E' sabato sera, siamo seduti al tavolo per la cena e tendiamo un orecchio al televisore in attesa del serale di Amici, una delle trasmissioni preferite di Daniela, Giulia e mia.
Ad un tratto la Bonamici annuncia: -Ospite d'onore stasera da Maria de Filippi il grande Charles Aznavour!-
Si alza un coro: -E chi è Aznour.- e ne storpiano il nome dimostrando di non averlo mai neanche sentito nominare.
Trasecolo e orripilo! - Chi è Aznavour? Non ha mica detto: chi è Tatiana.--
-Ah, ma quella la conosciamo!-
Ma come, Tatiana non esiste, è solo un nome di fantasia partorito da un comico di Zelig. Sono sempre più basita.
-Per caso mi state prendendo in giro?-
E invece no. Parlano sul serio. Ma perché se conoscono Battisti, Baglioni e tanti altri della mia generazione, non conoscono proprio lui, il mio idolo, uno dei più grandi poeti della storia della musica.Colui alle cui parole sono legati alcuni dei miei più romantici ricordi, colui le cui melodie hanno fatto da colonna sonora alla mia travagliata vita sentimentale. No, non ci posso credere.
Allora, in un disperato tentativo di risvegliare memorie sopite, mi lancio in un improbabile Karaoke e canticchio: -Com'è triste Venezia, soltanto un anno dopo.....addio gabbiani in volo che un giorno salutaste due punti neri al suolo...-
Niente, il vuoto. Ci riprovo :- Io vivo solo con mammà, in una vecchia proprietà, Via Paganini...Lei la mia ragione il mio perché....Ed io tra di voi se non parlo mai osservo la vostra intesa..-
Si guardano e ridono, stronzette tutte e due!
" O zia, ci credo che sei depressa. Con queste canzoni.." e giù risate.
Ehi, sciocca ragazza, come ti permetti di dirmi "depressa".
Ma il cervello fa un involontario clik e...rewind..il nastro si riavvolge facendomi tornare indietro nel tempo, ma tanto, tanto indietro.....
A pensarci bene una delle prime canzoni che ho conosciuto è stata "Lo spazzacamino".
Ero piccolissima e senz'altro nel raccontarmi di quel povero, fuligginoso bambino che dormiva in un letto di neve senza nessuno al mondo, mio padre intendeva insegnarmi l'amore per il prossimo. Ma quanto c'ho pianto!
Quindi siamo passati a "Balocchi e profumi" dove la bambina muore per il menefreghismo della madre. Poi c'era "Miniera", la storia di un giovane emigrato che sacrifica la propria vita per salvare quella dei compagni rimasti imprigionati in un pozzo e i cui parenti manco si accorgono che all'appello finale manca proprio lui.
E va bene, ma questo era un repertorio imposto. Ero troppo piccola per capire che al mondo c'e ben altro.
Intanto a scuola vado di pari passo nelle letture con "I miserabili" , "I promessi sposi".
Leopardiana convinta spazio inoltre in campo poetico con "L'aquilone" (qui al bambino che muore mamma pettina i riccioli biondi), "Pianto antico" (L'albero a cui tendevi la pargolette mano). A ridaglie, un altro piccolo cadavere. "La cavalla storna".Puff. che culo, qui almeno muore un adulto!
Ora capisco perché mio padre mi chiamava Buster Keaton, come un comico in voga in quegli anni che aveva come prerogativa il non ridere mai.
Provaci tu, o fenomeno, a ridere con queste storie!
Ma poi si diventa adolescenti e la musica cambia. Con Endrigo, Lauzi, Cocciante, sai che allegria.
L'apice lo tocco con Luigi Tenco. Peccato che muore suicida al suo primo San Remo.
Ora però sono un adolescente innamorata e ......-Quand'ero piccola, dormivo sempre al lume di una lampada per la paura della solitudine..che non mi ha lasciata mai nemmeno adesso che sei qui..- No, cambio disco, decisamente.._Una donna sola cosa vuoi che faccia, quando la tua porta le si chiude in faccia..- Allora, la vogliamo far finita?...- A te che te ne vai e pori via metà di me..-
Oppure :-Tanti auguri amore. E' già passato un anno che ci siam lasciati, ed io son sola a festeggiare questo giorno, mentre l'inverno la di fuori sta invecchiando...- E ancora:- La mia solitudine sei tu, la mia rabbia vera sei sempre tu..-
Alt, alt, fermi tutti, ce n'è una dei Pooh, sono freschi, giovani, e finalmente c'è un lui nel letto di lei,forse questa va bene..- Mi dispiace, devo andare. Il mio posto è la. Il mio amore si potrebbe svegliare, chi lo scalderà..-
Ma io, io te lo scaldo il tuo amore, a calci in culo lo scaldo. Vai a cagare te e lei...-
un'intera generazione rovinata dai POOH.
No. Decisamente il mio flash-beck non è dei più ameni. In una frazione di secondo mi sono passati davanti tutti i miei momenti dark.
Va bene che le sofferenze d'amore e i cuori macerati rendono l'animo profondo, ma io allora ne ho uno come la Fossa delle Marianne. Vuoi vedere che ero emo e non lo sapevo?
Ok ragazze, ci sono. sono di nuovo con voi. Avete ragione, Aznavour è passato, desueto, non serve conoscerlo. Cambiamo sound, forza, qualcosa di più giovane, più moderno.....
"Voglio una vita spericolata....
e me ne frego di tutto. ssssssi..!"
VASCO ROSSI Febbraio 1952. (un mio coetaneo. Boh!)
Mens salmastrosa in corpore malmesso.
Vedo Barbara, sexi e bionica.
Incrocio Monica, grande sventola.
Trovo Orsola, sempre fulgida.
Piombo subito in crisi mistica.
Me rachitica, miagolo ed ululo,
schiaccio il brufolo e intanto orripilo.
Salvami mente ironica!
Ma grattandomi il capo isterica
non idee produco,
ma forfora.
venerdì 20 aprile 2012
giovedì 19 aprile 2012
GIULIA
Lei è una "diversa", c'è poco da fare. Lo deve accettare lei per prima, e capirne l'accezione del termine.
Lo è stata dall'inizio, dalla nascita, anzi, dal momento del concepimento. E da allora che lotta.
Ha lottato contro il destino, il disagio, le malattie, ed è venuta al mondo di prepotenza, quasi inattesa come a voler dire: Ehi, sono qua, io esisto, guardatemi!
E le sue lotte non son più finite.
Basta l'amore di tante persone diverse a colmare un grande vuoto affettivo come l'assenza di un padre? Ecco, il suo cammino comincia da qui. Ed è sempre in salita.
La mancanza di basi, i cambiamenti radicali di vita, le decisioni altrui subite e sempre contrastate, provocano in lei un fascio di rospi in gola che a volte fanno mancare il respiro.
Ora è una ragazzina di diciassette anni, normale, come tante altre. Ma lei non si piace più di tanto.
Fa fatica nei rapporti sociali, fa fatica ad avere amici, a farsi accettare. Fa fatica nel rapporto con sua madre, eppure non si arrende. Cerca la sua strada, vuole essere apprezzata, accettata per quello che è. Si costruisce piano piano il suo mondo, che non è diverso da quello di altri ragazzi della sua età. Un po' dark, un po' emo, un po' rock.
Eppure questa ragazza strana che bistra di nero gli occhi e in inverno è bianca come un vampiro (che lei tanto ama), è anche estremamente romantica e sensibile.
Ama Dante, la mitologia, la storia dell'arte. Adora Marilyn Manson, ma vuol conoscere le opere liriche. Ascolta i Muse e Mozart. Si emoziona su testi di canzoni vecchie come "Meraviglioso" e si fa affascinare da racconti del tempo passato.
Lei, perennemente vestita di nero e viola, è affascinata dai ricordi degli anni hippy anche se non capisce che senso abbia mettere fiori nei cannoni, perchè in fondo lei quei fiori li avrebbe piuttosto sbatacchiati in faccia ai "cattivi".
Lei che non ama le prepotenze e sarebbe sempre in lotta per le "minoranze", è una intollerante.
Lei si fa ferire da niente, teme le parole più delle botte.
Lei, pur di farsi ascoltare e "guardare" è arrivata a farsi male, a ferirsi fisicamente.
Lei chiede aiuto con gli occhi. Lei, così irriverente e blasfema, dice di essere atea, ma fa confusione tra Dio, Credo, Chiesa e Vaticano S.P.A..Praticamente non ne sa niente, però ascolta e il saper ascoltare è cosa rara.
Lei, che ha così tanta paura degli uomini ( "Perchè hanno fatto del male a mia madre" dice) da cercarsi tutti amori impossibili: il professore, lo psicologo, il fidanzato dell'altra, l'amico gay.
Lei che vorrebbe tanto sentirsi "figlia di" ma dice che prima o poi vorrà conoscere il suo vero padre "Per capire.
Lei, che nel suo divenire si interroga sui propri gusti sessuali e ha il coraggio di mettersi alla prova.
Lei non ama le discoteche, le vasche in passeggiata. Adora i mercatini, e il mare.
A lei piacciono le mie amiche attempate e si confronta con loro come una persona grande. Le piace lavorare con le mani, ed è bravissima nel mestiere che si è scelta. A lei piace anche stare in casa, fare una partita a carte, spararsi qualche film, e non disdegna quelli vecchi in bianco e nero o impegnati. Ma anche Zelig, e Colorado, e Amici.
Lei è matura e ingenua, buona e irosa, tenera e a volte irrispettosa. Lei adora sua zia e il mondo di lei.
Lei si chiama Giulia, ed è mia nipote.
Chi non la conosce non può permettersi di giudicarla.
Chi non vuole conoscerla si preclude un mondo!.
In effetti questo scritto è di un anno e mezzo fa.E sono cambiate davvero tante cose.Niente più bistro sotto gli occhi, più colore dentro e fuori l'anima, più sicurezza di se, un bel taglio ai capelli e niente più farsi male. E' riuscita anche ad affrontare i fantasmi del passato e a prenderne giustamente la distanza. Brava Giulia, sono fiera di te. C'è giustamente ancora un po' di strada da fare. Ma sei sulla via giusta e, per fortuna, se c'è una cosa immutata è il suo affetto e la sua fiducia nella zia.Grazie piccola.Questo omaggio è per te. E tu sai da dove proviene.
Sarei già andato davvero lontano,
tanto lontano quanto è grande il mondo
se non mi trattenessero le stelle
che hanno legato il mio
al tuo destino.
Così che solo in te posso riconoscermi
e la poesia
i sogni, il desiderio,
tutto mi spinge a te,
alla tua natura.
E dalla tua
dipende la mia via.
Lo è stata dall'inizio, dalla nascita, anzi, dal momento del concepimento. E da allora che lotta.
Ha lottato contro il destino, il disagio, le malattie, ed è venuta al mondo di prepotenza, quasi inattesa come a voler dire: Ehi, sono qua, io esisto, guardatemi!
E le sue lotte non son più finite.
Basta l'amore di tante persone diverse a colmare un grande vuoto affettivo come l'assenza di un padre? Ecco, il suo cammino comincia da qui. Ed è sempre in salita.
La mancanza di basi, i cambiamenti radicali di vita, le decisioni altrui subite e sempre contrastate, provocano in lei un fascio di rospi in gola che a volte fanno mancare il respiro.
Ora è una ragazzina di diciassette anni, normale, come tante altre. Ma lei non si piace più di tanto.
Fa fatica nei rapporti sociali, fa fatica ad avere amici, a farsi accettare. Fa fatica nel rapporto con sua madre, eppure non si arrende. Cerca la sua strada, vuole essere apprezzata, accettata per quello che è. Si costruisce piano piano il suo mondo, che non è diverso da quello di altri ragazzi della sua età. Un po' dark, un po' emo, un po' rock.
Eppure questa ragazza strana che bistra di nero gli occhi e in inverno è bianca come un vampiro (che lei tanto ama), è anche estremamente romantica e sensibile.
Ama Dante, la mitologia, la storia dell'arte. Adora Marilyn Manson, ma vuol conoscere le opere liriche. Ascolta i Muse e Mozart. Si emoziona su testi di canzoni vecchie come "Meraviglioso" e si fa affascinare da racconti del tempo passato.
Lei, perennemente vestita di nero e viola, è affascinata dai ricordi degli anni hippy anche se non capisce che senso abbia mettere fiori nei cannoni, perchè in fondo lei quei fiori li avrebbe piuttosto sbatacchiati in faccia ai "cattivi".
Lei che non ama le prepotenze e sarebbe sempre in lotta per le "minoranze", è una intollerante.
Lei si fa ferire da niente, teme le parole più delle botte.
Lei, pur di farsi ascoltare e "guardare" è arrivata a farsi male, a ferirsi fisicamente.
Lei chiede aiuto con gli occhi. Lei, così irriverente e blasfema, dice di essere atea, ma fa confusione tra Dio, Credo, Chiesa e Vaticano S.P.A..Praticamente non ne sa niente, però ascolta e il saper ascoltare è cosa rara.
Lei, che ha così tanta paura degli uomini ( "Perchè hanno fatto del male a mia madre" dice) da cercarsi tutti amori impossibili: il professore, lo psicologo, il fidanzato dell'altra, l'amico gay.
Lei che vorrebbe tanto sentirsi "figlia di" ma dice che prima o poi vorrà conoscere il suo vero padre "Per capire.
Lei, che nel suo divenire si interroga sui propri gusti sessuali e ha il coraggio di mettersi alla prova.
Lei non ama le discoteche, le vasche in passeggiata. Adora i mercatini, e il mare.
A lei piacciono le mie amiche attempate e si confronta con loro come una persona grande. Le piace lavorare con le mani, ed è bravissima nel mestiere che si è scelta. A lei piace anche stare in casa, fare una partita a carte, spararsi qualche film, e non disdegna quelli vecchi in bianco e nero o impegnati. Ma anche Zelig, e Colorado, e Amici.
Lei è matura e ingenua, buona e irosa, tenera e a volte irrispettosa. Lei adora sua zia e il mondo di lei.
Lei si chiama Giulia, ed è mia nipote.
Chi non la conosce non può permettersi di giudicarla.
Chi non vuole conoscerla si preclude un mondo!.
In effetti questo scritto è di un anno e mezzo fa.E sono cambiate davvero tante cose.Niente più bistro sotto gli occhi, più colore dentro e fuori l'anima, più sicurezza di se, un bel taglio ai capelli e niente più farsi male. E' riuscita anche ad affrontare i fantasmi del passato e a prenderne giustamente la distanza. Brava Giulia, sono fiera di te. C'è giustamente ancora un po' di strada da fare. Ma sei sulla via giusta e, per fortuna, se c'è una cosa immutata è il suo affetto e la sua fiducia nella zia.Grazie piccola.Questo omaggio è per te. E tu sai da dove proviene.
Sarei già andato davvero lontano,
tanto lontano quanto è grande il mondo
se non mi trattenessero le stelle
che hanno legato il mio
al tuo destino.
Così che solo in te posso riconoscermi
e la poesia
i sogni, il desiderio,
tutto mi spinge a te,
alla tua natura.
E dalla tua
dipende la mia via.
lunedì 16 aprile 2012
Itaca
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che sia lungo il cammino,
pieno di avventure, pieno di esperienze.
Gli stregoni e i ciclopi,
l'irato Nettuno, non temere.
Con gente simile sulla tua strada
non t'imbatterai
se il tuo pensiero alto rimane,
se una eletta commozione
ti tocca lo spirito e il corpo.
E gli stregoni e i ciclopi,
il malvagio Nettuno non incontrerai
se non li porti nell'anima,
se la tua anima non li desta a te avanti.
Devi augurarti che il cammino sia lungo
e numerosi i mattini estivi in cui
con gioia e soddisfazione
entrerai in forti mai visti prima.
Fermati a empori di fenici
e compra oggetti belli,
madreperle e coralli,
ebani ed ambre
e profumi voluttuosi d'ogni sorta.
Quanto più puoi profumi voluttuosi.
Va in molte città d'Egitto
per imparare assai dagli studiosi.
Sempre nella tua mente Itaca tieni.
Il tuo approdo li è la tua destinazione.
Ma non affrettare per nulla il viaggio.
Meglio se lunghi anni esso dura e,
vecchio ormai, arenati all'isola
ricca di quanto avrai guadagnato in viaggio.
Senza aspettarti ricchezza da Itaca,
Itaca il bel viaggio t'ha concesso.
Senza di lei non ti saresti avviato.
Più altra cosa non ha da darti,
e se povera la troverai,
Itaca non t'ha deluso.
Tanto, sapiente quale sei ora
con tanta esperienza,
ormai comprendi cosa Itaca vuol dire
Ognuno di noi ha la propria Itaca, ed io non faccio eccezione.
Itaca, l'approdo sicuro in cui trovar rifugio nei momenti di tempesta, l'isola magica dove scopri tesori celati, ricchezze immense, dove puoi ridimensionare la paura per i ciclopi che minacciano la tua serenità.
La mia Itaca sono i miei amici Paola e Nello, perchè è vero che siamo molto distanti geograficamente, ma nei miei momenti cruciali è sempre loro che mi trovo accanto.
Ci siamo conosciuti oltre quarant'anni fa, quando lui è venuto a giocare nel Viareggio. Bello e impossibile, con due basettoni che all'epoca facevano molto macho-maledetto e un fisico che Roberto Bolle al confronto è un rachitico. Ma la cosa più bella di Nello erano gli occhi, brillanti come quelli di suo padre, di un verde acqua che, a fissarli, potevi annegarci dentro.
Mi ha conquistata subito. In senso platonico intendo, anche perchè cio che lo distingueva dagli altri che frequentavano casa mia, era il suo essere sposato, felicemente sposato. Sposatissimo.
Sbandierava il suo amore per la moglie con vanto e orgoglio , e questa è la cosa che di lui ho ammirato subito.
Lei mora, alta, fisico mozzafiato, una Florinda Bolkan della Brianza.
Tra noi non ci sono mai state rivalità, gelosie o malintesi. A ciascuno il suo, anzi mi conquistò subito con la sua generosità. Ricordo che non feci in tempo ad ammirare un suo spillo che lo tolse
e subito me lo posò nella mano regalandomelo. E da allora non ha più smesso di farmi regali.
Loro sono stati presenti in ogni momento importante della mia vita: testimoni alle mie nozze, è stata Paola un anno dopo ad accompagnarmi in ospedale per la nascita del mio primo figlio. Sono stati padrino e madrina della mia secondogenita e compagni fedeli e silenziosi nei momenti più dolorosi.
Ricordo con commozione un freddo e nevoso febbraio di qualche anno fa.
Mia madre era morta da pochi giorni e i miei mi obbligarono quasi a festeggiare il mio compleanno
in pizzeria da amici.
Si può bene immaginare con quale stato d'animo accettai. Ma quando arrivammo, seduti a un tavolo nascosti da un cartello di auguri, trovai loro, i miei amici.
Si erano sobbarcati un viaggio allucinante, lungo e pericoloso, solo per non farmi sentire sola e tirarmi su il morale.
Non lo dimenticherò mai.
Gli anni sono trascorsi, i figli cresciuti, e tra una lieta novella e una triste notizia, siamo arrivati fino ad oggi. Provati e mutati nel fisico, certamente, ma è rimasta comunque in noi quella voglia di vederci, magari una volta all'anno per le vacanze, e sfogarci in maratone brevi ma intense di mangiate di pesce.
Abitiamo lontani, è vero, e forse è proprio per questo che andiamo d'accordo. Scherzi a parte, ogni tanto abbiamo anche avuto dei contrasti o delle divergenze di opinioni. Ma sempre con rispetto ognuno dell'altro e delle altrui convinzioni.
Oramai dopo tanti anni e tutto quello che abbiamo condiviso, siamo veramente affiatati.
Ma la cosa più bella, più preziosa, è sapere che, non importa quando, in qualsiasi momento io abbia bisogno, posso fare rotta sulla mia Itaca, al mio approdo sicuro e quieto. Dove troverò sempre e comunque ad accogliermi il cuore grande di lei e gli occhi verdi, buoni di lui.
Grazie per tutto, vi voglio tanto bene!
E un giovinetto disse: Parlaci dell'Amicizia.
Ed egli rispose dicendo:
Il vostro amico è la vostra esigenza soddisfatta.
E' il campo che seminate con più amore e che mietete
con riconoscenza.
E' la vostra mensa e il vostro focolare.
Poiché da lui vi recate per la vostra fame, è lui che
ricercate per la vostra pace.
Kahlil Gibran
devi augurarti che sia lungo il cammino,
pieno di avventure, pieno di esperienze.
Gli stregoni e i ciclopi,
l'irato Nettuno, non temere.
Con gente simile sulla tua strada
non t'imbatterai
se il tuo pensiero alto rimane,
se una eletta commozione
ti tocca lo spirito e il corpo.
E gli stregoni e i ciclopi,
il malvagio Nettuno non incontrerai
se non li porti nell'anima,
se la tua anima non li desta a te avanti.
Devi augurarti che il cammino sia lungo
e numerosi i mattini estivi in cui
con gioia e soddisfazione
entrerai in forti mai visti prima.
Fermati a empori di fenici
e compra oggetti belli,
madreperle e coralli,
ebani ed ambre
e profumi voluttuosi d'ogni sorta.
Quanto più puoi profumi voluttuosi.
Va in molte città d'Egitto
per imparare assai dagli studiosi.
Sempre nella tua mente Itaca tieni.
Il tuo approdo li è la tua destinazione.
Ma non affrettare per nulla il viaggio.
Meglio se lunghi anni esso dura e,
vecchio ormai, arenati all'isola
ricca di quanto avrai guadagnato in viaggio.
Senza aspettarti ricchezza da Itaca,
Itaca il bel viaggio t'ha concesso.
Senza di lei non ti saresti avviato.
Più altra cosa non ha da darti,
e se povera la troverai,
Itaca non t'ha deluso.
Tanto, sapiente quale sei ora
con tanta esperienza,
ormai comprendi cosa Itaca vuol dire
Ognuno di noi ha la propria Itaca, ed io non faccio eccezione.
Itaca, l'approdo sicuro in cui trovar rifugio nei momenti di tempesta, l'isola magica dove scopri tesori celati, ricchezze immense, dove puoi ridimensionare la paura per i ciclopi che minacciano la tua serenità.
La mia Itaca sono i miei amici Paola e Nello, perchè è vero che siamo molto distanti geograficamente, ma nei miei momenti cruciali è sempre loro che mi trovo accanto.
Ci siamo conosciuti oltre quarant'anni fa, quando lui è venuto a giocare nel Viareggio. Bello e impossibile, con due basettoni che all'epoca facevano molto macho-maledetto e un fisico che Roberto Bolle al confronto è un rachitico. Ma la cosa più bella di Nello erano gli occhi, brillanti come quelli di suo padre, di un verde acqua che, a fissarli, potevi annegarci dentro.
Mi ha conquistata subito. In senso platonico intendo, anche perchè cio che lo distingueva dagli altri che frequentavano casa mia, era il suo essere sposato, felicemente sposato. Sposatissimo.
Sbandierava il suo amore per la moglie con vanto e orgoglio , e questa è la cosa che di lui ho ammirato subito.
Lei mora, alta, fisico mozzafiato, una Florinda Bolkan della Brianza.
Tra noi non ci sono mai state rivalità, gelosie o malintesi. A ciascuno il suo, anzi mi conquistò subito con la sua generosità. Ricordo che non feci in tempo ad ammirare un suo spillo che lo tolse
e subito me lo posò nella mano regalandomelo. E da allora non ha più smesso di farmi regali.
Loro sono stati presenti in ogni momento importante della mia vita: testimoni alle mie nozze, è stata Paola un anno dopo ad accompagnarmi in ospedale per la nascita del mio primo figlio. Sono stati padrino e madrina della mia secondogenita e compagni fedeli e silenziosi nei momenti più dolorosi.
Ricordo con commozione un freddo e nevoso febbraio di qualche anno fa.
Mia madre era morta da pochi giorni e i miei mi obbligarono quasi a festeggiare il mio compleanno
in pizzeria da amici.
Si può bene immaginare con quale stato d'animo accettai. Ma quando arrivammo, seduti a un tavolo nascosti da un cartello di auguri, trovai loro, i miei amici.
Si erano sobbarcati un viaggio allucinante, lungo e pericoloso, solo per non farmi sentire sola e tirarmi su il morale.
Non lo dimenticherò mai.
Gli anni sono trascorsi, i figli cresciuti, e tra una lieta novella e una triste notizia, siamo arrivati fino ad oggi. Provati e mutati nel fisico, certamente, ma è rimasta comunque in noi quella voglia di vederci, magari una volta all'anno per le vacanze, e sfogarci in maratone brevi ma intense di mangiate di pesce.
Abitiamo lontani, è vero, e forse è proprio per questo che andiamo d'accordo. Scherzi a parte, ogni tanto abbiamo anche avuto dei contrasti o delle divergenze di opinioni. Ma sempre con rispetto ognuno dell'altro e delle altrui convinzioni.
Oramai dopo tanti anni e tutto quello che abbiamo condiviso, siamo veramente affiatati.
Ma la cosa più bella, più preziosa, è sapere che, non importa quando, in qualsiasi momento io abbia bisogno, posso fare rotta sulla mia Itaca, al mio approdo sicuro e quieto. Dove troverò sempre e comunque ad accogliermi il cuore grande di lei e gli occhi verdi, buoni di lui.
Grazie per tutto, vi voglio tanto bene!
E un giovinetto disse: Parlaci dell'Amicizia.
Ed egli rispose dicendo:
Il vostro amico è la vostra esigenza soddisfatta.
E' il campo che seminate con più amore e che mietete
con riconoscenza.
E' la vostra mensa e il vostro focolare.
Poiché da lui vi recate per la vostra fame, è lui che
ricercate per la vostra pace.
Kahlil Gibran
giovedì 22 marzo 2012
Averli e non sentirli
Passo davanti allo specchio e mi spavento: "Oddio, chi c'è in casa?"
Ma no, che scema, sono io. Io o quello che il mio corpo è diventato: grassa, scarduffata, sciatta. Un incrocio tra Platinette e Maga Magò, praticamente 'na chiavica.
Ma come è successo, in quale momento, forse mentre dormivo? Eppure ero un'atleta. Ed ora fatico a salire le scale.
Poi mi riprendo e realizzo: ne ho compiuti sessanta. E, come dice il mio amico Giorgio, mi rendo conto di avere più anni alle spalle che davanti a me.
L' onda dei ricordi mi assale e mi scorrono veloci nella mente i fotogrammi della mia memoria....
Febbraio 1952, casa della nonna in via Cavallotti. Nevica, governo ladro-"Che bella bambina !" Cinque chili.
La mamma è distrutta dal travaglio. La nonna brucia con una candela l'orecchio della levatrice.
Tic tac tic tac. Tanti auguri a te! Ho cinque anni e nasce mio fratello, bello, biondo, occhi azzurri. Ma era necessario ci fosse? E perchè il pappà è tanto felice di un maschietto? Boh!
Comincia la scuola."E' intelligente ma un po' chiusa".La maestra Anita e il mito di Garibaldi; la Dalle Luche; il maestro Pierotti. Magico, lo adoro. Scuole medie senza infamia né gloria. Che noia. Per fortuna ci sono le amiche: Anna, Floriana, Patrizia, Carla. Attraversiamo la pineta tutte le mattine per raggiungere la Jenco.
"Pappà, c'è uno dietro lo stadio che fa le cosacce quando passiamo".
"Va bene, chiamiamo Matone!". Track. Arrestato.Grazie Egisto. Tic tac,tic tac.
Il primo amore. Si chiama A. e dopo le medie va a lavorare in cantiere Poi le superiori e qui è tutto un'altro mondo.
Acquisto sicurezza, consapevolezza di me. La contestazione giovanile, il '68. Nasce Silvana. Con A. ci siamo persi. Arriva G., uno dei più in vista e conosciuti tra gli studenti, e sceglie me. Però io amo lo sport e lui la politica. Troppo.
"Ti voglio bene. Non mi lasciare.
Dura tre anni. Tre anni di lacrime e umiliazioni. Ma vaff....basta!
Allo stadio conosco i calciatori del Viareggio. Cambio amici e amore. Finalmente uno sportivo, ed è buono, calmo, silenzioso.
"Guarda che hai pescato il gobbo nero" avverte mio padre.
"Ma no, chissà quali profondità si nascondono dietro ai suoi silenzi."
Poi il diploma, 36, non mi sforzo ma va bene così. Il lavoro dal notaio. "Pappà mi sposo."
"Brava bischera!" I nuovi amici. Nello, Paola, Gabriella, Alberto, Remo. Anni belli, spensierati.
"Amore,forse è meglio se smetti di correre sui verdi prati e ti cerchi un lavoro, che ne dici?"
"Non ho fatto neanche le medie!"
"Cazzo non lo sapevo. Ti aiuto io." Lui prende la licenza media e nello stesso momento io partorisco.
Nasce Andrea detto Fifino perchè è magro e minuto. Finalmente una creatura solo mia da plasmare e amare incondizionatamente. Poi arrivano i primi litigi, i primi problemi. Sergio e il lavoro non vanno molto d'accordo e ne cambia diversi. Ma io ci credo ancora. "Ti voglio bene, non mi lasciare"
In un brutto incidente stradale muore Alberto. Ci crolla il mondo addosso. Mi sento sola.Tic tac, tic tac.
Dal mio bisogno di consolazione nasce Daniela. Mai vista una bambina più bella. Però non dorme mai, ne giorno ne notte.
"Fai la ninna, fai la nanna, segaiola della mamma." Quasi quasi la passo sul gas. "Ninna nanna ninnaò, che pazienza che ce vo'!" e così fino ai tre anni.
Sono sempre più in crisi, ma, per fortuna, i bambini occupano un sacco del mio tempo. Fifo gioca a pallone. Nuovi amici : Alfio, Elisabetta, Piero, Rosa.Mi impegno in prima fila per la scuola dei ragazzi. Istituisco un attentissimo comitato di genitori e faccio casino nel sociale.Seguo i loro impegni ricreativi e faccio casino con le società sportive. Faccio casino con i loro professori quando sono alle superiori. Basta, sono stanca di lotte fuori e dentro casa..
Cominciano anni di merda. Ci siamo dentro fino al collo ed io sono sempre più sola. Per fortuna ho delle gradi amiche : Perla, Enrica, Graziella,Nivea.Con altre ancora fondiamo un'associazione culturale e io faccio casino in Comune. Arriva il teatro, con Alfia, Giampaolo, Luigi, Michele, Roberto. Faccio casino con le istituzioni per i finanziamenti, però mi diverto, anche se in casa sale il livello dei problemi.
Conosco A.Caratterialmente mi ricorda mio padre, e perdo la testa.
"Ti voglio bene, non mi lasciare." Ma no non si può, non lo possiamo fare. E finisce.
Papà si ammala. I funerali di papà.
Nuovo cambio di vita. Ho ancora più responsabilità e sono sempre più sola. Nel frattempo ho scoperto che dietro quei grandi silenzi c'è solo del silenzio. Aveva ragione papà. Ma vado avanti anche per i miei figli.
Tic tac, Tic tac."Va beh, dai, in fondo ti voglio bene, non mi lasciare."
Mamma sta male. Muore mamma.
Ho ancora accanto a me le amiche più care, e la vita va avanti.
Quando si nasce si è figlie di.., poi mogli, e poi madri. Ma non si può essere madri per sempre.A un certo punto si diventa nonne ( Laura, luce dei miei occhi) . E poi più nulla, se non il ricordo che avremo saputo lasciare di noi.
Panta rei. Tutto scorre. Ma lui è ancora qui.
"Ehi, lasciami pure, tanto non me ne importa più niente!"....
Molto liberamente ispirato a " Panta rei " di De Crescenzo
Ma no, che scema, sono io. Io o quello che il mio corpo è diventato: grassa, scarduffata, sciatta. Un incrocio tra Platinette e Maga Magò, praticamente 'na chiavica.
Ma come è successo, in quale momento, forse mentre dormivo? Eppure ero un'atleta. Ed ora fatico a salire le scale.
Poi mi riprendo e realizzo: ne ho compiuti sessanta. E, come dice il mio amico Giorgio, mi rendo conto di avere più anni alle spalle che davanti a me.
L' onda dei ricordi mi assale e mi scorrono veloci nella mente i fotogrammi della mia memoria....
Febbraio 1952, casa della nonna in via Cavallotti. Nevica, governo ladro-"Che bella bambina !" Cinque chili.
La mamma è distrutta dal travaglio. La nonna brucia con una candela l'orecchio della levatrice.
Tic tac tic tac. Tanti auguri a te! Ho cinque anni e nasce mio fratello, bello, biondo, occhi azzurri. Ma era necessario ci fosse? E perchè il pappà è tanto felice di un maschietto? Boh!
Comincia la scuola."E' intelligente ma un po' chiusa".La maestra Anita e il mito di Garibaldi; la Dalle Luche; il maestro Pierotti. Magico, lo adoro. Scuole medie senza infamia né gloria. Che noia. Per fortuna ci sono le amiche: Anna, Floriana, Patrizia, Carla. Attraversiamo la pineta tutte le mattine per raggiungere la Jenco.
"Pappà, c'è uno dietro lo stadio che fa le cosacce quando passiamo".
"Va bene, chiamiamo Matone!". Track. Arrestato.Grazie Egisto. Tic tac,tic tac.
Il primo amore. Si chiama A. e dopo le medie va a lavorare in cantiere Poi le superiori e qui è tutto un'altro mondo.
Acquisto sicurezza, consapevolezza di me. La contestazione giovanile, il '68. Nasce Silvana. Con A. ci siamo persi. Arriva G., uno dei più in vista e conosciuti tra gli studenti, e sceglie me. Però io amo lo sport e lui la politica. Troppo.
"Ti voglio bene. Non mi lasciare.
Dura tre anni. Tre anni di lacrime e umiliazioni. Ma vaff....basta!
Allo stadio conosco i calciatori del Viareggio. Cambio amici e amore. Finalmente uno sportivo, ed è buono, calmo, silenzioso.
"Guarda che hai pescato il gobbo nero" avverte mio padre.
"Ma no, chissà quali profondità si nascondono dietro ai suoi silenzi."
Poi il diploma, 36, non mi sforzo ma va bene così. Il lavoro dal notaio. "Pappà mi sposo."
"Brava bischera!" I nuovi amici. Nello, Paola, Gabriella, Alberto, Remo. Anni belli, spensierati.
"Amore,forse è meglio se smetti di correre sui verdi prati e ti cerchi un lavoro, che ne dici?"
"Non ho fatto neanche le medie!"
"Cazzo non lo sapevo. Ti aiuto io." Lui prende la licenza media e nello stesso momento io partorisco.
Nasce Andrea detto Fifino perchè è magro e minuto. Finalmente una creatura solo mia da plasmare e amare incondizionatamente. Poi arrivano i primi litigi, i primi problemi. Sergio e il lavoro non vanno molto d'accordo e ne cambia diversi. Ma io ci credo ancora. "Ti voglio bene, non mi lasciare"
In un brutto incidente stradale muore Alberto. Ci crolla il mondo addosso. Mi sento sola.Tic tac, tic tac.
Dal mio bisogno di consolazione nasce Daniela. Mai vista una bambina più bella. Però non dorme mai, ne giorno ne notte.
"Fai la ninna, fai la nanna, segaiola della mamma." Quasi quasi la passo sul gas. "Ninna nanna ninnaò, che pazienza che ce vo'!" e così fino ai tre anni.
Sono sempre più in crisi, ma, per fortuna, i bambini occupano un sacco del mio tempo. Fifo gioca a pallone. Nuovi amici : Alfio, Elisabetta, Piero, Rosa.Mi impegno in prima fila per la scuola dei ragazzi. Istituisco un attentissimo comitato di genitori e faccio casino nel sociale.Seguo i loro impegni ricreativi e faccio casino con le società sportive. Faccio casino con i loro professori quando sono alle superiori. Basta, sono stanca di lotte fuori e dentro casa..
Cominciano anni di merda. Ci siamo dentro fino al collo ed io sono sempre più sola. Per fortuna ho delle gradi amiche : Perla, Enrica, Graziella,Nivea.Con altre ancora fondiamo un'associazione culturale e io faccio casino in Comune. Arriva il teatro, con Alfia, Giampaolo, Luigi, Michele, Roberto. Faccio casino con le istituzioni per i finanziamenti, però mi diverto, anche se in casa sale il livello dei problemi.
Conosco A.Caratterialmente mi ricorda mio padre, e perdo la testa.
"Ti voglio bene, non mi lasciare." Ma no non si può, non lo possiamo fare. E finisce.
Papà si ammala. I funerali di papà.
Nuovo cambio di vita. Ho ancora più responsabilità e sono sempre più sola. Nel frattempo ho scoperto che dietro quei grandi silenzi c'è solo del silenzio. Aveva ragione papà. Ma vado avanti anche per i miei figli.
Tic tac, Tic tac."Va beh, dai, in fondo ti voglio bene, non mi lasciare."
Mamma sta male. Muore mamma.
Ho ancora accanto a me le amiche più care, e la vita va avanti.
Quando si nasce si è figlie di.., poi mogli, e poi madri. Ma non si può essere madri per sempre.A un certo punto si diventa nonne ( Laura, luce dei miei occhi) . E poi più nulla, se non il ricordo che avremo saputo lasciare di noi.
Panta rei. Tutto scorre. Ma lui è ancora qui.
"Ehi, lasciami pure, tanto non me ne importa più niente!"....
Molto liberamente ispirato a " Panta rei " di De Crescenzo
martedì 20 marzo 2012
Primavera
" Marzo libera il sol di prigionia...", ma se anche non fosse, Primavera è tornata finalmente, e comunque si legge nell'aria, la si sente negli odori, in tutti quelli che la scelleratezza e l'incuria dell'uomo ancora non è riuscita a distruggere.
Basta poco : l'odore della "ragia" in pineta, del sego o della "sciugna" in darsena, e ti ritrovi indietro nel tempo, quando Viareggio era solo nostra e bastava una passeggiata vicino agli scogli limacciosi che ti sentivi una regina, libera e padrona del mondo.
Basterebbe tanto poco per stare bene, solo un po' di rispetto per ciò che ci circonda. Perchè l'uomo non si nutre di solo pane.
Vi prego, non toglieteci i colori !
E nel giorno dedicato alla poesia, io voglio dedicarne una a chi, anni fa, me ne dedicava una a settimana dai microfoni di Radio Massarosa. Non ti ho scordato caro amico, compagno di momenti utopicamente felici, piccolo elfo ricco di saggezza e sentimento. Mio platonico amore.
Grazie per aver sfiorato con la tua la mia vita; siamo indubbiamente persone migliori dopo esserci conosciuti.
E grazie per la ricchezza d'animo con cui hai nutrito la mia anima assetata. Le nostre strade si sono divise, ma io non ti dimenticherò mai come spero sia per te.
" Celami in te, dove cose preziose son celate, tra le radici delle rose e delle spezie!"
Questa la dedicasti a me, ed io te la rendo con tutto il cuore.....
Ciò ch'era perduto era celeste
e l'anima malata, santa.
Il nulla era un vento che cambiava inspiegabilmente dimensione,
ma ben consapevole, sempre, delle sue mete.
Nel nulla che si muoveva ispirato in alto,
capriccioso come un ruscello in basso
ciò che importava era sempre una storia
che in qualche modo era incominciata
e doveva continuare: la tua.
Chi mi aveva chiamato lì?
Ogni mattina ricominciava la tragedia dell'essere
dietro i balconi prima chiusi e poi aperti,
come in una chiesa
che il vento divino soffiasse inutilmente
o solo per dei testimoni.
Poi le abitudini, queste sorelle della tragedia.
Il mare e il suo vento ebbero tutti i nostri sviscerati elogi.
Il tuo "esse est percipi" incontrava tremendi ostacoli da superare
e ogni vittoria era una povera vittoria,
e dovevi ricominciare subito
come una pianta che ha continuamente bisogno d'acqua.
Io però Maria non sono un fratello,
adempio altre funzioni che non so,
non quelle della fraternità,
almeno di quella complice,
così vicina all'obbedienza e all'eroica inconsapevolezza degli uomini,
tuoi fratelli malgrado tutto, non miei.
E tu, atterrita dal sospetto di non essere più,
sai anche questo,
e ti arrangi a farti da madre.
Concedi alla bambina di essere regina,
di aprire e chiudere le finestre come in un rito
rispettato da ospiti, servitù, spettatori lontani.
Eppure lei, lei, la bambina,
basta che per un solo istante sia trascurata,
si sente perduta per sempre!
Ah, non su isole immobili
ma sul terrore di non essere il vento scorre,
il vento divino che non guarisce,
anzi, ammala sempre più;
e tu cerchi di fermarla,
quella che non voleva tornare indietro.
Non c'è un giorno, un'ora, un istante
in cui lo sforzo disperato possa cessare.
Ti aggrappi a qualunque cosa
facendo venire voglia di baciarti.
25 novembre 1994
Alla prossima.
domenica 18 marzo 2012
A mio padre
Un giorno mio padre mi chiamò e mi disse : Leggi questa e dimmi che ne pensi-. Ed io lessi....
Giaceva in un letto di marmo
immobile in abito scuro.
Il capo reclino sul dietro,
son morbidi i biondi capelli.
Corona gli fan quattro ceri
e nera è la coltre all'intorno.
A un tratto svanisce d'incanto
la triste visione per me..
Lo vedo sul mare lucente, un giorno d'estate nel sole,
un giallo maglione e un cappello, e tante altre vele, e poi barche
Splendeva sul mare la vela, e il volto ridente di lui era allegro, felice, contento.
Ignorava, quel giorno sereno, la triste odissea della vita.
Correva felice sul mare, impegnato nel vincer la gara.
E il vento era amico di lui, gli spruzzi del mare gli baciavano il volto
e a terra tornava felice quand'egli vinceva.
E' finita. Ora è immobile e bianco la dentro alla bara.
Per sempre per me egli vive. E' in me, sorridente, sereno e felice.
Egli vive in me, nel mio cuore. Fa parte di me per l'eterno.
Questa poesia scritta di suo pugno è datata aprile 1968 ed io rimasi basita, allora come ora, nel rileggerla su una mia vecchia agenda scolastica.
Perchè l'avesse scritta non lo ricordo, ne ricorco cosa ci dicemmo allora. Certo è che questa sua fantasia noir, questa teatralità e questo giocare sull'emotività delle persone, era proprio tipicamente suo. E che fosse stata una farsa, una premonizione ,un esigenza manifesta o un suo desiderio di essere ricordato in veste ludica e giovanile beh, aveva ragione, perchè è proprio questo "lui" che ho impresso maggiormente nella memoria.
Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi un uomo estraneo,
per te stesso egualmente t'amerei............
Non ho problemi a dire che mio padre è stato, in assoluto, l'uomo che ho amato di più.
Guida, compagno di giochi, di percorso, mentore, modello, consigliere, giudice severo, amico, compagno di vita. Non passa giorno che qualcosa non me lo richiami alla memoria, così come quasi ogni notte non mi accompagni nei miei viaggi onirici. E ogni ricordo è una pennellata di colore: io sulla canna della sua bici mentre torniamo dal mare attraversando la pineta; lui che accompagna me ragazzina in giro per la banca per farmi vedere dove lavora; una spuma bionda al CRO in darsena; due chiacchiere nella vecchia veleria del nonno con Sergio il Posi; due sarde appena pescate, sbuzzate e arrostite su tre stecchi dietro al cantiere; la pesca delle cee, con un vento che porta via e un freddo che "sderena"; e la barca a vela, le regate, il Club-nautico, e il bagno spry aggrappata alla sagola nella scia della barca di Carlo.
I suoi amici erano i miei amici e mi volevano bene tutti! Affinità elettive le chiamano.
Il fatto è che io adoravo il suo mondo e adoravo seguirlo nei suoi interessi. Adoravo lui.
Ma mio padre era anche altro. Curioso come una scimmia era avido di sapere e si rammaricava di non aver studiato.Era iroso e intollerante a volte, ma dopo una sfuriata era pronto a scherzare di nuovo.Ribelle per natura, odiava le gerarchie. Aveva accettato il suo lavoro perchè permetteva, a lui e a noi, una vita più che decorosa, ma non sopportava l'ipocrita perbenismo che permeava quell'ambiente.
E' rimasto nella memoria di tanti quel suo modo di rispondere al telefono dopo aver subito un ingiusto trasferimento: -Qui è il Puosi dalla colonia penale di Lido di Camaiore-.
In un mondo di camicie, giacche e cravatte, i suoi maglioncini all'Alberto Lupo (come li chiamava) erano una nota di colore che fece tendenza.
Era impulsivo e mutevole, come il mare che lui amava tanto, ed era generoso il mio papà.
Al suo tavolo c'era sempre qualcuno in più : lo spazzacamino, l'Aladina che passava col carretto dei "nicchi", Ciccetto che ci consegnava a casa burro e mozzarelle, Leo la guardia, Umbe' l'ipocondriaco e tanti, tanti al altri. Una damigiana di vino non durava neanche un mese.
Ma gli piaceva anche fare la voce grossa, spadroneggiare, atteggiarsi a padre padrone, anche se poi non si negava a critiche e discussioni facendo della democrazia la sua bandiera.
Di animo anarchico si ribellava spesso e volentieri a quelle regole che poi, a noi figli, avrebbe voluto imporre.
Negli anni della contestazione mentre io , ormai alle superiori, vivevo in prima linea i moti studenteschi, lui, forse per timore, contestava me. E che litigate!
Rigido e incoerente, blasfemo fino alla bestemmia, aveva però sul comodino l'effige di Padre Pio e di Papa Giovanni, perchè "Dio è Dio e la politica è passeggera".
Grande sportivo, buono come il pane, era amato e rispettato da tutti in città. "Te mandami una cartolina indirizzata a Puosi-Viareggio-Italia e vedrai che arriva", amava dire agli amici. Oppure." Se dovessi inciampare i sassi si scanserebbero dicendo-s'accomodi signor Puosi!"
Ma il suo motto preferito era: Male non fare, paura non avere.
La sua vita, tra l'amore per la sua Pierina, i suoi figli e gli amici, è stata ricca e variopinta.
Poi il tracollo.
Non voglio ricordare quegli anni, l'accumulo dei problemi, la loro gravosità, il suo lasciarsi andare, il farsene sopraffare e l'avanzare veloce, troppo veloce, verso la sua resa totale. Non giudico. Non recrimino.
Evidentemente lui era più fragile di come voleva apparire e il suo cuore più malato di quanto pensassimo.Forse se fossi tornata a casa un po' prima,se gli fossi stata un po' più accanto,se lo avessi curato di più.Ma sono solo congetture .L'unico bel ricordo che ho di quel periodo è il suo affidarsi a me
Il suo vedere finalmente in me quella donna con gli attributi che avrebbe voluto tanto assomigliargli e che solo ora, ma troppo tardi, lui gratificava, riconoscendola, con stima e ammirazione.
Ho vissuto la sua morte come un grosso tradimento. Ero arrabbiatissima con lui che se ne era andato così di fretta lasciandomi sola con questo fardello pesante sulle spalle. Senza il mio amico, senza il mio amore. Mi sentivo persa.
"Ma non potevi aspettare, resistere ancora un po'!" avrei voluto gridargli.
E un giorno, mentre piangevo, da sola, cercando di sciogliere il nodo di rabbia e dolore che mi chiudeva la gola, mi cadde tra le mani un vecchio librettino di preghiere e meditazione. Lo aprii a caso e lui mi rispose così.........
Ch'io stia male in questi giorni
- nel corpo e nella psiche-
non lo nego di certo...
"Non potevi" mi chiedo,
"resistere un po' meglio?"
Eh no. Credo proprio di no.
Va bene anche così. Sento per certo
(fremito oscuro-radioso nei miei nervi,
irrazionale intuito della mente)
che quel tormento aveva un suo senso,
più di tantissime cose godute
in questi ultimi anni.
Sento poi che ho patito non da solo
ma in buona compagnia,
la migliore possibile : la tua.
E così, io gemendo, tu tacendo
ma in croce entrambi
abbiamo trasportato una cosa preziosa
da un buio sottosuolo ad un forziere
dove, da adesso in poi,
darà luce e calore.
A chi ? A che cosa ? Non lo so, non m'importa.
Lo sai tu, e tanto basta.
Ecco. Questo era mio padre, e lo avevo ritrovato.
Lui c'era e ci sarebbe stato sempre. Proprio come diceva nella sua poesia. E quello che di lui resta nel ricordo di chi, come me, lo ha amato tanto, è certo la sua parte migliore.
...........Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi un uomo estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
per il tuo cuore fanciullo t'amerei.
Alla prossima
Giaceva in un letto di marmo
immobile in abito scuro.
Il capo reclino sul dietro,
son morbidi i biondi capelli.
Corona gli fan quattro ceri
e nera è la coltre all'intorno.
A un tratto svanisce d'incanto
la triste visione per me..
Lo vedo sul mare lucente, un giorno d'estate nel sole,
un giallo maglione e un cappello, e tante altre vele, e poi barche
Splendeva sul mare la vela, e il volto ridente di lui era allegro, felice, contento.
Ignorava, quel giorno sereno, la triste odissea della vita.
Correva felice sul mare, impegnato nel vincer la gara.
E il vento era amico di lui, gli spruzzi del mare gli baciavano il volto
e a terra tornava felice quand'egli vinceva.
E' finita. Ora è immobile e bianco la dentro alla bara.
Per sempre per me egli vive. E' in me, sorridente, sereno e felice.
Egli vive in me, nel mio cuore. Fa parte di me per l'eterno.
Questa poesia scritta di suo pugno è datata aprile 1968 ed io rimasi basita, allora come ora, nel rileggerla su una mia vecchia agenda scolastica.
Perchè l'avesse scritta non lo ricordo, ne ricorco cosa ci dicemmo allora. Certo è che questa sua fantasia noir, questa teatralità e questo giocare sull'emotività delle persone, era proprio tipicamente suo. E che fosse stata una farsa, una premonizione ,un esigenza manifesta o un suo desiderio di essere ricordato in veste ludica e giovanile beh, aveva ragione, perchè è proprio questo "lui" che ho impresso maggiormente nella memoria.
Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi un uomo estraneo,
per te stesso egualmente t'amerei............
Non ho problemi a dire che mio padre è stato, in assoluto, l'uomo che ho amato di più.
Guida, compagno di giochi, di percorso, mentore, modello, consigliere, giudice severo, amico, compagno di vita. Non passa giorno che qualcosa non me lo richiami alla memoria, così come quasi ogni notte non mi accompagni nei miei viaggi onirici. E ogni ricordo è una pennellata di colore: io sulla canna della sua bici mentre torniamo dal mare attraversando la pineta; lui che accompagna me ragazzina in giro per la banca per farmi vedere dove lavora; una spuma bionda al CRO in darsena; due chiacchiere nella vecchia veleria del nonno con Sergio il Posi; due sarde appena pescate, sbuzzate e arrostite su tre stecchi dietro al cantiere; la pesca delle cee, con un vento che porta via e un freddo che "sderena"; e la barca a vela, le regate, il Club-nautico, e il bagno spry aggrappata alla sagola nella scia della barca di Carlo.
I suoi amici erano i miei amici e mi volevano bene tutti! Affinità elettive le chiamano.
Il fatto è che io adoravo il suo mondo e adoravo seguirlo nei suoi interessi. Adoravo lui.
Ma mio padre era anche altro. Curioso come una scimmia era avido di sapere e si rammaricava di non aver studiato.Era iroso e intollerante a volte, ma dopo una sfuriata era pronto a scherzare di nuovo.Ribelle per natura, odiava le gerarchie. Aveva accettato il suo lavoro perchè permetteva, a lui e a noi, una vita più che decorosa, ma non sopportava l'ipocrita perbenismo che permeava quell'ambiente.
E' rimasto nella memoria di tanti quel suo modo di rispondere al telefono dopo aver subito un ingiusto trasferimento: -Qui è il Puosi dalla colonia penale di Lido di Camaiore-.
In un mondo di camicie, giacche e cravatte, i suoi maglioncini all'Alberto Lupo (come li chiamava) erano una nota di colore che fece tendenza.
Era impulsivo e mutevole, come il mare che lui amava tanto, ed era generoso il mio papà.
Al suo tavolo c'era sempre qualcuno in più : lo spazzacamino, l'Aladina che passava col carretto dei "nicchi", Ciccetto che ci consegnava a casa burro e mozzarelle, Leo la guardia, Umbe' l'ipocondriaco e tanti, tanti al altri. Una damigiana di vino non durava neanche un mese.
Ma gli piaceva anche fare la voce grossa, spadroneggiare, atteggiarsi a padre padrone, anche se poi non si negava a critiche e discussioni facendo della democrazia la sua bandiera.
Di animo anarchico si ribellava spesso e volentieri a quelle regole che poi, a noi figli, avrebbe voluto imporre.
Negli anni della contestazione mentre io , ormai alle superiori, vivevo in prima linea i moti studenteschi, lui, forse per timore, contestava me. E che litigate!
Rigido e incoerente, blasfemo fino alla bestemmia, aveva però sul comodino l'effige di Padre Pio e di Papa Giovanni, perchè "Dio è Dio e la politica è passeggera".
Grande sportivo, buono come il pane, era amato e rispettato da tutti in città. "Te mandami una cartolina indirizzata a Puosi-Viareggio-Italia e vedrai che arriva", amava dire agli amici. Oppure." Se dovessi inciampare i sassi si scanserebbero dicendo-s'accomodi signor Puosi!"
Ma il suo motto preferito era: Male non fare, paura non avere.
La sua vita, tra l'amore per la sua Pierina, i suoi figli e gli amici, è stata ricca e variopinta.
Poi il tracollo.
Non voglio ricordare quegli anni, l'accumulo dei problemi, la loro gravosità, il suo lasciarsi andare, il farsene sopraffare e l'avanzare veloce, troppo veloce, verso la sua resa totale. Non giudico. Non recrimino.
Evidentemente lui era più fragile di come voleva apparire e il suo cuore più malato di quanto pensassimo.Forse se fossi tornata a casa un po' prima,se gli fossi stata un po' più accanto,se lo avessi curato di più.Ma sono solo congetture .L'unico bel ricordo che ho di quel periodo è il suo affidarsi a me
Il suo vedere finalmente in me quella donna con gli attributi che avrebbe voluto tanto assomigliargli e che solo ora, ma troppo tardi, lui gratificava, riconoscendola, con stima e ammirazione.
Ho vissuto la sua morte come un grosso tradimento. Ero arrabbiatissima con lui che se ne era andato così di fretta lasciandomi sola con questo fardello pesante sulle spalle. Senza il mio amico, senza il mio amore. Mi sentivo persa.
"Ma non potevi aspettare, resistere ancora un po'!" avrei voluto gridargli.
E un giorno, mentre piangevo, da sola, cercando di sciogliere il nodo di rabbia e dolore che mi chiudeva la gola, mi cadde tra le mani un vecchio librettino di preghiere e meditazione. Lo aprii a caso e lui mi rispose così.........
Ch'io stia male in questi giorni
- nel corpo e nella psiche-
non lo nego di certo...
"Non potevi" mi chiedo,
"resistere un po' meglio?"
Eh no. Credo proprio di no.
Va bene anche così. Sento per certo
(fremito oscuro-radioso nei miei nervi,
irrazionale intuito della mente)
che quel tormento aveva un suo senso,
più di tantissime cose godute
in questi ultimi anni.
Sento poi che ho patito non da solo
ma in buona compagnia,
la migliore possibile : la tua.
E così, io gemendo, tu tacendo
ma in croce entrambi
abbiamo trasportato una cosa preziosa
da un buio sottosuolo ad un forziere
dove, da adesso in poi,
darà luce e calore.
A chi ? A che cosa ? Non lo so, non m'importa.
Lo sai tu, e tanto basta.
Ecco. Questo era mio padre, e lo avevo ritrovato.
Lui c'era e ci sarebbe stato sempre. Proprio come diceva nella sua poesia. E quello che di lui resta nel ricordo di chi, come me, lo ha amato tanto, è certo la sua parte migliore.
...........Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi un uomo estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
per il tuo cuore fanciullo t'amerei.
Alla prossima
martedì 13 marzo 2012
A te.
Era piccola, tondetta e dolce.....dai, non è di una castagna che sto parlando, ma della mia mamma che oggi avrebbe compiuto gli anni (in effetti lei stessa era incerta tra il 13 e il 14 , ma ormai poco importa).
Di lei ho una visione strana, particolare: la ricordo giovane, non mi sembra neanche di averla vista invecchiare, forse perché i suoi capelli si rifiutavano di incanutire o perché i suoi occhi da gatta, di un bel verde mare, non hanno smesso di brillare fino all'ultimo.
La vedo in giardino a cogliere le rose, a tendere i panni, o in cucina ai fornelli. Lei era la regina dei fornelli. Mio padre avrebbe potuto avvisarla in qualunque momento che ci sarebbe stata " gente " in più a tavola e lei "track",era già pronta, e non importava il numero.
Per fortuna questo patrimonio da lei l'ho ereditato, perché per il resto non è che le assomiglio molto.
Lei era remissiva, accondiscendente, magari brontolava tra i denti, ma non diceva mai di no al suo Silvano, le andava bene tutto ( o quasi ).E io non lo sopportavo, ero, volevo essere diversa. Ma ho capito solo più tardi che la mia era pura gelosia, perché nonostante sembrasse una donna con poca personalità, mio padre l'adorava, e, come lui diceva, avrebbe risposato la sua Pierina altre mille volte se fosse stato necessario.
In effetti è col senno di poi, con la maturità, che ho capito quanto in effetti lei fosse molto di più di quello che io credevo.
A lei piaceva andare nel campo dietro casa con le amiche a chiacchierare mentre noi bambini giocavamo nella vicina pineta. Le piaceva giocare a carte, a "bazzica", e faceva interminabili partite seduta sui gradini della scala con Fiorella, in veranda con la zia Nenzi, o in giardino con la Maria e la Noemi. E come si inalberava quando perdeva.
Lei era pigra, e per smuoverla da casa in estate doveva venire la Liviana in bici e convincerla ad andare al mare tutti assieme.
Però le piaceva da matti farsi scorrazzare in macchina o andare a mangiare fuori.
Dopo la morte del pappà una parte di lei se n'era andata con lui, ma bastava dirle "andiamo" che si cambiava vestaglia, ciabatte, un po' di lacca nei capelli, l'immancabile filo di rossetto sulle labbra e via...era pronta per uscire.
Era di compagnia la mia mamma, amava stare con gli altri e amava la sua famiglia.
Ma il suo punto fermo dopo papà ero io, di me si fidava ciecamente e a me si era affidata totalmente.
Negli ultimi anni lei ha avuto la forza di fare dei bilanci della sua vita e mi ha chiesto scusa due volte piangendo:una volta per non essere riuscita a capire i miei problemi,e un'altra perché, ormai quasi inferma, dipendeva da me per ogni suo bisogno e se ne vergognava.
In effetti io non avevo da perdonarle niente, dovevo solo imparare e farla sentire amata e protetta. Ma non so quanto ci sono riuscita.
Mi ricordo un giorno in ospedale , ero vicina al suo letto e, svegliandosi a fatica da un sonno indotto, ebbe la forza di sorridere e mi raccontò, tra lo stupore e un euforia quasi da bambina, di essersi trovata in mezzo ad un bellissimo campo pieno di enormi fiori colorati. "Vedessi che bello" mi disse " c'era una luce e così tanta pace. Stavo cosi bene."!
Lei se ne è andata pochi giorni dopo, ed io, che ancora stavo metabolizzando il dolore per la morte di mio padre, mi sono sentita inebetita e sgomenta.
Ancora oggi si sente il vuoto di lei. E quando la penso, mi piace immaginarla in quel campo pieno di fiori odorosi che, seduta in cerchio con le amiche, si diverte a sparlare di noi.
Un regalo per te.....
LA MADRE di Giuseppe Ungaretti.
E il cuore quando di un ultimo battito
avrà fatto cadere il muro d'ombra
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.
In ginocchio, decisa,
sarai una statua davanti all'Eterno,
come già ti vedeva
quando eri ancora in vita.
Alzerai tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti
dicendo : Mio Dio eccomi.-
E solo quando m'avrà perdonato,
ti verrà desiderio di guardarmi.
Ricorderai d'avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro.
Di lei ho una visione strana, particolare: la ricordo giovane, non mi sembra neanche di averla vista invecchiare, forse perché i suoi capelli si rifiutavano di incanutire o perché i suoi occhi da gatta, di un bel verde mare, non hanno smesso di brillare fino all'ultimo.
La vedo in giardino a cogliere le rose, a tendere i panni, o in cucina ai fornelli. Lei era la regina dei fornelli. Mio padre avrebbe potuto avvisarla in qualunque momento che ci sarebbe stata " gente " in più a tavola e lei "track",era già pronta, e non importava il numero.
Per fortuna questo patrimonio da lei l'ho ereditato, perché per il resto non è che le assomiglio molto.
Lei era remissiva, accondiscendente, magari brontolava tra i denti, ma non diceva mai di no al suo Silvano, le andava bene tutto ( o quasi ).E io non lo sopportavo, ero, volevo essere diversa. Ma ho capito solo più tardi che la mia era pura gelosia, perché nonostante sembrasse una donna con poca personalità, mio padre l'adorava, e, come lui diceva, avrebbe risposato la sua Pierina altre mille volte se fosse stato necessario.
In effetti è col senno di poi, con la maturità, che ho capito quanto in effetti lei fosse molto di più di quello che io credevo.
A lei piaceva andare nel campo dietro casa con le amiche a chiacchierare mentre noi bambini giocavamo nella vicina pineta. Le piaceva giocare a carte, a "bazzica", e faceva interminabili partite seduta sui gradini della scala con Fiorella, in veranda con la zia Nenzi, o in giardino con la Maria e la Noemi. E come si inalberava quando perdeva.
Lei era pigra, e per smuoverla da casa in estate doveva venire la Liviana in bici e convincerla ad andare al mare tutti assieme.
Però le piaceva da matti farsi scorrazzare in macchina o andare a mangiare fuori.
Dopo la morte del pappà una parte di lei se n'era andata con lui, ma bastava dirle "andiamo" che si cambiava vestaglia, ciabatte, un po' di lacca nei capelli, l'immancabile filo di rossetto sulle labbra e via...era pronta per uscire.
Era di compagnia la mia mamma, amava stare con gli altri e amava la sua famiglia.
Ma il suo punto fermo dopo papà ero io, di me si fidava ciecamente e a me si era affidata totalmente.
Negli ultimi anni lei ha avuto la forza di fare dei bilanci della sua vita e mi ha chiesto scusa due volte piangendo:una volta per non essere riuscita a capire i miei problemi,e un'altra perché, ormai quasi inferma, dipendeva da me per ogni suo bisogno e se ne vergognava.
In effetti io non avevo da perdonarle niente, dovevo solo imparare e farla sentire amata e protetta. Ma non so quanto ci sono riuscita.
Mi ricordo un giorno in ospedale , ero vicina al suo letto e, svegliandosi a fatica da un sonno indotto, ebbe la forza di sorridere e mi raccontò, tra lo stupore e un euforia quasi da bambina, di essersi trovata in mezzo ad un bellissimo campo pieno di enormi fiori colorati. "Vedessi che bello" mi disse " c'era una luce e così tanta pace. Stavo cosi bene."!
Lei se ne è andata pochi giorni dopo, ed io, che ancora stavo metabolizzando il dolore per la morte di mio padre, mi sono sentita inebetita e sgomenta.
Ancora oggi si sente il vuoto di lei. E quando la penso, mi piace immaginarla in quel campo pieno di fiori odorosi che, seduta in cerchio con le amiche, si diverte a sparlare di noi.
Un regalo per te.....
LA MADRE di Giuseppe Ungaretti.
E il cuore quando di un ultimo battito
avrà fatto cadere il muro d'ombra
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.
In ginocchio, decisa,
sarai una statua davanti all'Eterno,
come già ti vedeva
quando eri ancora in vita.
Alzerai tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti
dicendo : Mio Dio eccomi.-
E solo quando m'avrà perdonato,
ti verrà desiderio di guardarmi.
Ricorderai d'avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro.
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