mercoledì 30 luglio 2014

C'è ancora tempo

Succede così, all'improvviso...Ti svegli una mattina dopo una nottata di temporale, suona il telefono e.....
Già la  giornata era cominciata male: un brutto scivolone sul bagnato del giardino e mi sono ritrovata per terra tra le tartarughe spaventate e i cani che mi annusavano incuriositi dalla mia strana posizione.
Per fortuna sono riuscita ad andar giù di fianco così le mie rotondità hanno attutito il colpo.
Niente. Mi rialzo moooooolto lentamente e arriva una visita non proprio piacevole. Tengo duro non voglio farmi trascinare in discussioni sterili.
Sarà finita la mattinata? Macché . Suona il telefono, rispondo, e sento il sangue che mi defluisce dalla testa.
Mi chiamano dall'Ospedale per "approfondimenti" su una mammografia eseguita un mesetto fa.
"E' meglio fare anche un ecografia" mi dicono.
"Perché, c'è qualcosa?" mi sento chiedere stupidamente.
Che domanda cretina e inutile. Certo che c'è qualcosa che non va, altrimenti non avrebbero chiamato.
Non rispondono niente e, fissato l'appuntamento, riattacco.  Mi crolla il mondo addosso!
No, un momento, calma. Mi siedo e riprendo fiato mentre tra me e me cerco di ragionare: "Fosse stata una cosa grave mi avrebbero chiamato subito, non dopo un mese. A gennaio l'ho fatta anche da un privato e non c'era niente. Possibile succeda così, all'improvviso?"
Si, è possibile. E lo sa bene la mia amica che in un anno ha già subito tre interventi. Così come lo sanno altri, amici e conoscenti, che sono passati da questo calvario.
Per non cedere al panico faccio appello alla mia razionalità. Ragiona Alfreda, ragiona.
Sono una sostenitrice della teoria per cui, ogni malattia, affonda le sue origini in un disagio psichico. Mi spiego meglio.  Dalla nostra mente partono impulsi che alterano l'equilibrio psico-fisico, e la malattia colpisce là nel punto simbolo del nostro disagio facendo da campanello d'allarme per denunciare una perdita di armonia con noi stessi. Ecco perché si dice che, chi subisce grossi dolori o forti delusioni prima o poi si ammala.
Questa teoria, riscontrata in diverse letture, mi ha fatto capire la mia obesità come bisogno di protezione,( non a caso i chili in eccesso si sono accumulati dopo la morte di mio padre.)E il mio diabete che, a quanto ho letto, è caratteristico in chi ha l'impressione che gli manchi l'amore.
Ma il mio seno ( legato principalmente ad un discorso di maternità ) che cosa c'entra?
Ha fatto da cuscino a tanti bambini, figli,nipoti, figli di amici,...e anche a qualche adulto, se devo essere sincera. Insomma, è stato un fedele compagno do giochi per tanti anni. No, non può tradirmi così. Senz'altro si sono sbagliati.
Intanto i giorni che seguono, fino a quello della visita, mi vedono insonne a ripercorrere le mie tappe.
E' vero, di strada ne ho percorsa tanta : la scuola, la politica, lo sport, il sociale, il teatro. Non mi sono fatta mancare niente. Qualcosa mi è riuscita bene e qualche altra meno, ma, tutto sommato, mi pare un bilancio positivo.
Cavoli, ma perché faccio bilanci? Io voglio ancora far progetti, ho ancora delle aspettative... Voglio veder crescere la mia nipotina, devo ancora trasmetterle un sacco di cose.. Voglio seguire i miei figli, aiutarli, per quanto posso, a realizzare i loro sogni. Devo andare al Louvre, mio fratello me lo ha promesso. Ho ancora tanto da dare, e mi serve tempo cazzo! Non sono pronta.
Già, ma chi stabilisce quando è il momento?
E se l"Indesiderata delle genti" bussasse davvero alla mia porta?
Ok! Decido di essere fatalista. Sarà quel che sarà e se dovrò affrontare il problema lo affronterò con coraggio cercando il più possibile di vendere cara la pelle, e intanto comincerò col non farmi avvelenare mente e cuore da pensieri negativi.
Starò qui, in questo "Luna Park " che è la vita quotidiana a godere il più possibile del bello che ho intorno. A cercare di non perdere neanche un attimo delle persone che ho vicine e che amo.
Quando arrivo in Ospedale sono serena e aspetto, con calma e pazienza di sentirmi dire.....che non è niente. Tutto è a posto.
Tiro comunque un sospiro di sollievo anche se,  dentro di me, sapevo, sentivo che non era ancora la mia ora.
Troppe cose da sistemare, troppi sospesi, e poi questi nuovi orizzonti che mi si sono parati davanti e mi gratificano, mi riscaldano il cuore.
No, non è  ancora l'ora, sono sicura che c'è ancora il tempo per un lungo, eccitante giro di giostra.

Gli Astri imprimono un indirizzo ai nostri destini ma non li decidono.
Altrettanto forte e misterioso regolatore delle nostre vite,
è quell'astro rosso che palpita nel buio del corpo,
sospeso nella sua gabbia di ossa e di carne.

           Marguerite Yourcenar 

sabato 5 luglio 2014

Conversazione con Dio

Bene, eccoci qua. Scusa se non mi genufletto e se il mio tono non è propriamente quello di una supplice, remissiva preghiera, ma sono un po' arrabbiata con Te.
Si, posso immaginare quanto Tu possa esserlo con me, misera peccatrice. Ma in fondo sei Tu " l'essere perfettissimo, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa ", mica io!
E poi, tutto sommato, cosa faccio di tanto male da meritare il Tuo castigo.....Sì, ogni tanto Ti nomino  invano, sono golosa, talora irascibile, e indugio spesso in pensieri impuri ( sono una donna non sono una santa).
Ma se ci hai fatti così  deboli nello spirito e nella carne mica è colpa mia.
No no, non cominciamo con la scusa del " libero arbitrio ",perché la facciamo troppo semplice e, perdonami, ma voglio pensare che il senso della vita vada ben oltre a una serie di scelte giuste o sbagliate. E , perDio, cerchiamo di essere seri! (Ops, scusa l'intercalare, ma Tu sai che noi toscani siamo facili al turpiloquio ).
Insomma, tutto sommato cerco di essere una buona cristiana : sono tollerante, altruista, democratica, animalista, ecologista ( faccio pure la raccolta differenziata ), evito gli sprechi, do da bere agli assetati e da mangiare agli affamati.  Ho sopportato perdite, cattiverie, ingiustizie, dolori fisici e morali. Faccio con quello che ho e non mi lamento. Non Ti chiedo mai nulla per me e alla sera, nelle mie preghiere, ti raccomando sempre e solo i miei cari.
Certo non sono un' ingrata, Ti  ringrazio per tutto quello che concedi e, in fondo, so bene che con tutto quello che ci circonda posso ritenermi fortunata. Che cosa sono io infine se non una cacchetta di mosca sullo spartito di questa grande sinfonia che è l' Universo!?
Ma hai già capito, vero, che non sto intercedendo per me? Che sono qui a raccomandarti un'altra persona? E se no che onnisciente saresti, giusto?
E' una creatura fragile, debole, una pecorella smarrita. Si professa atea ed è arrabbiata con il mondo intero, perché non ha ancora capito, ma Tu sai che dove c'è rabbia c'è sempre un dolore sotterraneo. Sai anche che il dolore sa dove si nasconde la vita, e se ne nutre per farle crescere le ali.
In fondo è ancora tanto giovane. Ha sbagliato sì, ma chi è immune da errori nella vita scagli pure la prima pietra.
Lei non sa pregare, non ha neanche questo conforto, altrimenti ti direbbe che riconosce il suo errore ed è pentita per ciò che ha fatto. Ma non castigarla più di tanto, concedile una seconda possibilità. Falla ricominciare da dove ha sbagliato. Vedrai che stavolta andrà diversamente.
Anche perché, sono sincera ( e come potrei mentire a Te), a questo punto avrei proprio bisogno, egoisticamente, di un po' di serenità. Per pensare a me, dedicarmi ad altre cose. E lo sai bene.
Perciò Ti prego, perdona  il mio sfogo ai limiti della blasfemia e accogli la mia umile supplica.
Non per merito. Non per dovere. Ma solo perché sono una Tua debole, umile creatura, Ti prego, allontana da me questo pesante fardello.
Già, io ci provo, ma che insisto a fare. Non hai ascoltato neanche Tuo figlio.

giovedì 26 giugno 2014

Non si può dimenticare

Non ne avevo mai ancora parlato, mi ero limitata a scrivere del nostro strazio alla mia amica di Milano che mi chiedeva notizie che non fossero quelle della televisione. Ma ora che di nuovo si avvicina l'anniversario di quella strage, sento il bisogno di condividere con i miei concittadini quel dolore che ancora non si sopisce, che ancora è vivo dentro di noi.
E lo faccio con le parole che usai allora, con tutto il rispetto e l'amore che ho per la mia Viareggio.

         Lungo le rive del Tirreno c'è una spiaggia
         piena di canti, meta d'amanti,
         sospiro d'ogni cuor...
Così comincia una delle più conosciute canzoni del nostro Carnevale. Ma la mia città oggi non sospira, geme.
La mia Viareggio è stata colpita al cuore, bruciata nelle viscere. Da quella notte maledetta niente è più come prima...Tutto ha un aspetto nuovo, diverso....l'atmosfera è cupa, ovattata.
Siamo così scossi che oramai per ogni rumore strano siamo subito in allerta.
In una città grande sì, ma dove ancora, magari di nome, ci si conosce un po' tutti, dove prima ci si manda a fanculo, e cinque minuti dopo si prende il caffè insieme, ci sentiamo come traditi, vulnerabili.  Questa Morte così repentina, subdole, vigliacca, ci ha colti di sorpresa, totalmente impreparati.
E' venuta a ghermirci nelle nostre case, all'improvviso. Si è infiltrata sotto le nostre porte, dalle finestre aperte, tra le nostre cose. E non ha guardato in faccia nessuno................E da quella sera fino a stamani, non mi è riuscito di versare una lacrima.
Ma ora sono qui, e dalla televisione mi arrivano le immagini del "nostro stadio", lo stesso dove tanti importanti atleti hanno gareggiato, tanti avvenimenti sportivi si sono susseguiti e dove noi, giovani donne, abbiamo vissuto la nostra favola rosa.
Oggi quello stadio è un urna piena di sgomento, di dolore. Descriverti questa atmosfera è quasi impossibile, e quando entrano dentro le bare, e fra tutte quei feretri bianchi, allora, finalmente, riesco a piangere.
Piango tutte le lacrime che da quella maledetta sera non sono riuscita a versare, piango per chi non c'è più, per chi è rimasto e soffre..........Piango per la paura provata, per l'impotenza vissuta, per la precarietà della vita.  Piango perché a guardare in televisione i miei concittadini, con le facce segnate dal salmastro gonfie di sgomento, mi accorgo che Viareggio a queste cose non è proprio preparata.
La gente copre il prato dello stadio vestite come se dovesse andare in spiaggia, smarrita, come a chiedersi se tutto questo è successo davvero.
Poi il commentatore locale si lascia sfuggire un :" Dai microfoni di Radio Carnevale..." che mi strappa un sorriso. E gli sono grata per questo. Perché d'un tratto mi ricordo la forza del viareggino, la sua allegria dissacrante, il suo cuore grande.
Questa gente che vorrebbe gli odiati cugini lucchesi fermi alla frontiera del Pitoro e poi accoglie gli stranieri come fratelli tanto da far piangere il capo della comunità musulmana, questa gente che non sopporta regole e da sempre accarezza il sogno della dolce anarchia, questa gente che non capisce " quelli che venghin da fori" ma è sempre pronta ad aprirti la casa....questa gente è grande, è forte, è eccezionale, ed io ne sono fiera.
Sulle tribune capeggia uno striscione, anche questo che si rifà ad una canzone del Carnevale scritta nell'immediato dopo guerra e dice: Risorgi ancor più bella o Viareggina.."e sono sicura che sarà così.
Viareggio ce la farà, deve farcela, perché la sua gente è avvezza ai colpi di mare a traverso.
La donna viareggina è capace di attendere, di sperare. L'uomo non teme la fatica . Il sacrificio non ci fa paura. E il dolore di tutti si poserà su questo lembo di spiaggia come un coriandolo a Carnevale....finché dai cuori ancora non sgorgheranno, come schizzi d'acqua salmastra, le note dolci di...Sulla coppa di sciampagna.                                                                                                                                                                                    


Ecco, questi erano i pensieri a caldo, anche se, dopo tanto tempo, quella brutta sensazione e quel dolore ancora non si sono affievoliti. Eppure è bene pensare che nella vita, al contrario che nel gioco degli scacchi, la partita continua anche dopo uno " scacco matto".

mercoledì 18 giugno 2014

Magari potessi......

Tutti gli anni è la stessa storia, arriva il tuo compleanno e non so cosa fare.
Tu lo sai che io aborro i regali scontati, la retorica banale del "E' solo un pensierino", tutto quello che appartiene alla comune sfera del convenzionale.
In questo un po' mi assomigli. Se la corrente ci trascina là, noi dobbiamo cercare di andare dall'altra parte, chissà perché. Il nonno la chiamerebbe " sindrome del salmone"!
Comunque Andrea questo per te è un anno importante, compi quarant'anni e, giustamente, vuoi festeggiarli come si deve, contornato dalle persone che ami e ti vogliono bene.
Quarant'anni! Al giorno d'oggi non si sa neanche più se sono tanti o pochi. Ma, più che altro, non riesco ad attribuire a te questa età, perché anche se è già da un po'che non sei più " Fifino", sei e sarai sempre "il mio Andrea".
E così, tanto per capire, sono andata a frugare nella mia agenda del '92 (oddio, ho un mancamento!) per ricordare come erano i miei quarant'anni e.....l'avessi mai fatto!
Indubbiamente furono i miei anni d'oro, quelli del mio risveglio dalla catarsi post-matrimoniale che mi aveva attanagliato, dei miei fermenti socio-culturali, del mio rigurgito ai doveri soffocanti e, ahimè, dei miei gorgoglii ormonali. In poche parole, una trottola impazzita.
Sinceramente io li ricordo come bei tempi, ma forse in qualcosa ho toppato se ogni tanto una frecciatina sul passato me la lanci.Sempre con rispetto s'intende.
Per fortuna tu sei più calmo, più pacato, più maturo forse. O almeno così sembri. Perché quello che veramente hai nella testa non ci è dato di sapere.
Contrariamente a me tu parli poco, ti esprimi poco, e stai bene attento a non far trasparire le tue emozioni. Unica eccezione.....quando parli di Laura. Tua figlia, in un modo o in un altro, riesce sempre a tirare fuori il meglio di te, e l'orgoglio paterno ti sprizza fuori da ogni poro. Laura, questo regalo grande che ci avete donato, questo piccolo scrigno di preziosità tutta da scoprire!
Fossi una madre "normale" ti direi : Ascoltala il più possibile. Seguila senza invadere il suo mondo. Falla esprimere più che può e come vuole, solo tenendoti pronto a rimetterla in carreggiata quando tenderà ( e lo farà) ad andare un po' fuori rotta. Non la umiliare mai, non deriderla. Dille, se ti riesce, quanto la ami. Diglielo spesso. Perché i figli crescono in fretta e te li ritrovi a quarant'anni che poi.......
Ma io non sono quel tipo di madre. Quello che ti ho detto ho più che altro cercato di metterlo in pratica.
Vi ho assecondati, te e tua sorella, nelle vostre idee, nelle vostre scelte. Vi ho lasciati  liberi, anche di sbagliare, perché so  che è attraverso certe esperienze che si cresce di più. Ma ho fatto bene?
Ti dico la verità Andrea, spesso mi trovo a pensare: ma se potessi tornare indietro?
Ah!...se solo potessi....certo mi impegnerei di più per aiutarvi a crearvi un futuro diverso, migliore, più agevole. Forse vi presserei un po' di più per farvi studiare. Per darvi una visione della vita più serena, più ottimista.  Se magari potessi vi preserverei dalle brutture, dalle cattiverie. Vi terrei lontani dagli spettacoli più cruenti del mondo e penserei solo a rendervi felici.
Potessi tornare indietro ti terrei stretto stretto per mano e ti porterei in un mondo più giusto, più....ma cosa vado dicendo!
Come al solito mi sono lasciata trascinare dalla mia vena melodica-utopistica, e ti vedo già stringere la bocca e arricciare il naso in una smorfia sarcastica come a dire...:"mamma, ma che cazzo dici".
Perché noi lo sappiamo bene che indietro non si torna. Quello che abbiamo vissuto è quello che ci ha portati ad essere quello che siamo. E ti chiedo scusa se noi, per destino o scelta, abbiamo percorso la via meno facile. Ma ti assicuro che quello che sei diventato a me piace tanto.
Potessi ti donerei la luna e le stelle, ma in questo momento mi trovo un po' a corto di risorse, e tutto quello che posso offrirti è questa poesia che Perla dedicò ad un caro nostro amico, ed io voglio invece offrirla a te perché, anche se non te lo dico mai, sei e sarai sempre il mio grande amore!
Tanti auguri Andrea.

                     Potessi.

Potessi rubare il tempo,
mi farei ladro per te.
Borseggerei i giorni
di ore infinite
e le stagioni
di sole e di vento.
Carpirei stelle alla notte
e rugiada all'aurora.
Mi ruberei i mesi 
e gli anni
e te li regalerei.
                                                          Perla

martedì 17 giugno 2014

Può succedere..(la metamorfosi)

E così ce l'ha fatta! La " Peppia asfissiante" ha tolto le tende, ha trovata un lavoro,  che già di per sé oggi come oggi è un miracolo, ed è andata per la sua strada.
Per parlare di Giulia non servono metafore particolari. Dire che "finalmente il bruco si è trasformato in farfalla" è retorica inutile, perché lei non assomiglia per niente ad un elegante e fragile farfalla, e il suo cambiamento è appena iniziato.
Ma neanche si può usare la metafora del brutto anatroccolo trasformato in cigno, perché lei è e sarà sempre un anatroccolo. Bello, ma anatroccolo. E si piace così.
Insomma, nel bene o nel male lei sarà sempre Giulia, ma forse sta imparando a volersi un po' più bene, ad avere un po' più di fiducia in se stessa, anche se il suo cammino, più che un sentiero ad ostacoli, è sembrato davvero un " percorso di guerra ".
A dire la verità, cara Giulia, pensavo proprio che dopo il faticoso, travagliato raggiungimento del tuo diploma ( era quella la meta  che ci eravamo prefisse ) tutto si sistemasse. Che tu fossi più tranquilla e te ne tornassi a casa serena.
Invece no. Non era cambiato niente. Stessi problemi, stesse incomprensioni, stessa incompatibilità. E la casa della zia era la tana in cui nascondersi per non essere costretta ad affrontare i tuoi fantasmi, i tuoi problemi.
Che naturalmente, immancabilmente, scaraventavi su di noi.
Era peggio di prima. Il posto dove ti rifugiavi ogni tanto per sfogarti, l'oasi di pace dove venivi a ricaricarti un po', a viverlo nel quotidiano con le sue regole, con i suoi obblighi del condividere civile, era diventato una gabbia soffocante.
Nervosa, scontenta, arrogante, irrispettosa verso tutto e tutti.  Forse, al di la della scuola, il tuo futuro ti spaventava. Ma quella che stavi diventando spaventava me!
Non sapevo più cosa dire, come prenderti. Stavo davvero, io che non mi arrendo mai, cadendo nello sgomento e nello sconforto. Era come trovarsi intrappolati in un malessere che mangiava l'anima.
Finché non hai avuto uno scontro frontale con un Tir chiamato Daniela.
Lì ho davvero temuto il peggio: Certe scene, certi atteggiamenti, li avevo già vissuti in  passato, e questo sembrava uno sgradevole deja-vu.
Ma lo scossone ti ha fatto bene, perché hai cominciato a darti una regolata, o perlomeno hai tentato.
Hai capito che niente è gratuito, che non tutto ti era dovuto e che se volevi continuare a vivere qui, un minimo di rispetto e di regole, dovevi impararli.
Farti capire che non era un obbligo nostro entrare nel tuo mondo, ma un dovere tuo  adeguarti al nostro, non è stato facile. Cercare di inculcarti concetti come "tolleranza, sopportazione, educazione," quasi impossibile, proprio non volevi capire.
"Io sono così, punto!" E con questo cercavi di tacitare tutto.
Il problema vero era che traboccavi  di preconcetti, di rabbia repressa, di delusioni, di sensi di colpa e di traumi strozzati che ti spingevano, proprio te per prima, a non accettarti.
Occorreva una sferzata, ed è arrivato l'ultimatum di Daniela : -Smettila di piangerti addosso, datti da fare, trovati un lavoro, fa qualcosa perché a Settembre ti finisce il "soggiorno"!-
Lì ti ho vista veramente spaventata e , come al solito, hai cercato un appoggio in me. Ma stavolta hai trovato uno scoglio. Per me poteva bastare così. Ti avevo accompagnata fino ai tuoi vent'anni. Ti avevo aiutata a raggiungere un diploma. Avevo cercato, parlandoti senza mai inveire né offenderti, di indirizzarti verso un mondo tranquillo, accettabile.Tutto quello che per te potevo fare l'avevo fatto. Tutto quello che ti potevo dire te lo avevo detto. Non avevo altro da aggiungere. Ora toccava a te.
Poi ancora un aiuto inaspettato dai tuoi cugini.Tutti quei lavoretti, apprezzatissimi sotto Natale, le vetrine decorate, un "affresco" importante per la ditta di Andrea, ti hanno portato in tasca non solo un po' di soldi ma anche tanta fiducia in te stessa.
"Sei brava, ci sai fare. Devi trovare un lavoro che ti consenta di sfruttare il tuo talento".
Sì,  facile come bere un bicchier d'acqua! Ogni cosa, ogni lavoro che ti sarebbe piaciuto fare, richiedeva corsi specifici e quindi un impegno economico che non potevi sostenere.
Accantonata la passione per i tatuaggi, quella per gli orridi trucchi cinematografici che tanto amavi, per i make-up impegnativi, abbiamo capito che la libertà passava attraverso l'indipendenza economica. Quindi qualunque lavoro sarebbe andato bene pur di racimolare qualcosa che ti consentisse poi di scegliere quello che ti piaceva.
Io insistevo : "Sii ottimista, cerca di essere positiva e vedrai che prima o poi la ruota gira".
Intanto il rancore e il dolore cominciavano ad affievolirsi e il ghigno, piano piano, lasciava il posto alle vere risate.
Alla fine il colpo di culo ( mi si conceda il francesismo), è arrivato: un corso a pochi euro in quel di Livorno per "animatrice turistica". E sei andata.
Il messaggio che hai mandato sul cellulare diceva: - Avevi ragione zia, se sei positiva dentro, tutto intorno diventa positivo. Mi hanno presa!"
Non sai il sospiro di sollievo, mi sarei messa a piangere. Era una rivincita su tutto, una conferma per me che avevo creduto in te. Era proprio quello che ti ci voleva.
La giocoleria, il teatro, i costumi da inventare, le scenografie da creare, i bambini da far giocare. E guarda caso, le regole sono le stesse che ho cercato di inculcarti: ascoltare con educazione, rispettare le idee e le esigenze altrui, mettersi al servizio degli altri, diventare responsabili. E il cerchio si è chiuso!
Cara la mia Giulia, tu ancora non puoi sapere dove approderai, ma " chi incomincia a cercare ciò che ama, finirà sempre per amare ciò che trova".
Dici che sei in un posto bellissimo e, anche se faticoso, quello che fai ti piace.
I tuoi compagni di percorso ti vogliono bene e ti stimano. La paga non è alta ma sei serena e tranquilla, finalmente.
Bene, forse ora posso rilassarmi (  sottolineo "forse"), e godermi un po' del vuoto che, nonostante tutto, mi è rimasto.Spero che tutto ti vada bene e tu riesca a tener duro fino alla fine. Tanto lo so che, sotto quella maschera da Umpa-lumpa  si nasconde il cuore di una leonessa.
Un ultima cosa però te la voglio dire . Magari ogni tanto nelle pause di lavoro, o alla sera quando " l'ora che volge al desio e ai naviganti intenerisce il core" , cercherà di giocarti qualche brutto scherzo, tieni duro e scaccia la malinconia.
E, se proprio non ci riesci, fa come quando eri piccola, quando alla sera la mamma era a lavoro e te non volevi dormire. Ti ricordi?
Allora io venivo nel tuo letto e ti dicevo : - Facciamo un gioco, infiliamoci sotto il lenzuolo e facciamo finta che sia il mare. Noi siamo due delfini e nuotiamo liberi nell'azzurro osservando la luna che ci illumina. Lasciati cullare dal rumore del mare e dormi.Prima ti addormenti e prima sorgerà un nuovo giorno!
Ecco, è lì sotto al lenzuolo che se avrai bisogno mi ritroverai, e poi........domani sarà un'altro bellissimo, luminoso giorno.
Buona notte Giulia e buona fortuna.   T. V. B
                                                                              la zia Tordella.

                          "Mi voto alla pace.
                           Porto dentro il nemico esterno.
                           Metto fuori il nemico interno."

venerdì 16 maggio 2014

Sfogliando l'album

Devo fare una confessione, passando davanti allo specchio mi sono soffermata ad ammirare i miei "colori", i miei lineamenti. E mi è venuto da chiedermi: "Perché sono così bella?"
Ma mi è bastato aprire l'album di foto dei miei per darmi una risposta. Eccoli lì, belli come due attori!
Lei piccolina, capelli neri, mossi, occhi profondi, grandi, color del mare quando il mare è in burrasca. Un tipetto alla Liz Tajlor, per intenderci.
Lui alto, slanciato, occhi azzurri e capelli lisci, biondissimi. Un misto tra Van Jonson e Charlton Heston. Questi erano i miei genitori! E naturalmente le affermazioni su quanto sono bella (che sembro ormai un incrocio tra Platinette e Maga Magò), sono solo il pretesto per fare un viaggio in quel mondo remoto che appartiene oramai a quasi un secolo fa.
Mi piace girovagare tra le vecchie foto, quelle un po' sbiadite,con quel color giallino che pare il dorso di una seppia non ancora spellata. E le foto le ho riordinate io, cronologicamente e con tanto amore, per non perdermi niente del loro passato. Anche se, quasi a  sottolineare che la storia della nostra famiglia comincia da lì, sono partita dal loro matrimonio.
Erano bellissimi. Lui in abito scuro, lei con un vestitino color acqua appena sotto al ginocchio e in testa un cappellino in tinta con la veletta a coprirle, pudicamente, il viso da ragazzina, (aveva ventidue anni all'epoca la mia mamma, e mio padre venticinque).Tra le mani un semplice mazzo di odorose zagare.
In effetti, oltre i numerosi regali, alcuni dei quali fortunosamente ancora conservo, di fiori ne avevano ricevuti a bizzeffe, e tappezzavano, nelle loro belle "corbelle", tutto l'enorme andito della nonna.
E le foto del rinfresco, loro che passano tra gli invitati a distribuire confetti, e quella combriccola sorridente e festosa la maggior parte della quale non ne conosco neanche i nomi. Poi le foto con i parenti, i nonni, gli zii e le mie cugine giovinette, carine e tenere nei loro vestitini castigatissimi e i capelli rigorosamente acconciati con degli enormi buffi fiocchi. Chissà che colori avevano.Infine il bacio di rito, piuttosto osé devo dire considerati i tempi, (ma figurati se mio padre perdeva l'occasione) e le foto di loro in luna di miele a Firenze davanti al Duomo, stretti stretti, con lo sguardo rivolto all'orizzonte, magari perso nell' immaginare il loro futuro insieme.
Ed ecco la storia di loro due.....Mia madre è davvero una ragazzina. Treccine e calzettoni addirittura, vestitini accollati e ai piedi un paio di "spardiglie" che mio padre si vantava di averle fatto usando i cordini fregati in veleria. In un' altra immagine c'è lei, seduta su una motoretta strana "da militari" mi diceva, sullo sfondo di una piazza Brin completamente spoglia, con indosso una camicetta leggera che si era cucita usando, sembra, la stoffa di un paracadute recuperato non so dove.
Poi le scampagnate con le amiche, in pineta o sulla piane. Un cocomero aperto tra le braccia, che a lei piaceva tanto mangiare col pane, e le "vasche" in passeggiata mano nella mano col suo Silvano che se la guardava estasiato.
Certo amici ne avevano tanti, e mi dispiace non aver memorizzato tutti i loro nomi. Ricordo bene però che la terrazza dove mia madre gioca con un barboncino, era del Bagno Felice, della sua amica Emma, che compare invece più avanti, assieme al marito Alfio (il famoso Bertacca della Darsena) in una foto collettiva mentre con mio padre si divertono a sparare al bersaglio del Tiro a segno del Luna Park.
Del resto le armi erano una delle tante passioni di mio padre, come le macchine da corsa ( sembra, come testimoniano alcune foto, che sui circuiti dei viali a mare si tenessero addirittura delle corse), le motociclette, 
l'aeromodellismo, praticato allo Stadio dei Pini, e la bicicletta, su cui ha diverse foto naturalmente tutte donate alla sua Pierina con tanto di dedica a tergo: "Al mio amore perché spesso si ricordi di me", "Con tanto affetto.", "Aspettando quel fatidico giorno.".
Che romantico mio padre, e che gran marpione che era!
Eccolo la, lo volevi? Vestito da donna con tanto di pezzuola sulla testa e seno finto. Poi in camice bianco, da medico, che si arrabatta tra vetrini e provette. Si, perché lui, tanto per non farsi mancare niente ( che comunque, per non dar adito ad equivoci, erano tutti passatempi per cui non ha mai speso una lira), si è cimentato nella disciplina teatrale.
Certo non tutti possono sapere che negli anni a cavallo tra gli ultimi quaranta e i primi anni cinquanta la Misericordia aveva fondato, così per svago e per raccogliere giovani attorno a sé, una compagnia teatrale. E pare fossero anche bravi.
Pieraccini, Colzi, Billet, Zipoli, Bertacca, Ramacciotti detto Boccino, Pezzini detto Bavaiolo, lo zio Fulvio e mio padre, naturalmente.
La sua rappresentazione preferita era "Gli spettri" di Ibsen, o almeno così diceva, e amava spesso citare con enfasi drammatica:"Che colpa ne hanno i figli delle malefatte dei padri!".
Si, era proprio una bella compagnia che, a quanto pare, rimase in piedi per una decina d'anni esibendosi in trasferte proibitive come Valdottavo, Borgo a Mozzano e Bagni di Lucca.
Come so queste cose? Naturalmente perché, per la serie "non buttiamo via niente che non si sa mai", ho conservato un vecchio articolo di giornale che pubblicizzava l'inaugurazione dell'archivio storico della Misericordia. Semplice, no?
Molto cara mi è anche la foto che ritrae mio padre assieme ad altri colleghi qui, sull'angolo di questa strada per la consegna, nel lontano 1953, delle case costruite dalla Cassa di Risparmio di Lucca per i propri dipendenti e assegnate previa riscatto. Ci sono voluti venticinque anni, ma ne è valsa la pena, tant'è che io,avendola ereditata, abito ancora qui.
Giro pagina ed eccomi la, la Pandora come mi chiamavano da piccola, in mezzo a mamma e papà sulla riva del mare. Dovevo avere più o meno quattro, cinque mesi, ma ne dimostro il doppio.
Ora eccoci ritratti nell'orto della nonna , proprio di fronte al muro di cinta che confinava col cinema Centrale.
Poi il matrimonio di Giuliano, il nipote più grande, e, qualche immagine dopo, quello della Liviana,accompagnata all'altare da un Silvano emozionatissimo nel fare le veci di suo padre, purtroppo disperso in mare.
Ecco, ora comincia la sagra delle barche a vela su cui mio padre regattava. La  "Stella", col numero 4367 del Benetti rigorosamente munita di vele del Puosi, che tanti momenti belli ha regalato a tutti noi.
Più grande e decisamente più ludica ecco apparire invece quella del Pucci, un professore di matematica paraplegico, appassionato di vela che si muoveva sul ponte come un gatto facendo forza solamente sulle mani.  Mitico, ma quanta soggezione mi incuteva.
Poi quella di Carlo il Giannotti, titolare della FIAT e amico di mio padre fino alla fine.
Ora le foto sono a colori. Ci siamo noi, i figli, la Bocciofila con le coppe vinte in coppia con Sergio, il matrimonio di mio fratello e a uno a uno, tutti i nipoti. Primo fra tutti l'amato Fifino.
Ma queste mi interessano di meno, è storia recente e l'ho vissuta.
Io amo in particolar modo le prime foto, quelle che testimoniano,  sullo sfondo di una Viareggio che non c'è più, la storia d'amore di due ragazzi, le loro amicizie, le passioni, le speranze. Quei ricordi patinati che ti riportano indietro a un tempo che fu. Quella memoria antica rivissuta attraverso immagini vellutate,  immagini color seppia.

sabato 10 maggio 2014

Le Madri

Una si chiamava Assunta, classe 1912- segno zodiacale Pesci, l'altra Annunziata detta Nenzy, anno 1913- del Leone, ed erano sorelle di mio padre, più grandi di lui di diversi anni
Lui, il più piccolo di cinque fratelli, le chiamava, non so perché, le sorelle Gasmè, e sono sempre state i suoi angeli custodi.
Certo, è vero che nella mia vivace famiglia spesso si discuteva, ci si sfotteva e alle volte si alzava anche la voce, ma era comunque una famiglia molto unita e compatta in cui, il fare gruppo, era talmente scontato che neanche ci rendevamo conto di quanto le nostre vite fossero intersecate.
Perché voglio parlare di loro?  Perché domani sarà la Festa della mamma, e sono sicura che mia madre non si offenderà se, per una volta, il mio pensiero corre a queste due bellissime figure di donne che le hanno voluto bene come ad una sorella più piccola, e a cui un omaggio come madri mi sembra doveroso.
Loro vivevano insieme, nella stessa casa: la zia Assunta con la figlia Liviana, la zia Nenzi (alla viareggina) con il marito Valerio detto "Buacenci " perché faceva il sarto, il figlio Livio, mio coetaneo, e la nonna Giulia, la loro madre.
La zia Assunta, che poteva sembrare la più forte, era rimasta vedova che la figlia aveva appena quattro anni, e soffriva parecchio il suo stato di solitudine.Lo zio, che era stato un marinaio, durante l'ultima guerra era "saltato" con la sua nave su una mina e, per quel  che se ne sa, pare sia morto affogato dopo essersi dissanguato nel vano tentativo di salvare uno dei suoi marinai. Fatto sta che il suo corpo non è mai stato ritrovato.
"Quel giorno stiravo," amava raccontare la zia , "e nel riporre' la roba nel cassetto, m'è saltato fuori un fazzoletto nero. Oddio, ho subito pensato, è successo qualcosa al mi' marito!"
Si, perché la zia, fervente credente, si vantava di possedere ( e perché no?) anche poteri medianici.
Fatto sta che la sua vita, gioco forza, cambiò drasticamente, Non più la moglie giovane e coccolata del capitano, ma una donna sola con una figlia piccola da allevare, Non ci ha pensato due volte a rimboccarsi le maniche e cominciare, con il suo bel carretto, a vendere il pesce per le vie di Viareggio. La  scelta di restare in casa con la sorella è stata quindi logica e consequenziale.
Acqua, gelo, vento o sole a picco sulla testa, niente la fermava. Le sue mattinate erano tutte inesorabilmente lì , su quell' angolo di strada. Mentre la zia Nenzi, che comunque ogni mattina accompagnava la sorella al mercato per comprare il pesce, faceva poi ritorno a casa  per occuparsi delle faccende domestiche. Un vero sodalizio.
Ma il vero perno della casa, il cuore pulsante, era proprio lei, la zia Nonziata. Meno prepotente, meno chiassosa della sorella, appariva più remissiva e accondiscendente. Ma col cavolo che lo era!
Era una donna forte la zia Nenzi, avvezza al sacrificio e votata all'abnegazione.Lei, negli anni, si è presa cura di tutti noi indistintamente, con amore infinito. Adorava la Liviana che ha tirato su come fosse una figlia, e il suo Valerio che, pur facendo anche lui una vita di sacrifici alternando il mestiere di sarto a quello di cameriere, faceva fatica a sbarcare il lunario.
Ma l'amore della sua vita era Livio, il figlio. Per lui, per non fargli mancare niente, avrebbe venduto l'anima al Diavolo pur di non dover mai chiedere aiuto a qualcuno, tanto era fiera e orgogliosa.
Lei era capace di inventarsi delle squisite pastasciutte usando sughi rimediati con le creste del pollo. le zampe della gallina, due fegatini e magari un po' di mortadella. E come erano buoni!
Quasi ogni giorno in bicicletta veniva qui da noi con mio cugino, così, intanto che lei, per non restare in debito, dava una mano alla mamma magari stirandole il bucato, Livio faceva assieme a me delle nutrite merende e poi, perché no, c'era magari qualche "avanzo" da portarsi a casa. Non eravamo proprio poveri, ma mai ci siamo permessi il lusso di sprecare qualcosa. Dignitosi e solidali, Uno per tutti e tutti per uno.
Ma appena poteva qualche sfizietto gastronomico ai suoi due uomini lo concedeva, anche a costo di togliersi lei il mangiare di bocca. Anche a costo di cenare con una tazza di caffè e latte per sere di seguito.
Era una madre attenta  premurosa. Livio era un ragazzino gracile e, all'apparenza, un po' viziatello, o almeno così dicevano, In realtà era di salute cagionevole e aveva bisogno, più di altri, di essere accudito.
La zia Assunta era una madre meno paziente, meno "presente", ma certo non meno attenta alle esigenze della sua Liviana, solo un po' più puntigliosa e ossessiva, ma penso che l'essere stata privata così repentinamente dell'amore della sua vita, la facesse ritenere in diritto di essere un po' più "lamentosa".
Indubbiamente due donne forti e due stupende figure di madri. Il ricordo di loro si staglia nitido nella mia mente, come un quadro del Viani.
Erano le madri di una volta, quelle che subordinavano loro stesse alle esigenze dei figli.
Poi, con il femminismo, si è detto che tutto questo era sbagliato, che una donna avrebbe sempre dovuto conservare "una stanza tutta per sé " in cui nessuno potesse avere accesso.
Forse è vero, Però non dovremmo mai dimenticare che la figura materna è la trama su cui il bambino tesse l'ordito della propria persona. Il binario su cui si avvia per intraprendere il viaggio della vita.
Per questo essere madri è una missione non facile,
A volte è un "ruolo " pesante, gravoso.Si può sbagliare in mille modi, e nessuno è esente da errori.
Ma, quando un bambino si presenta al mondo, è comunque sempre perché è un suo  diritto di esserci, e un figlio è sempre un dono di Dio. Anche quando ci crea problemi, quando ci fa tribolare e ci ferisce, o quando, magari con la propria malattia, ci condiziona e ci segna la vita. Insomma. comunque sia, è sempre un bell'impegno, per  cui.....tanti auguri mamme.


                    La leggenda di un bambino adottato

C'erano una volta due donne
che non si erano mai conosciute, 
una la ricordi, 
l'altra la chiami mamma.
Due vite diverse,
create per plasmare la tua.
Una è diventata la tua stella guida,
l'altra è diventata il tuo sole.
La prima ti ha dato la vita,
la seconda ti ha insegnato a viverla.
La prima ti ha creato il bisogno di amare, 
la seconda era lì per soddisfarlo.
Una ti ha dato la nazionalità,
l'altra ti ha dato un nome,
Una ti ha dato il seme della crescita,
l'altra ti ha dato uno scopo.
Una ti ha procurato emozioni,
l'altra ha colmato le tue paure.
Una ha visto il tuo primo sorriso,
l'altra ha asciugato le tue lacrime.
Una ti ha lasciato:
era tutto quello che poteva fare,
L'altra pregava per un bambino
e il Signore l'ha condotta a te.
E tu mi chiedi tra le lacrime,
la perenne domanda di tutti i tempi:
eredità o ambiente?
Da chi sono stato plasmato?
Da nessuno dei due, piccolo mio, nessuno dei due.....
,,,solo da due diversi amori!

                                                              anonimo

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