lunedì 18 giugno 2012

TANTI AUGURI !

Il comunicare con te epistolarmente è oramai diventata per me una piacevole abitudine, perché solo così riesco ad esprimere tutto quello che mi si accavalla nella menta e nel cuore quando ti penso e non ho la possibilità di parlarti.
Un po' perché non ci vediamo molto e un po' perché, comunque, tra noi c'è sempre stato una specie di pudore nell'esporre i sentimenti, cosa che ritengo sia normale tra persone particolarmente sensibili.
Allora, come per non perdersi nel bosco i bambini spargono sassi sul loro cammino, così io semino pensieri sperando che, come briciole di pane, tu le raccolga una ad una e ti conducano a me.
Oramai sei vicino agli "anta", sei nel pieno della maturità e del vigore, ma io, come penso ogni mamma, ho chiari nella mente ogni momento, ogni attimo del nostro vivere, da quando sul mare facevo un buco  nella rena per proteggere il pancione dal sole, fino all'altra sera seduta al tavolo di casa tua.
Sai Andrea, insieme ne abbiamo passate tante, ma ti devo confessare che quello che sei diventato mi riempe di orgoglio.E voglio dirtelo adesso, perché ho aspettato tanto che il nonno mi palesasse la sua stima e il suo amore, e quando lo ha manifestato non ho fatto nemmeno in tempo a dirgli grazie.
No, non fraintendere, non sei tu a dovermi dire grazie, ma io a te, e lo voglio fare ora, semplicemente, perché ...domani chissà.
Sono fiera di te, di come sei uscito dai momenti bui, di come gestisci la tua famiglia, le tue amicizie. Sono fiera del rapporto bello che hai con tua figlia, di come ti poni con lei, di come te ne prendi cura fermamente ma senza atti di forza né costrizioni. Sempre con calma e con quel mezzo sorriso che permette a lei di essere quella bambina forte e serena che, crescendo, sta diventando sempre più.
Bada, non dico che ti condivido in tutto, perché non sarei sincera. Ma, visti i buoni risultati, penso che tu sia sulla buona strada per essere sempre più un buon compagno e una buona guida.
Ci hai messo un po' per trovare il giusto equilibrio, ma ce l'hai fatta.
D'altronde, più un anima è grande e profonda, più le occorre tempo per conoscersi. Ma sei arrivato finalmente.
E ti sono grata perché tu, tra tutti, sei forse quello che più conosce le mie fragilità. Tu, più di tutti, hai vissuto le mie tristezze, i miei dolori. Hai conosciuto le mie debolezze, condiviso i miei smarrimenti. Mi hai vista piangere.
Ma ti sei sempre tenuto per te le tue amarezze. Non hai ferito, non hai recriminato. Neanche quando mi hai vista sbagliare o quando, per timore che tu potessi soffrire di più, ti ho tenuto un po' da parte, isolandoti. E invece volevo solo proteggerti!
Ti chiedo scusa, ho sbagliato sottovalutandoti e, col tempo, ho capito che avrei dovuto coinvolgerti di più, fidarmi.
Ora lo so, e so anche che tu sai che io lo so. Perciò basta con le smancerie, mi sono lasciata andare un po' troppo.
Ti voglio bene un mondo e anche di più, non occorre che te lo dica. ( O forse si ). Tra noi solo poche parole bastano.
Lasciami tornare a fare la madre carabiniera, la brontolona che fa sempre le osservazioni, la persona rigida e tutta d'un pezzo che non si concede debolezze. La donna forte.
Quella che fingo di essere e non sono.

                     Tanti auguri amore.              




 Tu non sai dirmi il tuo amore,
non vuoi svelarmi l'animo tuo
che tieni stretto
dentro una corazza di silenzio
per paura che qualcuno
abbia a intuirne
la tenerezza di colomba ancora sanguinante
per i colpi che ti inferse la vita
fin da fanciullo,
quando eri mite e indifeso come una colomba,
e come sei rimasto 
anche dopo le ferite 
di una lunga esistenza         
vissuta nel segno dell'amore 
che non sai dire 
che non vuoi svelare.
                               
                                                           -Marina Magalli-
                               

mercoledì 13 giugno 2012

.....come le dita di una mano!.

Io ho cinque bellissime nipoti, cinque come le dita di una mano.
Età diverse, diverse generazioni, diverse in tutto, e ognuna, a proprio modo, veramente speciale.
Mi sono accostata a loro con la curiosità frizzante degli spiriti dell'aria, e voglio raccontarle così come le vedo, filtrate dal mio sentirle, dal mio intuirle. Perciò non mi se ne voglia se dico qualcosa che magari non corrisponde esattamente al loro "essere ", perché il mio amore è comunque sincero e schietto, così come sapete bene io sono, sempre e comunque.
E mi si passi anche il paragone con le dita della mano, ma effettivamente ognuna ne ha una caratteristica. Non ci credete? Allora sentite un po'.....
VALERIA: ditemi se Valeria non è un pollice! Tosta, robusta, forte, indipendente dalle altre.
Valeria è una forza della  natura. Ha appena sette anni, ma la lingua e la testa di una trentenne.
Mio padre l'avrebbe chiamata "vecchia di plastica" e certo con lei si sarebbe scontrato moltissimo. Perché Valeria è una ribelle. Io ero presente al momento della sua nascita e non dimenticherò mai i suoi grandi occhi neri già spalancati sul mondo ancor prima di uscire dal grembo materno. Sembrava volesse dire: "Allora, me la volete dare una mano a venir fuori da qui?", e la sua voglia di indipendenza non si è mai affievolita.
E' decisa, pretenziosa, di un intelligenza pronta e brillante. E' nata sotto il segno dell'Acquario, e come tutti gli acquariani, é sempre una spanna avanti agli altri, proiettata oltre, con quell'aria da simpatica canaglia che ha senz'altro ereditato dal nonno Silvano.
Eppure, ogni tanto, la vedi smarrita, quasi avesse una sofferenza interna che comunque poi non manifesta, e non si capisce cos'è.
Non vuole mostrare debolezze, non cede, vuole in pugno la situazione, essere al centro del suo mondo. E' indubbiamente una bambina impegnativa, e sono proprio curiosa di vedere dove la porterà tutta questa forza, che cosa sceglierà di diventare.
SERENA: è la più grande di tutte come età e, come un "indice", ogni tanto le piace additare le cose, anche se poi rientra subito nel suo mondo.
Piccola, minuta, capelli ricci e scuri, occhi azzurri come due laghi di montagna, una vera Carrie Bradshow nostrana, e come il suo alter-ego newyorkese, ama scrivere. Molto di quello che vive, ma poco di sé  e di quello che è.
E' del segno del cancro, e come tale di una complicatezza esasperante. Dolce, aggraziata, intelligente, ma anche lunatica, permalosa e sensibile.
Ottima studentessa, iperattiva,sempre in cerca di qualcosa di nuovo, di diverso, non è mai pienamente contenta di sé, ne di quello che fa, che pure è molto.Avrebbe tutto (o quasi) e non gusta, non assapora niente o non per molto.
Non si capisce bene cosa ci sia in lei che non va, che cosa le manchi, cosa pretende da se stessa.
Sicuramente molto, ma non so se per sé, per sua ambizione personale, o per essere apprezzata dagli altri.
Piuttosto chiusa, molto pudica del suo sentire, difficilmente si espone in critiche o commenti, preferisce prendere le distanze.In questo assomiglia molto al cugino Andrea, vive e lascia vivere purché non si interferisca nel suo mondo.
Eppure so che lei avrebbe tanto da dire, ma si trattiene, non si esprime, non arriva mai al nocciolo della questione, evita.........Retaggio di un educazione eccessivamente austera o mancanza di coraggio?
Chi lo sa! Forse sbaglio, ma secondo me è una bomba a orologeria, e chissà quando e se esploderà.
Nell'attesa Sere voglio dirti una cosa che scrisse un giorno Simone de Bouvoire " Tu sei molto di più di quello che pensi di essere." Pensaci.
SARA: tutt'altra cosa è Sara, il "medio", perché, come dicevano gli antichi, in mezzo sta la virtù, e la sua virtù è proprio quella di prendere il mondo come viene, sbattendosene un po', buttandosi alle spalle il soverchio e quello che non le interessa. Infatti studia psicologia, l'arte di aggrovigliare i pensieri delle persone, costringendole a cavillare su cose di ordinaria amministrazione.
"Cavilla sui tuoi limiti, e senza dubbio ti apparterranno". E studia anche bene!
Sicuramente nel contatto con le persone sarà avvantaggiata dal suo aspetto fisico, così dolce e casareccio.
Sara ha gli occhi che ridono e un'espressione come dire:-casca il mondo? E io mi scanso.
Poi chissà se davvero è come sembra. E' la donna Pesci, e come tale sensibile, eterea, all'apparenza fragile. Alle volte sembra priva di vitalità, un po' apatica, più contemplativa che sportiva. Una bella e sorniona "paciocca" insomma, (in questo assomiglia un po' a sua cugina Daniela) che ama la tranquillità, le comodità, il quieto vivere.
Eppure, secondo me, essendo di segno doppio, nasconde anche una sensibilità acuta, una capacità introspettiva che sicuramente le tornerà utile nel mestiere che si è scelta. Insomma, con quegli occhioni da gatta, chissà quanti sorci farà fuori nella vita e chissà che, il dito medio che la rappresenta, non sia proprio corrispondente al significato che assume quando, imperioso, si erge solitario in mezzo al resto del pugno chiuso.
GIULIA: l"anulare", il dito che, si dice, va dritto al cuore, e per questo, viene cinto da simboli d'amore.
Lei è quella che mi è più vicina, quella con cui condivido più cose, ed è indubbiamente la più affettuosa ma anche la più impegnativa, quella con il percorso più difficile, l'anima più vecchia e matura.
Lei è una lottatrice nata, per scelta o vocazione, ed un esploratrice della vita, avida e orgogliosa come tutte le nate sotto il segno del leone.
Neppure lei si rende conto di quante battaglie ha già vinto, di quanta forza ha già impiegato per arrivare, pressoché illesa, ai suoi diciannove anni.
E' una ragazza con tante ricchezze, tante risorse, ma ancora non ne è pienamente consapevole, tanto che, a volte, dimenticando quello che è scivola sulla classica buccia di banana, cade nelle piccole cose, accetta provocazioni gratuite, perde il controllo di sé e delude gli altri ma, cosa più importante, se stessa.
Vorrebbe poter fare solo le cose che le piacciono e non ha ancora capito che, a volte, la vita si diverte a metterci alla prova. Al contrario delle sue cugine "secchione" non è molto portata per lo studio, anche se è avida di conoscere, ma rispetto a loro ha una marcia in più, anche se non lo sa, ed è proprio la sua istintualità, il suo essere Leone tra tante pecore della sua età.
Insomma, lei è la classica "donna che corre coi lupi", e se saprà sfruttare questa dote, se riuscirà ad incanalare la sua forza, la sua istintualità animale, allora davvero diventerà una grande persona, ed io mi sentirò ancor più orgogliosa di lei quasi come fosse un po' anche merito mio.
E poi c'è LAURA, il "mignolino", la più piccola ma non la meno importante, anzi.
Oltre tutto di lei non sono zia , ma nonna. E' sangue del mio sangue, altra in tutto eppure parte di me come nessun'altra.
Laura è un grande dono e una sorpresa continua. Non è una bambina, lei è "la bambina", quella che si può augurare a tutte le future mamme. Buona, tranquilla, serena, gioca con tutto, si rapporta con tutti, non ha problemi e non ne crea. Le hanno tolto il ciuccio e non l'ha più cercato.L'hanno messa a dormire da sola e lei non ha fatto storie. Non chiede, non fa bizze, non da in escandescenze.
Praticamente un extra-terrestre. Invece è proprio una bambina "normale" e buona, come sua nonna da piccola e come suo padre.
Noi ci siamo amate subito, riconosciute come due anime affini. Di sensibilità rara e intelletto sottile, si prende cura di me come solo le anime nobili sanno fare.
Non  vuol sentir dire che sono grassa, che sono grossa, che sono vecchia, mi trova persino bella, santa ingenuità. E quando le parlo come si parla alle persone adulte, non perde una sola parola, lei, con quei grandi occhioni da cerbiatta, aperti curiosamente su un mondo che ancora non recepisce ostile.
Eppure, nonostante i suoi cinque anni e mezzo, ha già un carattere molto marcato, forte, deciso, da buona Capricorno qual'è.
Sa benissimo quello che vuole e come ottenerlo, senza teatralità ma con fermezza e decisione. NON è per niente sprovveduta né accondiscendente anzi, è molto determinata e riesce persino a tenere testa a suo padre (con grande orgoglio della nonna, naturalmente!)
E' tanto dolce, e manifesta parte del suo grande cuore nell'amore sviscerato che ha per gli animali, di ogni genere.
Laura, amore grande. Quando l'ho con me non perdo un attimo di quello che dice, di quello che fa, cercando di carpire in lei qualunque cosa la riporti a me, o a suo padre, ad un suo possibile assomigliarci.
Piccoletta di nonna, quanto c'è di me in te? Quanto riuscirò a trasmetterti? Quanto tempo ancora, per donarti il più possibile di quel poco che sono?
E intanto ti guardo crescere, e mi nutro dello scoprirti giorno dopo giorno.
Ecco, io ho queste bellissime nipoti e le amo tutte, svisceratamente.
Cinque, come  le dita di una mano che mi carezza l'anima!

E a loro dedico questi versi............


Ricordami quando camminerai nel vento.
Ricordami quando sentirai una musica
e nel cielo spunteranno le stelle.
Ricorda le mie parole
quando tramonterà la luna
e cercami sulla riva del mare quando verrà l'estate.


Se hai creduto in me,
se hai capito il mio cuore,
mi troverai in ogni strada del mondo,
in ogni angolo del tempo.

martedì 5 giugno 2012

L'immaginario erotico

           Eros, come tagliatore d'alberi
           mi colpì con una grande scure
           e mi riversò alla deriva
           d'un torrente invernale.
                                                     Anacreonte




Questo aspetto della vita che, specialmente per noi femmine, occuperebbe un posto rilevante, è sempre troppo poco indagato, troppo poco presente.
Forse perché un antico retaggio ci rende intimamente pudiche.
Siamo molto attente ad essere brave madri, mogli, compagne, guide. Ma c'è una parte di noi che resta sempre un po' in sordina, un po' celata. E' la nostra parte più sensuale, più intima, che è comunque parte di noi e dovremmo imparare invece a coltivarla di più, dedicandole più tempo, diventando più avari di attimi nostri e meno prodighe di momenti per gli altri.
La relazione che propongo fa parte dell'archivio della Soffitta e fu redatta al termine di alcuni incontri collettivi con due psicologhe che, all'epoca, collaboravano con noi.
E' in effetti un po' datata, ma sempre attuale e voglio dedicarla ad una persona che stimo molto e alla quale sono molto affezionata ma che ha fatto del prodigarsi per tutti una ragione di vita: mia cognata Daniela.

Gli uomini chiamano l'Amore "Eros" poiché ha le ali.
Gli Dei lo chiamano "Pteros" , poiché ha il potere di darle.


Parlare di "erotismo" non è semplice, proprio perché l'erotismo vive nell'ombra, nel non detto, nelle fantasie più o meno velate. E' una corrente che eccita il corpo, il cuore, la mente. Parte da uno stimolo esterno qualunque (un bel tramonto, una musica, uno sguardo). E' una vertigine affascinante che ci riempie dentro e sfocia nell'esplosione dei sensi, in un appagamento totale che  non necessariamente comprende un altro, ma può essere anche autogestito.
Ne abbiamo dedotto che l'erotismo è strettamente, visceralmente legato al sesso, ma non necessariamente all'amore o all'innamoramento. L'erotismo lo si può vivere anche solo per un attimo e realizzarlo anche con uno sconosciuto. L'amore vuole un soggetto, un volto, un nome.
L'erotismo lo trascende. Non ha passato né futuro, vive il presente. E' uno svisceramento dei sensi che va oltre anche il sesso stesso. Al momento in cui non si riesce a realizzarlo, scatta "l'erotico immaginario."
Salvaguardare il nostro erotico immaginario della nostra vita quotidiana non è sempre facile. Nel mondo contemporaneo l'erotismo, che di per sé è un valore culturale debole, scompare nella diffusione della pornografia, la quale, esponendo all'eccesso organi sessuali e amplessi di ogni genere, uccide la fantasia e ne compromette la seduzione.
Dando troppo, ci toglie tutto.
Invece "l'immaginario" è l'unica cosa che può venirci in aiuto e servirci nell'avvilimento  del quotidiano. Può esaltarsi in un misticismo che si traduce in estasi. Non legato nel corpo, fugge la sua dimensione materiale e , pur non sacrificando l'eros, si innalza e raggiunge i luoghi dello spirito (culture orientale)
Può essere trasgressivo, ambiguo, romantico, sconvolgente.
E' statisticamente accertato quanto l'immaginario erotico della donna sia più appassionato e fantasioso di quello dell'uomo che, generalmente più casto e deludente, non certo sconvolgente, si lamenta in genere della trascuratezza della compagna.
Comunque sia, condito pure in qualunque salsa, l'erotismo rimane un grosso punto interrogativo e certamente non legato unicamente alla sessualità, ma anche alla comunicazione verbale e alla creatività.
E' una -masturbazione mentale- che ci può cogliere all'improvviso, in qualunque momento. Può capitare per il vuoto lasciato da un amore o nel relax di una vacanza.
In qualunque situazione comunque, in cui la disponibilità emotiva è massima, e le difese inibitorie ridotte al minimo. Come nell'evento straordinario che perpetua il ciclo della vita e della morte. l'Eros eternamente rinasce.


Non toccarmi, lasciati guardare.
la camicia di seta
gettata sulla spalla, 
i blue-jeans svaniti,
la tua aria vissuta...


Non toccarmi, lasciati spogliare:
questa cerniera lampo
che mi resiste un po'...
"Come mai non c'eri
tutto questo tempo?"


Non toccarmi, lasciati baciare:
"La tua bocca sensuale
mi è mancata, sai?"
e il tuo profumo
mi fa ancora male...


Dai....ora mi puoi toccare.




                                                Ferma nei tuoi occhi
                                                di cucciolo stranito
                                                sento nelle mani
                                                la tua pelle e lo so,
                                                so che è di seta.
                                                Ti sigillo la bocca 
                                                con un dito ( mio Dio,
                                                ho già sulle mie labbra
                                                il tuo respiro..........
                                                il mio stenta nel petto).
                                                Parlo, e la mano,
                                                stretta sulle ginocchia,
                                                scorre la schiena
                                                e provoca un sussulto.
                                                Ritiro di scatto
                                                i miei pensieri,
                                                udendomi la voce
                                                roca, svanita;
                                                ho un poco di paura,
                                                ma la tua pelle
                                                so, so che è di seta.


                  l'erotismo secondo Perla!

martedì 29 maggio 2012

IL mondo che vorrei.

Sono a cena da mio figlio e gioco con Laura , cercando di godere ogni attimo con lei per non perdermi neanche un frammento del suo crescere.
Mia nuora ha acceso il televisore e ascolta le ultime notizie. D'un tratto Laura si blocca :"Nonna guarda, il terremoto". Ed è visibilmente turbata. "Io non l'ho sentito sai, perché dormivo. Ma il pappà e la mamma si."
Già, anche a Camaiore la scossa si è fatta sentire, per fortuna senza danni. Ma lì...
"Perché piange quella signora?"
"Perché è spaventata Laura, e perché non ha più niente, ha perso la casa, le sue cose, ma noi la possiamo aiutare, mandandole coperte,vestiti, giochi per i bambini che non hanno più niente".
Lei mi viene vicina vicina:"Ma qui non viene il terremoto, vero nonna?"
Cerco di tranquillizzarla :"Ma no amore, noi siamo al mare, sulla rena, e le scosse si sentono meno, sono più ...lente" le dico cercando un termine che meglio possa renderle l'idea.
Lei si gira, mi pianta in faccia due occhi enormi e mi dice quasi a fil di voce. "Nonna, io non la voglio una città veloce!" Ed è come una sferzata in faccia.
Allora penso: che cosa stiamo facendo di questo mondo, dove stiamo correndo, verso cosa?
Si continua a parlare in tv, nei forum, nelle grandi sedi, cercando di capire il perché di quanto accade nel mondo, i grandi cambiamenti climatici, gli tzunami, gli uragani, i terremoti. E intanto la gente muore.
-Si poteva evitare...Si poteva prevenire..- e così di seguito per giorni e giorni in un blaterare infinito e inutile, perché tanto nessuno farà niente. E intanto la gente muore.
Certo brutte teste di minchia che si potrebbe far qualcosa.
Ma forse qualcuno, da ora in avanti, avrà un occhio di riguardo per costruire case migliori , magari in zone meno a rischio? Forse qualcuno stara più attento all'emissione di onde magnetiche, o all'inquinamento ambientale, magari adottando la dottrina del riciclaggio? Forse useremo fonti di energie alternative senza dover correre il rischio di saltare in aria assieme alle centrali nucleari? Smetteremo di bucare la terra. scavare monti, disboscare foreste o alterare fondali marini?
NO. Non lo faremo. Perchè ci sono troppi interessi e l'uomo è troppo materialista e presuntuoso per preoccuparsi delle conseguenze. E intanto la gente muore.
Onestamente, guardiamoci intorno: questo mondo fa schifo. Niente funziona come dovrebbe. Eppure noi (parlo di quelli della mia generazione, i così detti sessantottini) ci avevamo creduto che le cose potessero migliorare. Ma quanti errori di valutazione. Troppi. Ed ora non abbiamo più ne la forza ne l'ottimismo per credere che le cose cambieranno. Togliendoci la speranza e la serenità , ci hanno scippato l'autunno della vita.  E non è giusto.
Allora, inarrendibile , mi metto a pensare al mondo che vorrei....ed è un sogno bellissimo, perché potrebbe essere realizzabile. Niente castelli in aria, niente voli pindarici, basterebbe solo un po' di buona volontà, e la voglia di ricominciare...
Vorrei un mondo dove ogni nuova coppia che si forma, a prescindere dai sessi dei componenti, potesse avere il proprio nido, una casetta propria da curare e abbellire, modesta ma decorosa. con un po' di giardino dove far crescere piante, cuccioli, bambini.
Vorrei che ognuno potesse contare su un salario decente, tale da poter fare una vita agiata, serena . Una vacanzetta con la famiglia, una cenetta ogni tanto con gli amici, un po' di cinema, un teatro.
Vorrei poter vedere che i ragazzi vanno contenti a scuola, perché certi di imparare cose utili per la vita, con insegnanti preparati perché dovranno preparare, motivati per motivare, e amanti del loro mestiere perché consci della loro importanza nella formazione dei nostri figli.
Vorrei un mondo meritocratico, perchè è vero che abbiamo tutti lo stesso diritto allo studio, ma è anche vero che non tutti abbiamo le stesse capacità. E basta con questo ipocrita appiattimento culturale. Non tutti sono portati per fare il medico, l'avvocato, il giudice. (Vogliamo parlare del Trota?). Servono anche buoni idraulici, buoni infermieri, elettricisti, falegnami, panettieri...e nessuno dovrebbe essere sottopagato o super valutato, perché ognuno di questi lavori, se fatto bene e con amore, è indispensabile alla società.
Vorrei un mondo che desse meno importanza al Dio soldo, e dove ad ognuno fosse concessa la possibilità di crearsi un futuro a propria immagine e somiglianza. Per questo vorrei che fosse rivisto il ruolo degli istituti di credito, che dovrebbero aiutare (senza interessi ) chi ha idee e progetti, invece di essere ormai ridotte a ruolo di strozzino che da soldi solo a chi già ne ha.
Vorrei un mondo che avesse più rispetto per gli animali, i vecchi, i bambini, la cui salvaguardia e cura dovrebbero essere la nostra priorità. Perché se è vero che una civiltà si giudica in base al valore che da a queste cose, allora siamo proprio indietro.
Vorrei che il ruolo della politica fosse veramente quello di occuparsi dei bisogni dei cittadini, di preoccuparsi delle loro necessità, senza privilegi di casta.
E vorrei un mondo dove il ruolo della Chiesa fosse davvero quello di accoglienza e amore, che abbandonasse ricchezze , lusso e potere. Che scendesse per le strade, in mezzo ai bisognosi per portarci il verbo, ma tutto quel clero di panzoni, non solo qualche sacerdote sparso per il mondo.
Poveri tra i poveri. Perchè non è certo così che il Cristo intendeva la sua Chiesa.
In ultimo vorrei che la vita tornasse a ritmi più lenti, più vivibili. Per assaporare un tramonto, una giornata all'aria aperta con i nostri bambini, una visita ai nostri anziani senza l'ansia di dover correre    via, senza obblighi incalzanti, senza fretta, con tranquillità.
I nostri figli ce lo chiedono, e noi, almeno questo, glielo dobbiamo. Dobbiamo fare un passo indietro, rallentare, perché noi siamo il male della terra. Noi siamo autori del nostro destino, non il fato o il caso, noi soli.
Dunque dovremmo imparare a "sentire" di più con la testa e a "ragionare " di più con il cuore, perché........gli astri imprimono un indirizzo ai nostri destini, ma non li decidono.
                  Altrettanto forte e misterioso regolatore delle nostre vite è quell'astro rosso
                  che palpita nel buio del corpo, sospeso nella sua gabbia di ossa e di carne.


                                                                                      Marguerite  Yourcenar.

lunedì 28 maggio 2012

La grande erezione

Sembra incredibile, ma siamo tornati indietro! In televisione, sui giornali, ogni giorno si legge di una donna stuprata, violentata, uccisa. Questo mondo è infarcito di violenza, di soprusi. Ci fanno fuori in qualunque modo, con qualsiasi mezzo, ora anche con le bombe. E si parla solo di violenze fisiche, perché quelle psicologiche neanche sono tenute in considerazione, non sono censite.
Forse perché non fanno notizia, eppure, vi assicuro, si consumano subdolamente fra le nostre pareti domestiche quasi ogni giorno. Ma nessuno le denuncia.Per timore, per ignoranza.
Del resto si denunciano poco anche le altre violenze, finché non ci scappa la vittima, e allora.....
Poi scopro che è recentemente uscito un libro (di cui volutamente non cito il titolo né l'autore onde evitare di far pubblicità gratuita ) in cui la protagonista passa nel giro di poche pagine, dalla verginità al sesso estremo e fa presupporre un'attitudine tutta femminile (?) al sadomaso. In poche parole sottintende che alla donna essere trattata male un po' piace, che adoriamo essere sottomesse e, tutto sommato, non disdegnamo un po' di violenza. E l'ha scritto una donna!
Ora io dico, emerita testa di cazzo, non so quale genere di prurito tu possa avere tra le gambe, ma perché queste cose non provi a dirle ai parenti di Gabriella ( 51 anni, strangolata col suo foulard dal marito geloso), oppure ai genitori di Antonella ( 21 anni, picchiata, strangolata e poi sgozzata dal suo ex), oppure ai figli di Matilde (63 anni, di cui quaranta di matrimonio, uccisa a coltellate dal marito).
Vuoi che te ne elenchi ancora? Ma possibile che pur di fare soldi (si dice che il libro sia  un nuovo best-seller) si speculi su questi argomenti e si faccia finta di non capire la differenza tra "erotismo" e "violenza"?
Non scherziamo, qui la cosa è seria, e meglio sarebbe chiedersi il perché di questa regressione culturale, di questo tornare ai tempi dell'inquisizione, dove le donne, colpevoli di saper curare, consigliare, spiegare, decidere, erano considerate troppo potenti, per cui, meglio darle al fuoco purificatore, eliminarle. Più o meno come ora.
Ci  vogliono schiacciare, ci temono. E se non riescono a dominarci ci fanno fuori.
Ci temono perché perché siamo forti nello studio, nel lavoro, nel sopportare il dolore, nel farci carico di impegni.E siamo capaci di stare da sole.
Forse la colpa attuale delle donne è di rivendicare il diritto di essere avvocati, docenti, chirurghi, ministri, manager, artigiani, imprenditori, anche capi o colf (perché no?), continuando a fare la madre acrobata tra casa e ufficio.
E questo brucia, perché loro, gli uomini, non ne sono capaci, con tutti i loro carri armati da piazzare o domini da conquistare.
La donna rimane per loro un territorio da possedere, quindi come si può arginare la violenza?
Ho letto che molte delle vittime (54 dall'inizio dell'anno ) Hanno evitato di denunciare il compagno pur temendone il gesto estremo. Non si sono difese, hanno sperato il meglio con la  generosità che  contraddistingue  la natura femminile.
Poi in televisione sento dire che "l'uomo", forse, compie queste violenze per soffocare la propria parte femminile. Temendola e disconoscendola, perché ritenuta una debolezza, cerca di sopprimerla facendoci fuori.
Ma che si ammazzassero loro piuttosto!
E' inutile, per quanti sforzi facciamo nel cercare di educare in modo diverso i nostri figli, non si ottiene quasi niente. Ecco, in questo sì possiamo ammettere le nostre colpe. L'educazione dei figli, di questo sì siamo responsabili, o se ne fanno degli smidollati o, per reazione, degli arrabbiati repressi. Finché qualcuno non scoppia.E i dati di oggi sono allucinanti!
In un articolo del '91 il giornalista Michele Serra scrisse sull'efficacia del - bordello come U.S.L. del coito-, e che - la guerra, in fondo, non è che un immenso bordello che serve, socialmente, a scaricare aggressività e violenza in forma legale e..sanitaria....Poiché l'uomo ha bisogno di sfogare i propri bisogni e le proprie debolezze, servono campi di battaglia e servono bordelli -.
Dunque non mi si venga a raccontare che la donna richiama la sottomissione. Non siamo patetici.
A me verrebbe da augurare all'uomo sopraffattore la totale estinzione se non pensassi che, anche dietro ad ognuno di loro,ci sono madri che piangono.
Perché l'aspetto più triste è proprio questo, il non riuscire a cambiarli. Ancora oggi l'uomo deve essere  dominatore e misura se stesso soprattutto con la gittata dei missili.
"Siamo al cospetto della Grande Erezione.
Che i maschi esultino, che le femmine tacciano ammirate".


                          (brani e spunti tratti da Panorama.)


                              Purtroppo ero nata donna


Quale grossa sfortuna per due poveri genitori aver partorito me, questo mostro di pelle liscia senza niente tra le cosce
-Scusate - dicevo loro - non ho fatto apposta -.
E dentro mi sentivo piccola e infelice.
Non ero neanche una donnina. Come potevo non amare le faccende? Strano che non mi sedessi mai per lavorare a maglia o, al limite, avrei potuto preparare qualche buon piatto. Niente. 
Non mi appassionava niente. Si, c'era la chitarra e il motorino, ma queste erano distrazioni inadatte.
- Scusate- dicevo loro - non avevo capito.-
E dentro mi sentivo inadeguata e fuori tema.
Un giorno feci a botte. Fu lo scandalo della scuola. Perbeniste, compagne e opache suore ne parlarono con i miei disperati genitori.
"E' una bimba strana, aggressiva; è un maschiaccio".
- Scusate - dicevo loro - non lo sapevo che non si deve fare.-
E dentro mi sentivo cattiva e sporca.
Finite le fantasie della fanciullezza, chiuse nel cassetto fate e principi azzurri, vennero gli uomini. Li volevo tutti per me. Possedendoli mi sarei fatta maschio, farfallina e puttana.
Dovevano mettermi al giogo. Così non va. Controllata, spiata, anche segregata.
Sono state le medicine per chetare i miei vomiti di libertà.
-Scusate - dicevo loro -non lo faccio più.-
E mi proponevo di espiare i miei peccati.
Poi venne l'uomo. Con lui sarebbe stato diverso, avrei rinunciato a tutto, anche all'amica del cuore, anche al trucco e alla minigonna.
Che bello stirargli le camice e preparargli la carbonara. Stare per interminabili ore e giorni  e sere con la sua mano nella mia a guardare la televisione.
Non esprimere le mie idee perchè erano capricci, erano la tremenda bestia che covavo dentro da quando ero nata. E dire sempre si, trascurare il lavoro.
Che idea quella di rimettersi a studiare. Quando una si sposa non pensa a queste sciocchezze.
"E' proprio molto strana, oserei dire matta".
- Scusate - ho detto - ma non ne posso più.-
Ho preso lo specchio e sono scappata via, lontano.
E dentro mi sono sentita, per la prima volta, finalmente, di avere un mondo nella fragile mano.

                                                                                            Luisa    
Perché

lunedì 14 maggio 2012

FIGLI

I vostri figli non sono i vostri figli.
Sono i figli e le figlie dell'ardore che la Vita ha per se stessa.
Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi.
E benché vivano con voi non vi appartengono....

                              Kahlil  Gibran


Nella ricorrenza della festa della mamma mi sembra doveroso parlare dei figli, anzi, ai figli. A questa speranza grande che ci cresce dentro per nove lunghi mesi e che poi, in conseguenza, riteniamo nostri per tutta la vita.
Ma non è così, facciamocene una ragione.
Noi siamo un tramite, un appoggio, un esempio. Il nostro compito è solo quello di indirizzarli e accompagnarli nelle scelte, fornendo loro, per quanto ci è possibile, gli strumenti giusti perché possano diventare ciò che sceglieranno di essere.
E non stanchiamoci mai di mostrare loro il coraggio, la sincerità, la fierezza, l'allegria ricordando che il miglior educatore è l'esempio.
Non diciamo loro che , certe lotte, certi credi, sono utopie, perché ci sarà già la vita e il mondo intorno a cercare di castrare i loro slanci, a smontare i loro sogni.
Contro loro saranno impiegate molte armi, la lusinga, l'adulazione, ma soprattutto una : la paura.Ed è con questa che li ricatteranno.
La paura del giudizio altrui, della povertà, dell'insuccesso, della solitudine. La paura è il mezzo con il quale cercheranno di far perdere loro la dignità,  l'autonomia, in poche parole "la libertà".
Ecco, è qui che il ruolo dei genitori diviene fondamentale.
Certo non possiamo pensare che non commetteremo errori, che li preserveremo da dolori e delusioni. Magari fosse possibile!
Ma, per favore, non smettiamo di farli pensare che il mondo si può cambiare, che per le idee di uguaglianza e libertà vale la pena lottare.
Poi, con discrezione, tiriamoci da parte e lasciamo che seguano il loro percorso, così come abbiamo fatto noi, restando però abbastanza vicini da poter porgere una mano qualora ce la chiedano. Semplicemente, con umiltà e amore. Ricordando che: "Il mondo si sposta per cedere il passo a chiunque sappia dove vuole andare."
Alla prossima...

 

                                                 FIGLI

Figli del mondo, del cuore,
del caso, nodi di carne.
Figli fatti di fuliggine, ali di mosca.
figli in fila indiana,
figli a girotondo, tutti giù per terra
e dovremmo andarci noi
per guardarvi meglio.
Figli ritagliati nelle carta,
figli che disegnano, una casa, il sole.
Figli che disegnano la guerra,
i puntini di bombe,
i laghetti di sangue.

Figli scalzi in corridoio,
figli come cani, figli come scimmie,
figli maleducati, figli senza educatori.
Figli senza edifici scolastici,
figli che tremano, figli orfani
pezzi di corda rotta.
Figli come banane sul camion di banane.
Figli nelle miniere di diamanti,
nei cunicoli delle metropoli nere.
Figli che respirano colla,
figli in piedi sul tetto dei treni.
Figli nei container.
Figli d' Africa, uova d'argilla rossa.
Figli che corrono.
Figli carbone bianco del mondo.

Figli stuprati, figli stupratori.
Figli, figli, fili d'erba musicale,
figli che urlano,
figli del silenzio, incatenati ai letti.
Figli di crosta, figli di un fango minore,
figli degli altri.
Figli che non ci piacciono,
figli che ci fanno schifo.
Figli bucati, figli dei nostri buchi,
figli bacherozzi.
Figli inerti, figli violenti.
Figli al mare, cappellini e merende.
Figli in alto mare, sole e sale,
morti sui gommoni. Figli loro!

Figli salvati per miracolo,
perché ogni tanto Dio ci pensa.
Figli senza miracolo,
figli presi a calci.
Figli divini, destino del nostro destino.
Figli mentre nascono,
odore di lago, di fango celeste.
Figli mentre crescono,
figli con le occhiaie.
Figli nel traffico, figli a scuola.
Figli in piscina, davanti al computer.
Figli stanchi, inappetenti.
Figli grassi, figli anoressici.
Figli nati in carcere.
Figli soli, davanti alla t.v.
Figli nelle strade, figli che aspetti
mentre tornano a casa.
La schiena dei figli quando vanno nel mondo.
Figli soli, senza di te.

Figli ingrati, figli troppo grati.
Figli omosessuali.
Figli, una nuca curva, un fiume.
Figli, chiodi di carne vergine.
Figli, quella mano che cerca avanti
quella rete bianca.
Figli, nostalgia di tutto,
di ogni giorno che passa.
Figli, amore senza ritorno.
Figli oggi, perché domani sarà tardi.
Figli che si laureano, e tu ci piangi.
Figli che gli cucini,
figli che gli fai festa.
Figli che escon di casa la sera.
Figlia che esce di casa profumata
e qualcuno te la toglie.
Un figlio del Diavolo che lecca la terra.
Figli che ci tolgono il sonno, per amore.
Figli di cristallo, figli di diamante.

Figli che si contrappongono, figli che cedono.
Figli a carnevale, spade di plastica.
Figli malati, musi sui cuscini
occhi laccati di bisogno.
Figli che gli daresti tutto,se fosse possibile.
Invece non è possibile.
Figli preti, figli suore,
figli volontari,
clown negli ospedali.
Figli santi, figli maestri,
figli da mettersi in ginocchio.
Figli all'estero :-Telefona !
Figli di notte: -Stai attenta, non ti fidare.-
Figli a spasso tra le insidie, colombi.
Figli depressi, piccioni zoppi.

Quanti pezzi ci sono in un figlio?
Quanti passi del mondo?
Quanto cielo, quanta terra?
Quanto del tuo destino?

                                        Margareth  Mazzantini.
Figli in fila indiana,
figli a girotondo, tutti giù per terra,
e dovremmo andarci noi, 
per guardarvi meglio.  

giovedì 10 maggio 2012

Memorie del cuore

Se in amore non sono stata proprio fortunata ( e meno male sono nata per S.Valentino, ) per quanto riguarda invece le amicizie le cose sono andate decisamente meglio, anzi, se è vero che "chi trova un amico trova un tesoro", allora sono una delle persone più ricche del mondo.
Ognuno mi si è presentato con un bagaglio carico di cose, ed io ho preso a piene mani il bello e il brutto usandoli per costruire la parte migliore di me.
Non rinnego niente, anche se ho perso qualcuno per strada, anche se alcuni mi hanno profondamente ferita, perché comunque ciascuno ha avuto un dono per me nelle mani, un senso nel mio percorso, e a tutti sono riconoscente.
Di quelli che fortunatamente ho ancora accanto (pochi ma buoni) parlerò magari in seguito, ché meritano un capitolo a parte.
Voglio invece ricordare due amici preziosi che purtroppo se ne sono andati un po' in fretta facendomi anche arrabbiare, ma che hanno comunque inciso una traccia indelebile nel DVD della mia vita. Ve li presento volentieri.
ENRICO.

Ho conosciuto questa persona in un periodo della mia vita in cui provavo quell'aridità di cuore che segue a un eccesso di lacrime e il mio scoraggiamento sembrava tranquillità.
Ricordo che credevo di poter ordinare metodicamente i miei desideri e i miei dolori, come si dispongono gli oggetti nel cassetto di un mobile.
Lui, uomo di mezza età, viareggino d.o.c., reduce da un divorzio doloroso, era una carica esplosiva di ottimismo, vitalità e fantasia. Una botta di adrenalina pura. Un animo ricco che sapeva intrattenere gli amici con eleganza e classe tra una storiella e una canzone, magari delle sue.
Si, lui era l'ultimo cantastorie di una Viareggio che non esiste più, " quella Viareggio che piaceva a me."
Enrico Casani era un vero signore e un poeta. Ci siamo conosciuti per una passione comune, il teatro, e frequentati per anni senza che mai la sua amicizia potesse stancarmi.
Ci incontravamo a casa di amici comuni inventandoci il pretesto per qualche cenetta, oppure a teatro, dove lui metteva a disposizione delle mie amiche e mia il palco che, al Politeama, il titolare gli riservava.
"Perché mi tocca di diritto!" diceva sempre. E non aveva tutti i torti.
Aveva dato talmente tanto alla cultura viareggina, eppure, come spesso succede, non gli è stata poi un gran che riconoscente.
Educato, gentile, aveva un modo di scherzare e dire le cose molto garbato, quasi con humor inglese, finché poi la sua salmastrosità non esplodeva in tutta la sua verve sarcastica.
Un vero chansoniere, e non l'ho mai sentito dire parole sconce o parlare male di qualcuno, neanche dei suoi detrattori.
Poi, quella vigliacca malattia per la quale hai lottato e sofferto tanto.
Ti chiedo scusa se non ti sono stata vicina come avrei voluto, ma sapevo che del tuo soffrire hai sempre avuto un grande pudore. Allora mi sono fatta da parte ed ho aspettato....
" Senza avvisa' nessuno, un giorno ci hai lasciato
ma piglieresti un granchio a di' che t'ho scordato, amico mio..."
Si, tu l'hai scritta per Picciù, ed io te la rendo. Ma davvero non ti ho dimenticato, anzi, spesso e volentieri riascolto il nastro che mi regalasti, quello con i tuoi brani più belli, per sentirti ancora più  vicino. Per rinfrescare la sensazione di quelle atmosfere magiche e pulite che solo tu, con la tua musica, sapevi creare.
"Come un soffio di libeccio, quando soffia dal vialone..."

GIANPAOLO

Gianpaolo Bonuccelli faceva parte del gruppo di amici miei e di Enrico. La sua cartoleria nel centro di Viareggio, era spesso il punto focale dei nostri incontri ludici. Quante volte, tra un salatino e un aperitivo, abbiamo progettato, disquisito o criticato il nostro panorama culturale.
L'ho conosciuto al Teatro Estate, io nella giuria con Enrico, lui sul palco con la compagnia "I  Magienz" che recitava nel "La Mandragola".
Rimasi colpita dalla sua bravura e dalla sua sicurezza. Occhio azzurro, ceruleo, una folta chioma nera. Poi sono andata dietro le quinte e me lo hanno presentato...: "Ma chi sei?"
Cavoli, dismessi gli abiti di scena e sceso dal palco, quasi non lo riconoscevo : occhialetti spessi, proprio da "cecato" e capelli.., no, capelli proprio no,..piuttosto una peluria bianca agli angoli della testa, stile Paperon De Paperoni. Che delusione senza il parrucchino !
Ma è stata la prima e l'unica. Da quel giorno siamo diventati amici, anche perché lui ha creato con Alfia e me  una nuova compagnia teatrale, La Soffitta, che è andata avanti poi per anni regalando a tutti noi un sacco di gratificanti soddisfazioni.
La stima e l'affetto per lui mi sono cresciute dentro giorno dopo giorno, anche se non è stato semplice, perché la sua timidezza e la ritrosia nel mostrare se stesso agli altri, ha reso le cose più complicate. Forse per questo faceva l'attore, per potersi permettere di essere, come io lo definivo, "uno, nessuno e centomila". Ed era veramente bravo!
Ma la sua chiave di lettura era veramente semplice, bastava essere leali, onesti e sinceri, che lui ti apprezzava.
Di me gli piaceva, a suo dire, il mio appassionarmi ad ogni cosa, il mio vedere sempre il bicchiere mezzo pieno. "Riesci ad entusiasmarti ancora alle cose." mi diceva per giustificare il suo stare bene con me.
Si è anche innamorato un paio di volte durante il periodo della nostra amicizia.
No, non di me naturalmente. Di altre. Ma io sono sempre rimasta la sua confidente, non mi ha mai messa da parte.
Di lui amavo la cultura, l'eleganza nel porgersi, la sua educazione.
Il suo parlare forbito lo faceva sembrare un signorotto d'altri tempi, anche perché viveva da scapolo assieme alla matrigna in unna villetta isolata.
Disorganizzato, sprovveduto, imbranato, le cene a casa sua (impostegli da Alfia per obbligarlo a socializzare) erano sempre un incognita.Dovevamo organizzarci in due o tre e poi mancava sempre qualcosa. Ma quanto ridere abbiamo fatto.
A lui piaceva circondarsi di cose belle. Amava i libri e le piante. Nel giardino di casa sua ve ne erano di bellissime, e a volte me ne sciorinava i nomi in un latino che, mi hanno detto poi, essere parto della sua fantasia.
Si, si divertiva a prendermi in giro dicendomi spesso che ero ignorante come una capra. Ma non me ne offendevo, anzi, quel suo modo di rapportarsi a me così irriverente, me lo rendeva ancora più caro, perché era una confidenza in più, un "addomesticarci."
Il mio essere così semplice, così sanguigna, riusciva, spesso e volentieri, a spaccare la sua timida malinconia, facendolo ridere di cuore.
Compagno di gite piacevoli, di cene divertenti, di ore preziose, era sempre composto e contenuto, quasi un gradino sopra le cose. Solo Alfia riusciva a farlo andare in bestia, ma era così aldilà del suo modo di essere, che quando perdeva le staffe diventava quasi ridicolo, grottesco. Proprio come alcuni dei personaggi che interpretava.
Eri vero o fingevi? Giocavi, facendoti beffa di noi, o veramente in te c'era anche questo lato iroso?
Poi la malattia lo ha portato di botto con i piedi per terra, e qui si è dimostrato veramente grande, perché l'ha affrontata con un coraggio e una forza che non avrei mai immaginato potesse avere.
L'ho stimato e gli ho voluto, se possibile, ancora più bene di prima, di quando era solo un compagno di giochi.
La telefonata di Alfia che mi annunciava la sua morte è stata una pugnalata. Non la malattia, ma il cuore lo ha fregato . Quel cuore che aveva sempre voluto un po' celare agli altri non donandolo mai completamente a nessuno.
Di colpo così, da un giorno all'altro, niente più cene, niente più lunghe chiacchierate telefoniche.
Te ne sei andato lasciandomi attonita, arrabbiata e sola. E non c'è giorno che non mi venga in mente o non mi assalga la voglia di chiamarlo, consultarlo, per sentire ancora, tra l'ironia delle sue risposte e il suo prendermi bonariamente in giro, quell'affetto grande che, discretamente e pudicamente, mi hai sempre donato.
Mi manchi tanto. Anzi, mi mancate.
Vi ho voluto tanto bene amici cari, e ve ne vorrò ancora, perché la memoria dei giorni con voi non potrà affievolirsi mai, perché mi avete donato quella gioia di vivere che diveniva voglia di rubare, di starvi vicini per assomigliarvi un po'...


Come il vento sospirante

Come il vento sospirante la notte
così verso te il mio desiderio imperversa
ed ogni nostalgia è svelata-
o tu, che mi hai fatto ammalare,
che cosa sai di me!
Piano spengo la mia tardiva luce,
per vegliare su ore febbrili,
e la notte ha la tua immagine,
ed il vento, che parla d'amore,
ha il tuo indimenticabile riso.

              Hermann Hesse