagnia, io comunque ne ero il cuore pulsante, poco tempo dopo la mia defezione, il gruppo si sciolse.
Sono stati ad ogni buon conto anni intensi e importanti per me. Mi hanno fatto crescere e insegnato tantissime cose. Ho conosciuto persone meravigliose. Gianpaolo, Walter, Roberto, Michele, Stefano, Luciana Enzo, Elena, e tanti altri ancora. Alcuni li ho persi per la strada, altri purtroppo non ci sono più. Ma quello che ognuno di loro mi ha donato , resterà con me per sempre.
Non c'è niente da fare, chi non ha provato questa esperienza non può capire. La convivialità, il condividere opinioni o il discutere anche, i momenti di stanca, l'ammazzarsi di fatica per allestire e smontare le scene senza avere orari, le prove che sembravano non bastare mai e tutto mentre giorno dopo giorno vedevi un idea prendere forma.Una magia. E col plasmarsi di questa, tu stessa venivi plasmata, te ne sentivi parte.Emozioni uniche , irripetibili.
Stranamente il mio vivere dietro la quinte mi fece sentire per la prima volta al centro del palcoscenico della mia vita. Mi ha scandagliato dentro portando a galla tutto quel sommesso che per anni mi aveva soffocata.
Loro contavano su di me, si affidavano a me e alle mie capacità. Mi facevano sentire importante ed unica.
Io, fino ad allora comparsa tra le comparse, divenni la prima donna della mia commedia.
Vivevo un mondo immaginario, ma specchio della vita. E mi ci trovavo a mio agio.
Ho fatto riserva di quei momenti, e li conservo dentro di me come un tesoro prezioso dal quale attingo, come grani di un rosario, ogni volta che mi sembra di affogare nella mediocrità del quotidiano.
E sarò grata e riconoscente a chi mi ha permesso di vivere questa preziosa esperienza rendendomene parte, consentendomi, allora come ora, di sentire forte i battiti del mio cuore.
" Il Maestro, che sedeva tra la gente con i suoi discepoli, disse : "Avete sentito e pronunciato
molte preghiere. Questa sera vorrei che ne vedeste una".
In quel momento si alzò il sipario, e il balletto ebbe inizio.
ma vivilo sino in fondo, perché quel brivido, quella sensazione, si chiama vita.
Alda Merini
E quell'epoca, quel periodo, fu tutta una vibrazione di cuore per me. Uno dei momenti più belli e intensi della mia vita...........
Fin da bambina ho sempre avuto una passione sfegatata per il teatro, passione evidentemente anche questa ereditata da mio padre che amava recitare.
Quando la TV era ancora in bianco e nero e cominciavano appena a fare le prove per il secondo canale, ricordo che al venerdì sera trasmettevano sempre una commedia : Il giardino dei ciliegi, Arsenico e vecchi merletti, Anna dei miracoli, Le medaglie della vecchia signora, e tutto il meraviglioso repertorio di Eduardo de Filippo. Come non appassionarsi!
Per questo quando Enrico Casani chiese a me e alle mie amiche Perla ed Enrica di far parte della giuria nella rassegna Teatro Estate di Via Zara, accettai con entusiasmo. Era intorno al '94 se non sbaglio, e fu lì che conobbi Alfia Meliani.
Piccola, minuta, con una lunga massa di riccioli castani e occhi verdi, profondi e intensi.
La sua competenza teatrale mi colpì subito e ci fu molto utile nel giudicare le opere presentate e nell'assegnazione dei premi. Che fosse una donna di teatro già da tempo l'ho saputo in seguito.
Aveva frequentato il Teatro Laboratorio di Vittorio Gassman e diretto la compagnia "Teatroupe" dal '76 all''86. Poi la famiglia, il crescere la figlia, l'avevano allontanata da quel mondo che era il suo Habitat naturale. Ed ora era qui, con noi, a giudicare gli altri.
Fu un caso poi, o forse no, che il direttore della rassegna, Adolfo , le presentasse un suo progetto per farne la regia. Era tratto dalla vita di Mozart, e sembrava scritto su misura per il suo socio, Walter, un eclettico, poliedrico, camaleontico attore che di Mozart aveva le fisic-du- ruole.
Cominciarono le prove con grande entusiasmo di tutti, poi, per incompatibilità caratteriali, le cose precipitarono e Adolfo e Walter si tirarono indietro. Tutto il lavoro sarebbe finito a puttane se non ci fosse venuta l'idea di creare una compagnia ex-novo, associandola al nostro Centro Culturale che già possedeva uno statuto tale da consentirci di poter usufruire di ogni qual cosa un' associazione avesse bisogno, dai finanziamenti agli spazi comunali. Fu così che nacque la Compagnia Teatrale la Soffitta.
E fu l'inizio di un sogno.
Ci suddividemmo gli incarichi: Perla, che ne era presidente, si dava sempre un gran da fare per quanto riguardava l'organizzazione scenica. Mentre io, un po' più addentro nei meandri della burocrazia, mi occupavo dei contatti con gli enti preposti, la ricerca degli spazi per prove e allestimenti, finanziamenti, permessi e ricerca di siti dove rappresentare i lavori. Insomma, tutta la parte amministrativa e burocratica. Praticamente Perla ed io ci facevamo il "culo" a mattinate da un ufficio all'altro. Ma non ce ne lamentavamo.
L'anima della compagnia però era lei, Alfia. Lei aveva idee geniali e brillanti, e a me si spalancò un mondo. Mai avrei immaginato che dietro ad una performance teatrale ci fosse così tanto lavoro e studio.
Partire da un testo, elaborarlo pur mantenendone integro il contenuto, e porgerlo al pubblico filtrato attraverso il taglio e la sensibilità della regia.
Quell' "Amadeus- atto d'amore" fu un piccolo capolavoro
La chiave di lettura della regia partì da un parallelismo tra il 1700 e il 1900; tra l'Illuminismo razionale e il materialismo sfrenato, tra il barocco e il dark, mentre il tutto si muoveva in una scenografia, specchio del sociale, gerarchica e scomoda.
Poi Lui, il personaggio chiave, il diverso, l'anticonformista, l'anarchico, il Candido, alieno da tutto ciò che lo circonda e dal tempo in cui vive. Che si muove non in orizzontale ma in profondità, per arrivare attraverso l'amore fino all'anima e farla vibrare.La magia dell'Arte.
Io ero ammaliata da tutta questa poesia.
Con il mio copione in mano per seguire e suggerire, osservavo la scelta dei costumi e imparavo l'importanza delle scelte cromatiche, il loro significato. Poi restavo incantata dal geometrico lavoro delle luci studiato a tavolino da Alfia e il suo compagno Luigi, un genio in quel campo. Da ultime, ma non meno importanti, la scelta delle musiche, che miscelavano sapientemente le due epoche, partendo appunto dalla Rapsodia in Blu di Gershwin e, passando attraverso le varie arie del genio mozartiano, approdavano poi, nello sfilare finale dei vari personaggi ( che neanche il saluto al pubblico era lasciato al caso ) al "Who want to leve for evere" dei Qeen.
Lo rappresentammo la prima volta al Teatro Politeama di Viareggio e fu un vero successo. Il primo di una lunga serie.
Mi sentivo fiera, orgogliosa e importante. Rappresentammo nel corso degli anni tanti lavori "scomodi"
e particolari: "alarm" di Hanay Geiogamah, "L'annivORSOrio" due atti unici di Cechov con cui a S.Miniati vincemmo cinque premi su cinque, "Macbett" di Ionesco, "La Soap-Opera da tre Soldi" liberamente tratta dal lavoro di Bertolt Brecht, "Stato d'assedio" di Albert Camus e una trilogia di lavori di Rosso di San Secondo, il Pirandello della Versilia, che rappresentammo anche a Camaiore davanti alla sua vedova. E tanti altri ancora.
Eravamo bravi. Talmente bravi che le altre compagnie cominciarono a non vederci di buon occhio. Ci temevano!
Così io avevo un bel da fare a barcamenarmi tra assessorati, associazioni, facendo lo slalom tra la loro riluttanza, l'arroganza di Luigi e la lingua che Alfia non teneva mai a freno. Pure lei ed io riuscimmo anche per alcuni anni a lavorare con i ragazzi delle scuole locali e non, proponendo il nostro Cantiere Teatrale.
Ma era sempre più difficile a causa dei dissesti economici e la poca disponibilità delle casse scolastiche.
Poi ognuno di noi, come succede nelle così dette dinamiche di gruppo, cominciò a portare all'interno della Compagnia le proprie problematiche, e col tempo non ce la feci più. Troppi problemi a casa, dentro me, non riuscivo più a barcamenarmi tra il teatro della vita e una vita fatta di teatro.
E, a dimostrazione del fatto che, se era vero che Alfia era l'anima della Compagnia, io comunque ne ero il cuore pulsante, poco tempo dopo la mia defezione, il gruppo si sciolse.
Sono stati ad ogni buon conto anni intensi e importanti per me. Mi hanno fatto crescere e insegnato tantissime cose. Ho conosciuto persone meravigliose. Gianpaolo, Walter, Roberto, Michele, Stefano, Luciana Enzo, Elena, e tanti altri ancora. Alcuni li ho persi per la strada, altri purtroppo non ci sono più. Ma quello che ognuno di loro mi ha donato , resterà con me per sempre.
Non c'è niente da fare, chi non ha provato questa esperienza non può capire. La convivialità, il condividere opinioni o il discutere anche, i momenti di stanca, l'ammazzarsi di fatica per allestire e smontare le scene senza avere orari, le prove che sembravano non bastare mai e tutto mentre giorno dopo giorno vedevi un idea prendere forma.Una magia. E col plasmarsi di questa, tu stessa venivi plasmata, te ne sentivi parte.Emozioni uniche , irripetibili.
Stranamente il mio vivere dietro la quinte mi fece sentire per la prima volta al centro del palcoscenico della mia vita. Mi ha scandagliato dentro portando a galla tutto quel sommesso che per anni mi aveva soffocata.
Loro contavano su di me, si affidavano a me e alle mie capacità. Mi facevano sentire importante ed unica.
Io, fino ad allora comparsa tra le comparse, divenni la prima donna della mia commedia.
Vivevo un mondo immaginario, ma specchio della vita. E mi ci trovavo a mio agio.
Ho fatto riserva di quei momenti, e li conservo dentro di me come un tesoro prezioso dal quale attingo, come grani di un rosario, ogni volta che mi sembra di affogare nella mediocrità del quotidiano.
E sarò grata e riconoscente a chi mi ha permesso di vivere questa preziosa esperienza rendendomene parte, consentendomi, allora come ora, di sentire forte i battiti del mio cuore.
" Il Maestro, che sedeva tra la gente con i suoi discepoli, disse : "Avete sentito e pronunciato
molte preghiere. Questa sera vorrei che ne vedeste una".
In quel momento si alzò il sipario, e il balletto ebbe inizio.
domenica 14 settembre 2014
Circondata da Amore
Sarà questa stagione altalenante e che pure volge al termine, sarà l'età o quel grammo in più di serenità ritrovata, ma in questo periodo mi sento in fermento.
Tutto o quasi mi fa venire voglia di scrivere,di esternare. Come se qualcosa portasse inesorabilmente
scompiglio nei percorsi preordinati del mio cuore.
E allora mi assecondo, concedendomi il lusso, una volta tanto, di ascoltare il mio istinto, le mie pulsioni. Perché sono le passioni che ci conservano giovani.
Niente di che, è solo una riflessione scaturita dalla visita di mia nipote che non avevo mai vista così. Serena, rilassata, finalmente non in balia di "sensazioni negative".
"Sto bene" mi ha detto sorridendo,"ho trovato una persona........e mi trasferisco da lui". Bene, non ho indagato (per ora) ma so quanto è importante trovare qualcuno che si prenda cura di te, che condivida il tuo sentire, che ti dia finalmente quella sensazione "di essere a casa".
Non conta il perché, il come, il quanto può durare. Basta con le paranoie, conta l'esserci nella storia, ora, subito, con tutto te stesso, Carpe diem, e niente più.
E a casa ho gli altri ragazzi, insieme ormai da diciannove anni, che ancora "giocano " tra loro come e forse meglio di quanto non facessero i primi tempi.
Casinisti, irruenti, sono già passati attraverso mille difficoltà, mille problemi. Ma sono più uniti che mai, quasi che il loro percorso tribolato sia servito solo a rinforzare il loro rapporto, a consolidarlo.
Dirai: "ma tutto questo con il tuo sentire cosa c'entra?" C'entra eccome. Perché tutte queste trame hanno un unico fil-rouge, ed è l'Amore.
"Amore", è quello che muove il mondo, il solo, l'unico motore propulsore che valga la pena seguire.
L'amore discreto, l'amore maturo, quello innocente, disconosciuto, irruento.
L'amore rassegnato, quello che nutri a briciole di pane, l'amore famelico o quello focoso che ti arde e brucia.
L'amore fatto di abitudini pigre, di complicità, di affinità elettive. Anche di sacrificio e compromessi se necessario.
C'è l'amore fatto di rispetto, quello che si alimenta con la lontananza per non correre il rischio di spegnersi nello stagno della quotidianità.
Ci sono gli amori ritrovati, quelli che fanno lunghi giri e poi ritornano. Gli amori inattesi e quelli insperati.
Quelli solitari, illusori. Ma tanto alle volte l'amore di una persona basta per due, poi, col tempo, è contagioso.
Gli amori tanto attesi e quelli disattesi, che ti lasciano un segno dentro che non riesci a togliere, come una chiave spezzata al centro dell'anima.
E perché no, anche gli amori che spaventano e che rifuggi. Quelli che hai bisogno di inventarti per poterci credere, per sentirti ancora viva.
Ma in fine è sempre quello che ci spinge, ci rende creativi, vitali, vogliosi di andare avanti.
E non per forza devi rendertene schiavo, farsi castelli in aria, progettare, dirigere. Cercare di etichettare.
No, basta farsene catturare, lasciarsi andare, assecondarne il flusso. E ti senti cullare.
Prendiamo a piene mani quando Amore ci sfiora. Spalanchiamo porte e finestre senza fermarci sulla soglia della malinconia.
Comunque sia, per quanto possa durare, vale sempre la pena di farci un viaggio assieme, dovunque questo ci porti.
Ogni incontro, ogni persona quando ci è "data" da Amore, ha con sé un dono per noi.
Allora cerchiamo di coglierlo questo dono, non lasciamocelo sfuggire, perché ricordiamoci che forse, da questa strada, non passeremo mai più.
Un grazie a Filemone e a Massimo G. che mi hanno ispirato questo blog..
.....il vuoto d'amore. Vorrei molto umilmente ricordare che è l'amore ( laico o cristiano, consolazione o speranza), il filo d'Arianna che può salvarci dal vuoto che insidia e assedia la nostra vita,
Gene Pampaloni
Tutto o quasi mi fa venire voglia di scrivere,di esternare. Come se qualcosa portasse inesorabilmente
scompiglio nei percorsi preordinati del mio cuore.
E allora mi assecondo, concedendomi il lusso, una volta tanto, di ascoltare il mio istinto, le mie pulsioni. Perché sono le passioni che ci conservano giovani.
Niente di che, è solo una riflessione scaturita dalla visita di mia nipote che non avevo mai vista così. Serena, rilassata, finalmente non in balia di "sensazioni negative".
"Sto bene" mi ha detto sorridendo,"ho trovato una persona........e mi trasferisco da lui". Bene, non ho indagato (per ora) ma so quanto è importante trovare qualcuno che si prenda cura di te, che condivida il tuo sentire, che ti dia finalmente quella sensazione "di essere a casa".
Non conta il perché, il come, il quanto può durare. Basta con le paranoie, conta l'esserci nella storia, ora, subito, con tutto te stesso, Carpe diem, e niente più.
E a casa ho gli altri ragazzi, insieme ormai da diciannove anni, che ancora "giocano " tra loro come e forse meglio di quanto non facessero i primi tempi.
Casinisti, irruenti, sono già passati attraverso mille difficoltà, mille problemi. Ma sono più uniti che mai, quasi che il loro percorso tribolato sia servito solo a rinforzare il loro rapporto, a consolidarlo.
Dirai: "ma tutto questo con il tuo sentire cosa c'entra?" C'entra eccome. Perché tutte queste trame hanno un unico fil-rouge, ed è l'Amore.
"Amore", è quello che muove il mondo, il solo, l'unico motore propulsore che valga la pena seguire.
L'amore discreto, l'amore maturo, quello innocente, disconosciuto, irruento.
L'amore rassegnato, quello che nutri a briciole di pane, l'amore famelico o quello focoso che ti arde e brucia.
L'amore fatto di abitudini pigre, di complicità, di affinità elettive. Anche di sacrificio e compromessi se necessario.
C'è l'amore fatto di rispetto, quello che si alimenta con la lontananza per non correre il rischio di spegnersi nello stagno della quotidianità.
Ci sono gli amori ritrovati, quelli che fanno lunghi giri e poi ritornano. Gli amori inattesi e quelli insperati.
Quelli solitari, illusori. Ma tanto alle volte l'amore di una persona basta per due, poi, col tempo, è contagioso.
Gli amori tanto attesi e quelli disattesi, che ti lasciano un segno dentro che non riesci a togliere, come una chiave spezzata al centro dell'anima.
E perché no, anche gli amori che spaventano e che rifuggi. Quelli che hai bisogno di inventarti per poterci credere, per sentirti ancora viva.
Ma in fine è sempre quello che ci spinge, ci rende creativi, vitali, vogliosi di andare avanti.
E non per forza devi rendertene schiavo, farsi castelli in aria, progettare, dirigere. Cercare di etichettare.
No, basta farsene catturare, lasciarsi andare, assecondarne il flusso. E ti senti cullare.
Prendiamo a piene mani quando Amore ci sfiora. Spalanchiamo porte e finestre senza fermarci sulla soglia della malinconia.
Comunque sia, per quanto possa durare, vale sempre la pena di farci un viaggio assieme, dovunque questo ci porti.
Ogni incontro, ogni persona quando ci è "data" da Amore, ha con sé un dono per noi.
Allora cerchiamo di coglierlo questo dono, non lasciamocelo sfuggire, perché ricordiamoci che forse, da questa strada, non passeremo mai più.
Un grazie a Filemone e a Massimo G. che mi hanno ispirato questo blog..
.....il vuoto d'amore. Vorrei molto umilmente ricordare che è l'amore ( laico o cristiano, consolazione o speranza), il filo d'Arianna che può salvarci dal vuoto che insidia e assedia la nostra vita,
Gene Pampaloni
domenica 7 settembre 2014
Pensieri di sale......
Questo giorno di settembre è, senza ombra di dubbio, uno dei più belli che questa estate traditrice e subdola, ci ha regalato.
Eppure vengo sul mare controvoglia, quasi violentando la mia volontà, con il solo convincimento che restare a casa non servirebbe comunque a placare le mie ansie, a rendermi una serenità che si affaccia dentro me ormai a corrente alternata.
Ma l'istinto mi dice di venire, almeno scambio due parole con gli amici, mi distraggo un po'.
Si sta bene, il sole brucia ma la brezza è fresca, il mare una lastra invitante.
Penso, tra me e me, che potrebbe essere l'occasione per uno degli ultimi bagni della stagione già così avara di opportunità, così mi incammino nel liquido calmo e trasparente.
Entro piano piano, assecondando il ritmo cadenzato di una canzone napoletana che da stamani mi
ronza nella mente. Mi allontano sempre più, lasciando che l'acqua fresca, color smeraldo, mi accarezzi gradualmente il corpo, su ,su, fino a che non mi ricopre le spalle.
Allora mi lascio andare e il mare mi accoglie, sollevandomi, in un abbraccio tenero da amante protettivo.
E' tardi, oltre l'una, non ho quasi nessuno intorno e il vocio della gente sull 'arenile è attutito dal leggero sciabordio delle onde, lente e disciplinate.
Guardo verso la parte della spiaggia così detta "libera", affollatissima, e penso che forse là ci sono le mie amiche Perla e Lori che non ho fatto in tempo ad avvertire del mio arrivo perché ho deciso all'ultimo momento.
Seguo con gli occhi l''orizzonte e vedo, oltre la linea dei variopinti ombrelloni, che le montagne , piano piano, stanno rivestendosi di un mantello grigio. Ma per ora le nubi sono ancora ben lontane, non c'è da temere.
Intanto, proseguendo con lo sguardo, mi spingo oltre, al di là del molo verso la marina di ponente e le vedo......decine di minuscole vele bianche, che si rincorrono sul filo dell'acqua.
Senz'altro è una regata, ma non ho la più pallida idea di quale manifestazione sia.
E' finito quel bel periodo , quando seguivo mio padre in questa sua passione, E' passato il tempo, e non solo per quello
Eppure le cose migliori entrano nella vita per caso.
Solo un inguaribile romantica come me può pensare di poter forgiare il passare dei giorni secondo i propri desideri, illudersi .
Mi arrabbio un po' con me stessa. Ancora non ho smesso di avere aspettative, di lasciarmi andare al flusso delle sensazioni.
Ancora mi cullo nei sogni, mi ci immergo, perché ne ho bisogno, per sentirmi leggera, fresca. Per sentirmi ancora viva . Ricerco energia vitale.
E non mi accorgo che è la mia fantasia a colmare i miei giorni, a costruirmi un mondo nel quale mi sento al centro del palcoscenico, maschera solitaria di un recital per sola voce.
Dovrei imparare a prendere quello che viene e accontentarmi. Invece sono nel culo della paranoia.
Sbaglio tutto. Sbaglio sempre. Sono pedante, sbaglio i tempi, traviso le situazioni. Una frana.
Di contro ingigantisco il poco che riesco a rubare e lo coltivo in me. Gonfio col vento della speranza le flaccide vele della tartana e la spingo come un veliero oltre i confini del possibile.
Trasformo un bicchiere d'acqua in un oceano e mi ci immergo così, come ora sono immersa in questo mare color della giada.
A ben pensarci sono sempre stata così.Non sono cambiata per niente. L'esperienza non mi è servita a niente. In me prevale sempre l'istinto animale e non riesco mai a domare il cavallo della speranza.
Alle volte provo tenerezza per me stessa, per la stupida ragazza che è dentro di me e che ancora non si rassegna a cedere il passo alla donna matura.
Ma che ci posso fare, sono fatta così, non voglio arrendermi.
Esco piano dall'acqua e torno all'ombrellone circondata dai volti di sempre e sorrido.
In fondo perché fasciarsi la testa prima del tempo! Aspettiamo.
Apro il mio libro, isola salvatrice dei miei pensieri, e mi perdo nella lettura. Sperando che il mio telefono non suoni mai.
La vita mi ha insegnato che non devo mostrare il mare che ho dentro a chi non sa nuotare.
Eppure vengo sul mare controvoglia, quasi violentando la mia volontà, con il solo convincimento che restare a casa non servirebbe comunque a placare le mie ansie, a rendermi una serenità che si affaccia dentro me ormai a corrente alternata.
Ma l'istinto mi dice di venire, almeno scambio due parole con gli amici, mi distraggo un po'.
Si sta bene, il sole brucia ma la brezza è fresca, il mare una lastra invitante.
Penso, tra me e me, che potrebbe essere l'occasione per uno degli ultimi bagni della stagione già così avara di opportunità, così mi incammino nel liquido calmo e trasparente.
Entro piano piano, assecondando il ritmo cadenzato di una canzone napoletana che da stamani mi
ronza nella mente. Mi allontano sempre più, lasciando che l'acqua fresca, color smeraldo, mi accarezzi gradualmente il corpo, su ,su, fino a che non mi ricopre le spalle.
Allora mi lascio andare e il mare mi accoglie, sollevandomi, in un abbraccio tenero da amante protettivo.
E' tardi, oltre l'una, non ho quasi nessuno intorno e il vocio della gente sull 'arenile è attutito dal leggero sciabordio delle onde, lente e disciplinate.
Guardo verso la parte della spiaggia così detta "libera", affollatissima, e penso che forse là ci sono le mie amiche Perla e Lori che non ho fatto in tempo ad avvertire del mio arrivo perché ho deciso all'ultimo momento.
Seguo con gli occhi l''orizzonte e vedo, oltre la linea dei variopinti ombrelloni, che le montagne , piano piano, stanno rivestendosi di un mantello grigio. Ma per ora le nubi sono ancora ben lontane, non c'è da temere.
Intanto, proseguendo con lo sguardo, mi spingo oltre, al di là del molo verso la marina di ponente e le vedo......decine di minuscole vele bianche, che si rincorrono sul filo dell'acqua.
Senz'altro è una regata, ma non ho la più pallida idea di quale manifestazione sia.
E' finito quel bel periodo , quando seguivo mio padre in questa sua passione, E' passato il tempo, e non solo per quello
Eppure le cose migliori entrano nella vita per caso.
Solo un inguaribile romantica come me può pensare di poter forgiare il passare dei giorni secondo i propri desideri, illudersi .
Mi arrabbio un po' con me stessa. Ancora non ho smesso di avere aspettative, di lasciarmi andare al flusso delle sensazioni.
Ancora mi cullo nei sogni, mi ci immergo, perché ne ho bisogno, per sentirmi leggera, fresca. Per sentirmi ancora viva . Ricerco energia vitale.
E non mi accorgo che è la mia fantasia a colmare i miei giorni, a costruirmi un mondo nel quale mi sento al centro del palcoscenico, maschera solitaria di un recital per sola voce.
Dovrei imparare a prendere quello che viene e accontentarmi. Invece sono nel culo della paranoia.
Sbaglio tutto. Sbaglio sempre. Sono pedante, sbaglio i tempi, traviso le situazioni. Una frana.
Di contro ingigantisco il poco che riesco a rubare e lo coltivo in me. Gonfio col vento della speranza le flaccide vele della tartana e la spingo come un veliero oltre i confini del possibile.
Trasformo un bicchiere d'acqua in un oceano e mi ci immergo così, come ora sono immersa in questo mare color della giada.
A ben pensarci sono sempre stata così.Non sono cambiata per niente. L'esperienza non mi è servita a niente. In me prevale sempre l'istinto animale e non riesco mai a domare il cavallo della speranza.
Alle volte provo tenerezza per me stessa, per la stupida ragazza che è dentro di me e che ancora non si rassegna a cedere il passo alla donna matura.
Ma che ci posso fare, sono fatta così, non voglio arrendermi.
Esco piano dall'acqua e torno all'ombrellone circondata dai volti di sempre e sorrido.
In fondo perché fasciarsi la testa prima del tempo! Aspettiamo.
Apro il mio libro, isola salvatrice dei miei pensieri, e mi perdo nella lettura. Sperando che il mio telefono non suoni mai.
La vita mi ha insegnato che non devo mostrare il mare che ho dentro a chi non sa nuotare.
giovedì 28 agosto 2014
E adesso parlo di Te.....
Te lo confesso, il giorno che sei nato non è che proprio scoppiassi d'entusiasmo.
Tutto quel fervore, quel congratularsi, quella felicità perché era arrivato il "maschio ", tanta gioia e tanto casino per quel pezzetto di carne in più tra le cosce che non era neanche tanto bello da vedere, proprio non lo capivo.
Ma avevo solo cinque anni, e temevo tu potessi rubarmi l'affetto del pappà. Naturalmente poi non è stato così, ma io non potevo saperlo.
Oltretutto eri bellissimo, biondo, occhi azzurri, e sempre sorridente. Mentre io, più introversa e pensierosa (già allora il mio cervello rimuginava continuamente ) risultavo un po' più musona. Tanto che il pappà mi aveva soprannominata Buster Keaton, dal nome di quel comico che non rideva mai, ti ricordi?
Come se non bastasse la notte facevo storie per dormire ché ho sempre avuto paura del buio, e non avrei mai voluto andare a letto, sola, in quel camerone enorme.
Mentre te, docile ed obbediente,dopo Carosello subito a nanna. Il bicchiere dell'acqua sul comodino che guai a dimenticarlo; cinque "righe" di avvolgibile aperto per far filtrare la luce, non una di più, non una di meno . E la porta della camera leggermente accostata.
"Non mi fate de' lupi, non mi fate delle streghe!" le raccomandazioni di rito. E buona notte al secchio. Un robot!
Ma perché non sei mai venuto a dormire in camera con me? Boh,, oramai non lo sapremo mai più.
Sarà stato per cercare di relegarti ad un ruolo subalterno che quando giocavi con me e le mie amiche
io facevo la parte dell'uomo e vestivo te da bambina? Con quel grembiulino a quadrettini bianchi e rosa, la "pezzuolina " sulla testa.....-Io sono il pappà- dicevo - e te la mi' bimba.-
E non ti ribellavi mai, un Santo!
Però di te mi prendevo cura volentieri, ti portavo sempre con me e le mie amiche.
Ricordo una volta, quando ancora qui eravamo circondati dalla campagna e la Via Filzi era un fossato d'acqua tra i canneti popolato di rane e "salamandre", che mentre noi riuscimmo a saltarlo quel fosso, tu mi ci cascasti dentro. Ti riportai a casa fradicio.
Un' altra volta invece che eravamo sul gozzo del pappà alla Madonnina, sbagliasti il tempo di risalita e mentre questi, mollata la sagola d'ormeggio si discostava dalla sponda, mi cadesti nell'acqua. Ti riportai a casa fradicio.
E quella volta che invece dovevamo pulirne la chiglia e remammo, le mie amiche ed io, fino alla Costa dei Barbari per rovesciarlo e togliergli i denti di cane? Al ritorno volesti fare il bagno nel bozzone ma poi non riuscisti più a risalire in barca. Allora mi tuffai anch'io per tranquillizzarti e, nuotando insieme come due delfini, ritornammo a terra. Quella volta entrambi tornammo a casa fradici!
Sì, abbiamo condiviso davvero tanto. Ti accompagnavo con la mamma a lezione di Karate dal Romani, o a scuola di nuoto dal Bartelloni. Poi mi hai seguito allo stadio, io in pista a correre e tu in pedana che lanciavi il martello.
A scuola, manco a dirlo, sei sempre stato bravissimo, anche se un po' defilato da tutti quei movimenti che vedevano me invece in prima fila.
Però tu fosti promosso con il sessanta e io con il trentasei. Che ingiustizia!
Intanto io passavo da un amorazzo all'altro, mentre tu in quel campo un po' stentavi, tanto che il pappà e la mamma volevano portarti a "Porto-bello" per cercarti moglie.
Finché hai trovato Daniela, la First-lady di Massarosa, e ti sei accasato.
Trovare lei e la famiglia di lei è stata una gran fortuna, te l'ho sempre detto. Per me è stata più che una sorella, veramente. E vi ho seguiti passo passo nella costruzione di quella vita che vi volevate creare.
Naturalmente hai primeggiato anche nel tuo lavoro, ed hai raggiunto l'apice di quella carriera che il tuo titolo di studio ti consentiva di raggiungere.
Alle volte ti ho sentito dire : -Se ci fosse stato il pappà, chissà come sarebbe stato orgoglioso di me.-
Non rammaricarti, lui E' fiero di te, lo è sempre stato. E il fatto che non riesca a dirtelo non nega certo che lo sia.Fidati. Mi par di sentirlo come si vanta di là con tutti i suoi amici. E se molli un attimo la tua razionalità e provi ad ascoltare con il cuore, sta certo che le sue lodi ti raggiungeranno.
Ecco, in tutto questo, se proprio devo farti un piccolo appunto, ti confesso che in alcuni momenti, e sai a cosa mi riferisco, avrei voluto sentirti un po' più vicino. Essere un po' più spalleggiata.
Ma hai pensato a preservare la tua famiglia e hai fatto bene. Nessun rammarico, nessun rancore. Toccava a me. Punto!
Sai Dudù, non te l'ho mai detto, ma quando ero ragazza sognavo di poter fare la hostess e vedevo te, ufficiale di marina, al comando di una nave.
Io, capelli al vento e gonna svolazzante, sarei venuta a trovarti e ti avrei raggiunto sfilando tra due file di bei marinai schierati e smaniosi di conoscermi. Proprio me, la bella sorella del comandante. Tu un Brad Pitt in uniforme ed io novella Marilin.
Invece la vita ha fatto di te un Bud Spencer e di me Maga Magò. Tutto quello che possiamo aspirare di fare oramai su una nave è "i parabordi".Pazienza!
Tanto siamo sempre qui insieme, con le nostre strade parallele, le nostre fragilità, e i desideri che ci portiamo dentro e che appartengono ai ragazzi che siamo stati.
Tu affetto da poriomania, e io da struggente malinconia (fa anche rima).
Sabato festeggerai il tuo compleanno ma io non ci sarò, avevo già un impegno precedente con un'amica e sai che a "lei " questo lo devo proprio.
E' forse la prima volta che antepongo un mio desiderio privato alla famiglia, e mi fa un certo non so che.
D'altronde non si smette mai di crescere e te, come mi hai detto, a maturare certe cose c'eri arrivato prima di me.
Comunque, come vedi, in un modo o nell'altro ci sono sempre. E un piccolo regalo volevo fartelo. Prendilo per quello che è e ricordati la promessa.
Tanti auguri fratello. T.V.T.T.B.
P:S: Voglio proprio vedere se avrai la faccia di mettere anche questo su F. B.
Tutto quel fervore, quel congratularsi, quella felicità perché era arrivato il "maschio ", tanta gioia e tanto casino per quel pezzetto di carne in più tra le cosce che non era neanche tanto bello da vedere, proprio non lo capivo.
Ma avevo solo cinque anni, e temevo tu potessi rubarmi l'affetto del pappà. Naturalmente poi non è stato così, ma io non potevo saperlo.
Oltretutto eri bellissimo, biondo, occhi azzurri, e sempre sorridente. Mentre io, più introversa e pensierosa (già allora il mio cervello rimuginava continuamente ) risultavo un po' più musona. Tanto che il pappà mi aveva soprannominata Buster Keaton, dal nome di quel comico che non rideva mai, ti ricordi?
Come se non bastasse la notte facevo storie per dormire ché ho sempre avuto paura del buio, e non avrei mai voluto andare a letto, sola, in quel camerone enorme.
Mentre te, docile ed obbediente,dopo Carosello subito a nanna. Il bicchiere dell'acqua sul comodino che guai a dimenticarlo; cinque "righe" di avvolgibile aperto per far filtrare la luce, non una di più, non una di meno . E la porta della camera leggermente accostata.
"Non mi fate de' lupi, non mi fate delle streghe!" le raccomandazioni di rito. E buona notte al secchio. Un robot!
Ma perché non sei mai venuto a dormire in camera con me? Boh,, oramai non lo sapremo mai più.
Sarà stato per cercare di relegarti ad un ruolo subalterno che quando giocavi con me e le mie amiche
io facevo la parte dell'uomo e vestivo te da bambina? Con quel grembiulino a quadrettini bianchi e rosa, la "pezzuolina " sulla testa.....-Io sono il pappà- dicevo - e te la mi' bimba.-
E non ti ribellavi mai, un Santo!
Però di te mi prendevo cura volentieri, ti portavo sempre con me e le mie amiche.
Ricordo una volta, quando ancora qui eravamo circondati dalla campagna e la Via Filzi era un fossato d'acqua tra i canneti popolato di rane e "salamandre", che mentre noi riuscimmo a saltarlo quel fosso, tu mi ci cascasti dentro. Ti riportai a casa fradicio.
Un' altra volta invece che eravamo sul gozzo del pappà alla Madonnina, sbagliasti il tempo di risalita e mentre questi, mollata la sagola d'ormeggio si discostava dalla sponda, mi cadesti nell'acqua. Ti riportai a casa fradicio.
E quella volta che invece dovevamo pulirne la chiglia e remammo, le mie amiche ed io, fino alla Costa dei Barbari per rovesciarlo e togliergli i denti di cane? Al ritorno volesti fare il bagno nel bozzone ma poi non riuscisti più a risalire in barca. Allora mi tuffai anch'io per tranquillizzarti e, nuotando insieme come due delfini, ritornammo a terra. Quella volta entrambi tornammo a casa fradici!
Sì, abbiamo condiviso davvero tanto. Ti accompagnavo con la mamma a lezione di Karate dal Romani, o a scuola di nuoto dal Bartelloni. Poi mi hai seguito allo stadio, io in pista a correre e tu in pedana che lanciavi il martello.
A scuola, manco a dirlo, sei sempre stato bravissimo, anche se un po' defilato da tutti quei movimenti che vedevano me invece in prima fila.
Però tu fosti promosso con il sessanta e io con il trentasei. Che ingiustizia!
Intanto io passavo da un amorazzo all'altro, mentre tu in quel campo un po' stentavi, tanto che il pappà e la mamma volevano portarti a "Porto-bello" per cercarti moglie.
Finché hai trovato Daniela, la First-lady di Massarosa, e ti sei accasato.
Trovare lei e la famiglia di lei è stata una gran fortuna, te l'ho sempre detto. Per me è stata più che una sorella, veramente. E vi ho seguiti passo passo nella costruzione di quella vita che vi volevate creare.
Naturalmente hai primeggiato anche nel tuo lavoro, ed hai raggiunto l'apice di quella carriera che il tuo titolo di studio ti consentiva di raggiungere.
Alle volte ti ho sentito dire : -Se ci fosse stato il pappà, chissà come sarebbe stato orgoglioso di me.-
Non rammaricarti, lui E' fiero di te, lo è sempre stato. E il fatto che non riesca a dirtelo non nega certo che lo sia.Fidati. Mi par di sentirlo come si vanta di là con tutti i suoi amici. E se molli un attimo la tua razionalità e provi ad ascoltare con il cuore, sta certo che le sue lodi ti raggiungeranno.
Ecco, in tutto questo, se proprio devo farti un piccolo appunto, ti confesso che in alcuni momenti, e sai a cosa mi riferisco, avrei voluto sentirti un po' più vicino. Essere un po' più spalleggiata.
Ma hai pensato a preservare la tua famiglia e hai fatto bene. Nessun rammarico, nessun rancore. Toccava a me. Punto!
Sai Dudù, non te l'ho mai detto, ma quando ero ragazza sognavo di poter fare la hostess e vedevo te, ufficiale di marina, al comando di una nave.
Io, capelli al vento e gonna svolazzante, sarei venuta a trovarti e ti avrei raggiunto sfilando tra due file di bei marinai schierati e smaniosi di conoscermi. Proprio me, la bella sorella del comandante. Tu un Brad Pitt in uniforme ed io novella Marilin.
Invece la vita ha fatto di te un Bud Spencer e di me Maga Magò. Tutto quello che possiamo aspirare di fare oramai su una nave è "i parabordi".Pazienza!
Tanto siamo sempre qui insieme, con le nostre strade parallele, le nostre fragilità, e i desideri che ci portiamo dentro e che appartengono ai ragazzi che siamo stati.
Tu affetto da poriomania, e io da struggente malinconia (fa anche rima).
Sabato festeggerai il tuo compleanno ma io non ci sarò, avevo già un impegno precedente con un'amica e sai che a "lei " questo lo devo proprio.
E' forse la prima volta che antepongo un mio desiderio privato alla famiglia, e mi fa un certo non so che.
D'altronde non si smette mai di crescere e te, come mi hai detto, a maturare certe cose c'eri arrivato prima di me.
Comunque, come vedi, in un modo o nell'altro ci sono sempre. E un piccolo regalo volevo fartelo. Prendilo per quello che è e ricordati la promessa.
Tanti auguri fratello. T.V.T.T.B.
P:S: Voglio proprio vedere se avrai la faccia di mettere anche questo su F. B.
domenica 24 agosto 2014
Come una Sirena
Mia figlia è come me, semplice e schietta. Per questo ogni tanto ci troviamo a discutere su fatti o idee in maniera paritetica, molto alla mano pur se senza confusione di ruoli.
Così, al termine di un discorso, mi sono ritrovata a chiederle : "Dani, ma secondo te, io sono una che ubriaca di discorsi le persone?"
Mi ha risposto :"Sì mamma, non vorrei dirtelo ma sei proprio così."
Ecco, praticamente, come diceva un mio caro amico, un'arruffa cervelli o, meglio ancora, un affabulatrice, un' " incantatrice" che usa il proprio dire per catturare l'attenzione.
Come una Sirena insomma.
Sinceramente la cosa mi ha fatto pensare. Non che mi dispiaccia, questo no.
Ricordo di aver passato gli anni della mia fanciullezza parlando poco e ascoltando molto.
Ho incamerato in silenzio ricordi, storie, sensazioni. A scuola pure. Non litigavo, non inveivo, evitavo le discussioni pur essendo sempre partecipe. Ma nell'ombra.
Poi ho scoperto la scrittura e con quella ho cominciato a tirar fuori me stessa.
La vita comunque è strana, non sai mai cosa ti tocca e a volte ti fagocita, ti costringe a richiuderti. Finché scopri che quei dolori che hai nascosto in te, quei nemici estranei, sono stati rivestiti a cerchi concentrici da strati di te stesso come fossero lacrime. E piano piano si sono trasformate in qualcosa di prezioso, come fossero perle.
E' normale che ti venga voglia di tirarle fuori, di condividerle.
Ho scoperto così che la parola, specialmente la parola scritta, è il ponte che riesce a portare la mia ombra all'esterno, ad unire il mio io più recondito a ciò che mi circonda. E non mi sono più fermata.
Amo perdermi in fiumi di parole. Adoro la nostra lingua così ricca, varia, piena di sfumature.
Ricerco parole desuete, anacronistiche, creo neologismi.
Mi immergo nella liricità del momento e poi infrango l'incanto con un termine scurrile così, per il gusto di dissacrare l'attimo.
Uso il dialetto per rendere meglio, a volte un'idea che mi lega alla mia terra, il racconto di una memoria.
E uso a volte la provocazione per suscitare stimolanti reazioni.
Mi lascio andare, gioco con i termini, li compongo e scompongo in frasi affermandone la verità e a volte l'esatto contrario. Parlo di tutto , non mi nascondo dietro niente e non ho nessun pudore nel mostrarmi per quella che sono. Solo per il dolore ho rispetto, e non mi permetterei mai di entrare in quello di alcuno.
La parola è stata per me terapeutica. Una volta ritrovata la mia "ferinità", la mia istintualità ha trovato la sua valvola di sfogo.
Narrare, raccontarsi. Mente chi dice che scrive solo per se stesso. E questo vale per tutte le arti.
Io lo faccio per farmi conoscere, per lasciare un minimo spazio di interpretazione, per trasmettere qualcosa di me e del mio vissuto.E spero che un giorno, se qualcuno avrà voglia di rileggermi, mi possa scoprire e perché no, rimpiangere con nostalgia.
Presuntuosa? Al contrario. Semmai necessità di onestà intellettuale.
Comunque, invito tutte le persone a tirar fuori la loro storia. In prosa, in rima o attraverso l'arte visiva. Il come non ha importanza. Lasciate che le storie vi succedano ed elaboratele. Irroratele con la vostra linfa vitale finché non fioriranno, finché voi stessi non rifiorirete.
E' come una medicina, ed è un lavoro, l'unico lavoro, che prima o poi ciascuno di noi deve fare.
Non è la chiave della felicità, sia chiaro. Ma a chi interessa essere felici?
Io preferisco la vita con le sue ombre, le sue sfaccettature. La felicità è una schifezza se non le insegni a vivere. Già, ma ci vuole coraggio a vivere come cantano i poeti!
Ecco, ancora scintille di parole che mi scaturiscono così, come fuochi d'artificio. Fatene ciò che volete!
Intanto io, novella Penelope, all'ombra del grande olivo, tesso la mia tela di parole in attesa......di chi? Di che cosa?
Questo non vi è dato saperlo.
Ho detto il vero? Ho inventato una fola? Chi lo sa.
Intanto con il mio lessico divagante vi ho tenuti con me per un po'. Mi avete fatto compagnia. Ho catturato la vostra attenzione e vi ho "incantati " per un po'.
Sì, proprio come fa una Sirena. Non vogliatemene
HO deciso di non avere cassetti,
solo mensole.
Così i sogni li tengo a vista.
Così, al termine di un discorso, mi sono ritrovata a chiederle : "Dani, ma secondo te, io sono una che ubriaca di discorsi le persone?"
Mi ha risposto :"Sì mamma, non vorrei dirtelo ma sei proprio così."
Ecco, praticamente, come diceva un mio caro amico, un'arruffa cervelli o, meglio ancora, un affabulatrice, un' " incantatrice" che usa il proprio dire per catturare l'attenzione.
Come una Sirena insomma.
Sinceramente la cosa mi ha fatto pensare. Non che mi dispiaccia, questo no.
Ricordo di aver passato gli anni della mia fanciullezza parlando poco e ascoltando molto.
Ho incamerato in silenzio ricordi, storie, sensazioni. A scuola pure. Non litigavo, non inveivo, evitavo le discussioni pur essendo sempre partecipe. Ma nell'ombra.
Poi ho scoperto la scrittura e con quella ho cominciato a tirar fuori me stessa.
La vita comunque è strana, non sai mai cosa ti tocca e a volte ti fagocita, ti costringe a richiuderti. Finché scopri che quei dolori che hai nascosto in te, quei nemici estranei, sono stati rivestiti a cerchi concentrici da strati di te stesso come fossero lacrime. E piano piano si sono trasformate in qualcosa di prezioso, come fossero perle.
E' normale che ti venga voglia di tirarle fuori, di condividerle.
Ho scoperto così che la parola, specialmente la parola scritta, è il ponte che riesce a portare la mia ombra all'esterno, ad unire il mio io più recondito a ciò che mi circonda. E non mi sono più fermata.
Amo perdermi in fiumi di parole. Adoro la nostra lingua così ricca, varia, piena di sfumature.
Ricerco parole desuete, anacronistiche, creo neologismi.
Mi immergo nella liricità del momento e poi infrango l'incanto con un termine scurrile così, per il gusto di dissacrare l'attimo.
Uso il dialetto per rendere meglio, a volte un'idea che mi lega alla mia terra, il racconto di una memoria.
E uso a volte la provocazione per suscitare stimolanti reazioni.
Mi lascio andare, gioco con i termini, li compongo e scompongo in frasi affermandone la verità e a volte l'esatto contrario. Parlo di tutto , non mi nascondo dietro niente e non ho nessun pudore nel mostrarmi per quella che sono. Solo per il dolore ho rispetto, e non mi permetterei mai di entrare in quello di alcuno.
La parola è stata per me terapeutica. Una volta ritrovata la mia "ferinità", la mia istintualità ha trovato la sua valvola di sfogo.
Narrare, raccontarsi. Mente chi dice che scrive solo per se stesso. E questo vale per tutte le arti.
Io lo faccio per farmi conoscere, per lasciare un minimo spazio di interpretazione, per trasmettere qualcosa di me e del mio vissuto.E spero che un giorno, se qualcuno avrà voglia di rileggermi, mi possa scoprire e perché no, rimpiangere con nostalgia.
Presuntuosa? Al contrario. Semmai necessità di onestà intellettuale.
Comunque, invito tutte le persone a tirar fuori la loro storia. In prosa, in rima o attraverso l'arte visiva. Il come non ha importanza. Lasciate che le storie vi succedano ed elaboratele. Irroratele con la vostra linfa vitale finché non fioriranno, finché voi stessi non rifiorirete.
E' come una medicina, ed è un lavoro, l'unico lavoro, che prima o poi ciascuno di noi deve fare.
Non è la chiave della felicità, sia chiaro. Ma a chi interessa essere felici?
Io preferisco la vita con le sue ombre, le sue sfaccettature. La felicità è una schifezza se non le insegni a vivere. Già, ma ci vuole coraggio a vivere come cantano i poeti!
Ecco, ancora scintille di parole che mi scaturiscono così, come fuochi d'artificio. Fatene ciò che volete!
Intanto io, novella Penelope, all'ombra del grande olivo, tesso la mia tela di parole in attesa......di chi? Di che cosa?
Questo non vi è dato saperlo.
Ho detto il vero? Ho inventato una fola? Chi lo sa.
Intanto con il mio lessico divagante vi ho tenuti con me per un po'. Mi avete fatto compagnia. Ho catturato la vostra attenzione e vi ho "incantati " per un po'.
Sì, proprio come fa una Sirena. Non vogliatemene
HO deciso di non avere cassetti,
solo mensole.
Così i sogni li tengo a vista.
martedì 19 agosto 2014
Inclusi gli esclusi
Qualche sera fa, accettando l'invito della mia amica Perla, ho partecipato ad un aperi-cena all'Uovo di Colombo, l'associazione onlus che opera nella struttura de CESER, qui in Via Comparini.
Chi non conosce questo "gruppo" beh, farebbe bene ad informarsi perché si preclude un mondo. Comunque così, tanto per darne un accenno, si occupano, facendo leva anche su un volontariato attento e solerte, della cura e reinserimento delle persone così dette "difficili". E non mi se ne voglia se non vado oltre, ma rischierei di dire cose non precise e preferisco non farlo.
Quello che a me interessa far capire è l'"eccezionalità" di queste persone, la loro capacità di fare gruppo per accogliere e ascoltare l'"altro " il "diverso" , consapevoli che ognuno di questi è un mondo a sé, capace di stupire e meravigliare, degno comunque di essere accolto perché , come dicono loro, "l'altro non è mai scontato, è sempre nuovo. Non a caso tutto il loro staff indossa magliette con la scritta :INCLUSI GLI ESCLUSI.
Mi sono accostata a questo mondo in maniera un po' titubante, svogliata dico la verità, perché, da disillusa, avevo dimenticato cosa e quanto può fare un piccolo nucleo di persone motivate.
Già alla seconda sera di partecipazione alle loro iniziative estive, create proprio per farsi conoscere meglio e raccogliere un po' di fondi, sono stata accolta come una del gruppo, come se mi conoscessero da sempre.
Martina, una delle giovani operatrici, mi è venuta in contro e mi ha letteralmente "investita" con la sua energia fresca e frizzante. Una vera bomba di adrenalina pura.
Ma non sono da meno Stefano e il suo compagno Davide, giusti concentrati di simpatia.
Ho ritrovato Luciana, una delle migliori rappresentanti teatrali della nostra viaregginità e oltre, nonché cara amica che non vedevo da tempo ma è ancora fresca come una ragazzina. E ho conosciuto Lori, fedele compagna degli ultimi momenti di un mio caro amico, che mi fa dono dei suoi ultimi ricordi con un sorriso e una luce negli occhi, così simili per colore e lucentezza a quelli di Lui. E glie ne sono grata.
Anche la presidente dell'associazione, e non me ne voglia se la chiamo solo Chiara, mi conquista con la sua intelligente semplicità Eppure si sente lontano un miglio che è lei la forza trainante di tutto l'apparato.
Ora capisco perché la mia Perla ci si trova così bene!
Loro, con la loro semplicità, ti fanno sentire a casa.
E' proprio vero, la salvezza è nelle cose semplici, e alle volte, sapendo guardare, riesci a trovare l'Oceano in un bicchiere d'acqua.
O di sangria forse, ma che importanza ha. L' importante è sentirsi vivi.
A metà serata, quando già è passato il primo assaggio delle cosine buone preparato da loro stessi con i tesori del loro orto, compare una band di ragazzi ( basso, chitarra , tastiera e batteria ) dal nome che la dice lunga: " I VERBI BREVI " che, come mi fa notare la mia amica, è una frase palindroma, cioè, come la leggi la leggi, sempre uguale è. E brava Perla, volevo vedere se eri attenta!
Fanno un rock anni sessanta, intervallando con un po' di De André e di Rino Gaetano. Vestono in maniera semplice e hanno le facce dei ragazzini puliti, ma filtrano le note come se passassero attraverso le fibre del loro corpo.
Il coinvolgimento è assicurato e la gente comincia a scatenarsi. Anche Perla si butta in pista, e con i suoi passetti alla Panariello mi fa morire dal ridere. Ma io, che so leggere in lei, so quanta forza le serve per mettersi alle spalle il non sopito dolore per la sua ancor recente perdita. E va bene così.
Intanto io sono sempre più catturata dal tastierista del gruppo, un ragazzo carino, semplice, capelli neri un po' lunghi e una voce bassa e calda. Ma con un carisma da vendere. Si chiama Abramo.
Ah Abramo, avessi quarant'anni di meno!
E' strano, sarà la musica, il profumo della campagna, la brezza leggera o il vino, ma mi sento catapultata indietro nel tempo, in quell'età dove tutto ti pare ancora a portata di mano. E, ora come allora, sento che un futuro è ancora possibile, ancora posso fare progetti.
E' come se una forza ancestrale ed empirica si fosse impossessata di me e mi spingesse a scatenarmi in un sabba propiziatorio.
In fondo è vero, chi ha amici speciali non può correre il rischio di affogare nel mare della mediocrità.
Intanto è partita l'asta di beneficenza e riesco a portarmi a casa una maxi foto del molo di Viareggio su cui capeggia la scritta : Viareggio in te son nato, in te spero morire! Che racchiude buona parte di me. Ma intender non lo può chi non lo prova.
E' un piccolo contributo così, tanto per non sentirmi proprio inutile in quel mare di solidarietà.
E come se non bastasse, il numero che mi hanno dato all'ingresso, il 3, viene estratto e vinco anche una cena gratuita per la prossima manifestazione. Non avevo mai vinto niente in vita mia.
E' proprio vero che quando ti senti positiva il positivo ti raggiunge ovunque!
La serata volge al termine, ma io mi sento euforica e vorrei tanto trasmettere questa mia carica a chi magari si sente deluso e demotivato.
Se solo si riuscisse a capire che basta poco per dare un senso alla propria vita, un po' di solidarietà, un po' di attenzione per "l'altro". Un po' d'amore insomma. L'amore quello vero, inteso come "prendersi cura di..", è la chiave che smuove il mondo e può far sentire ogni persona divinamente unica.
Ti riempe la vita di vita. E loro mi hanno fatto capire che non è mai troppo tardi.
In fondo, "una delle cose più sbagliate che può fare un uomo, è quella di rimandare il momento in cui cominciare a vivere"
Un grazie a tutti voi, veramente di cuore.
Le radici del mio vecchio albero sono sane.
Così alla mia età spuntano foglie verdi e
fiori ancora profumati.
E' una primavera continua.
Alda Merini
Chi non conosce questo "gruppo" beh, farebbe bene ad informarsi perché si preclude un mondo. Comunque così, tanto per darne un accenno, si occupano, facendo leva anche su un volontariato attento e solerte, della cura e reinserimento delle persone così dette "difficili". E non mi se ne voglia se non vado oltre, ma rischierei di dire cose non precise e preferisco non farlo.
Quello che a me interessa far capire è l'"eccezionalità" di queste persone, la loro capacità di fare gruppo per accogliere e ascoltare l'"altro " il "diverso" , consapevoli che ognuno di questi è un mondo a sé, capace di stupire e meravigliare, degno comunque di essere accolto perché , come dicono loro, "l'altro non è mai scontato, è sempre nuovo. Non a caso tutto il loro staff indossa magliette con la scritta :INCLUSI GLI ESCLUSI.
Mi sono accostata a questo mondo in maniera un po' titubante, svogliata dico la verità, perché, da disillusa, avevo dimenticato cosa e quanto può fare un piccolo nucleo di persone motivate.
Già alla seconda sera di partecipazione alle loro iniziative estive, create proprio per farsi conoscere meglio e raccogliere un po' di fondi, sono stata accolta come una del gruppo, come se mi conoscessero da sempre.
Martina, una delle giovani operatrici, mi è venuta in contro e mi ha letteralmente "investita" con la sua energia fresca e frizzante. Una vera bomba di adrenalina pura.
Ma non sono da meno Stefano e il suo compagno Davide, giusti concentrati di simpatia.
Ho ritrovato Luciana, una delle migliori rappresentanti teatrali della nostra viaregginità e oltre, nonché cara amica che non vedevo da tempo ma è ancora fresca come una ragazzina. E ho conosciuto Lori, fedele compagna degli ultimi momenti di un mio caro amico, che mi fa dono dei suoi ultimi ricordi con un sorriso e una luce negli occhi, così simili per colore e lucentezza a quelli di Lui. E glie ne sono grata.
Anche la presidente dell'associazione, e non me ne voglia se la chiamo solo Chiara, mi conquista con la sua intelligente semplicità Eppure si sente lontano un miglio che è lei la forza trainante di tutto l'apparato.
Ora capisco perché la mia Perla ci si trova così bene!
Loro, con la loro semplicità, ti fanno sentire a casa.
E' proprio vero, la salvezza è nelle cose semplici, e alle volte, sapendo guardare, riesci a trovare l'Oceano in un bicchiere d'acqua.
O di sangria forse, ma che importanza ha. L' importante è sentirsi vivi.
A metà serata, quando già è passato il primo assaggio delle cosine buone preparato da loro stessi con i tesori del loro orto, compare una band di ragazzi ( basso, chitarra , tastiera e batteria ) dal nome che la dice lunga: " I VERBI BREVI " che, come mi fa notare la mia amica, è una frase palindroma, cioè, come la leggi la leggi, sempre uguale è. E brava Perla, volevo vedere se eri attenta!
Fanno un rock anni sessanta, intervallando con un po' di De André e di Rino Gaetano. Vestono in maniera semplice e hanno le facce dei ragazzini puliti, ma filtrano le note come se passassero attraverso le fibre del loro corpo.
Il coinvolgimento è assicurato e la gente comincia a scatenarsi. Anche Perla si butta in pista, e con i suoi passetti alla Panariello mi fa morire dal ridere. Ma io, che so leggere in lei, so quanta forza le serve per mettersi alle spalle il non sopito dolore per la sua ancor recente perdita. E va bene così.
Intanto io sono sempre più catturata dal tastierista del gruppo, un ragazzo carino, semplice, capelli neri un po' lunghi e una voce bassa e calda. Ma con un carisma da vendere. Si chiama Abramo.
Ah Abramo, avessi quarant'anni di meno!
E' strano, sarà la musica, il profumo della campagna, la brezza leggera o il vino, ma mi sento catapultata indietro nel tempo, in quell'età dove tutto ti pare ancora a portata di mano. E, ora come allora, sento che un futuro è ancora possibile, ancora posso fare progetti.
E' come se una forza ancestrale ed empirica si fosse impossessata di me e mi spingesse a scatenarmi in un sabba propiziatorio.
In fondo è vero, chi ha amici speciali non può correre il rischio di affogare nel mare della mediocrità.
Intanto è partita l'asta di beneficenza e riesco a portarmi a casa una maxi foto del molo di Viareggio su cui capeggia la scritta : Viareggio in te son nato, in te spero morire! Che racchiude buona parte di me. Ma intender non lo può chi non lo prova.
E' un piccolo contributo così, tanto per non sentirmi proprio inutile in quel mare di solidarietà.
E come se non bastasse, il numero che mi hanno dato all'ingresso, il 3, viene estratto e vinco anche una cena gratuita per la prossima manifestazione. Non avevo mai vinto niente in vita mia.
E' proprio vero che quando ti senti positiva il positivo ti raggiunge ovunque!
La serata volge al termine, ma io mi sento euforica e vorrei tanto trasmettere questa mia carica a chi magari si sente deluso e demotivato.
Se solo si riuscisse a capire che basta poco per dare un senso alla propria vita, un po' di solidarietà, un po' di attenzione per "l'altro". Un po' d'amore insomma. L'amore quello vero, inteso come "prendersi cura di..", è la chiave che smuove il mondo e può far sentire ogni persona divinamente unica.
Ti riempe la vita di vita. E loro mi hanno fatto capire che non è mai troppo tardi.
In fondo, "una delle cose più sbagliate che può fare un uomo, è quella di rimandare il momento in cui cominciare a vivere"
Un grazie a tutti voi, veramente di cuore.
Le radici del mio vecchio albero sono sane.
Così alla mia età spuntano foglie verdi e
fiori ancora profumati.
E' una primavera continua.
Alda Merini
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